La parola al Dott. Giuseppe Dore apprezzato e stimato neurologo di Ittiri : "Ecco che cosa è la Psiconeuroanalisi".

Pubblicato il da Totoi Fadda

La classe dirigente del nostro Paese non è immune dal fenomeno mafioso. Perché la mafia non è criminalità comune e non è la manifestazione di un popolo arretrato e barbaro.”

Così Vincenzo Ceruso apre, nel risvolto di copertina, il suo libro dal titolo :

Il libro che la mafia non ti farebbe mai leggere. Oltre il muro dell’ omertà: le relazioni politiche e le basi culturali dell’ organizzazione criminale più potente del mondo”.

Newton Compton Editori.

 Questo libro esplora – scrive Ceruso – i luoghi in cui si è formato il sistema di idee che ha cementato l’ Onorata Società : tribunali, redazioni di giornali, aule parlamentari, sagrestie e salotti della borghesia. Qui hanno preso corpo le diverse narrazioni del fenomeno mafioso. Qui è nato il livello politico-culturale della “terribile setta”.

Ma perché inizio queste mie insignificanti riflessioni in questo modo ? Con il ricorso ad un esaurientissimo risvolto di copertina su un libro che tratta esclusivamente di mafia, di forti collusioni con i Poteri dello Stato, di corruttele continue dei personaggi cosiddetti “eccellenti”, di gente facente parte attiva dell’ “Onorata Società”. Una riflessione così brutalmente indisponente per chi legge, che lascia intendere chissà che cosa in relazione all’argomento che già da qualche anno “trattiamo”.

La colpa non è la nostra che ne scriviamo in questo modo, è da imputare esclusivamente, questa colpa, alle a volte evidentissime similitudini. Ogni riferimento a persone e fatti realmente esistenti ed accaduti è puramente casuale. Quelle stesse similitudini che riscontriamo in quello che ormai viene definito, e che è universalmente conosciuto come “Lo strano caso del Dott. Giuseppe Dore”.

Si, “lo Strano Caso”, se lo analizzate per bene, ricorrendo a quella giusta distanza emotiva accompagnata da quel necessario grado di terzietà rispetto al problema in esame, né contro né favorevole, vi sono tutti gli ingredienti, a cui ha fatto ricorso la cosiddetta “terribile setta”, come viene raccontato da Vincenzo Ceruso riferendosi alla mafia.

Riscontreremo gli stessi atteggiamenti, i trabocchetti, gli inganni, i tradimenti. Se letto bene da tutte le angolazioni questo “strano caso” ci presenta una ricca e variegata aggregazione di persone che, al pari delle denuncie di Caruso, hanno dato vita a quella che noi oggi definiamo “l’ Ideologia del Malaffare”. Una ideologia che si è avvalsa “…del contributo di avvocati, intellettuali, uomini politici, professionisti e religiosi” spiega lo scrittore siciliano. 

E’, questa, una nostra semplice ed innocente impressione, magari campata in aria, che non trova riscontro né fondamento nell’ evolversi degli accadimenti sino ad oggi sviluppatisi e che hanno portato, nella fase iniziale, a degli arresti anche “eccellenti”.

Cosa mai ci sarà dietro tutto questo “strano caso” ? Da una prima lettura dei soli titoli, perlopiù portatori di false notizie, si riesce ad intuire qualche cosa.

Si comprende soprattutto a chi è che potrebbe dare fastidio l’ affermarsi, come vera e propria cura, una teoria ed una scoperta scientifica espressa e discussa sottoforma di tesi di laurea che ha ricevuto ampio consenso e sostegno dal mondo accademico con l’ aggiunta anche della lode.

Quello stesso mondo accademico, è scritto su tutti i giornali già all’indomani  degli arresti, che si contraddice clamorosamente e rumorosamente. 

L’ articolo che segue, scritto proprio dal neurologo di Ittiri Dott. Giuseppe Dore, è un riassunto, in forma breve, su che cosa sia effettivamente la “Psiconeuroanalisi”; quale è la sua tecnica di applicazione; quali sono le azioni e gli atteggiamenti da assumere con il paziente.

Può essere una sorta di vademecum ad uso e consumo di chi non conosce per nulla ( e come potrebbe se nessuno ancora può insegnarla quindi neanche giudicarla ?) questa teoria scientifica e metodo di cura che è stata chiamata dal suo stesso scopritore “Psiconeuroanalisi”.

