Comunione e Liberazione : una lezione e testimonianza di Fede

Pubblicato il da Antonio Fadda

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L' enorme sala, circa 150 posti a sedere, è strapiena. Si è rimpicciolita. Troviamo un posto a sedere per miracolo, solo per miracolo. Mi guardo intorno incredulo, il più “vecchio” dei presenti non raggiunge la “veneranda” età di 25 anni !

A dare un tono al vecchiume ci pensiamo noi, i “matusa atei” incuriositi da questa manifestazione di fede. Li guardo quasi con invidia, sono tutti giovanissimi, attenti alle note musicali ed agli assoli simil-gregoriani che richiamano ed esaltano le lodi al Signore. Eh già, il Signore, questo Uomo ancora sconosciuto o forse malcompreso o, forse ancora, male insegnato a questi nostri ragazzi.

L' ambiente dell' auditorium è accogliente e rassicurante, forse perchè finalmente la politica nostrana ha mandato a rappresentarla il sode, pacato e ancora credibile Giommaria Pinna. E’ davvero bello vederli seduti in modo ordinato, composti, educati e rispettosi. Non si sente un grido o una esclamazione fuori tono.

Apre la serata Daniela Podda, laureanda (laureata?) e Mamma, ittirese. Vince con coraggio e determinazione l’ emozione “da intervento”, lo dice quasi scusandosene, del resto non è abituata alle assemblee con così tante presenze, perdipiù giovanili. Di fronte a questa marea di giovani assetati del sapere, del voler sentire e conoscere, chi non si sarebbe emozionato ? Supera bene il disagio iniziale ed il suo discorso fila via che è una bellezza. Daniela spiega, anzi testimonia la sua conoscenza ed il suo incontro illuminante con questa comunità religiosa, con una forte componente giovanile, che è stata voluta, sognata, costruita, creata da Don Luigi Giussani da Desio, un paese nei dintorni di Milano. L’ Uomo – Sacerdote che con fortissima determinazione ha dato, con fatti ed opere, un nuovo corso alla fede ed un nuovo modo d’ essere cristiano avvicinando la Chiesa ai giovani. Ma chi era Don Giussani ?

Luigi Giussani nasce nel 1922 a Desio, un paese nei dintorni di Milano. Da sua madre, Angela, riceve la prima quotidiana introduzione alla fede. Da suo padre Beniamino, appartenente a una famiglia dotata di mano artistica, intagliatore in legno e restauratore, riceve l’invito costante a chiedersi il perché, la ragione delle cose. Don Giussani ha ricordato spesso alcuni episodi della sua vita in famiglia, segni di un clima di grande rispetto per la persona e di attiva educazione a tenere deste le dimensioni vere del cuore e della ragione. Ad esempio, l’episodio che vede lui ancora bambino e sua madre camminare nella penombra dell’alba per recarsi alla messa mattutina. E l’improvvisa sommessa esclamazione di sua madre alla vista dell’ultima stella che brillava nella luminosità crescente del cielo: «Com’è bello il mondo e com’è grande Dio!». O come l’amore di suo padre, un socialista anarchico, per la musica. Passione che non solo porta quell’uomo a stemperare momenti di difficoltà in famiglia cantando arie celebri, ma a preferire, rispetto ai pochi conforti di una situazione economica modesta, l’usanza, la domenica pomeriggio, di invitare in casa qualche musicista per ascoltare brani dal vivo.

Muore il 22 febbraio 2005 nella sua abitazione di Milano. Il 24 febbraio, il cardinale Joseph Ratzinger presiede il funerale nel Duomo di Milano come inviato personale di Giovanni Paolo II, e pronuncia l’omelia davanti a quarantamila persone.
Don Giussani viene sepolto nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano. Successivamente la sua salma viene traslata in una nuova Cappella, sita in fondo al viale centrale del Cimitero Monumentale.

A parlarne Felice Nuvoli sacerdote non diocesano, docente della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna

(responsabile regionale di Comunione e Liberazione) ed i ragazzi del movimento e tantissimi nostri giovani. Il tema del dibattito è incentrato tutto sulla figura di un intellettuale che lascia in eredità il senso prezioso di una grande lezione. Al centro della riflessione, proposta dal sacerdote (e docente universitario), c'è la ragione «che non è una scatola chiusa - ha spiegato don Felice Nuvoli - ma una finestra spalancata sul mondo». «Solo una mente «educata» - prosegue Felice Nuvoli - mettendo da parte censure e timori può riuscire nell'intento di riaprire il cuore alla profondità della vita». Il pensiero corre inevitabilmente alla potenza di questi concetti e alla reazione che possono avere scatenato negli ambienti studenteschi di un Paese scosso dai tumulti della Contestazione.

Credo sia stata una bella lezione, impartitaci da un sacerdote fortemente legato da affetto fraterno a Don Giussani, che ha voluto trasmettere a tutti i presenti questa importante lezione di vita. Si è aperto un nuovo spiraglio di luce, dopo anni di totale buio, in questa nostra comunità arida di idee, di progetti, di stimoli ?

Se così fosse, diamo il benvenuto ai giovani ed al Movimento di Comunione e Liberazione di Ittiri.

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