Giuseppe Picone quando avrà la giustizia che merita ? Appello al Ministro ed al "compagno" Enrico Letta che è notoriamente dalla parte dei più deboli ed indifesi.

Pubblicato il da Totoi Fadda

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Tutta questa stranissima storia, che per certi versi e per certi comportamenti somiglia moltissimo al caso di cui ci stiamo occupando da almeno un annetto, e che continueremo ad occuparci nel prossimo futuro, ha inizio quando Giuseppe Picone, 53 anni, nel 2004 agente di custodia nel carcere di Trapani si oppone ad una pratica illegale: l'introduzione di cellulari all'interno dell'istituto di pena con la complicità di alcuni suoi superiori. Crediamo sia un fatto normale che un dipendente, pagato dallo Stato per tutelare la sicurezza della struttura in cui opera, vigili e applichi in piena regola le leggi che lo stesso Stato ha emanato. L' atteggiamento assunto da alcuni responsabili è una cosa ovviamente vergognosa che Giuseppe sin da subito contrasta.


Sentite la sua storia e le sue motivazioni:

 

CONFINE INVALICABILE

"C'è un ordine di servizio emesso dal Ministero della Giustizia che vale in tutte le carceri italiane - racconta Giuseppe ad Affari - io ero addetto alla portineria e non potevo far entrare nessun civile, anche perché c'era il rischio che potesse incontrare casualmente un detenuto. Mi sono quindi opposto alla ripetuta richiesta di un geometra che sosteneva di poter entrare per alcuni lavori che si stavano svolgendo all'interno del penitenziario. Quella persona doveva essere accompagnata da un collega e fatta passare dalle mura esterne. Invece grazie all'intervento del direttore e di altri superiori i suoi passaggi furono permessi nonostante il geometra avesse con se cellulare e computer portatile. L'ordine di servizio ministeriale è molto chiaro: solo un magistrato potrebbe entrare con un telefonino. Mi accorsi quindi di essermi imbattuto nell'ingresso incontrollato e illegale di cellulari. Quando mi sono accorto di quanto accadeva ho cercato di bloccare questa attività che rappresenta un reato penale e da quel momento ho iniziato a subire abusi d'ufficio, violazioni di legge e molte angherie".



MESSO ALLA PORTA

Giuseppe racconta l'episodio durante un'assemblea sindacale. Lo stesso superiore che aveva autorizzato l'ingresso del geometra lo sospende per farlo sottoporre ad alcuni test psichiatrici. Viene considerato idoneo e rientra al lavoro per un incarico ottenuto dopo aver vinto un concorso interno. Scopre invece che quel posto era già stato assegnato. Preso dalla rabbia e piuttosto abbattuto si chiude dentro una stanza. "È il pretesto - continua Giuseppe - che serve ai miei superiori per giustificare un mio stato mentale alterato. Mi sottopongono a nuove visite psichiatriche al termine delle quali vengo congedato per patologia psichiatrica. Ho tentato di documentare quello che mi stava accadendo al Dipartimento della Polizia Penitenziaria di Roma ma non è successo niente. Per le mie accuse sono stato a mia volta denunciato dal mio ex Comandante. Mentre ero ancora in servizio fui anche interrogato senza la presenza di un avvocato: al legale d'ufficio il mandato di nomina venne notificato ben sei giorni dopo la mia audizione".

