Il Sindaco Orani risponde a Prato

Pubblicato il da Dott. Tonino Orani

 

ORAINU.jpg

 


Risposta del Sindaco al comunicato dell'Assessore Prato sull'utilizzo del pecorino romano nelle mense scolastiche

 

 

 

Egregio Assessore,
noto con piacere ed apprezzo il suo interessamento per l'inclusione dei prodotti locali nei menù delle mense scolastiche.
Mi consenta, a questo riguardo, di confutare alcune affermazioni contenute nel comunicato stampa del 8/9/2010, nel quale , a dire il vero, vengono usati toni irrituali e poco consoni ad un organo
istituzionale.
Più che un invito a prevedere l'utilizzo di prodotti locali, il comunicato ha i toni del dileggio per le scelte fatte e per la presunta poca coerenza tra queste e il sostegno alla lotta dei pastori
sardi che, ovviamente, ci ha visto da subito in prima fila. Senza voler entrare in inutili polemiche mi limiterò a confutare le affermazioni del comunicato.
Innanzitutto tengo a precisare che la scelta di prevedere prodotti locali e sardi è già stata adottata da questa Amministrazione da alcuni anni or sono, molto prima della L.R. 1/2010 di cui
giustamente lei tanto va orgoglioso. Noi senza fare tanto clamore ci avevamo già pensato senza che nessuno ce lo imponesse. La scelta del vaccino SARDO come formaggio da condimento è operata
d'intesa con le autorità sanitarie che sovrintendono e approvano il menù, ed è dovuta alla maggiore digeribilità di questo prodotto e al fatto che incontra meglio il gusto dei bambini, trattandosi,
come lei ben sa, di mense rivolte a una fascia di utenti che va dai 3 ai 10 anni. Per sua conoscenza la informo che da una rapida ricerca ho verificato che in Sardegna esistono almeno tre caseifici
che fanno vaccino stagionato, non mi sembra quindi che siano prodotti "fantomatici". Mi fa meraviglia piuttosto, che essendo lei un esperto del settore non abbia conoscenza di queste realtà;
preferisco pensare che in questo caso non abbia verificato a dovere l'attendibilità del comunicato stilato sicuramente da persona di sua fiducia. L'altra cosa che mi sorprende è che lei o
l'estensore del comunicato non sappiate che trattandosi di un bando di gara per una fornitura pubblica non si possono imporre prodotti di una specifica marca o ditta, ma si debbano solo dare i
parametri qualitativi ai quali l'aggiudicatario di deve attenere nella fornitura. Quindi delle due l'una o si ignorano i più elementari principi della normativa sugli appalti pubblici oppure il
tentativo ( maldestro) è quello di creare una contrapposizione tra Amministrazione Comunale e allevatori. In un caso e nell'altro l'immagine dell'Assessorato che lei rappresenta non mi sembra ne
esca molto bene.
Volendo comunque in tutti i casi accogliere la sua sollecitazione ci siamo ulteriormente documentati sulla possibilità di includere il pecorino come formaggio da condimento, e abbiamo appurato che
solo recentemente alcuni caseifici hanno iniziato a proporre un pecorino romano con stagionatura di almeno un anno con una minore percentuale di sale, che potrebbe essere proposto nelle nostre
mense. Questo faremo d'accordo con il gestore, sperando che il prodotto incontri i gusti dei bambini.
Concludo assicurando la massima collaborazione all'Assessorato in tutte le politiche e le azioni volte alla promozione dei prodotti locali e al miglioramento della situazione socio economica del
comparto agro pastorale e auspicando che in questa prospettiva i rapporti siano più improntati alla collaborazione e allo stimolo reciproci, piuttosto che alle piccole polemiche che altro non
portano che distogliere le nostre energie dal raggiungimento di obiettivi più importanti.

