Ittiri: quale sviluppo possibile ? le proposte di Fabrizio.

Pubblicato il da Fabrizio

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Da alcuni giorni abbiamo intavolato una discussione attraverso il blog con un nostro concittadino che si firma nei suoi post Fabrizio De Andrè.

Vuole, al momento, mantenere il suo status di anonimo interlocutore.

L' amico Fabrizio ha una netta e chiara idea su quello che è oggi l' ittirese medio, su quali siano i suoi limiti, i difetti, i pregi, le qualità ed i brutti viziacci comportamentali con il prossimo.

Discutevamo, nelle nostre elucubrazioni, del come è oggi l' ittirese, la sua attuale condizione di cittadino, di imprenditore, di amministratore e sul come invece dovrebbe essere e comportarsi per fare in modo che la nostra cittadina possa proiettarsi, in modo positivo, nell' immediato futuro garantendo una pace sociale ed un reale progresso di tutta la comunità e non invece dei soliti noti.

Gli ho posto alcune domande sul come vedrebbe il nuovo piano di sviluppo per Ittiri e sul cosa  intende per azione innovativa e di modernizzazione. Ne è venuta fuori questa discussione sulla quale invito chi ci segue a partecipare e a dare il proprio contributo spassionato.

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Caro Antonio ti rispondo volentieri!!
Ittiri si basa principalmente sull'agricoltura, l' edilizia, la pastorizia e le attività artigianali e commerciali.

Come abbiamo detto nei giorni scorsi rimane un problema: trovare nuovi siti e nuovi mondi!!

Cosa vuol dire!?

Semplice: vuol dire aggiornare e competere!!

Mi hai fatto una bella domanda Antonio, quello che è brutto è la gatta da depilare (dico depilare) pelare sarebbe troppo lunga. Tentare almeno di togliere, sradicare in modo veloce, ovviamente non proprio indolore, quello che fa da mantello ad un corpo. Nel nostro caso, quello di Ittiri e degli ittiresi intendo, un mantello inutile!!

Anche se sono amareggiato dal comportamento dannoso dei miei compaesani, vedo sempre di più una netta contrapposizione fratricida, cioè Ittiri contro Ittiri, cercherò di formulare e proporre delle possibili soluzioni per migliorare il prodotto, sia comportamentale che politico, ed il modo di produrre di Ittiri con la conseguente rivoluzione nel mondo del lavoro.

La valorizzazione di un prodotto locale inizia con una rampa di lancio che si chiama “Rampa Mia" ovvero: la mia città innanzitutto mi deve gradire e accettare il mio prodotto!!

Iniziamo dal formaggio, tanto per dare man forte e carica positiva ai pastori. Il prodotto LAIT, che è frutto del sacrificio dei Pastori-Soci, fatto non trascurabile, dovrebbe essere presente in varie mense pubbliche, negozi alimentari ed anche, sembrerà strano, nei bar dove ogni tanto non guasterebbe offrire una sottile fettina di formaggio locale all'avventore anziché quei dannati prodotti che invece ci vengono somministrati.

Un difficile accordo da raggiungere sarebbe quello di dare incarico ad una persona capace, preparata per vendere tale prodotto ai centri di spaccio militari, come se non bastasse abbiamo i grandi centri commerciali che del formaggio LAIT  non ne conoscono neanche l’ esistenza ( o se è presente non fa testo perché male esposto, presentato…) oltre al fatto che per poter presentare il nostro prodotto bisognerebbe bypassare ogni sorta e forma di presunzione da parte dei produttori i quali credono che il loro formaggio, il formaggio  ittirese, sia il n°1 al mondo !

SBAGLIATOOO!

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Bisogna ridimensionarsi un attimino, rientrare in quella che è la realtà delle cose, e proporre il proprio prodotto a prezzi concorrenziali facendo in modo che tale prodotto venga commercializzato di continuo.

E’ necessario esaltarne le doti con forme di pubblicità appropriata ma nel medesimo tempo mantenere l’ irrefrenabile desiderio del vanto, tutto ittirese,  a freno!

Dopo questa premessa va tenuto presente che l'incontro tra acquirente e produttore/venditore nel mercato Locale  e poi in quello Nazionale e, se vi è sintonia e capacità, anche con l’ Estero, va curato con dosi di sapiente rispetto per il MARKETING (bestia difficile da domare) purtroppo il confronto tra il compratore (cliente) e venditore (produttore)  non trova punto di incontro se il secondo soggetto vede solo la qualità del prodotto e non è disposto però a sottostare alle regole del mercato. E quindi preferire che il prodotto marcisca anziché immetterlo sul mercato. Anche a prezzi concorrenzialmente bassi.

