La Lotta dei Pastori Sardi: quale soluzione ?

Pubblicato il da Antonio Fadda

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Quello che la Sardegna sta vivendo sarà certamente ricordato come un agosto tra i più bollenti e movimentati sia per la politica regionale sia per le associazioni di categoria legate all’ “industria” delle tessere in Agricoltura.

Insomma Andrea Prato contro Floris  e viceversa.

I cosiddetti “ribelli” dell’ MPS (Movimento Pastori Sardi) contro i “lealisti” della Coldiretti guidati da Errico che di Sardo pare abbia solo il domicilio.

Due realtà diverse che, forse, vogliono raggiungere lo stesso obiettivo; quello di garantire il benessere dei Pastori, non solo degli animali.

Solo che si muovono in due ben distinti modi.

Il primo, l’ MPS di Felice Floris, ha portato in piazza, sulle strade, negli aeroporti, sulla stampa nazionale la rabbia, accumulata in anni, anzi in secoli di totale indifferenza verso i loro problemi da parte di chi è preposto, con il voto di tutti i Sardi, a fare le leggi di tutela e salvaguardia;

il secondo, la Coldiretti di Errico, forte delle sue migliaia di tessere di adesione, ed entrature amiche nel palazzo, lo collocano al primo posto nel tavolo delle trattative per cercare di portare a casa degli ottimi risultati.

Solo che questi risultati, a detta dei “monelli” dell’ MPS, sono debolucci, insignificanti e che nulla lascia nelle tasche aziendali dei Pastori sempre di più costretti all’ indebitamento.

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Il terzo attore protagonista,  Andrea Prato, Assessore Regionale alla Agricoltura, trovandosi in mezzo a questi due colossi delle masse agropastorali in subbuglio, ha serie difficoltà a tradurre in atti concreti le richieste della categoria.

E deve pure arginare il fronte degli industriali del latte e della sua trasformazione in prodotti commerciabili, che continuamente minacciano stati di crisi e conseguenti licenziamenti.

Insomma Andrea Prato è in sospeso tra l’ incudine ed il martello.

In attesa del colpo finale.

Che fare allora ?

Dicono, l’ MPS e la Coldiretti:

“decidere. Assumere determinazioni chiare a favore di questa categoria ormai giunta alla pura disperazione. E la cosa è davvero grave credetemi ed è tempo che si giunga ad una soluzione. L’ Assessore dovrà quindi fare un salto di qualità e nel contempo di responsabilità: dalla Sdraio all’ Ovile. E decidere cosa fare, come incentivare, chi incontrare, su quanti tavoli di contrattazione sedersi. Insomma dovrà risolvere nel più breve tempo possibile questo problemaccio dei Pastori. Sono in molti a sostenere che è meglio se questo scontro assumerà nei giorni a venire dei toni più aspri e duri, cattivi e di netto contrasto perché non consentirà più a nessuno di tornare indietro. Di rimangiarsi la parola data. Questa è una sorta di guerra totale e qualcuno, così come accade nelle guerre totali, una volta per tutte sarà “sconfitto”. Chi prevarrà ?

Forse la politica speculativa superassistita dell’ industria casearia?

Oppure quella determinata delle associazioni e dei movimenti dei Pastori ?

Oppure ancora quella politica, forzatamente, dei “due forni” a cui sarà costretto Andrea Prato ?

Chi riuscirà a spuntarla ?

La sinistra cosiddetta al caviale e binu e gazzosa, milionaria, terrazzata, portorotondina, che cavalca la protesta per fini elettoralistici ed in particolare per disarcionare l’ attuale giunta di destra ?

Oppure la spunterà questa destra confusa, iperdivisa, cominciolata, formata da gente a cui dell’ agricoltura probabilmente non gli frega proprio un bel niente composta così com’è da intelligentoni chic che hanno una visione, sulle difficoltà di vita che affronta quotidianamente il Pastore, non solo parziale, ma viziata dal pregiudizio culturale, dal cosiddetto benpensantismo d’ èlite che non deve perdere tempo in siffatte piccolezze?

Oppure la spunterà, come è sempre accaduto in Sardegna,  l’ inalterabilità dello stato attuale delle cose?

Cioè, finito questo bel mese di agosto Felice Floris rientrerà nella sua Azienda e di essa si occuperà sognando per il prossimo anno un’ altra manifestazione estiva ?

Errico affronterà il suo bel congressone regionale, dal quale sarà certamente riconfermato segretario regionale della Coldiretti, forte delle numerose adesioni (tessere) di pastori e agricoltori?

I poveri Industriali continueranno a pagare una miseria il latte dei Pastori che poi rivenderanno, a non meno di Euro 1,35 a litro, ad altri industriali del continente ?

Le banche, quelle che agli strozzini non gli fanno proprio un bel baffo, continueranno a bussare alle porte degli allevamenti reclamando i loro soldi, caricandoli di interessi su interessi?

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E Andrea Prato, una volta sostituito, tornerà anche lui alla sua Azienda ed alla sua famiglia ?

La sinistra Sarda sarà in festa perenne perché è riuscita, attraverso la strumentalizzazione del dolore e della vertenza dei Pastori, a scalzare ed imporre un’ altro Assessore Regionale ?

