I Pinna: nessuna truffa alla Sardegna !

Pubblicato il da Antonio Fadda

PARLANO I PINNA

«Lavoriamo per il mercato romeno
Nessun danno per il formaggio italiano»

Gli industriali sardi padroni della Lactitalia: in Europa e Usa esportiamo solo prodotti più a buon mercato»

«Lavoriamo per il mercato romeno
Nessun danno per il formaggio italiano»

pastori in ovile

Gli industriali sardi padroni della Lactitalia: in Europa e Usa esportiamo solo prodotti più a buon mercato»

MILANO - «Questa storia ci sta danneggiando enormemente… Arrivano mail minacciose. Ecco qua: "Quando leggo di persone così, vorrei che pubblicassero anche le foto, così posso sputargli in faccia quando li incontro". Capito?». Andrea, Pierluigi e Giommaria Pinna, produttori in simultanea di pecorino sardo e romeno sono in azienda (quella di Sassari) a difendersi dall’accusa di conflitto d’interesse e concorrenza sleale. Dai registri della camera di commercio di Bucarest era affiorata nei giorni scorsi la vicenda della romena Lactitalia srl. Un’impresa produttrice di latticini e formaggio stagionato a prezzi concorrenziali, per un terzo del governo (ministero dello Sviluppo Economico) e per il resto della Roinvest srl dei Pinna. I quali, però, oltre ad essere tra i primi produttori del formaggio doc rappresentano il made in Italy attraverso i consorzi. Andrea Pinna, ad esempio, è vice presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino sardo, mentre suo cugino Pierluigi è consigliere dell’ente che ne certifica il controllo di qualità.

LA DIFESA - I Pinna ieri si sono affidati a un comunicato rimbalzato su blog e quotidiani locali: «Lactitalia lavora essenzialmente latte vaccino romeno per produrre formaggi da vendere sul mercato locale e non è in grado d’importare i costosi prodotti italiani se non in piccole quantità». E infatti dicono: «Il 75% di quello che produciamo è per la Romania». Sul sito di Lactitalia però si parla di «commercializzazione in Usa ed Europa». Come stanno davvero le cose? «Ripeto: vendiamo soprattutto in Romania. Ma esportiamo una piccola parte anche in America ed Europa del cosiddetto "grattugiato stagionato". Non possiamo definirlo pecorino doc. E’ un’altra cosa. Si tratta di forme di 5 chili al massimo (il pecorino dop pesa fra i venti e i venticinque chili, ndr) è evidente che si tratta di un prodotto più a buon mercato. Quel mercato del resto esisteva ben prima di Lactitalia». Insomma prodotti simili a quelli confezionati in Francia, Bulgaria, Siria. Pecorino e latticini, spiegano nel comunicato i Pinna «che vengono venduti sul mercato internazionale delle commodity industriali a basso costo». L’ultima risposta riguarda l’incarico di vicepresidente del Consorzio di tutela del pecorino sardo. Su questo Andrea Pinna non ha dubbi: «Dimettermi? E perché dovrei? Io il made in Italy lo difendo sul serio».

Ilaria Sacchettoni
isacchettoni@rcs.it
13 settembre 2010

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