Dovete “armarvi” di buona volontà e della giusta curiosità perché il testo è abbastanza esteso ma ne vale la pena credetemi.

Buona lettura.

 



 

COMPENDIO DI PSICONEUROANALISI

A cura del Dott. Giuseppe Dore

 

malato alzahimer 1Dal punto di vista meramente pratico gli incontri di seduta Psiconeuroanalitica, in media due alla settimana, hanno la durata di circa 90 minuti l’uno. Inoltre è sempre necessario stabilire anche con il paziente una sorta di patto terapeutico, di palese derivazione analitica, non solamente per riferire sempre la verità assoluta su Sè stesso, ma anche per dover eseguire, in particolare, tutto ciò che gli verrà “prescritto” dal medico, senza opporre alcuna resistenza volontaria all’argomentazione logica dello stesso.

A differenza della terapia psicoanalitica classica, in cui l’analista siede sempre dietro al paziente (durante le sedute i due non devono vedersi in faccia), il trattamento si svolge rigorosamente con i due partecipanti vis a vis. Inoltre, è bene sottolineare che il vero abbrivio del trattamento viene a realizzarsi solamente quando viene a essere “ravvisata” da parte del paziente, una sensibile e galvanizzante asimmetria tra i due in soggettività senziente, ossia il gradiente di Coscienza che il medico deve garantire (e abile da far capire e far “sentire”, con iniziali imbeccate di mentalizzazione ed astrazione rese ad hoc, di volta in volta, a seconda del tipo di paziente e di patologia), pena l’impossibilità della cura stessa.

Altro aspetto importante che segue quasi obbligatoriamente a quanto detto prima è, sempre per il medico che attua questo tipo di trattamento, anche il detenere una solida formazione culturale pluridisciplinare che spazi il più possibile nello scibile umano. Particolarmente importanti, ma non solo, risultano essere le prestazioni cognitive da emisfero sinistro, quali: linguaggio, logica, astrazione, analisi, facoltà euristiche, semantica epicritica ecc. (cioè conoscenze e/o stili cognitivi del mondo vuoi di tipo fisico-matematico e naturalistiche, vuoi anche filosofiche, antropologiche, psicologiche, psicoanalitiche ecc.). Il leitmotiv dell’intero percorso curativo è costantemente rappresentato da uno speciale Teorema logico-semantico interpretativo della Realtà. Da quest’ultimo viene attinto un originale “senso metaparadossale,” quindi intimo delle cose e/o dei fenomeni che a rotazione saranno oggetto di attenzione da parte del medico e che attivamente dovrà saper penetrare nello psichismo dell’analizzando. Tutto questo, attraversando abilmente cortocircuiti mentali inequivocabili, nel vissuto profondo del malato per innestarvi con energia e mediante l’uso di un linguaggio logico-persuasivo corrispondente (strada facendo sempre più astratto e mentalizzante), una sorta di originale semantica essenziale del mondo.

Tale Teorema di Realtà anzidetto, denominato Psicofisica, è il frutto concettuale sintetico di una pura è innovativa astrazione logica eseguita sulla Realtà e i suoi contenuti. Quanto detto, ripetiamolo, bisogna saperlo abilmente presentare e trasmettere al paziente, onde si plasmi una mappa pregnante di senso che offra nuovi e densi stati di consapevolezza, ovvero qualia logico-astratti sempre più pregnanti. Quindi l’istante terapeutico per eccellenza sta proprio nella capacità di recare, mediante l’uso magistrale del linguaggio, quanta più di questa novella Conoscenza logico-essenziale del mondo, derivabile dal suddetto teorema di Realtà, nella mente del paziente. Infatti, questo neo-sapere, intriso di logica e di progressiva astrazione ricorsiva ascendente, lo si deve saper collocare abilmente nel flusso ideico irrazionale del paziente che così, mediante la calibrata reiterazione di quanto detto, permetterà l’intento di veicolare non solo i principi di funzionamento dell’emisfero sinistro (logica, astrazione, analisi ecc.), ma anche un nuovo livello semantico dello status quo della Realtà. Quindi l’elemento importante, ai fini della terapia, non sono le grammatiche e/o le sintassi dei vari linguaggi come la matematica, la fisica, la psicoanalisi ecc., ma i significati e le procedure di pensiero epicritico che tali linguaggi sottendono, implicitamente, quando inserite in una nuova Weltanschauung, e che accrescono nella doppia direzione, cioè orizzontalmente per quantità-qualità ideativa intellettualmente ex aequo, e “verticalmente”, cioè per climax di astrazione concettuale progressivamente ascendente, i confini della consapevolezza lucida del paziente.

