La lotta dei Pastori Sardi: La Giunta Comunale di Ittiri è presente ? Quali azioni ha predisposto per dare sostegno ai nostri Lavoratori della Terra?

Pubblicato il da Giovannangelo Paddeu

felice floris

 

A cura di Giovannangelo Paddeu

 

Ho letto qualcuno dei commenti apparsi su questo blog in relazione alla lotta dei pastori a Cagliari e dintorni. Ho partecipato  personalmente a qualcuna di queste manifestazioni. Non ero presente all'ultima, quella in cui si sono scontrati duramente manifestanti e forze dell'ordine. Ci sarebbero infiniti argomenti da sviscerare su  questo aspetto. Per l'esperienza che ho della politica, delle lotte e degli scontri di piazza avvenuti in  altri tempi e in diversi contesti, questa di cagliari non mi sembra poi molto diversa dalle lotte operaie  e studentesche che infuriavano negli 70 e negli 80.

Fare i moralisti e gli arbitri seduti comodamente in poltrona,  come giustamente osserva  (forse Mariella Fadda ?), è fin troppo facile. Osservo semplicemente   e affermo, per la mia  lunga  militanza nella sinistra radicale, che di  questi tempi sembra non raccogliere grandi simpatie come in passato, e  che  un inasprimento della lotta tra manifestanti e le istituzioni, non  solo era prevedibile ma addirittura auspicabile. Sembra una affermazione cinica, ma non lo è. La storia, anche la più recente,  insegna che le conquiste sociali riesci a strapparle attraverso dure  lotte, ponendo a repentaglio la stessa incolumità fisica.

003 Chi non sceglierebbe la pace alla guerra? La risposta sarebbe sin troppo ovvia. Pur tuttavia non si può dimenticare che qualsiasi conquista, anche  quella che oggi sembra la più banale è stata ottenuta a costo di grandi sacrifici, di lotte e spesso pagando un tributo di sangue. Chi è al potere ha interesse a proteggere e salvaguardare i privilegi di pochi  rispetto alle grandi masse, che soprattutto nei periodi di crisi vengono costrette a cedere i pochi diritti precedente conquistati. I  pastori rappresentano  un settore economico di fondamentale importanza  per la Sardegna, perché il loro prodotto per quanto di questi tempi sia  poco valutato, è uno dei pochi in grado di portare valore aggiunto per il riequilibrio della bilancia dei pagamenti regionale.

Oggi, questo  settore è stato ridotto letteralmente  alla fame. E non mi si venga a parlare di legge di mercato senza conoscerne i meccanismi e le forze che lo etero dirigono.  La categoria non ha grandi tradizioni di lotta  e pertanto non è assimilabile al movimento operaio, che in Europa e nel mondo si sono forgiati nelle fabbriche. I pastori non vanno certo lasciati da soli. Sarebbe auspicabile verso questa categoria una ben  più vasta solidarietà, che non si limiti alla consueta passerella, pur  se apprezzabile, di alcuni sindaci dei diversi territori, alle manifestazioni. Del resto se non ci fossero i pastori, la Sardegna  diverrebbe per lo più un popolo assistito, con tanti pensionati e una  miriade di attività legate al terziario che vivono di luce riflessa.  Per questo occorre fare di più. Anche sforzandosi a superare un atavica antipatia  nei confronti della categoria che in passato, probabilmente,  era invisa agli altri settori produttivi. Occorre, soprattutto,  rilanciare su ciascun territorio o Comune, una politica nuova di una visione diversa della pastorizia, attraverso l’apertura di un dibattito  che coinvolga altri settori produttivi e trascini finalmente  in modo  serio tutta la politica di destra e di sinistra, se ancora si può fare un distinguo fra i politici nostrani.

prato 1

I pastori otterranno,  probabilmente, dopo questa lunga stagione di lotta, quei pochi denari,  in queste ore promessi dalla Regione. Sono sicuramente ed estremamente  necessari per la loro sopravvivenza. Ma già l’anno venturo, la  situazione ritornerà al  punto di partenza. Il settore ha necessità di un mercato più ampio che si può conquistare solo se verrà diversificata la produzione, introducendo altre variazioni di formaggi oltre al  pecorino romano. Il settore ha necessità sicuramente di una  politica in grado di ridurre i costi di produzione, di una rimodulazione del  piano di sviluppo rurale, di energie rinnovabili, di una continuità  territoriale all’esportazione del latte e del formaggio, della formazione di esperti sul campo della commercializzazione dei prodotti.  Ma ha necessità soprattutto non solo della solidarietà di ogni altro comparto del mondo del lavoro, ma di una politica che ogni comune deve
portare avanti nel proprio territorio. A ittiri va seriamente presa in considerazione la possibilità ell’apertura del mattatoio comunale, in un ottica che guardi all’aumento della produzione e macellazione delle carni nostrane. Con l’obiettivo di sviluppare una filiera agro-alimentare vera e propria con controlli sull’origine e successiva trasformazione di un prodotto che ne garantiscano l’assoluta genuinità, la tutela e la sicurezza del consumatore. Può essere questa la strada alternativa, per aiutare gli allevatori a uscire anche dal vicolo cieco delle monocolture. Questo pezzo è stato scritto alcuni giorni fa, quando erano ancora in atto le ultime manifestazioni ed era stato aperto il tavolo delle trattative con la regione sarda da parte dell’MPS. Mi sa che ora regna una certa confusione. Ma soprattutto una divergenza di vedute e uno scontro tra le diverse categorie sindacali rispetto all’MPS, che era risuscito, grazie alle dure lotte, a guadagnare le luci  della ribalta. Ora si ha la sensazione che il movimento possa battere in ritirata. Gli stessi leader  sanno che la categoria è difficile, e se non verranno accettate alcune richieste fondamentali da parte della RAS, le conseguenza  sulla coesione, sulla tenuta e capacità di lotta dei pastori verrà meno, inevitabilmente.