La destra, questo miscuglio di culture e provenienze diverse, anche dal mondo agro-pastorale, una volta sostituito Prato, zittendo così ed abbuonando la sinistra barricadera, insediando alla guida del PDL regionale Murgia, nominati i nuovi assessori attraverso l’ applicazione del manuale Cencelli Sardo, tornerà a far finta di rappresentare gli interessi generali della Sardegna tutta ?

E i Pastori?

Perché in Sardegna i Pastori esistono ?

Stando agli ultimi lanci di agenzia si sono estinti nel lontano mese di agosto 2010.

In compenso la Sardegna ha un’ industria fiorente di agriturismi, bad e breakfast, associazioni ippiche nate dagli strani incroci tra le giovani e formose ippovie ed un mulo, questo sì Sardo, fattorie didattiche, fattorie sociali, fattorie eque e solidali, fattorie Lì, fattorie Quà, a iosa.

La sagra del formaggio pecorino Sardo DOC, che si tiene per motivi logistici ad Oristano, registra la presenza di tantissimi industriali, albergatori e cittadini dell’ Italia intera che ne degustano il sapore e la qualità.

Solo che non immaginano nemmeno che è stato prodotto dalla lavorazione del latte arrivato direttamente dalla CINA;

le carni prelibate del maialetto e dell’ agnello sono stati allevati ed importati dalla ROMANIA;

le grigliate di pesce, che profumano l’ aria, non sono di Cabras, nò, sono stati importati con un particolare aereo-frigo direttamente dagli allevamenti ittici situati in ALBANIA.

Si dice in quel di Sardegna che l’ unica industria fiorente, remunerativa veramente, appagante, che da maggiori soddisfazioni, quella che ha impiegato il maggior numero di Pastori Sardi, che hanno la conoscenza del territorio e delle montagne e degli anfratti più nascosti, dando benessere alle tantissime famiglie Sarde, è l’ Industria del Sequestro di Persona.

Ma questo, in attesa della tanto attesa e strombazzata industrializzazione derivante dal petrolio, cari naviganti, non è un film già visto ?

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Mario Desole 09/13/2010 08:38


Vi invito a leggere quest'articolo comparso stamattina sul sito del corriere della sera, questa è la fonte:

http://www.corriere.it/economia/10_settembre_11/pecorino-industrial-sardi_0a6cf4c2-bdf1-11df-bf84-00144f02aabe.shtml


MENTRE PROTESTANO PASTORI E ALLEVATORI
Il pecorino sardo si fa concorrenza da solo
Dietro i romeni due imprenditori isolani
I fratelli Pinna, primi produttori caseari della Sardegna,
controllano il 70,5% di Lactitalia. Il resto è della Simest



Le proteste dei pastori sardi a Roma (foro Epa) Capitale, azionisti, mission: dalla Camera di commercio di Bucarest affiorano tutti gli ingredienti di un business fratricida. Se non nei fermenti
lattici (romeni) almeno negli investimenti, il pecorino dell’Est concorrente del Dop è rigorosamente italiano. Mentre pastori e allevatori, schiacciati dalla crisi dei vari comparti, manifestano
con sit in e proteste locali (dalla Sardegna alla Sicilia) dai registri di Bucarest, spunta l’identikit della concorrenza. Lactitalia, società «cu raspundere limitata», specializzata in allevamento
di bovini da latte, ovini, caprini, prodotti caseari e alimentari vari (ma anche investimenti e amministrazione d’immobili) che esporta latticini romeni con nome cinematografico - «La Dolce Vita» -
è un mix inatteso di capitale privato e pubblico. La prima sorpresa la riservano gli investitori privati,ossia la Roinvest srl.
Se il nome è oscuro, la proprietà è illustre: l’impresa, con sede a Sassari, appartiene infatti ai primi produttori caseari della Sardegna: Andrea e Pierluigi Pinna. Nomi prestigiosi con un ruolo
strategico proprio nella difesa del made in Italy. Il primo, Andrea, è vice presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino sardo. Suo fratello, Pierluigi è consigliere dell’organismo che certifica
il controllo di qualità dello stesso formaggio nostrano. L’uno e l’altro dovrebbero difendere il prodotto dai falsi, come si legge sul sito: «Il consorzio svolge sia nel territorio di produzione
che in quello di commercializzazione, funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e salvaguardia degli interessi relativi alla denominazione, contro ogni e
qualsiasi abuso, atto di concorrenza sleale e contraffazione». Con una quota azionaria pari al 70,5% i Pinna sono i principali azionisti di Lactitalia. Quanto all’altra fetta di azionariato, il
29,5% del capitale residuo, appartiene alla pubblica Simest, controllata dal ministero dello Sviluppo economico. Sul «pecorino di stato» tuona Coldiretti: «Ci auguriamo che il ministero ritiri la
quota di partecipazione a un’impresa che imita il made in Italy e fa concorrenza sleale ai nostri imprenditori» dice Sergio Marini, presidente di Coldiretti. Insomma qui non è più la lotta al
Chianti californiano, al pesto della Pennsylvania o al pomodoro cinese: il piccolo faro occupazionale rappresentato dallo stabilimento Lactitalia di Recas a 20 chilometri da Timisoara, rappresenta
un affronto per pastori, e allevatori che producono a costi sempre più elevati e con margini sempre più incerti.