Altro aspetto da sottolineare è la funzione cosiddetta decentrante, ossia anti-ego di questo trattamento, svolta profondamente e da subito nei riguardi di qualsiasi pato-psichismo marcatamente autoreferenziale e di comune riscontro nelle turbe della corteccia umana. Perciò, invitando il paziente a dare costante attenzione al senso sostanziale dell’alterità fenomenica, quindi del non-Io, gli si permette gradualmente di interpretare anche se stesso mediante un approccio progressivamente sempre più nomotetico, dove il proprio caso diverrà necessariamente e solamente un momento particolare, cioè idiografico di una legge generale (psicologica, di natura ecc.) che lo contempla, e di cui egli ne esprime una “minor” goccia di rappresentanza.

Inoltre, sorvolando per il momento sia sulla componente matematica, cioè numerico-operativa nonché psicomotoria digito-bimanuale di questo neo-metodo terapeutico, il trattamento Psiconeuroanalitico (oltre a delle letture mirate di approfondimento che l’analizzando, dietro proposta del terapeuta, dovrà affrontare durante l’intera durata del trattamento), prevede anche un importante ampliamento linguistico-lessicale del paziente. Ciò sarà conseguito mediante una lista di lemmi (di solito dieci per ogni incontro, soppesati dal medico ad ogni seduta secondo il loro intrinseco gradiente informativo-semantico, che deve essere sempre giustapposto alle capacità mentali che il paziente presenta, di volta in volta, con il procedere della terapia), afferenti alle più svariate conoscenze naturali e umanistiche, e che a ogni successiva seduta vengono, oltre che interrogati al paziente (il quale è obbligato alla conoscenza sia degli ultimi termini che di tutti i precedenti), anche ripresi e ampliati dal medico secondo il modo innovativo che ha offerto questo nuovo intendimento della Realtà. Per esempio, ogni vocabolo viene in genere interpretato secondo due movimenti concettuali differenti, quali:

1) Come una sorta di processo bottom-up, cioè partendo dall’etimo originario del termine, si attraversano, affrontandoli analiticamente, tutti gli utili significati che la parola implica nella sua piena accezione, sino a quello in cui trapela maggiore astrazione di senso, quindi il passaggio da una dimensione prettamente locale, concreta paradossale e relativa, ad una sempre più astratta, logica e perciò assoluta e universale.

2) Oppure la parola può essere esaminata secondo un approccio di tipo top-dawn dove si considerano vari aspetti oggettivi della Realtà, in apparenza distanti e inconciliabili, ma che un certo prospetto di co-appartenenza dell’insieme considerato, stabilito dal teorema della Realtà anzidetto, permette ad ogni vocabolo di accrescere il proprio potere semantico sulla natura e sulle proprie relazioni interne, sino ad offrire alla parola stessa un gradiente esplicativo inusuale e alquanto estensivo sul mondo e dilatante per la Coscienza stessa.

Così facendo si permette al paziente di:

A) da una parte di appropriarsi di una forma di linguaggio unica, non solamente perché sempre più preciso e ricco di significati, ma essendo noto che ogni vocabolo aggiunto nella maniera su esposta è un attivo frammento cosciente del mondo” che ci portiamo dentro, la fisiologica conseguenza sarà una resipiscenza inaudita della soggettività pensante e unificante. Quest’ultima sempre in stretto dialogo con una Realtà consapevolmente riconosciuta e perciò conseguentemente “protettiva” e corroborante per il cervello e la mente ad esso inerente.

B) dall’altra parte di poter intendere, ed apprendere, una percentuale sempre più vasta di informazioni che il medico rende a ogni incontro, con la naturale conseguenza di raffinare e snellire i tempi terapeutici.

Ancora, possiamo affermare che lo scopo principe di questo nuovo tipo di cura, che dallo psichico arriva al biologico, cioè al cervello e in particolare alla corteccia cerebrale generale e segnatamente emisferica sinistra, è dare adito (molto probabilmente anche con la mediazione, diretta o indiretta, dei cosiddetti neuroni specchio), a una nuova possibilità di differenziazione funzionale di un cervello che, per cause diverse, non ha maturato prestazioni filo-ontogenetiche avanzate e perciò anti-decadimento per eccellenza.

