" I nostri Artigiani e Commercianti hanno una valenza storica importante. Grazie a loro la città di Ittiri ha resistito da sempre alle crisi più profonde. Serve però più unità e meno personalismi

Pubblicato il da Totoi Fadda

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Memorie di un ex Artigiano ittirese che si racconta e dice :

"il nemico degli artigiani?...gli stessi artigiani !"

 

 

Ittiri ed i suoi Artigiani, discussioni e riflessioni con uno “del mestiere”.

Chi mi sta di fronte è un “vecchio” artigiano ittirese, abbastanza colto, molto conosciuto ed apprezzato in tutti i paesi della nostra provincia. Perché in tutti questi paesi ha lavorato e lasciato delle buone impressioni ed opere con  dei lavori di ottima fattura amanuense.

Non vuole essere citato e neanche fotografato, non gli è mai piaciuto apparire. Però vuole parlare, dire e raccontare perché ritiene possa essere utile ai giovani artigiani ittiresi che si avventurano, specialmente in questo precarissimo periodo, nel mondo della libera professione, " a contu sou" come dicevano gli anziani. Non tralascia qualche critica agli artigiani contemporanei rei, secondo il suo punto di vista e la sua esperienza di vita, di poca unità e solidarietà di categoria.


UN PO' DI STORIA:


“ Se osservi le nostre campagne e la nostra cittadina, in particolare nelle cosiddette “zone storiche”, recano ancora le tracce degli antichi mestieri che l’ industria e la sua produzione in forma “a catena continua”, in serie, non ha soppiantato del tutto. Le poche botteghe artigiane ancora in attività continuano ad essere luoghi di saperi e di culture ai quali la città di Ittiri ed i suoi amministratori dovrebbero guardare con rinnovato interesse. Credo sia necessario ed utile riflettere sulle caratteristiche del nostro modo d'essere artigiani oggi e sulla importanza sociale, storica ed economica, come hai più volte sottolineato tu nel tuo giornale di internet, che esso ha avuto nel passato e che in prospettiva può avere ancora nella nostra cittadina e nell’ intera provincia di Sassari”.
E le strade effettivamente non mentono.

Siamo qui che camminiamo sotto il sole di questa nostra cittadina, nella zona che ha come fulcro il Corso, lì dove un tempo pulsavano i migliori negozi e dove gli artigiani storici operavano, che ha fatto grande il nostro paesino :

la sartoria di “Piccolo Orani”, quella di Nardo Calvia; la falegnameria di Antoni Zuseppe Canu e la mitica calzoleria di Peppe Lupinu; il negozio di artigianato locale e sardo di tia Maria Ippanu, su butteghinu di zio Antonio Tavera, noto “Brujia”; la piccola ma produttiva falegnameria di “Vivinu Mudadu”, alle spalle del corso, e quella artistica di Dore Giommaria noto “Chighine”, grande voce contra” del mai dimenticato coro di “tiu Peppe Paddeu”, altro grande artigiano e padre della “Gazzosa e del Chinotto d’ Ittiri”; insomma una via ed un intero quartiere che “esponeva” le preziosità, quelle sì, che l’ artigiano ittirese offriva , dove ora, ogni notte, fanno quartiere gli avvinazzati.

Se scendiamo lungo via roma, la strada dei ristoranti e dei calzolai, ieri in attività zio Larentu Chessa e oggi con Antonio che, con coraggio e determinazione, resiste e mantiene questa antichissima bottega, svolti a sinistra nel vicoletto che ci immette in via Umberto, una via dei commercianti più rinomati specializzati nelle cucine, radio, macchine da cucire, bombole di gas e altre piccole diavolerie utili alla famiglia. Proseguendo in via Guttierrez non possiamo dimenticare su “fraile” del musicista, figura storica della banda musicale di Baldassarre Manca, e più avanti la falegnameria di Battista e la sartoria del maestro Sias.

E tantissimi altri che è impossibile elencare e tutti lavoravano con lena e passione.

“ Queste stradine – continua il mio interlocutore – che s’intersecano sono il segno concreto delle arti e dei mestieri gente che lavorava e investiva e spendeva e un po’ anche sperava in un futuro migliore. Questa nostra cittadina oggi è un sudario sulla mappa di Ittiri. È, scusandomi l’ accostamento, la sacra sindone degli artigiani. Queste strade – caro Totoi - tu le hai conosciute dopo. Prima qui c’era il tuo paese, con gli ultimi calzolai che chiudevano bottega ed eri quasi contento di aver fatto in tempo a vederli.

Erano gli anni ’70 e, dicevano allora, l’artigiano ittirese è morto.

C’era il fumo delle fabbriche chimiche di Porto Torres, l’utopia dell’operaio di massa, il sogno piccolo borghese di un posto al comune o all’ ospedale di Sassari o di Ittiri. Qualcuno cominciò a dire che fabbri e orafi, ciabattini e falegnami, sarti  e pasticcieri, baristi e frailatzos erano mestieri antichi. La modernità li stava spazzando via.

Fisco e leggi si accanivano.

Morivano i maestri e non c’erano apprendisti. Nella nostra cittadina gli artigiani li chiamavamo artisti. E non era un caso.”

Noto una profonda commozione e sofferenza nel mio interlocutore, entriamo in “su butteghinu” come ancora chiama lui i bar per un caffè. Non parliamo quasi più. Lo conoscono tutti e lo salutano con affetto e quasi con riconoscenza. Lo lascio con i suoi amici di sempre. Ha ancora una buona stretta di mano, forte e ferma.

Mani cariche di esperienza e di duro lavoro, una stretta che trasmette ancora passione per il suo lavoro, emozioni e ricordi. Tanti ricordi.
Nel congedarmi mi dice un’ ultima cosa, forse rivelatrice e aderente alla realtà attuale :

“Totoi ricorda, E SCRIVILO, che il nemico degli artigiani, quello che ne blocca lo sviluppo e la crescita, è….l’ artigiano stesso ! Il vero nemico dell’arte e dei mestieri, oltre alla dittatura della massa, è lo stesso artigiano che viene accecato da distinguo e differenze. Se vogliono sopravvivere, devono invece camminare insieme uno a fianco dell’ altro senza distinzioni, invidie, gelosie. Il segreto degli artigiani è nelle loro mani. Sono mani che narrano storie.”

Credo che possano ancora raccontare storie nel prossimo futuro per il loro bene e per Ittiri e la sua economia.

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