 

Con tag Prima Pagina

Commenta il post

edi 09/12/2010 15:15


sig. sevadore mai poche righe sono state tanto interessanti, specie per una che, nonostante a stipendio fisso, lavora tutti i giorni a contatto con la crisi. Nei mercati civici dove ogni mattina
metto piede per lavoro la crisi si taglia con il coltello. È vero, non è solo nel settore caseario la crisi, ma in tutti i settori alimentari ittico orto frutticolo e macellerie incluse. La crisi
non risparmia nessuno, però mi viene da dire che chi è causa del suo male deve piangere se stesso. Tutte le persone che operano nei settori commerciali alimentari ecc.. chiedono aiuti supporti
sostegni allo Stato ma cosa fanno per fare incontrare la domanda con l’offerta? In Sardegna si aspetta solo l’estate perché si pensa che con l’arrivo dei turisti arrivano i soldi. Ma quando la
maggior parte dei prodotti in commercio sono frutto della lavorazione in Sardegna delle materie prime provenienti dal continente ed alla fine li si rivende ai turisti facendoli passare per prodotti
nostrani cosa otteniamo? Che mandiamo in crisi un ulteriore settore quello turistico. Pensa solo al turista (non chiamiamolo ancora povero turista perché povero è il cane senza coda che vuole fare
festa al padrone e non ci riesce) arriva dopo un anno di stress lavorativo, vuole godersi le meritate vacanze, dopo aver inizia il suo incubo a metà anno quando è andato a prenotare il mezzo per
raggiungere i luoghi di villeggiatura, senza pensarci già incontra la prima beffa nel fermare il biglietto ha una clausolina assicurativa, non è costretto ad acquistarla ma se poi per qualche
ragione salta il viaggio non si ottiene il rimborso quindi … aumenta il prezzo del biglietto, che per l’attraversata turistica non è mai poco. Facciamo due conti in tasca ad una famiglia composta
da moglie marito e due figli tra nave ed albergo paga in media per 15 giorni, va bene pure in periodo di alta stagione quale può essere le due settimane a cavallo del ferragosto, attorno ai seimila
euro extra escluso. Risalendo la costa trova il venditore abusivo sulle strade e pensa “ve la ha i fichi freschi compriamone un chilo” ordinando l’abusivo sente l’accento e chi se ne frega tanto
non lo incontrerò mai più e gli fa un prezzo d’affare sette euro al kg. Cosa può pensare il turista “ammazza che ladri” però poi per pudore ormai li ha ordinati e se li porta appresso, il turista
entra nel villaggio ha preso pensione completa però guarda a caso nel prezzo non è incluso le bevande.. che fa mangia a secco e poi è in ferie ci va una volta all’anno ha bisogno di rilassarsi
decide di godere anche di alcuni servizi extra e tra una cosa e l’altra in quindici giorni gli partono altri duemila euro, di norma ci fa il mese. Poi va a vedere il paese dove sta villeggiando e
il ricordino per l’amica e il mirto e il formaggio pecorino e le salsicce sarde confezionate magari con la carne di animali provenienti dall’est e la bottarga e il pane carasau meglio se gottiau
costa un po’ di più ma è più saporito e ridendo e scherzando carica in macchina poche buste ed uno scontrino di duecento euro che pesa più delle buste senza considerare che se va in giro in
macchina deve anche pagare la nafta, la più cara d’Italia e in tutto questo siccome non si può fare figli e figliastri chi ne subisce le contro spese è il residente che per tre mesi deve temere di
uscire di casa perché con il budget che durante l’anno ci fa il mese in quei tre mesi ci fa 15 giorni. Sai qual è il risultato finale? Il turista torna a casa con almeno 9000 euro in meno ed un
pensiero per quel prezzo il prossimo anno vado a farmi un mese a Sharm El Sheik, il locale deve recuperare e per altri tre mesi deve stringere la cinghia e non spende e cosi il mercato continua a
bloccarsi. Ecco perché dico e ripeto a tutti non è la crisi che incombe è chi è causa del suo male che deve piangere se stesso.