A parte la bile per i soci dei consorzi nello scoprire che i propri rappresentanti nominati per tutelarli investono nell’impresa concorrente (beneficiando di sovvenzioni pubbliche, di solito
regionali), c’è quell’investimento pubblico in Lactitalia che, secondo i calcoli di Coldiretti, è pari a «862mila euro». Mica poco. Intanto fratelli Pinna, interpellati in proposito, non
rispondono. Vuoi per gli impegni aziendali, vuoi per altri locali: «Mi spiace ma non sono in sede, partecipano alla festa patronale della Madonna di Seuni» spiegano con gentilezza dalla direzione.
Irritazione per la vicenda Lactitalia filtra anche dal ministero dell’Agricoltura: «Abbiamo istituito un gruppo di lavoro che si occupa di contraffazioni dei prodotti agricoli italiani in genere.
Quanto a Lactitalia, la responsabilità non è nostra ma di chi ha gestito e gestisce il ministero dello Sviluppo. Si conferma comunque che abbiamo ragione promuovere la battaglia sull’etichettatura
e insistere con l’Europa affinchè vigili sui prodotti di origine controllata e sanzioni in caso di contraffazioni».

Ilaria Sacchettoni
12 settembre 2010

...mi chiedo come mai questo articolo non è stato pubblicato nei principali organi di stampa Regionali e soprattutto come mai i nostri politici che vedono la pagliuzza nell'occhio degli altri
(...vedi la storiella del pecorino nelle mense scolastiche) non vedono la trave nel loro occhio???!!!


Manuela Soro 09/05/2010 00:12


Sono molto contenta per il contributo che i naviganti del Blog stanno fornendo in termini di confronto, discussione e proposte per il rilancio del comparto ovicaprino, sono convinta che ascoltando
tutti si possano trovare quelle idee e avere quelle informazioni che a tutti noi servono per individuare le strategie di breve medio e lungo periodo utili a superare questa drammatica crisi. Vi
informo che in queste settimane, come assessorato regionale, abbiamo lavorato in maniera serrata per elaborare una piattaforma (condividendola con l'associazione degli industriali, coldiretti,
confagricoltura, cia, copagri, cooperative e altri soggetti) che contiene dei punti di forza per la rivendicazione delle azioni che rivendicheremo all'incontro del 6 luglio a Roma con il Ministro
Galan. L'Assessore Prato crede molto nell'azione di governo che la Regione sta portando avanti, e in base alle informazioni in nostro possesso, siamo convinti che sia l'unica strada veramente
praticabile in vista della nuova riforma della PAC. Per il momento non posso anticiparvi ancora niente, ma l'incontro di lunedì sarà pieno di tante sorprese. Crediamo che la risoluzione approvata
dal parlamento europeo nel mese di giugno del 2008 a favore del comparto ovicaprino, su sollecitazione del Regno Unito, per la filiera delle carni, ed estesa a quella del latte, ci sarà molto utile
per le nostre rivendicazioni a livello comunitario. Ci terremo aggiornati e martedi mattina vi aggiornerò sugli esiti della giornata romana.


Manuela Soro 09/05/2010 10:43



Per un banalissimo errore di scrittura è stata indicata la data del 6  luglio 2010 l' incontro fissato con Ministro Galan. E' invece da intendersi il 6 settembre 2010. Domani.


 



mario desole 08/27/2010 12:37


...l'attacco alla nostra specificità c'è già stato quando a seguito della globalizzazione, si è pensato di aumentare le produzioni di un prodotto che NON APPARTIENE ALLA NOSTRA TRADIZIONE: il
pecorino romano. Le possibili soluzioni alla crisi del comparto andavano studiate e prese già 1015 anni fa, adesso è difficile trovarle dato che i caseifici si sono strutturati e attrezzati per la
produzione di questo tipo di formaggio. Inoltre come ho già avuto modo di dire in precedenza il patrimonio genetico delle pecore di razza sarda è stato completamente modificato!! Apparentemente
questo sembra un problema poco rilevante ma in realtà oggi ci ritroviamo una popolazione di pecore sarde che è altamente produttivo ma allo stesso tempo molto esigente sia dal punto di vista
sanitario che alimentare. Tali prestazioni produttive non sono più strettamente connesse allo sfruttamento del pascolo ma sopratutto alle nuove tecniche di allevamento che prevedono l'integrazione
della razione alimentare con foraggi particolari (erba medica e mais), mangimi e granaglie. La conseguenza principale è quella di aumentare i costi di produzione al fine di ottenere una elevata
quantità di latte (ad un prezzo sempre inferiore) con una qualità STANDARD, idonea sopratutto alla trasformazione industriale. Vi chiedete come mai gli allevatori ittiresi non fanno più il
formaggio in casa? ...essenzialmente perché il latte non ha più le stesse caratteristiche di una volta, di quello che proveniva dalle pecore non selezionate, che producevano poco ma comunque
sfruttavano al 100% il pascolo e garantivano un latte di elevata qualità e di conseguenza dei formaggi con particolari caratteristiche organolettiche di sapidità e profumo. Penso che la soluzione
sia quella di ricostituire e tutelare il nostro patrimonio di tipicità e non quello di inseguire il mercato globale in cui possono competere solamente i grandi industriali. L'Assessore ha spesso e
giustamente, proposto la diversificazione ( la riconversione delle aziende mi sembra una soluzione anche troppo drastica) per uscire dalla crisi, penso che la strada sia quella giusta, d’altronde
con il vitivinicolo ha funzionato, basti pensare a quante etichette di vini sardi esistono oggi sul mercato. Certi vitigni tipici della nostra tradizione come il Cagnulari, il Bovale, il Nasco, il
Nuhragus, l'Arvesiniadu e sopratutto il Carignano e la Malvasia di Bosa, erano praticamente abbandonati e sono stati riscoperti, valorizzati e rilanciati sul mercato affianco dei soliti, già noti,
Cannonau e Vermentino. Si potrebbe fere lo stesso con i formaggi, a patto che si dia un immagine e una connotazione meno industriale e standardizzata al prodotto, ma fondamentalmente più legata
alla tradizione, alla lavorazione artigianale e al legame con il territorio. Io ritengo assolutamente necessario e prioritario favorire il ridimensionamento degli stabilimenti di trasformazione,
incentivare la realizzazione di mini caseifici aziendali e soprattutto recuperare il patrimonio genetico originario delle pecore e i vecchi sistemi di allevamento. Lo si deve fare con politiche
lungimiranti che prevedano come conseguenza l’internazionalizzazione del prodotto e non come obbiettivo principale perché non si riuscirebbe comunque a competere.

