L' ittirese Giuseppe Favarolo, maresciallo dell' Arma dei Carabinieri in pensione, in difesa dei due Marò detenuti in India.

Pubblicato il da Totoi Fadda

L' ittirese Giuseppe Favarolo, maresciallo dell' Arma dei Carabinieri in pensione, in difesa dei due Marò detenuti in India.

Mentre tutti i cosiddetti “Grandi Pensatori” che, diciamocelo chiaramente, con un certo interesse affollano le segreterie dei partiti di governo ed i ministeri che contano, si impegnano a sfornare strategie ed astruse alchimie politiche con il solo scopo di infinocchiare meglio il Popolo Sovrano, nella giornata del 25 giugno 2014 una piccola ma determinata e qualificata delegazione del SUPU, il Sindacato Unitario del Personale in Uniforme, composta dal Presidente, il Generale Antonio Pappalardo, dal Segretario Generale Giuseppe Pino, dal Segretario Regionale della Sardegna Giuseppe Favarolo e dal Segretario Nazionale per le pari opportunità Avv.Patrizia Pino, si è recata presso il Tribunale Militare della Repubblica di Roma, dove è stata ricevuta dal Procuratore Militare della Repubblica, dott. Marco De Paolis. L’ incontro aveva uno scopo ben preciso e verteva in particolare sulla denuncia che lo stesso Sindacato aveva presentato nel 2013 in merito alla decisione adottata dal Governo Monti di rispedire i due soldati Marò in India, paese dove vige la pena di morte. La vicenda vede coinvolti da quasi un anno e mezzo i militari italiani del battaglione San Marco, accusati di aver ucciso due pescatori indiani mentre erano imbarcati sulla nave Erica Lexie come Nuclei militari di protezione (di cui riferiamo in altra parte dell’ articolo). Della qualificata delegazione faceva parte – come avete avuto modo di leggere – l’ ittirese Giuseppe Favarolo nominato a febbraio 2014 Segretario Regionale della Sardegna del SUPU. Un incarico certamente importante e altamente prestigioso per il maresciallo in pensione nativo di Ittiri che all’assemblea del SUPU è stato eletto, in riconoscimento delle sue innate doti di coordinatore e con grandi capacità organizzative, segretario regionale del sindacato di categoria. Lo abbiamo intervistato per sentire dalla sua viva voce come stanno realmente le cose.

Domanda: Maresciallo Favarolo quali le motivazioni della vostra visita al Procuratore Militare ?

Risposta: << Abbiamo avuto rassicurazioni dal dott. De Paolis il quale ha riferito che subito dopo aver ricevuto la nostra denuncia ha avviato indagini a tutto campo, interrogando i diversi i protagonisti della vicenda. Poiché erano emerse responsabilità non solo di militari, ma anche di civili, la Procura Militare si è vista costretta a trasmettere per competenza tutti gli atti alla Procura ordinaria della Repubblica di Roma. Confidiamo che venga nel breve periodo fatta piena luce sulle eventuali responsabilità>>

Domanda:. A che punto sono le indagini ?

Risposta: <<Già nei giorni scorsi i legali del SUPU avevano chiesto quale fine avesse fatto la denuncia presentata circa un anno fa. Dobbiamo sottolineare con rammarico che il PM, incaricato delle indagini, ha chiesto al GIP di archiviare la denuncia per insussistenza degli addebiti mossi. Il SUPU ha, per contro, dato incarico ai propri legali di impugnare la decisione del PM. Sarà nostra premura e preoccupazione far sì che la verità possa affiorare.>>

Domanda: Quale è la posizione del SUPU in merito ?

Risposta: <<Faccio mie le determinazioni della Presidenza Nazionale del SUPU che garantirà una costante attenzione. Il nostro sindacato starà addosso alla magistratura affinchè venga fatta assoluta chiarezza sulle responsabilità dei vertici militari e dei politici su una vicenda, in cui l’Italia intera si è coperta di ridicolo per non aver saputo tutelare i propri soldati, inviati in territorio internazionale dall’ONU per curare interessi internazionali.>>

La Storia.

Ma cosa è accaduto esattamente quel fatidico giorno ? E’ il 15 febbraio 2012 e la petroliera italiana Enrica Lexie viaggia al largo della costa del Kerala, India sud occidentale, in rotta verso l’Egitto. A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco col compito di proteggere l’imbarcazione dagli assalti dei pirati, un rischio concreto lungo la rotta che passa per le acque della Somalia. Poco lontano, il peschereccio indiano St. Antony trasporta 11 persone.
Intorno alle 16:30 locali si verifica l’incidente: l’Enrica Lexie è convinta di essere sotto un attacco pirata, i marò sparano contro la St. Antony ed uccidono Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45anni),due membri dell’equipaggio.
La St. Antony riporta l’incidente alla guardia costiera del distretto di Kollam che subito contatta via radio l’Enrica Lexie, chiedendo se fosse stata coinvolta in un attacco pirata. Dall’Enrica Lexie confermano e viene chiesto loro di attraccare al porto di Kochi.
La Marina Italiana ordina ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, non dell’Esercito – asseconda invece le richieste delle autorità indiane.
La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene effettuata l’autopsia. Il 17 mattina vengono entrambi sepolti.
Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte di Kollam dispone che i due militari siano tenuti in custodia presso una guesthouse della CISF (Central Industrial Security Force, il corpo di polizia indiano dedito alla protezione di infrastrutture industriali e potenziali obiettivi terroristici) invece che in un normale centro di detenzione. Questi i fatti sui quali il SUPU, attraverso i suoi massimi dirigenti, chiede venga fatta la dovuta chiarezza auspicando l’ immediato rientro dei due Marò in terra natia.

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