Il Ruolo politico del Volontariato a tutela e difesa delle fasce deboli

Pubblicato il da Antonio Fadda

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Riportiamo integralmente il documento elabo­rato nell'ambito di un seminario di ricerca sul te­ma “Ruolo politico del volontariato”; organizzato dalla Fondazione Zancan, in collaborazione con la Caritas italiana e la Fondazione italiana per il volontariato, svolto a Sacrofano (Roma) dal 25 al 27 febbraio 1992.

Condividiamo le linee portanti del documento, ma rileviamo che l'azione del volontariato, per essere effica­ce, deve rivolgersi non solo ai contenuti culturali, ma comprendere anche - ove necessario - ini­ziative vertenziali nei confronti delle istituzioni pubbliche e private che non rispettano le esigen­ze ed i diritti dell'utenza, in particolare dei sog­getti non in grado di autodifendersi.

Anche e soprattutto quando si avviano verten­ze, vi è la possibilità di verificare quali siano le concrete possibilità di collegamento fra le diver­se componenti del terzo sistema e con le altre forze sociali e culturali disponibili al cambiamen­to: troppo spesso vi sono gruppi che dalle parole (che non contano) non passano ai fatti (che di­mostrano veramente quali sono le posizioni reali).

Inoltre, anche per evitare che i problemi siano affrontati solo sotto il profilo delle enunciazioni di principio, occorre che i gruppi di volontariato provvedano alla tutela dei casi individuali di mo­do che le persone possano vedere soddisfatte con immediatezza le loro urgenti e indilazionabili necessità.

 

A) CRITERI E FONDAMENTI PER UN RUOLO POLITICO DEL VOLONTARIATO

 

L'identità del volontariato sociale e solidaristi­co si definisce a partire dall'esperienza, dalla pratica e dall'assunzione di responsabilità per­sonali e di gruppo verso bisogni sociali e verso beni e valori che riguardano il modo di essere stesso della società e la definizione del bene comune.

 Problematiche sociali del volontariato

La pratica quotidiana della solidarietà per le­nire le sofferenze e i bisogni delle povertà estre­me, degli emarginati e delle fasce deboli della società, porta il volontariato ad interrogarsi sulle cause della emarginazione, del disagio sociale e delle diseguaglianze comunque inaccettabili.

Nella concreta esperienza del volontariato, pur nel comune impegno di risposta alle situa­zioni di bisogno, si registra una pluralità di per­corsi, di sensibilità e di culture.

Accanto a coloro che ritengono di limitare il proprio intervento ad alleviare la sofferenza o a dare risposte immediate, opera un secondo tipo di volontariato, che accompagna l'attività assi­stenziale con una lettura delle cause istituzionali e sociali, ma non ritiene sua competenza inter­venire a livelli che esorbitano dal proprio ambito di azione.

Negli anni recenti è emerso un terzo tipo di volontariato che, oltre all'aiuto alla persona, considera proprio dovere esercitare una funzio­ne critica e nel contempo intervenire sulle cause culturali, socio-economiche e istituzionali dei fe­nomeni di povertà e di emarginazione.

Quest'ultima modalità di essere e di agire ha portato il volontariato a maturare, acquisendo consapevolezza e sviluppando la prassi di un proprio ruolo politico.

L'esercizio di un ruolo politico risiede nel farsi carico dei problemi sociali e nell'assumersi re­sponsabilità in ordine al loro superamento.

Questi modi diversi di essere del volontariato hanno tutti una qualche valenza politica, che può orientarsi, in modo consapevole o inconsa­pevole, nel senso della conservazione dell'ordi­ne sociale esistente oppure nel senso della sua trasformazione.

Limitarsi ad un'azione di riparazione sociale di fatto significa, anche se involontariamente, con­servare le cause e le condizioni di esistenza dei problemi.

Occorre superare una visione della politica come funzione esclusiva dei partiti e delle istitu­zioni e riconoscere che il farsi carico delle domande sociali, lo svolgere una funzione di controllo, di critica e di denuncia, assumere un ruolo di partecipazione attiva nella vita demo­cratica, sviluppare una capacità autonoma di proposta e di progettualità sono tutte espressio­ni di gradi differenziati di esercizio di presenza politica.