Mario Desole - ARGEA


Gianuario S. 08/27/2010 10:55


Mi ha quasi commosso il commento che mi precede e devo dire che non ha tutti i torti a lamentarsi di questa gravissima situazione che rischia, per davvero, di degenerare in fatti ed azioni più dure
e disperate. La manifestazione di oggi a Porto Rotondo è importante non solo perchè mantiene gli animi dei Pastori sempre all' erta, a beneficio del Movimento, ma anche perchè proprio in quella
zona si concentrano gli uomini più ricchi ed influenti del mondo. Tra i quali anche quelli che si riconoscono di sinistra. Dunque attirare l' attenzione e focalizzare tutto sul problema della
Pastorizia Sarda e di tutte le famiglie che da questa attività traggono prezioso e vitale reddito. Ora qui, ma anche su facebook w su alrei siti del settore, i commenti e le tesi si sprecano e si
confrontano. Ma non si giunge ancora ad una soluzione.
Io credo che Andrea Prato sia stato preso per il verso sbagliato. Mi spiego.
Il nostro assessore conosce molto bene i problemi della campagna, sa benissimo quali siano le difficoltà che incontrano tutti gli allevatori e tutti i lavoratori della terra, capisce benissimo il
dramma che nasce dal rapporto con gli Istituti di credito che non ti lasciano respiro, sa bene anche quale sia la famelicità degli industriali del settore. E credo anche possa fare molto. Ma non
può.
Non perchè non vuole, no, non può perchè è una materia talmente complessa che la sua risoluzione non può essere decisa solo dalla Regione Sardegna. Credo sia necessario investirne sia il Governo
Nazionale, di concerto con la Regione, e sia l' Europa portando alla conoscienza degli altri lavoratori del settore di Francia, Belgio, Spagna e tutti gli altri Paesi presenti nella Comunità
Economica,quale sia il Nostro problema che è uguale al Loro. Dunque è necessario elaborare politiche complessive, se non globali europee, che consentano a tutti, quindi non solo alla Sardegna che è
un piccolissimo puntino nel Mondo Agropastorale Europeo, di migliorare le proprie condizioni di vita partendo dalla fissazione del prezzo del latte ad esempio in modo unitario. E' necessario
spostare l' interesse ed il potere della trattativa dagli industriali caseari che speculano abbondantemente, ai Pastori.
In tutte le Nazioni e le Regioni coinvolte.
Andrea Prato ha quindi, ed ha fatto bene, elaborato politiche di riconversione delle nostre aziende (per chi ne ha interesse visto che non c'è obbligo) proprio per dare una alternativa valida alla
attuale crisi del settore. Noi Sardi abbiamo interpretato questa politica come un attacco alla nostra specificità. Sbagliamo.
Propongo dunque una mobilitazione generale, concordandone i tempi ed i modi con la Regione Sarda, per trasferire la nostra protesta in Europa.