Dunque giocare una partita a carte con i grandi geni del Marketing (ovvero ramo dell'economia che si occupa di studiare e analizzare l'interazione del mercato e degli utilizzatori con l'impresa finale) porta ai risultati che spesso e volentieri vediamo: “su casu meu si balede o lu cherese o lu lassasa”.  Please go ahead my fryend to feed you worms!!

Così ti rispondono in sintesi i geni del marketing, chi ha occhi traduca e chi ha testa intenda! Seguendo una filosofia costruttiva di competizione ci si prepara ovviamente ad una gavetta rigida ma sopraffina. Gavetta che porta ad un impegno costante e spesso non molto remunerativo ma si sa che questo è un momento storico, da lupi! E’ un commerciare per vivere, è inutile portare il prete in caseificio per benedire il formaggio!

Con tutto il rispetto verso Dio e i Santi che credo siano molto impegnati mi chiedo: ma cosa è una  caccia alle streghe ?

SVEGLIA! SVEGLIA!

Piantiamola di cercare una spalla su cui piangere!

Ricapitolando: Ipermercati, supermercati, mense militari, piccoli negozi, mense scolastiche, agriturismi, in provincia e perchè no anche fuori provincia!

Come dicevo rispettando la “rampa di lancio locale” si venderebbe continuamente tutto il formaggio e per tutto l’ anno!

Adesso, ne sono convinto, viene fuori il solito intelligente che mi dice: già fatto! ma non funziona!

Ma cosa dite mai ?

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Quando si vuole competere con gli altri già forti si diversifica il proprio lavoro, in pratica basterebbe fare nuovi tipi di formaggio, dolce, piccante, stracchino tipo philadelfia ed indotto di produzione varia o diversificata! Ora se uno presenta una serie di prodotti di qualità ed in quantità in un mercato ad Es. AMERICANO, ovvero in una fiera o quant'altro, troverà modo di poter rappresentare il proprio prodotto con il punto di forza della diversificazione che lo porterà spesso e volentieri a vendere in quantità, purtroppo la qualità che vorremmo pagata a peso d'oro si chiamerà accompagnatore della quantità!

Normalmente questi metodi funzionano. Naturalmente devono essere messi in atto da parte di persone competenti non mandare lo stesso operatore agricolo o quant'altro con la pura convinzione che è nato intelligente e sa tutto lui. Quindi si è distinto dai colleghi ma... in mezzo a quei figli di buona donna del marketing tale giovine va a suicidarsi commercialmente!

L’ integrazione al "computo" cooperativa va accompagnato dal sistema che io chiamerei AFTER DAY, il giorno dopo, in pratica tutti i soci dovrebbero togliere il lucchetto dalla cabina dei piani alti (la testa) ed aprirsi ad un nuovo sistema che viene chiamata in modo semplice: la condivisione!

Cosa è ? Intanto bisogna condividere il macello animali che dovrebbe appartenere esclusivamente alla cooperativa quindi eliminando altri soggetti che hanno l’ unico scopo ed interesse ad  infilare lo zampino nella ambita e preziosa torta.

Altro punto molto importante: il mangime non bisogna comprarlo da dottor  tal dei tali o da pinco pallino, semplicemente la macchina organizzativa della cooperativa stessa dovrebbe agire di conseguenza facendo in modo che sia una sola azienda produttrice di mangimi a fornire il prodotto a tutti i soci e a fare i conti a tavolino magari in modo mensile, sarebbe tutto più semplice.

Idem per i carburanti ed  i medicinali, così anche l'assistenza animali (quella vera): In tutto questo andamento si avrebbe un ritorno in danaro non indifferente, danaro che in tasca degi produttori ittiresi non starebbe certamente male! “Chie giughede pane in saccu non este ne istupidu e non este maccu”!

Dura da digerire eh!

L'acqua scava il sasso.

Oggi questo mio ragionamento è una semplice proposta, domani chissà potrebbe essere realtà.

Se però si continua a dare la caccia alla streghe, andando per binari sbagliati, facendo la guerra ai mulini a vento come piccoli ed insignificanti Don Chisciotte ittiresi, non si andrà molto lontano e le cose non cambieranno mai.

Ecco perché dico che OGNUNO E' COME SI VUOLE.

La nostra comunità , la nostra CITTA'  DI ITTIRI è bella, ma, sinceramente, più la guardo e più mi viene la tristezza!! Potrebbe essere ancora più bella. Che tristezza!!

Soe dipiachidu deabberu!!

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giovanni angelo paddeu 11/12/2010 12:32


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