MURO DI GOMMA

Sempre più scoraggiato forse esagera nelle sue esternazioni di protesta, soprattutto nei confronti della magistratura. Lo stesso questore lo ammonisce perché alcuni magistrati si sentono minacciati dal tenore delle sue proteste. La sua abitazione viene addirittura perquisita. Vedendo una giustizia impermeabile alle sue gravi accuse denuncia a Caltanissetta i procuratori di Trapani. Vengono anche presentati alcuni esposti al Csm, tutti archiviati. Si incatena numerose volte, anche davanti a Montecitorio. Non sa darsi pace: si sente vittima di un complotto per aver denunciato uno strano ingresso di persone e cellulari. Mentre le sue accuse sono cadute nel vuoto, la denuncia di un suo ex funzionario ha portato ad una condanna per molestie: "dichiarò di avere visto i miei occhi aggressivi, rancorosi e minacciosi nei confronti della sua persona, davanti un mercato ortofrutticolo durante una festa della Polizia. Sono stato rinviato a giudizio. Nonostante abbia documentato al giudice quanto subito da quella persona (abuso d'ufficio, violazioni di legge, ecc.) sono stato condannato per molestie, perché durante le mie manifestazioni documentavo al pubblico quello che mi era capitato. Tutto questo è allucinate, sono stato punito due volte, prima dal mio ex che ha abusato e violato le leggi, poi dal giudice. Praticamente ho rovinato la mia vita, la mia famiglia e la mia fedina penale perché esponevo quello che avevo subito dai miei ex superiori. Io non vivo e non vive serenamente la mia splendida famiglia. Non ho fatto mai del male ha nessuno, nella mia carriera di poliziotto penitenziario ho salvato la vita di detenuti che cercavano in tutti i modi di togliersela, ho rischiato esponendomi in prima persona per farli ricoverare quando dicevano di non stare bene. Di questo ne vado fiero perché l'ho fatto con onore e dignità". Ecco questa è la sua storia. Una “normale” storia di ingiustizia, di arroganza del potere, di poca attenzione da parte degli Enti di Governo preposti alla tutela dei propri dipendenti ed alla loro salvaguardia da azioni di prevaricazione, alcune volte di puro stampo mafioso, da parte di loschi e strani personaggi che anziché fare onore alle istituzioni che rappresentano si comportano in modo delinquenziale.

Quì sotto la lettera inviata da Giuseppe Picone in data 19 giugno 2013 alle alte cariche dello Stato.


Da: Giuseppe Picone

a:segreteria.ministro@giustizia.it,
csm@giustiziacert.it,
segreteria.ministro@difesa.it,
segreteriagabinettopresidente@senato.it,
centromessaggi@governo.it,
DipartimentoAffariInternieTerritoriali@interno.it,
segreteriagenerale.dap@giustizia.it

 

Conferma invio messaggio al Presidente della Camera rif: 6462


data:19 giugno 2013

06:34

oggetto:FATTI GRAVISSIMI

Signor Ministro della Giustizia Dott.ssa Cancellieri e Onorevoli Autorità, ho chiesto ai Suoi predecessori di inviare gli Ispettori di verifica alla Procura e Tribunale di Trapani per tutto quello che ho dovuto subire contro i sani principi della legge, purtroppo sono rimasti nel silenzio.
Oggi chiedo alle Signorie Vostre la stessa cosa.

Questo è il contenuto che questa mattina assieme alla presente pubblicherò su Facebook:
"Questa "Legge" di alcuni Magistrati della Procura e del Tribunale di Trapani NON E' la Legge dello Stato, questa è solo Malagiustizia, FERMATELI.
Dentro il Blog vi sono le prove con atti di Procura e Tribunale di Trapani. http://gepico.blogspot.it/
"SI MUORE CIVILMENTE PERCHÉ SI È SOLI O PERCHÉ SI È ENTRATI IN UN GIOCO TROPPO GRANDE. SI MUORE CIVILMENTE SPESSO PERCHÉ NON SI DISPONE DELLE NECESSARIE ALLEANZE, SI MUORE CIVILMENTE PERCHÉ SI È PRIVI DI SOSTEGNO". http://www.malagiustiziainitalia.it/index.php/news/45-denuncia-una-pratica-illegale-discriminato-il-caso-di-giuseppe
Onorevole Autorità, nei miei 27 anni di servizio da Poliziotto Penitenziario, mi hanno insegnato che la legge è uguale per tutti, per tanto Vi chiedo ancora una volta che siano inviati gli Ispettori di Verifica al carcere di Trapani, alla Procura e al Tribunale di Trapani per tutto quello da me subito.

VI RINGRAZIO

 

In fede, f.to Giuseppe Picone
piazza generale scio 07
91100 Trapani - Sicilia.


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Sandro 06/28/2013 23:06

Mi sento vicino a Picone e gli auguro di risolvere nel più breve tempo possibile questa sua tristissima vicenda. Propongo una petizione nazionale a sostegno di Giuseppe Picone. Chi è in grado di
elaborare una petizione online lo faccia avrà tutto il sostegno che merita.

giudeppe 06/28/2013 07:10


Non volevo fare altro che finire la mia carriera con onestà cosi come
l'avevo iniziata nel lontano1979.Grazie TOTOI.