Fantasia Fervida 08/27/2010 10:17


Sono uno del mestiere.
Uno che il Pastore lo sa fare per davvero.
Sono dall' età di 10 anni che vado in campagna, al caldo delle estati torride e secche che ti bruciano la pelle lasciandoti solchi insanguinati, ed al freddo pungente ed insidioso dell' inverno dal
quale cerchi di sfuggire stando accovacciato a terra, coperto e stando quasi dentro il caminetto dell' ovile. Ho imparato a camminare tra i sassi, a nascondermi tra le frasche e le grotte che la
natura ha predisposto per noi uomini di campagna per sfuggire al tempo ingrato.
Conosco tutti gli alberi del mio territorio, quasi per nome perchè ho confidenza con loro; ho un rapporto di forte amicizia con i nostri graniti a strapiombo che ti riservano continuamente delle
sorprese rappresentandoti, ogni volta, una visione diversa della natura, della nostra Madre Natura Sarda, e dei suoi colori e rumori che da nessuna altra parte potresti sentire e vedere. Men che
meno in fabbrica sul continente o in industrie come il petrolchimico della nostra Regione.
Mio Nonno ha creato dal nulla, sostenendo enormi sacrifici personali e familiari, l' attività di allevamento ed ha dato vita alla attuale azienda agricola, un modesto allevamento di animali, che
poi ha lasciato in eredità a mio Padre.
Mio Padre.
Negli anni '58/'60 vista la gravissima crisi del settore ha abbandonato la campagna, vendendo il bestiame a prezzi stracciati ad un continentale, e si è fatto assumere, dopo leccamenti a politici
scaltri e disonesti, al petrolchimico. Ha vomitato sangue e disperazione per circa 30 anni riuscendo a finire la casa lasciatagli dal suocero. Ora è malato, un brutto tumore dovuto all'
inquinamento dall' amianto, dove Lui lavorava. Al mio compimento dei dieci anni mi ha voluto con sè mio zio, fratello di mamma, anche lui allevatore, che mi ha insegnato il mestiere. Dopo circa
venti anni ho ripreso in mano l' Azienda creata da mio Nonno ed ho iniziato ad attrezzarla con tutti i macchinari moderni. Ho speso tantissimi soldi e mi sono indebitato con tre banche portando
come garanzia la mia casa e quella di mio Padre. Le cose non sono cambiate. La stessa situazione che ha conosciuto mio Padre adesso la stò "assaporando" io.
Sono sull' orlo del precipizio economico. Fortuna che non mi sono ancora sposato.
Non andrò alla "Fabbrica dei Sequestri" perchè sono un onesto.
Spero solo che riprenda la chimica e che costruiscano una Industria grande quanto la Sardegna. Così noi avremo sempre il lavoro e gli industriali del latte potranno, con decreto legge regionale
importare il latte in polvere per fare il pecorino romano doc, dop e fate voi.
Spero di non impazzire.


Documento Coldiretti Regionale 08/26/2010 11:30


26/08/2010 - N.1

Ormai è una rincorsa contro il “tempo” come sempre avviene quando l’emergenza è più di una emergenza.
Michele Errico e Marco Scalas, direttore e presidente ddella coldiretti sardegna, così commentano l’attuale momento.  La strada immediata per dare risposte incoraggianti è senza dubbio quella
indicata nella piattaforma Coldiretti che prende in considerazione fortemente la possibilità di tonificare il mercato attraverso il ritiro del prodotto trasformato e destinarlo agli indigenti, ma
come si legge tra le righe questa è una iniziativa che nasce ed è sostenuta dal mondo agricolo e con le risorse dell’agricoltura per sostenere l’industria. Non è più stagione di autorelegarsi
ancora ad essere gli “utili idioti”, e quindi va bene questa strada se vi sarà certezza che tutti gli attori concorrano in maniera seria a guardare lontano.
Chi deve assumersi le responsabilità?
sicuramente tutti gli attori della filiera, e va bene. Ma le istituzioni devono giocare un ruolo predominante per quello che deve essere il rilancio del settore, non è più una questione di crisi a
se stante, trattasi di un fenomeno che se non governato rischia di mettere in ginocchio la Sardegna. Non possiamo, infatti, non pensare che gli equilibri sociali della regione non dipendano da un
settore che oltre ad essere significativo in termini di pil, compreso anche l’indotto che genera, non garantisca anche livelli occupazionali di rilievo. E questo è un primo aspetto, ma l’altro
significativo è rappresentato dal forte contributo che l’agro-pastorizia garantisce, come tutta l’agricoltura sarda, alla preservazione del territorio, governandolo,  tutelandolo, custodendo
indirettamente un bene fruibile intanto dalla società tutta, ma marcatamente ingerente sui risvolti positivi degli altri settori economici, in primis il turismo. Stiamo dicendo da tempo, continuano
Marco Scalas e Michele Errico, che sarebbe inimmaginabile ipotizzare la crescita turistica in sardegna senza agricoltura, senza la pastorizia che indirettamente svolge proprio questa funzione, che
ovviamente nessuno riconosce e che invece con tutti i suoi drammi continua a garantire. Ma per un attimo pensiamo che non vi sia, o che sparisse, di cosa dovremmo parlare?
Ecco questo è il forte messaggio che si intende offrire alla regione, è ora di guardare il settore con un occhio diverso: l’agro-pastorizia, così come tutta l’agricoltura sarda, ha una funzione
sociale che va tutelata. Se queste attenzioni non saranno garantite nell’immediato ed attraverso una programmazione volta al rilancio serio, Coldiretti non farà più sconti a nessuno. E’ ora di
assumersi le responsabilità, si attraverso anche i tecnicismi percepibili solo dagli addetti al settore, ma soprattutto con atti coraggiosi che permettano agli allevatori di svolgere questa loro
duplice funzione.
Se non si volta pagina, avremo sempre le reazioni frutto del disagio, e non ha importanza da chi, le proteste quando sono legittime, quando sono conseguenza di un malessere, non dividono. Nella
nostra piattaforma oltre ad indicare le soluzioni congiunturali, abbiamo evidenziato anche quelle strutturali, che ovviamente saranno arricchite ed implementate in ragione del forte contributo che
riceveremo dalla nostra base associata in occasione delle assemblee che stiamo tenendo a tutto spiano. La nostra è una organizzazione radicata e necessita del confronto per poter sostenere più
segnatamente le ragioni delle rivendicazioni.
Al Presidente della Giunta Cappellacci, agli assessori di riferimento, ma a tutti i consiglieri regionali, lanciamo questo “grido d’allarme” che avremo modo di ribadire nelle occasioni d’incontro
fissate e da fissarsi, è ora di assumersi una responsabilità che dia risposte all’agricoltura ed alla società tutta.


