Le Olimpiadi della politica n°2: Franco Piretta si sfoga. Il racconto, i rimproveri e l' indignazione. Sofferenza personale e Politica.

Pubblicato il da Totoi Fadda

 


 LE OLIMPIADI DELLA POLITICA 2

di Franco Piretta


 


franco piretta Prima di continuare faccio una breve premessa.
Questa che racconto è la mia verità, o meglio parte della mia verità, quella che voglio o posso raccontare.
Per me la verità è un concetto astratto che probabilmente non esiste. Sto scrivendo in una pubblica bacheca e racconto i fatti perché possano essere percepiti da tutti in modo sufficiente per capire le conclusioni che farò alla fine. Se raccontassi la stessa storia a ciascuno di voi che ha commentato il mio post o ai numerosi che mi hanno inviato messaggi privati aggiungerei dei dettagli personalizzati che non modificherebbero la base del racconto, ma lo renderebbero più plausibile.
Ciò che mi impegno a fare per tutti è non raccontare bugie.
E veniamo a Giacomo Sanna. Per spiegare il rapporto che ho con lui dovrei partire da più o meno 40 anni fa. Però, al momento, mi interessa soffermarmi sugli ultimi accadimenti. Casomai, alla fine, farò alcune precisazioni.
Partiamo dal penultimo Congresso di Ala Birdi. Anche in quel caso si pose un "problema Maninchedda". ancora non si parlava del Partito dei Sardi ma Paolo gia teorizzava che il Partito dovesse candidarsi alla guida della Regione e riteneva che nella posizione di Segretario Nazionale tutto gli sarebbe stato piu facile. Bisogna ammettere che vi era un largo consenso alla sua iniziativa, trasversale a tutte le federazioni, che probabilmente avrebbe raggiunto la maggioranza.
Ancora una volta intervenne un vincolo statutario: per poter essere eletto segretario il candidato doveva essere tesserato al partito da almeno 5 anni. E ovviamente tocco a me e a Giacomo convincere Maninchedda a rinunciare alla sua richiesta di deroga promettendo che nel corso della legislatura, quando fosse arrivato il momento propizio, avremmo valutato la sua elezione a segretario. A garanzia di ciò fui incaricato (ero il presidente della commissione per la modifica dello Statuto) di formulare una modifica che rendesse ciò possibile. Ecco perché il nuovo Statuto prevede che il Segreterio possa avere anche meno di 5 anni continuativi di tessera purché venga eletto con una maggioranza qualificata di almeno 3/5 del Consiglio Nazionale. Ci sembrava una buona mediazione e credo che in quel momento nascesse anche il tacito accordo che il Segretario Nazionale sarebbe stato un esponente della federazione di Nuoro, pronto a dimettersi alla bisogna.
Sembrava che si stesse andando a celebrare un tranquillo Congresso di transizione e Giacomo comunico a me e ad altri amici della federazione di Sassari la sua intenzione di non ripresentare la sua ricandidatura a Presidente del Partito. Questo avrebbe avuto un duplice effetto. Intanto liberare Giacomo dagli impegni istituzionali in carico al Presidente e restituirgli un po' di tempo da dedicare alla famiglia. Ma più importante, in ossequio alla stupida quanto odiosa norma non scritta che prevede la suddivisione (spartizione) territoriale degli incarichi di sottogoverno, avrebbe liberato qualche posto dove poter indicare meritevoli esponenti della federazione di Sassari.
la presunta pace raggiunta ci consentì di portare a casa la prima sessione del Congresso, dedicata alla completa revisione dello Statuto, in un clima di apparente serenità.
Dico apparente, perché dopo qualche giorno scoppiò una feroce guerra tutta interna alla federazione di Cagliari. Evidentemente le divergenze tra il neo quanto inaspettato consigliere Cristian Solinas e il "vecchio" sardista Giuseppe Atzeri non erano così sopite. E quando la federazione numericamente più consistente arriva al congresso spaccata in due, tutto diventa più difficile.
Ci fu una trattativa infinita e alla fine, nonostante i buoni propositi, Giacomo dovette accettare di essere riconfermato nella carica di Presidente. Il successivo Consiglio Nazionale elesse Giovanni Colli, nuorese, segretario nazionale. Solo per la cronaca segnalo due "effetti collaterali" importanti. Il primo colpì me, che venni accusato di aver tramato contro Giacomo per prendere il suo posto di Presidente. Il secondo, più rilevante, colpì Angelo Carta, nuorese, che alla prima occasione di rimpasto, dovette lasciare l'incarico di assessore regionale dei LL PP a favore di Cristian Solinas, cagliaritano, in ossequio alla già citata stupida norma della territorialità.
