Le Olimpiadi della politica n°3: Ennesimo atto di generosità di Franco Piretta che resta a disposizione del Partito per costruire e non per dividere. Di nuovo i remi in barca ?

Pubblicato il da Totoi Fadda


LE OLIMPIADI DELLA POLITICA 3

 

 

franco piretta

Oggi mi prendo una pausa. Credo che sia necessaria per non creare confusione o false speranze.
Dopo i primi due post, ho ricevuto una quantità enorme di messaggi privati, soprattutto da sardisti militanti.

Sto pensando che ho sbagliato tutto.

Forse sarebbe stato meglio se avessi messo subito in campo la proposta che ho in mente di portare al prossimo Consiglio Nazionale e poi avventurarmi nella descrizione delle persone che penso siano maggiormente coinvolte.
Io non voglio scrivere la storia del Partito secondo Franco Piretta. Non è roba da Facebook. Non basterebbe neanche un libro, dovrei fare una collana. Ma questo è lavoro da storici, io nella vita quotidiana mi occupo di mondezza e anche con un discreto successo.
Ciò che voglio fare è solo raccontare dei fatti accaduti all'interno del Partito che sono strettamente connessi con la posizione che coloro che citerò hanno attualmente assunto. Per ora ho parlato di Paolo Maninchedda e Giacomo Sanna.
Per il primo rinnovo la stima che ho nei suoi confronti. Penso che il suo abbandono sia stato una grave perdita per il Partito e non sono certo che sia stato fatto tutto il necessario per scongiurarla. Se il suo obiettivo finale rimarrà la creazione di uno Stato Sardo credo la strada fatta in comune non sia finita, ma solo cambiata. Meglio prima che poi dovremo necessariamente reincontrarci perché il cammino per l'indipendenza è molto stretto e per attraversarlo servirà l'aiuto di almeno il 51% dei Sardi.
Per il secondo il discorso è un po' più complicato. Sono solo stanco di vederlo additare come la causa principale dei danni del Partito. I fatti che ho raccontato servono solo a far capire che l'incarico di Presidente che oggi ricopre non è frutto di chissà quale disegno criminoso o di una voglia insaziabile di potere. È solo il frutto di una serie di circostanze e di fatti che Giacomo ha più subito che ispirato.
Più o meno vale lo stesso discorso per Giovanni Colli, di cui parlerò domani.
Quanto agli amici, sardisti e non, che mi inviano messaggi di condivisione e di incitamento a continuare questa battaglia contro questa dirigenza, mi dispiace deluderli. Io sto solo facendo il mio ruolo di consigliere nazionale. Sto elaborando una proposta da presentare al prossimo Consiglio o quando me ne verrà data l'opportunità. Ma questa proposta non sarà alternativa a niente. Anzi nasce con l'intenzione di dare un aiuto al Segretario e al Presidente. Sò che loro sono in grande difficoltà, che questa legge elettorale è piena di insidie ed è in gioco l'esistenza stessa del Partito. Se avranno una proposta diversa e riusciranno a convincere la maggioranza del C.N. io farò come sempre il mio dovere, senza nessuna riserva. E se gli mancasse un voto, avranno il mio voto. Spero che molti altri consiglieri nazionali stiano facendo come me, perché solo nella pluralità si sceglie per il meglio e si motiva tutti.
Infine, per chiudere definitivamente qualsiasi illazione, aggiungo che io, genericamente, mi fido di tutti i Sardisti, fino a prova contraria. Ma solo per due di loro nutro di fiducia cieca, e uno di questi è Giacomo.
Sò che oggi perderò molta audience e la lettura di ciò che scriverò sarà meno interessante, ma mi sembrava giusto evitare inutili perdite di tempo a chi mi ha male interpretato e a me stesso.
Resto comunque a disposizione di chi voglia chiacchierare con me di quanto accaduto nel Partito negli ultimi 40 anni.

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