Gavino 08/26/2010 11:18


Cronaca - 24/08/2010 ore 23:00

Porto Rotondo.

Prosegue senza sosta la mobilitazione del Movimento dei Pastori Sardi partita con il blocco dell'aeroporto di Elmas e proseguita per tutto il mese di agosto negli aeroporti di Alghero e Olbia e
sulla Carlo Felice a Tramatza. Ora la protesta dei pastori, che dura da un mese, approda direttamente in Costa Smeralda, il paradiso delle vacanze dorate dei vip.
Per venerdì 27 (domani) è stata organizzata una nuova assemblea regionale del Movimento a Porto Rotondo.
I pastori e i loro sostenitori tra i quali molti sindaci, si ritroveranno a partire dalle 8 del mattino, nel parcheggio centrale di Porto Rotondo per una nuova assemblea, per ribadire le loro
richieste e le loro proposte per affrontare la gravissima crisi della pastorizia sarda ormai al collasso.
"Chi pensava che avremmo abbassato la guardia dopo le tante dichiarazioni dell'assessore Andrea Prato - ribadisce il leader del Movimento Felice Floris - sappia che ha sbagliato i suoi calcoli,
perché la lotta sarà ancora più decisa finché non otterremo risposte serie e precisi impegni da parte del Governo nazionale e dalla Giunta regionale. Il tempo delle attese sta per scadere. Anzi è
già scaduto. Abbiamo avuto già troppa pazienza. Adesso aspettiamo fatti concreti cioè provvedimenti urgentissimi se vogliamo salvarci dal tracollo delle nostre aziende."

"Vogliamo sottolineare la solidarietà di Gigi Riva alla nostra lotta" - scrive ancora Felice Floris nel comunicato che annuncia l'assemblea a Porto Rotondo.
"Le parole di Gigi Riva sono per noi uno stimolo a proseguire la nostra lotta pacifica per i nostri diritti e per le nostre famiglie - conclude Felice Floris, che ha avuto un lungo colloquio
telefonico con il campione, che sarebbe stato con noi a Porto Rotondo se non avesse avuto impegni con la Nazionale in Estonia. Ma sarà con noi con il cuore di sardo in altre occasioni - scrive
ancora Floris.
Per quanto riguarda le notizie di stampa secondo le quali obbiettivo della nuova mobilitazione a Porto Rotondo sarebbe Villa Cerosa, residenza di Berlusconi, sono notizie prive di fondamento. "Non
abbiamo nessuna intenzione di manifestare davanti alla residenza privata del presidente del Consiglio dei Ministri. Se sarà il caso e se nessuno in Sardegna prenderà provvedimenti - conclude Felice
Floris - chiederemo un incontro con Berlusconi a Roma, ricordandogli che è anche cittadino onorario di quest'sola non soltanto perché l'ha scelta come residenza delle sue vacanze. Siamo certi che a
Roma Berlusconi ci riceverà."