Salto la gestione Colli, di cui parlerò la prossima volta, per arrivare all'ultimo Congresso.
Ho già raccontato i fatti salienti. Ciò che non ho detto è che la personalizzazione, anche mediatica, dello scontro tra Giacomo e Paolo ci ha lasciato pochissimi spazi di manovra e alla fine Giacomo è stato ancora una volta eletto Presidente. Nel segno della continuità Giovanni Colli è stato rieletto Segretario, nonostante avesse qualche peccatuccio pre-congressuale da farsi perdonare.
Chiedo scusa per essere stato così lungo e noioso, ma ho ritenuto di dover raccontare almeno questi antefatti per rendere comprensibili alcune considerazioni che farò sulle ultime esternazioni di Giacomo.
La prima la riporto testuale "sarebbe bello se il Presidente della Giunta Regionale fosse una donna".
Sembra una boutade estiva di una persona annoiata che non ha cose intelligenti da dire. Ora proviamo a contestualizzarla. Il Consiglio regionale sta per cassare con tanto di voto segreto, la norma sulla doppia preferenza di genere (è evidente che Giacomo ne era già a conoscenza). Cappellacci riceve una sorta di imprimatur Berlusconiano alla ricandidatura (più avanti la cosa non sarà più confermata). Nel fronte opposto Soru presenta la propria candidatura, poi la ritira, poi la ripresenta, infine dice che deciderà.
Alla luce di questo la frase detta assume un'altra luce.
È un messaggio della serie "noi siamo il PSd'az. possiamo fare e abbiamo il coraggio di fare ciò che vogliamo. Non abbiamo ancora deciso cosa fare, ma di sicuro non si potrà aprire nessun dialogo se i contendenti saranno ancora una volta Soru e Cappellacci".
Inoltre sembra un messaggio rassicurante per due donne che in quel momento sembrano molto titubanti circa le loro chance di candidatura: a sinistra Francesca Barracciu, a destra Claudia Lombardo. Forse vi è anche un velato apprezzamento per la candidatura (già annunciata) di Michela Murgia alla quale Giacomo attribuisce un forte potere di interdizione nel caso in cui Maninchedda dovesse comunque decidere di candidarsi fuori dalla coalizione di centro sinistra.
Del secondo fatto che vi voglio raccontare ne sò veramente poco. Forse per motivi cabalistici, lo stesso giorno in cui nasce il Partito dei Sardi, alle sette di sera, con una telefonata di preavviso, vengo prelevato da un comune amico e portato a quella che doveva essere una cena conviviale. Quando arriviamo mi trovo in un bellissimo posto alla periferia di Sassari dove ci aspettano non meno di trecento persone. Prevalentemente sardisti, ma anche tanti cari vecchi amici. Dopo un primo stupore mi avvicino ad un amico di quelli che non mi possono raccontare balle e chiedo delucidazioni. Mi viene detto che la serata è stata organizzata da Giacomo e che l'ospite d'onore sarà Francesca Barracciu. Resto un po' stupito ma mi ci vuole poco per capire dove stiamo andando a parare.
Pochi discorsi politici se non una breve introduzione di Giacomo che ci dice di aver deciso questo incontro a titolo personale e con ciò giustificando l'assenza dei vertici e dei massimi rappresentanti del Partito, e un breve discorsetto della Barracciu che ci annuncia di aver sciolto la sua riserva sulla candidatura alle primarie del PD e di sentirsi profondamente in sintonia con molte delle tematiche tradizionali del PSd'Az.
Non ho mai saputo perché Giacomo non mi abbia preventivamente informato di questo evento. Forse pensava che l'avrei mandato in affanculo, forse perché in questo ultimo anno mi vede sostenere in Consiglio Nazionale una aggregazione delle forze sardiste in cui lui al momento sembra più scettico. Forse più semplicemente perchè essendo ormai da gennaio appiedato (dalla prefettura) abbiamo sempre meno opportunità di vederci. Quando verra il momento lo chiariro.
Cito solo questi due episodi perchè mi servono per chiarire qual'è il mio pensiero su Giacomo.
Nel primo caso penso che abbia agito nella piena funzione di Presidente. Lo Statuto gli assegna il dovere di tutelare l'integrità del Partito e di rimuovere eventuali ostacoli che limitino l'azione politica dei suoi organi esecutivi.
Nel secondo caso, purché non impegni il Partito fino a quando il Consiglio Nazionale non abbia deliberato, gli riconosco la libertà di muoversi a tutto campo quando pensa di essere di qualche utilità. Dovrebbero farlo tutti nei rispettivi territori.
Per oggi basta. Sò di essere fuori di ogni misura per un post su Facebook e vi chiedo scusa se non correggerò gli errori o le ripetizioni, ma sono veramente stanco.

Con tag Prima Pagina

Commenta il post