 

DR.DORE-6.JPGQuindi la complessiva azione del medico, che si estende dall’incontro con il paziente, alla formulazione diagnostica e alla cura, comprendendo in quest’ultima anche i suoi messaggi non verbali, (ecco spiegato il perché del vis-a-vis) è rivolta a incidere, con quanto sopra è stato detto, su di un tessuto cerebrale che si palesa maleagente e ipofunzionante, onde, ripercorrendo una sorta di “entelechia riposta”, ridestare quell’Essere senziente interno all’uomo, cioè la Coscienza. Con essa si concretizza il vero baluardo nei confronti delle forze “brutali” anti-Realtà istintivo-emotive dell’inconscio e perciò, come scoperto dalla Psiconeuroanalisi, dementigene per antonomasia. Si ricorda, inoltre, che questa nuova terapia della mente, nella propria interezza, contempla quattro livelli applicativi differenti, inerenti sia al grado di difficoltà dell’ambito nosografico affrontato sia allo scopo ultimo che si desidera concretizzare. Quindi il primo livello è giocoforza quello dedicato alle situazioni in cui la perdita di tessuto e di funzione cerebrale è chiaramente dimostrata, come appunto nelle demenze e/o altre patologie neurologiche. Il secondo livello è quello che invece contempla maggiormente l’ambito psichiatrico, ovviamente con l’area di transizione tra i due livelli che viene a contemplare tutte quelle situazioni di depotenziamento cerebrale senza ancora schietti segni di atrofia, dimostrabili anche con approcci neuroradiologici funzionali, oppure le fasi iniziali delle stesse demenze organiche, ecc. Il terzo e il quarto livello, molto più ricchi in concettualizzazione astratta e in processi di pro-mentalizzazione, invece mirano prevalentemente all’area preventiva interessando perciò le persone cosiddette normali. Si sottolinea, en passant, che con la parola mentalizzazione in Psiconeuroanalisi si intende quella condizione di elata e raffinata attività cognitiva in cui moti istintivo-emozionali sottocorticali possono essere estinti ed investiti in flussi di pensiero pro-Realtà e perciò inesorabilmente addomesticati per un quieto vivere da uomo civile. In altri termini, la funzione mentalizzante è il garante neuropsicologico per le condizioni di vera Coscienza nonché di pace della nostra civiltà.

Quindi, da quanto detto e considerato sinora si apprende anche che la Psiconeuroanalisi costituisce, fondamentalmente, un pregnante frammento di una conoscenza più vasta1.

Inoltre, già dalle proprie basi e’ rinvenibile l’ assunto filogenetico che la mente senziente e’ correlata, principalmente, alle strutture cerebrali che appartengono sostanzialmente all’ultima fase evolutiva dell’ encefalo ovvero la neocortex.

Le aree anzidette nel cervello sono espresse, in particolare, da specifiche regioni del manto corticale dove viene a realizzarsi lo stato di consapevolezza auto ed eterologa. Infatti, oggi e’ risaputo, dall’anatomia comparata, che tali regioni cerebrali compaiono in misura più evidente già nei primati, ma solo nella specie homo raggiungono la massima espressione, sia quantitativa che qualitativa.

Esse costituiscono una sorta di filiera gerarchicamente organizzata, ove le strutture che maggiormente contribuiscono a rendere l’uomo una specie pensante, capace di astrazione ecc., sono le aree associative e specialmente anteriori dell’ encefalo.

E’ oramai risaputo che le funzioni psichiche superiori correlate all’astrazione logica, vengono a realizzarsi specialmente in quelle frontali, in cui e’ rinvenibile, come confermato da studi recenti e come la Psiconeuroanalisi sostiene da sempre, che la parte anteriore dell’emisfero sinistro, e segnatamente il settore dorso-laterale di esso, e’ maggiormente implicato nella duttilità, nella flessibilità e nell’altissima espressione dell’intelligenza umana, nonché nei contatti dell’uomo sia con l’ambiente, che con sé stesso nella propria interiorità.

La misurazione dell’indice di connettività e di estensione raggiunta nel singolo individuo da queste aree e’ uno dei valori diretti delle potenzialità e abilità intellettive specie-specifiche.