Felice Floris


mario desole 08/25/2010 12:38


Le soluzioni proposte dall’Assessorato, descritte da Manuela, sono senz’altro un buon punto di partenza per dare una rapida ed efficace risposta agli allevatori dell’MPS (…che la vogliono cotta) e
a quelli della COLDIRETTI (…che la vogliono cruda). Tuttavia credo che la Stanza di Compensazione e il Consorzio Latte, siano misure indirizzate alla risoluzione immediata di questo momento di
crisi ma non siano sufficienti per il rilancio del comparto zootecnico-lattiero-caseario. È fuori di dubbio che sia assolutamente necessaria l’attività di coordinamento da parte della Regione con
tutti gli attori del settore, al fine di superare la crisi e definire la programmazione delle future campagne casearie con lo studio di prodotti alternativi al pecorino romano e la
commercializzazione delle produzioni su nuovi mercati (cosa che finora non è mai stata fatta), ma, secondo me, bisogna anche interrogarsi sui motivi politici, tecnici, economici e strutturali che,
fin qui, hanno determinato la sovrapproduzione, la conseguente eccedenza di prodotto sul mercato, l’attuale situazione di collasso delle aziende e trovare le dovute soluzioni.
L’analisi va fatta partendo da lontano (…e sono certo che in Assessorato l’hanno fatto), da 25-30 anni fa, quando vi fu la transizione dal mercato cosiddetto “locale” a quello “globale” dei nostri
giorni. Codesto “passaggio” ha determinato in primis, l’aumento di produzione di pecorino romano in relazione alla crescente domanda da parte dei mercati del Nord America. Grazie a questo
importante canale di esportazione, favorito dal rapporto di scambio della Lira con il Dollaro e agli incentivi per gli ammassi erogato, fino a due anni fa, dal fondo comunitario di garanzia FEOGA,
è aumentata vertiginosamente la trasformazione del latte prodotto in pecorino romano, ed è costantemente e progressivamente diminuita la trasformazione in pecorino sardo e negli altri formaggi
tipici della nostra tradizione da destinare al mercato locale. A titolo di esempio si può prendere in considerazione la produzione media annua della Cooperativa LAIT di cui oggi l’80% è
rappresentata da pecorino romano e il rimanente 20% riguarda una ristretta gamma di formaggi (3-4 tipi) e la ricotta fresca. L’errore, a mio parere, è stato quello di perseguire, negli anni, la
tendenza all’aumento della produzione di latte da trasformare in pecorino romano, cavalcando il solito canale di esportazione, senza preoccuparsi di monitorare i flussi e le variazioni di mercato e
sopratutto senza una adeguata programmazione dei fattori della produzione in rapporto alla richiesta di mercato. Il comparto zootecnico-lattiero-caseario si ritrova, oggi, a dover smaltire una
smisurata eccedenza di latte ovino prodotto in relazione ad un appiattimento dell’offerta e a un paniere ristretto di prodotti da esportare alternativi al pecorino romano. L’aspetto che secondo me
è ancora più grave e di cui nessuno parla e con cui le aziende devono necessariamente fare i conti, è dato dal fatto che in questi anni la selezione genetica e le nuove tecniche di allevamento
hanno portato ad avere modificato completamente il patrimonio genetico del bestiame. La pecora di razza sarda era caratterizzata un genotipo rustico e resistente alle malattie con una produzione
media di ½ litro di latte al giorno e limitate spese di gestione e mantenimento. Oggi ci ritroviamo delle pecore che producono anche oltre 2 liti di latte ma che, al contrario, sono molto
suscettibili alle malattie e hanno delle altissime spese di conduzione che incidono passivamente e pesantemente nel bilancio delle aziende, a fronte di un progressivo calo del prezzo del latte per
i motivi che ben conosciamo. Difficile attribuire le responsabilità e le colpe di questa crisi del settore a chi governa oggi in Regione, credo che le colpe siano da condividere in parti uguali tra
i politici che si sono susseguiti e avvicendati e tra gli stessi attori del settore zootecnico-lattiero-caseario (allevatori, industriali, associazioni di categoria e Consorzio di Tutela del
pecorino romano). Anziché proporre solo semplici misure assistenzialistiche a favore del comparto, già dalle prime avvisaglie di inversione di tendenza del flusso di mercato, nei primi anni 2000,
ovvero dall’entrata in vigore dell’Euro e della Riforma della PAC che ha imposto gli aiuti disaccoppiati e la condizionalità, si sarebbe dovuta attuare una vera attività di programmazione dei
fattori della produzione, rapportati alle nuove esigenze di mercato. Si sarebbe dovuto salvaguardare l’antico patrimonio genetico della ovina razza sarda, ripristinare i vecchi metodi e tecniche di
allevamento e promuovere i prodotti tipici e tradizionali, anziché incentivare il pecorino romano su pressione delle associazioni di categoria e del suddetto Consorzio di Tutela. Si sarebbero
dovuti incentivare i produttori titolari di piccoli caseifici aziendali che conferiscono il prodotto al mercato locale. Si sarebbe dovuta sovvenzionare la costituzione dei suddetti piccoli
caseifici aziendali anziché delle grandi stalle e sale mungitura che spesso e volentieri non sono mai state sfruttate al 100%. Si sarebbe dovuto imporre alle catene di grande distribuzione
nazionali e internazionali, che ci hanno letteralmente invaso il territorio, di presentare e soprattutto promuovere la vendita dei formaggi sardi in luogo delle Scamorze, degli Stracchini, dei
Grana, degli Asiago, degli Emmental ecc…, che troviamo a basso prezzo negli scafali dei discount.
Per chi ha la memoria corta, bisogna anche riccordare, sempre a titolo esemplificativo, che il settore vitivinicolo sardo 25-30 anni fa’ viveva in un momento di crisi ancora peggiore di quello che
oggi attraversa quello zootecnico-lattiereo-caseario, con aziende che chiudevano i battenti e che ricorrevano in massa agli incentivi comunitari per l’estirpazione delle superfici vitate. I pochi
vini sardi in commercio erano poco conosciuti e considerati di basso pregio, quindi anche poco competitivi sul mercato. Con le giuste e appropriate misure di programmazione, di promozione e
valorizzazione e di politiche volte a finanziare interventi strutturali sensati, di diversificazione e miglioramento della qualità, la Regione è riuscita a risollevare le sorti del comparto e oggi
i vini sardi sono considerati l’elite del mercato nazionale, oltre che essere apprezzatissimi anche all’estero. Le aziende vitivinicole, in questi anni si sono moltiplicate e alcune hanno raggiunto
il top con numerosi riconoscimenti e menzioni nelle più importanti rassegne enologiche. Questo sta a significare che laddove sono state applicate politiche esclusivamente assistenzialistiche, come
nel caso degli allevatori che oggi manifestano o sbagliate, oggi si fanno i conti con uno stato di difficoltà e collasso delle aziende, mentre altri settori dell’agricoltura sarda stanno vivendo
momenti di gloria, nonostante si stia attraversando un periodo di crisi economica internazionale. Ritengo che con le politiche giuste il comparto zootecnico-lattiero-caseario (…non mi piace il
termine agro-pastorale) possa uscire alla grande da questo difficile momento, viste la grandi potenzialità produttive che porta in dote. La programmazione, in questo senso è fondamentale, ma non
deve essere essenzialmente indirizzata alla commercializzazione e all’esigenza di smaltire le eccedenze ma ad ampliare il più possibile il paniere dell’offerta e l’orizzonte di mercato, ponendo
come condizione essenziale per l’erogazione degli aiuti, l’aspetto della qualità e della tipicità. Un ruolo importantissimo è, a mio parere, quello legato alla ricerca scientifica volta al
ripristinare l’antico genotipo della razza ovina sarda e al controllo della sanità. In questo senso auspico che l’Assessorato regionale all’agricoltura provveda quanto prima a promuovere un “tavolo
verde” con i rappresentanti della categoria, i ricercatori dell’università e i responsabili della sanità. Proporrei, inoltre che le competenze del Servizio veterinario, passassero dall’Assessorato
alla Sanità a quello dell’Agricoltura al fine di stabilire un fronte comune di coordinamento e programmazione e semplificazione delle procedure.
Mario Desole - ARGEA Sardegna.