g_dedola_g.jpg La giunta comunale di Ittiri non ha una politica di sviluppo in grado di aiutare la pastorizia e l’agricoltura in generale. Vivono il carpe diem, oggi più che in passato, riparati dietro lo scudo protettivo dei patti di stabilità. Una manna, una scusante  per qualsiasi politico, che così giustifica ogni cosa, e può finalmente dedicarsi agli affari suoi.  I tempi sono sempre più difficili e  le giunte comunali, alla pari di quelle provinciali, sono solo dei grandi apparati burocratici senza una visione  politica generale, spesso  neppure in grado di cogliere la drammaticità delle situazioni di crisi economica che coinvolgono tutte le categorie e il mondo del lavoro in generale.

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Mario D. 11/18/2010 18:15


Individuare le adeguate soluzioni per la risoluzione della crisi e il rilancio del comparto zootecnico-latiero-caseario è, a mio parere, un impresa complicata e faticosa, per non dire impossibile….
Coloro che sono chiamati a farlo, ovvero forze politiche, industriali del latte, associazioni di categoria e gli allevatori stessi, sono, purtroppo, i diretti responsabili di questa situazione,
giunta ormai al collasso.
Come si può pensare che chi per anni è stato incapace di programmare, di ampliare il paniere dell’offerta dei prodotti, di allargare l’orizzonte della commercializzazione con la ricerca di nuovi
sbocchi di mercato, di attrezzarsi e adeguarsi al mercato globale, sia oggi capace di trovare risposte e soluzioni????
Se analizziamo l’attività politica della Regione, salta fuori che a parte tante promesse, di concreto si è solamente riusciti a soddisfare l’esigenza delle aziende agricole solo per quanto riguarda
i rimborsi legati alle emergenze (danni da Incendi e calamità naturali), per mezzo degli aiuti di Stato deminimis. Non si è ancora vista da parte della Regione e ho la sensazione che difficilmente
la si vedrà, una solida attività di programmazione volta a generare politiche strategiche che siano orientate non solo a soddisfare l’attuale situazione di emergenza ma a gettare le basi per il
futuro, sempre più condizionato dagli effetti della globalizzazione.
Il mercato globale evidenzia l’interposizione tra produttori e consumatori di manifatture “esterne”a loro volta conseguenza di filiere alimentari sempre più complesse che ormai coinvolgono molte
specifiche attività imprenditoriali nel seguente ordine di livello: Preparazione (o produzione); Conservazione; Trasformazione; Commercializzazione; Distribuzione dei prodotti. È pur vero che il
valore aggiunto, conseguito da queste filiere sommato a quello dei prodotti agricoli primari offre una importante percentuale del reddito locale, regionale e nazionale, ma tenendo conto che
l'industria agroalimentare è libera di approvvigionarsi di materie prime sul mercato globale (…vedi Pecorino Rumeno e simili) in quanto più conveniente rispetto alle corrispondenti produzioni
agricole nazionali si generano degli scompensi di ordine commerciale, dubbi e confusione sulla qualità e sicurezza degli alimenti che non sempre viene chiaramente indicata al consumatore sulle
etichette, per non parlare della famigerata tracciabilità riferita alla provenienza dei prodotti primari e della trasparenza di filiera.
Se consideriamo che la domanda alimentare è destinata ad aumentare, non solo per effetto della crescita demografica mondiale e per l'incremento dei redditi nelle economie emergenti, ma anche per i
cambiamenti della cultura alimentare orientata alla ricerca della qualità. Chi ci governa e amministra ai vari livelli dovrà necessariamente intervenire in un modo determinato e concreto tenendo
conto di tali fenomeni dovuti ai tempi. Occorrerà innanzitutto dotarsi di una strategia programmatica che assicuri un approvvigionamento alimentare stabile, tracciabile e qualitativamente
affidabile. A livello locale è opportuno mantenere una sorta di indipendenza strategica di approvvigionamento in tutti i nostri principali settori e filiere di produzione e commercializzazione. In
questo senso, basterebbe fare un giro tra li scafali dei discount delle principali catene di grande distribuzione per rendersi conto che siamo letteralmente invasi da prodotti di varia e indefinita
provenienza. I prodotti agricoli, fino a prova del contrario, restano la base dell'alimentazione umana, quindi una seria ed efficace politica di salvaguardia della tipicità, di controllo della
qualità e della sicurezza alimentare è e diventerà sempre più strategica ed è a sua volta, necessario che venga praticata con maggiore forza e vigore. Una politica programmatica, che a tutt’oggi
manca, che premi la qualità, la tipicità ed orienti le risorse verso la loro valorizzazione, condotta con efficienza sia dalla Regione che dal Governo, sarebbe un buon punto di partenza per il
rilancio dell’agroalimentare. Sarebbe inoltre da stimolo per le amministrazioni Comunali di quei Comuni come Ittiri, la cui economia ruota attorno al settore agricolo e zootecnico, per la
formulazione di programmi e la messa in atto di politiche volte al rilancio del settore. Consentirebbe, innanzitutto di tagliare i “rami secchi” delle filiere produttive, di selezionare il prodotto
di base in termini di qualità, di trattarlo e trasformarlo con processi controllati e certificati ed infine di stimolo per la commercializzazione la distribuzione e il consumo al posto dei
cosiddetti prodotti di concorrenza. Per poter attuare questo tipo di politica è obbligatorio dare sostegno, orientando gli aiuti Comunitari, Nazionali e Regionali a favore di tutti i protagonisti
della filiera, ovvero ai produttori che selezionano e assicurano la qualità del prodotto di base, ai trasformatori che certificano i processi di trasformazione e garantiscono la qualità, la
tracciabilità del prodotto di base e la tipicità del prodotto finale ed infine ai distributori che si impegnano a commercializzare tali prodotti tipici provvisti di marchi di qualità, al posto di
quelli concorrenziali e anonimi.

