Il Testicolame emergente e i "pizzini"

Pubblicato il da Antonio Fadda

bersani

E così il primo pizzino della terza Repubblica è finito ieri mattina su tutti i blog della Rete, poi a sera nei telegiornali, e oggi campeggia su tutti i quotidiani, perché durante il dibattito sulla fiducia Mario Monti ha inavvertitamente voltato un foglietto, e lo ha tenuto in mano abbastanza a lungo perché un fotografo lo immortalasse. Leggiamolo: «Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!». Firmato: «Enrico». Purtroppo non si legge il post scriptum. L’indice, il medio e l’anulare della mano sinistra di Monti coprono interamente le ultime tre righe del foglietto. Sembrerebbe esserci almeno un nome, sottolineato a penna, ma decifrarlo è impossibile. «Sì, il biglietto è mio, ma non è un’autocandidatura, solo un’apertura al governo come indicato dal segretario Bersani», ha sportivamente ammesso Enrico Letta, subito interpellato dai giornalisti. Nessuno aveva pensato al desiderio di Letta di fare il sottosegretario: piuttosto, il pizzino sembra dichiarare che fra il premier e lo stato maggiore del Pd c’è una linea diretta. O meglio, ce ne sono due: una «ufficiale» e un’altra «riservata» - under the table, direbbero i poteri forti - per affrontare le questioni più interessanti e spinose, come per esempio la nomina dei nuovi viceministri e sottosegretari.

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E qui l’ingenuità del giovane Letta francamente colpisce: è vero che in Italia parlare al telefono è pericolosissimo, e può darsi che il vicesegretario del Pd abbia seguito l’esempio di Berlusconi e abbia distrutto il suo cellulare; ma è anche vero che certe cose, se non si dicono al telefono, tanto meno si scrivono su un pezzo di carta. Siccome è un ragazzo sveglio, l’ha capito anche Letta: «Un’ottima giornata per l’Italia - ha commentato in serata su Facebook - un po’ meno per me. Aiuto! Oltretutto sono da stamani oggetto di un numero crescente di telefonate di aspiranti viceministri. Mai più letterine in vita mia». Le «letterine», a dire il vero, sono un’altra cosa ancora: ma lasciamo perdere. Invece «pizzino» - che in siciliano significa semplicemente «pezzettino», e si sottintende di carta - è parola entrata con successo nel gergo politico dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, che appunto così evitava di essere intercettato. Ma la mafia, a quanto si sa, ha l’abitudine di far passare ogni pizzino attraverso molte mani, così da rendere difficile, se non impossibile, il collegamento tra il mittente e il destinatario. Il pizzino più famoso è senz’altro quello inviato da Nicola Latorre (Pd) a Italo Bocchino (allora nel Pdl), per suggerirgli come mandare al tappeto il capogruppo dell’Idv Massimo Donadi nel dibattito che si stava svolgendo nel salotto mattutino di Omnibus. Lo scandalo fu notevole, e Di Pietro chiese spiegazioni formali. Ma il primo pizzino della seconda Repubblica di cui si ha notizia - quando ancora non si chiamavano così - risale al ’94 e fu pubblicato da Augusto Minzolini sulla Stampa: una lista di nomi di futuri direttori Rai che il neodeputato di Forza Italia Fabrizio Del Noce gli aveva incautamente fatto vedere. Il problema dei pizzini è che dicono la verità: per questo quando diventano pubblici sono guai. Nel caso di Enrico Letta, quel foglietto sembra scritto apposta per confermare i peggiori sospetti di Berlusconi, e cioè che il governo Monti coltivi un rapporto troppo stretto con il Pd e possa diventare l’incubatrice di un nuovo centrosinistra. Ci dà anche una notizia: per parlare con Monti, Bersani «chiede» a Letta di fare da intermediario.

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