Questo dato e’ derivato non solo dalle neuroscienze, ma anche da quanto la Psiconeuroanalisi ha rilevato nel proprio corpus teorico-terapeutico del come la coscienza venga a distribuirsi nella corteccia umana.

Estendendo il raffinamento del pensiero cosciente al gesto volontario, e’ possibile notare che anche i movimenti divengono progressivamente più precisi, controllati ed educati simultaneamente al processo di neocorticalizzazione, specialmente frontale. Quindi, i movimenti più raffinati si prestano, inevitabilmente, ad essere comunicazione anche astratta, ovvero strumento del pensiero come il linguaggio, di cui ne rappresentano una fase motoria intenzionale nonché para-verbale.

E’ scientificamente noto che i nostri parenti più prossimi2non riescono ad effettuare alcuni movimenti con le dita delle mani, in particolare non sono abili (come la specie homo) a lateralizzare le dita nei movimenti volontari di simultanea sincronizzazione biemisferica alternata destra/sinistra, quando viene espressa quella intenzionalità finalizzata all’esecuzione di un gesto3.

Il movimento scimmiesco4nella nostra specie viene ad essere sostituito da uno spettro più ampio di piccoli movimenti di alta precisione che e’ possibile effettuare specialmente con le mani, grazie alla storia filogenetica ed ontogenetica dell’ uomo, secondo un modello che prevede la presa in carico da parte delle strutture più’ recenti di quanto già conquistato negli stadi evolutivi precedenti.

Inoltre e’ utile ricordare che i movimenti fini delle dita della mano sono controllati da parte della corteccia in rapporto diretto con le corna anteriori del midollo spinale, quindi maggiormente il movimento e’ complesso fine e consapevole, maggiormente si trova sotto il controllo del manto corticale, senza l’ ausilio obbligato delle strutture sottocorticali. Tutto ciò comporta,naturalmente, un saliente momento in ambito terapeutico.

Quindi, seguendo i dettami della Psiconeuroanalisi, e considerando sia le funzioni motorie che psichiche del soggetto di volta in volta preso in esame, e’ possibile svolgere importanti inferenze non solo sullo stato evolutivo neocorticale raggiunto, ma anche sul potenziale di cambiamento terapeutico ancora presente nel paziente se sottoposto al trattamento Psiconeuroanalitico stesso. Infatti quest’ ultimo vuole rappresentare quell’ importante neo-conoscenza che mediante azione epigenetica rivede profondamente i limiti imposti non solo dalla genetica, ma anche dalla condizione patologica dell’uomo.

La Psiconeuroanalisi, perciò, interviene segnatamente come terapia sia dalle che nelle fasi evolutive ultime dell’uomo.

Quindi la premessa culturale in Psiconeuroanalisi si accosta, in parte, ad analoghi modelli di stampo psico-socio-evoluzionistico5.

Secondo questa premessa andando a coinvolgere con la terapia le parti ultime della filogenesi e dell’ontogenesi del cervello( aree associative senzienti) e del corpo (mani), si prenderanno in carico e verrà stimolato tutto ciò che evolutivamente ha preceduto la neocorticalizzazione, e quindi la Coscienza Umana.

Infatti, nel sistema nervoso centrale, necessariamente, tutte le mappe neuronali anatomo-funzionali che afferiscono a ciò che in ultimo dobbiamo essere (homo sapiens sapiens) avocano odologicamente a sé, adducendo 6evolutivamente e investendo ciò che trovano già pronto nel territorio che viene colonizzato7.

Laddove questo non sarà possibile per il grado di avanzamento della patologia8, verrà utilizzato il substrato cerebrale e le funzioni motorie residue ad esso connesse, stimolandole entrambe, congiuntamente, in misura adeguata al singolo caso. Esse forniranno così una sorta di “rampa di lancio” operativa per il riavvicinamento alle funzioni mancanti e scientificamente note essere le ultime.