Manuela Soro 08/23/2010 16:33


se vogliamo analizzare punto per punto la piattaforma del movimento pastori sardi facciamolo, ma teniamo presente che molte proposte sono assolutamente demagogiche ed irrealizzabili. Sul primo
punto ad esempio la Regione Sardegna ha già chiesto dal mese di novembre 2009 se, con anche con fondi regionali, l'agea potesse incrementare l'acquisto di pecorino romano da destinare ai poveri.
Ebbene l'incremento richiesto è stato considerato aiuto di stato e come tale non è attuabile. La Regione ha in corso, per tale richiesta, un'interlocuzione con gli esteri, avviata nella primavera
2010, ma a tutt'ora non se ne conoscono gli esiti. L'Assessorato sta già lavorando per affontare la crisi del comparto ovino con l'individuazione di misure anticrisi che rimettano in piedi il
settore. La stanza di compensazione ne è un chiaro esempio. Infatti l'istuzione di un organismo terzo, il consorzio latte, all'interno del quale entrano tutti i rappresentanti della filiera e la
Regione che ne curerà il coordinamento ha proprio lo scopo di affrontare la crisi attuale legata alla sovraproduzione e definire con tutti gli attori le strategie, la programmazione delle future
campagne casearie, lo studio di prodotti alternativi al pecorino romano e la commercializzazione delle produzioni su nuovi mercati. Per affrontare il problema del sistema cooperativo, oggi in forte
crisi nonostante la Giunta Soru avesse puntato tutto ma con scarsi risultati, si è pensato di commissariare quelle in difficoltà fino al loro ritorno ad una condizione economica accettabile. Tutte
le aziende cooperative che avranno bisogno di nuove risorse finanziarie, garanzie bancarie e di collocare i prodotti tramite il Consorzio Latte dovranno sottoscrivere l'impegno di condividere con
la "stanza di compensazione" tutte le strategie aziendali fino a quando non torneranno alla normale operatività. La Regione inoltre, combatterà l'abusivismo produttivo e solo da vere aziende
agricole sarà consentita la trasformazione di formaggi a denominazione d'origine. Oltre a questo ritengo di poter informare che l'Assessorato Regionale all'agricoltura ha presentato un proprio DDL
in cui sono ricomprese diverse misure anticrisi tra le quali il versamento di un capitale di euro 2.500.000 per la stanza di compensazione, ed è previsto l'acquisto delle scorte di formaggio
giacenti nelle cantine delle cooperative sociali, con l'obiettivo di consentire la nuova produzione del 2010 e nuove strategie di commercializzazione non legate alle eccedenze che tanti problemi
stanno creando in merito al prezzo del prodotto.I quantitativi di formaggio acquistato verranno in parte distribuiti ai poveri e in parte utilizzati per la promozione attraverso il consumo nelle
mense scolastiche ed ospedaliere. Altri 2.500.000 euro sono stati previsti per l'attuazione del progetto qualità del latte ovino e acquisto dei latto-prelevatori per rilevare in tempo reale le
caratteristiche del latte conferito. l'allevatore che aderisce al progetto del latte a qualità riceverà un beneficio economico di 4 cent di euro per litro di latte prodotto sino ad un massimo di
1000 euro ad azienda (aiuto de minimis), inoltre dovrà essere fornita delega alle associazioni di categoria riconosciute dal CNEL a trattare il prezzo del latte all'interno della stanza di
compensazione, che attraverso l'aggregazione dell'offerta ovviamente avrà tutte le carte in regola per ottenere un prezzo più remunerativo dai soggetti preposti alla vendita. Queste in sintesi sono
le azioni alle quali l'Assessorato sta già lavorando da tempo, prima che Felice Floris, o chi per esso, avesse preso a cuore gli interessi degli allevatori sardi.


Davide 08/23/2010 08:14


E' una analisi più che giusta, del resto quella è la realtà, ma il Movimento Pastori Sardi chiede e rivendica alcuni punti che sono fondamentali per la crescita della categoria e, sembra strano,
per la sua futura sopravvivenza. Ecco perchè dico che questa analisi è aderente alla realtà.
Propongo di analizzare punto per punto le proposte che il MPS propone all' Assessore e sui quali punti, se ne avete intenzione e capacità, possiamo , pezzo per pezzo analizzarne i benefici e la sua
applicabilità.

1- ripristino immediato, per un periodo limitato di pochi anni, del meccanismo delle restituzioni comunitarie destinate al mercato americano e canadese, unico strumento possibile per svuotare i
magazzini della nostra industria casearia senza creare buchi di bilancio. Se ciò non bastasse lo Stato invece di dare soldi ai paesi poveri (soldi che finiscono sempre nelle tasche dei loro
affamatori) distribuisca alle popolazioni povere formaggi.

Ecco questo è il primo punto. Che cosa ne pensiamo ? E' una richiesta che può trovare soddisfazione e risposte concrete ?