SEVADORE 09/12/2010 12:18


Buongiorno a tutti,
se non mi sbaglio non esiste solo il formaggio in sardegna...abbiamo la carne nostra prodotta in sardegna (TANTO STIMATA IN CONTINENTE),produciamo tutto quello che ci serve per mangiare ma è tutto
in crisi chissà perchè?!saremo tutti a dieta?tutti scioperano la fame?o viene tutto importato da fuori per calpestarci?la crisi non c'è ma la stiamo faccendo noi e i nostri politici pensano solo a
loro e alle loro tasche e qualsiasi persona che ha uno stipendio perchè lavora in politica pensa solo a questo!I sardisti hann solo ragione da questo punto di vista e non ci sono "c.... che
tengano"!


edi 09/10/2010 19:07


Stimatissimo amico del sindaco Orani mi consenta di sottolineare, dopo aver letto il suo intervento (terzo commento precedente articolo), che più che scritto da un amico come si firma pare scritto
dal sindaco stesso, infatti, si firma in terza persona e scrive in prima persona. Leggo, d'altronde, “[…]il sostegno alla lotta dei pastori sardi che, ovviamente, ci ha visto da subito in prima
fila[…]” (ed ora ne ho anche le prove dato che rispondo a quanto scritto dal sindaco e pubblicato sul sito istituzionale).
Da profana della materia, colgo l’invito a tralasciare le inutili polemiche, di cui è già sufficientemente arricchita la vostra risposta e mi limiterò ad alcune osservazioni in merito a quanto
affermate, come diceva Churchill “E' un peccato il non fare niente col pretesto che non possiamo fare tutto.”
Che il vaccino sardo sia altamente digeribile posso essere d’accordo, io direi anche dietetico, perché non può fare ingrassare ciò che “non esiste” perché se si volesse utilizzare il solo latte
vaccino prodotto in Sardegna la lavorazione sarebbe talmente limitata che sulle tavole delle mense scolastiche non arriverebbe neanche l’idea del condimento.
Con questo le lancio due critiche:
1- Sappiamo, infatti, molto bene che gli allevamenti di vacche in Sardegna sono talmente scarse e soprattutto, le stesse nel territorio, sono utilizzate più da macello che per la produzione di
latte da destinare alla lavorazione del formaggio vaccino,che viene integrato invece con la produzione continentale. Per questo le suggerirei di approfondire la sua ricerca anche rivolgendosi alle
tre sole ditte locali che lavorano il latte vaccino di ricercarne la provenienza attraverso la tracciabilità del prodotto risalibile dalle fatture di provenienza della materia prima lavorata, e
comunque già il fatto che afferma che ci sono solo tre aziende che lavorano il latte vaccino parrebbe proprio che questo bando sia volto a favorire esclusivamente gli interessi di questi tre
imprenditori agricoli non trova?
2- Proseguendo nella lettura si avverte una grave contraddizione in quello che scrive, infatti, proprio perché si tratta di un bando di gara per una fornitura pubblica per la quale non si possono
imporre prodotti di una specifica marca o ditta, “caro amico del giaguaro” mi spieghi allora perché è stato specificato nel capitolato della mensa scolastica, all’art. 24 intitolato disposizioni
finali, nell’allegato A al punto derivati del latte , che la ditta appaltatrice dovrà acquistare “imperativo d’obbligo pena esclusione” i seguenti tipi di formaggio, e leggo, “formaggio di pasta
molle tipo “dolce di Macomer” “dolce sardo” pare proprio che queste indicazioni sono marche che ritroviamo anche sugli scaffali del supermercato.
Quindi, estimato amico del sindaco Orani, sembra che chi ignora i principi elementari della normativa sugli appalti siano proprio i collaboratori del sindaco a cui si riferisce o il sindaco stesso,
le suggerirei in futuro, prima di preoccuparsi dell’immagine dell’assessorato rappresentato dal dr. Andrea Prato, di riconsiderare l’immagine dell’incompetente amministrazione di cui si dichiara
amico, perché si è facilmente portati a dimenticare le proprie colpe quando si è i soli a conoscerle.