Saluti FSK


Bastiano 11/18/2010 10:23


Cara Giuseppina mai e poi mai in questo blog di "infedeli" avremo il piacere di leggere un commento dei nostri amministratori. Mica loro (che sono esseri superiori) si abbassano a tanto forti come
sono del consenso popolare !
Comunque detto questo le cose dette da giovannangelo sono di interesse generale per tutta la categoria che, mi pare sia distratta da altre faccende, non è in grado di partecipare alla discussione e
di formulare delle proposte magari alternative ma comunque utili a tutta la categoria dei pastori. Hanno forse dei limiti culturali che ne impedisce l' esternazione ?
Ecco perchè a cagliari e a ittiri fanno tutto quello che vogliono: qui c'è solo un vuoto spaventoso di idee e di carisma.
peccato.


Giuseppina 11/17/2010 12:54


Mi ero illusa, per un attimo, che un minimo di risposta, almeno l' assessore Dedola l' avrebbe data. Non è successo. Forse non hanno nulla da dire su questo grave tema che coinvolge tantissime
aziende familiari di Ittiri e che sono, almeno quelle più piccole, a rischio di fallimento e di esposizione pericolosa nelle banche.
L' invito di Giovannangelo ad una maggiore diversificazione del prodotto, ad un più attuale ed efficace variazione delle produzioni, magari assegnando loro una caratteristica tutta localista per
sapori e profumi, inventadosi un formaggio nuovo, commerciabile, competitivo, che possa insomma consentirci a tutti noi di uscire dalla solita filiera produttiva che vede solo ed esclusivamente il
pecorino romano, non deve cadere nel vuoto.
Ed è una posizione, questa di Giovannangelo, che richiama quella dell' Assessore Prato da sempre schierato sulla innovazione e sulla diversificazione dei prodotti Sardi. Solo che manca, a mio modo
di vedere, da parte proprio della Regione una precisa strategia da seguire e, eventualmente, la risorsa economica seppur minima, a sostegno di questa innovazione per rilanciarne l' azione ed
incoraggiare sia i vecchi che i nuovi allevatori.
E' vero anche che già dal prossimo anno saremo nella identica situazione.
Altre lotte ? altre occupazioni ? altri casini ed incidenti ? Non è forse meglio se tutti i sindaci dei centri della nostra isola a sostegno dei loro pastori iniziassero una politica diversa?
L' idea del ripristino del mattattoio di Ittiri e dei controlli sulla genuinità potrà essere una delle tante soluzioni dando ampio respiro e spazio alla occupazione dell' indotto.
E' forse necessario abbandonare l' idea dell' assistenzialismo a tutti i costi (le pensioni alle pecore...) ed invece aprire un nuovo corso che deve necessariamente vedere il rilancio della nostra
agricoltura in tutte le sue forme ed espressioni.
Assessore Dedola, cosa ne pensa ?