Ruolo politico del volontariato

L'esperienza più recente del volontariato indi­ca che un esercizio della solidarietà, storica­mente efficace, esige una scelta preferenziale verso le fasce deboli della società e verso gli in­teressi esclusi.

Questa scelta, lungi dall'essere particola­ristica, esprime una visione generale della so­cietà.

Essa è l'unica che consente di elaborare una progettualità sociale che non produca esclusio­ne o comunque livelli di disuguaglianza incom­patibili con l'eguale dignità delle persone e i comuni diritti di cittadinanza e di partecipa­zione.

In questa prospettiva si colloca oggi la speci­ficità del ruolo politico del volontariato. Riportare al centro dell'attenzione politica e sociale la realtà dell'emarginazione equivale oggi a riproporre e ridefinire la questione del bene comune; inteso come bene di tutti e di cia­scuno.

Esso può realizzarsi solo nella piena condivi­sione dei destini individuali e collettivi, mediante l'apporto responsabile e irrinunciabile di ogni persona e delle diverse componenti sociali.

Per realizzare questo obiettivo occorre modifi­care l'ordine delle priorità dello sviluppo, attra­verso una gerarchizzazione delle realizzazioni che pongano al primo posto la dimensione so­ciale e che rendano lo sviluppo economico fun­zionale al conseguimento del bene comune.

Anche dal dibattito in corso sulle riforme isti­tuzionali, è possibile rilevare che il sistema de­mocratico della rappresentanza rischia di dar voce solo agli interessi forti e rischia di non por­re la centralità della questione sociale e delle politiche sociali, sia a livello nazionale che euro­peo.

Di queste istanze il volontariato deve farsi co­scienza critica e forza di denuncia, acquisendo autonoma capacità propositiva.

È necessario allora che il volontariato non si limiti alla sola realizzazione di servizi, ma nel contempo sappia anche rielaborare cultural­mente la propria esperienza in funzione di un in­teresse generale.

Autoverifica, riflessione, interpretazione dei fenomeni e degli avvenimenti consentono al vo­lontariato di dare un contributo originale per il cambiamento sociale.

La centralità del bene comune

L'obiettivo del bene comune, da perseguire attraverso la centralità delle politiche sociali, esige il cambiamento dei comportamenti, dei rapporti sociali e la crescita di processi di soli­darietà e di reciproca responsabilizzazione nel quotidiano.

È indispensabile che si definisca un modello più avanzato di politica sociale, basato sull'inte­grazione reale ed operativa del pubblico e del privato, che contrasti l'attuale rischio di abban­dono da parte del pubblico di funzioni indispen­sabili, come la garanzia dei-diritti, la program­mazione, la valutazione degli interventi. Per que­sto è necessario sostenere lo sviluppo di un modello integrato di politica sociale, fondato sull'intervento solidale delle diverse componenti della società e fondato sull'individuazione di so­glie minimali di protezione sociale, che vanno comunque garantite a tutti i cittadini.

Su questo piano, il volontariato che voglia es­sere forza di cambiamento, deve saper esercita­re un ruolo politico, proponendosi come uno dei soggetti esemplari di nuova cittadinanza solida­le e sviluppando un ruolo di coscienza critica e di promozione democratica.

Di conseguenza esso si fa carico del dovere di contribuire alla definizione del bene comune e quindi alla sua traduzione in progetto politico.

In questa sua azione partecipa all'opera di fondazione e diffusione dei valori di cittadinanza solidale, che è la sola base possibile di una so­cietà nella quale le necessità e i diritti delle fa­sce più deboli non vengano emarginati.

Volontariato e cultura della mondialità

Lo studio e la ricerca delle cause dell'emargi­nazione non può prescindere, anche per il vo­lontariato italiano, da una presa di coscienza aperta alla situazione internazionale.

Ciò con particolare riguardo alle problemati­che nord-sud, poiché i meccanismi di riprodu­zione della povertà sono gli stessi a livello inter­no ed internazionale.

Gli immigrati del terzo mondo, che rappresen­tano in Italia una delle fasce di più grave disagio, costituiscono una espressione emblematica della interdipendenza tra povertà locali e mec­canismi che producono povertà ed emargina­zione su scala internazionale.

