"L' Affaire Alzheimer". Buona prassi nel curare o businnes economico per "pochi"?

Pubblicato il da Adalberto Ferro

L' Affare Alzheimer”

 

a cura di Adalberto Ferro

 Poverta.jpg

Non si era mai parlato tanto, ed in modo così diffuso, di Alzheimer come in quest' ultimo anno.

Se avete notato anche la gente che ci circonda tutti i giorni, da anni e anni, sia al mercato, dal medico di famiglia, in casa di amici, nei supermercati, negli stadi (tra un tempo e l' altro delle partite di calcio) tutti parlano profusamente e altrettanto confusamente della “malattia di Alzheimer”.

Evocano in ogni occasione, parlando dei propri cari, il cosiddetto “morbo di Alzheimer” che imprigiona in una buia porzione di cervello la vitalità dei nostri cari cancellandone ogni ricordo.

Di questa malattia fastidiosamente impegnativa, che rientra nella sfera delle demenze, se ne è parlato molto diffusamente, se ricordate, all' indomani dell' accadimento di quel “fattaccio AION”, (dalla sigla della associazione ittirese che raggruppa i parenti dei malati di Alzheimer), noto come il “caso Dore”, e assurto alle cronache della stampa nazionale ed internazionale, a causa di alcuni arresti “eccellenti”. Tutto a causa delle gravissime accuse, rivelatesi poi delle vere e proprie bufale, mosse da quello che è stato definito “Il Sociopatico Pentito”.

I giornali della “disinformazione regionale”, incuranti dei danni che avrebbero causato ai protagonisti della vicenda e alle loro famiglie, anziché indagare a fondo sugli accadimenti e sulla attendibilità o meno dei protagonisti mettendo a confronto le accuse ed i fatti realmente accaduti, hanno dato vita ad una macelleria mediatica tutta orientata verso la totale disinformazione. Questo strano modo di fare giornalismo, che invece doveva prevedere la verifica sul campo delle accuse e la conseguente raccolta delle prove testimoniali a sostegno anche degli accusati (alla base di quel giornalismo investigativo di cui si sono perse le tracce), ha amplificato notevolmente la conoscenza della “bestia Alzheimer”.

Ne ha dato una visione tragicamente reale, forse lasciando di stucco anche chi aveva una diversa intenzione, consentendo di fissare nella mente dei lettori una similitudine ed una corrispondenza tra “Alzheimer” e “Affarismo”. Affarismo per chi ?

Forse per lo scopritore della teoria della Psiconeuroanalisi, unica in tutto il mondo, che cura tutte le forme di demenza con il solo “potere della parola” e bandendo dalla sua scrivania il ricettario per i farmaci, quindi al disopra di ogni possibile sospetto ?

Oppure per chi ?

A questo interrogativo risponde compiutamente il neurologo americano Peter J. Whitehouse attraverso le pagine del suo libro titolato “Il mito dell' Alzheimer”. Il medico in questione è uno dei massimi esperti mondiali di Alzheimer e la prefazione al suo libro è stata scritta dal Professor Carlo Vergani, professore ordinario di medicina interna e geriatria presso l' università degli studi di Milano. Insomma non parliamo di sempliciotti contaballe come il sociopatico, o agricoltori della specialistica neurologica.

Parliamo dei massimi esperti sul campo medico e scientifico.

In una recensione al libro ad opera del Dott. Vittorio Fontana Geriatra presso l' Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (Milano) viene scritto chiaramente :” Gran parte del libro è dedicata a promuovere un approccio meno pessimista alla malattia di Alzheimer (che secondo l'autore non è altro che l' etichetta di comodo attribuita al fenomeno molto più complesso dell' invecchiamento cerebrale) senza farsi condizionare dalla narrazione corrente che la descrive come una malattia devastante, inesorabile e senza speranze solo perchè non esistono farmaci in grado di “curarla”.C'è invece sempre spazio per prendersi cura della persona, per stimolarne le abilità residue, per accompagnarla con la maggior serenità possibile durante il percorso e anche per arricchirsi umanamente con questa esperienza di accompagnamento e sostegno”.

Il dott. Whitehouse sostiene anche delle posizioni estreme che sono quelle che mettono in dubbio perfino la realtà biologica della malattia di Alzheimer fin dalla sua prima descrizione da parte di Alois Alzheimer nel 1907. “Considera riduzionista questo tipo di approccio diagnostico, che in tutti questi anni di fatto non ha portato a nessun risultato sostanziale e critica il continuo rilancio di aspettative nei confronti di cure miracolose che non arriveranno mai perchè non esiste una specifica malattia che chiamiamo Alzheimer.”

Questo medico americano parla anche di quello che definisce “L' Impero Alzheimer”, fatto di ricercatori alla ricerca di gloria e soprattutto di fondi, degli enormi interesse delle case farmaceutiche e anche delle associazioni; insieme sembrano più interessati ad automentersi che a trovare soluzioni reali per i pazienti.

Dice testualmente il dott. J.Whitehouse a pag. 22 :”la malattia di Alzheimer è diventata un' impresa multimiliardaria e l'etichetta di AD (alzheimer disease) è in gran parte promossa dalle case farmaceutiche e da alcuni illustri accademici. Gli uni e gli altri sfruttano da un punto di vista imprenditoriale la rappresentazione iperbolica dell' AD per focalizzare l' interesse sulla demenza, massimizzare il sostegno alla ricerca e tenere in piedi l' impero clinico che è stato costruito intorno all' Alzheimer.”

Se mi permettete in tutto questo io vedo delle similitudini con quanto è accaduto attorno alla Psiconeuroanalisi. Una teoria scientifica, elaborata dal Dott. Giuseppe Dore e frutto di anni e anni di studi e ricerche, di interventi “sul campo” con ottimi risultati e tutti dimostrabili, senza toccare un farmaco. Ed è proprio su questo particolare modo di agire e di operare che sta la chiave di lettura delle astruse quanto fantasiose accuse mosse ai protagonisti della vicenda .

Ha ragione da vendere il neurologo americano quando parla di rapporti perversi tra medici e case farmaceutiche ?

A sostegno di queste tesi chiama in causa sia la Dott.ssa Marcia Angell ex direttore del New England Journal of Medicine ora docente di medicina sociale ad Harvard, autrice tra l' altro del famoso libro Farma&Co; sia Arthur Kleinmann, antropologo e psichiatra di harvard, che ha individuato nella collusione tra professione medica e industria della salute il principale problema etico della medicina attuale.

Avete letto bene, “collusione tra professione medica e industria della salute”.

Non frulla anche nella vostra testa quella semplice e ricorrente risposta a tutto questo e che tutti noi ben conosciamo ? Non vi viene il minimo sospetto che la “distruzione” di una brillante carriera, corredata da una accusa infamante ed offensiva di fare della semplice “stregoneria” (la tesi ricorrente di e.l.) sia frutto di un vero e proprio complotto ordito da alcuni “Camici Bianchi” conniventi e autori dell' Impero dell' Alzheimer ?

Perchè, credetemi, di vero e proprio “complotto” si tratta e se vi guardate intorno, esaminando bene le particolarità e le indignazioni a “comando” da parte di alcuni “benpensanti”, la verità vi appare in tutta la sua chiarezza, anche nelle pieghe più nascoste delle “baronie”.

Gli attori in campo sono tanti e suddivisi nei vari settori della miseria umana. La verità, come sempre, si appaleserà con tutta la sua dirompente chiarezza facendo finalmente giustizia.


 

 

 

 

 

 

 

Con tag Prima Pagina

Commenta il post