Questa constatazione comporta, a livello ope­rativo, un più stretto collegamento fra volontaria­to nazionale e volontariato internazionale e un comune impegno a creare nella società una cul­tura della mondialità, che richiede disponibilità a modificare i propri stili di vita, soprattutto nei paesi ricchi.

La proposta politica del volontariato deve quindi assumere responsabilmente il problema della povertà a livello mondiale, esercitando una costante pressione sulle istituzioni e sulle forze economiche.

 

B) COMPITI PER UNA PROPOSTA POLITICA

 

Anche alla luce della recente legislazione (142/90 sulle autonomie locali, 241/90 sul pro­cedimento amministrativo, 266/91 legge quadro sul volontariato) si vede la necessità di superare una persistente concezione di separazione fra pubblico e privato.

Questa contrapposizione ha bloccato il ruolo autonomo e positivo delle numerose forme in­termedie di partecipazione sociale, necessarie a garantire articolazione vitale e pluralista alla so­cietà civile e ad arrestare la funzione del volon­tariato nei riguardi dell'istituzione.

I numerosi gruppi intermedi che compongono il terzo sistema sono stati così, a seconda dei casi e delle ideologie dominanti, ridotti ad una dimensione privata di tipo individualistico o as­sorbiti nelle logiche dell'intervento statuale.

Molti dei problemi attuali nascono in partico­lare da una mancata chiarezza, presente anche nella recente normativa socio-sanitaria, sulla differenza tra funzione e servizio. La funzione istituzionale non può essere delegata, pena il venir meno delle ragioni istituzionali di chi ne è titolare. Il servizio può essere delegato, quando questo risulti vantaggioso per il bene comune. Spesso tuttavia, si assiste a deleghe improprie in cui, la gestione del servizio viene confusa con l'esercizio della funzione, con conseguenti ca­dute nell'esercizio delle responsabilità, nell'im­pegno di indirizzo e controllo, nella mancata va­lutazione dei risultati.

Tenendo conto di queste contraddizioni, si possono individuare diversi modi dì presenza e di azione politica del volontariato.

a) Pur promuovendo e sviluppando ruoli di­versi e collocandosi a diversi livelli della società, tutti i volontariati devono gradualmente acquisi­re una propensione politica al cambiamento del­la società.

Il volontariato, conscio del proprio ruolo di mi­noranza attiva, deve tendere a facilitare il colle­gamento anzitutto fra le diverse componenti del terzo sistema e con le altre forze sociali e cultu­rali disponibili al mutamento.

Ciò risulterà tanto più facile se sarà capace di riportare l'attenzione e l'operatività su concreti problemi sociali e su forme di povertà e di emar­ginazione che interpellano tutti, offrendo oppor­tunità e strumenti di collegamento e di coordina­mento per affrontarli a livello politico.

b) La funzione politica del volontariato si rea­lizza anche nella valutazione dell'impatto sociale della legislazione e nella proposta di nuove nor­me a tutela dei diritti sociali di tutti i cittadini, in specie di quelli più deboli.

Vi è poi un ulteriore importante campo di azio­ne del volontariato, che assume un significato politico nel rendere effettiva la fruibilità dei diritti.

In concreto ciò significa svolgere un'azione di sostegno e attiva collaborazione nei confronti di coloro che per la loro situazione di debolezza non sono in grado di esercitare i propri diritti in modo autonomo.

c) Un altro importante contributo politico del volontariato sta nello stimolare, promuovere e sostenere forme di auto-organizzazione dei soggetti deboli, rendendoli così protagonisti di azione politica, ai fini del riconoscimento dei lo­ro diritti.

d) È indispensabile che il volontariato sviluppi una capacità di agire a diversi livelli (locale-re­gionale-nazionale-internazionale), dando priori­tà alla realizzazione di micro-esperienze, che vedano la gente protagonista, a livello locale, dell'azione di cambiamento.

e) Per la realizzazione di questo progetto poli­tico è indispensabile che il volontariato si coin­volga in una più larga area di consensi e sia atti­vamente disponibile al dialogo, allo scambio e al confronto.

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