Quindi, inevitabilmente, vengono utilizzate nei casi avanzati, quale Pre-Terapia riabilitattiva, tutte le funzioni monche rilevate in diagnosi Psiconeuroanalitica, per avere l’avvio terapeutico da quelle maggiormente evolute in quel preciso momento clinico; la Terapia Psiconeuroanalitica vera e propria, invece, lavora e tonifica, rafforzandole e ampliandole, le competenze neuropsicologiche presenti nel soggetto, in una sorta di condensata mimesi della crescita evolutiva. Si ricorda che la Pre-Terapia, attuabile con paziente singolo o in gruppo che per molteplici motivi non possono accedere alla partecipazione richiesta dalla Psiconeuroanalisi vera e propria , rappresenta una sorta di momento teatrale tragico-comico volutamente ricercato e simulato dal medico. Infatti ad una fase comunicativa iniziale altamente suggestiva e antiego per eccellenza, ne segue una seconda in cui si prospetta un vero e proprio momento narrativo incentrato su vari termini scelti ad hoc di volta in volta, e dilatati concettualmente dal medico mediante la logica semantica tratta dalla Psicofisica. Inoltre, sono inerenti alla Pre-Terapia specifici esercizi psicomotori, ovviamente differenti da quelli attuati in terapia Psiconeuroanalica, finalizzati a stimolare le attività neurologiche residue ancora presenti e che saranno definiti meglio in futuri lavori di divulgazione.

In questo modo, sia la Pre-Terapia che la Terapia Psiconeuroanalitica , rappresentano una sorta di richiamo intenzionale, sia di tipo filogenetico che ontogenetico, ex novo dell’uomo.

Per ottenere questo importante risultato e’ comunque opportuno approfondire ulteriormente la teoria e la prassi Psiconeuroanalitica. Infatti, durante il trattamento al paziente vengono mostrati e fatti eseguire tutta una sequela di piani di esercizi digito-manuali, prettamente epicritici, dove il raccordo funzionale inter-bi-emisferico diviene sempre più serrato mediante una simultaneità alternata (come rinvenibile, ad esempio, nelle figure artistiche di una coppia danzante) in cui i due emisferi tendono a fondersi in un’ unitaria sincronicità d’azione.

Dunque, quando verrà richiesto l’uso della mano destra ma in contemporanea la mano sinistra già e’ pronta a corrisponderle in un atto motorio speculare, si sta inducendo l’area motoria del emisfero cerebrale sinistro ( che controlla il movimento della mano destra)” a relazionarsi coscientemente, quindi più intensamente dal momento che viene ad essere interessato, tra l’altro, anche il processo attentivo, con la parte controlaterale la quale a sua volta pre-attivandosi, sempre sotto il controllo della Coscienza, reitera al contrario l’intero gesto. La replicazione in terapia di quanto appena descritto conseguirà, nel tempo, una maggiore differenziazione funzionale, quindi evolutiva degli emisferi cerebrali.

Infatti, poiché tra le due emi-parti cerebrali e’ giustapposto il corpo calloso che informa puntualmente un emisfero su ciò che accade nel controlaterale, e’ naturale che le due parti si troveranno sempre,secondo i postulati della Psiconeuroanalisi, in uno stato di “eccitazione funzionale senziente”in cui troviamo due neuro-opposti complementari che si incontrano all’unisono di volta in volta.

Dunque apprendiamo che la funzione motoria fine delle dita, di ciascun emisfero, verrà elicitata sempre secondo un preciso schema pro-evolutivo, in cui e’ previsto un ricercato e insistente dialogo degli opposti. En passant, onde capire meglio, si ricorda che dalla fusione di due elementi opposti e complementari, cioè i due gameti sessuali genitoriali, si e’ originata la vita della specie. Quindi, estendendo tale constatazione, e’ naturale attendersi che dall’ incessante dialogo degli opposti encefalici, ossia dei due emisferi cerebrali, nasca ed evolva la mente umana, climax di espressione della vita nel cervello.

Nella pratica il paziente esegue “a specchio” tutta una serie di esercizi manuali , proposti in gradiente crescente di difficoltà nel rispetto dei tempi dei singoli individui, che il medico e/o caregiver esegue con intenzionale lentezza volendo stimolare specificamente le aree preposte nel SNC al controllo fine nella cronologia e della ampiezza dei micro gesti digito-bimanuali.

In apparenza semplici, perché proposti in un contesto sereno e quasi ludico, nonché come un esercizio clinicamente utile9, gli esercizi verranno guidati all’interno di una relazione terapeutica,solitamente nella fase conclusiva della seduta, come un rimando motorio del lavoro fatto in ambito cognitivo dalla precedente logos-terapia, cioè di quella prima parte costituita sia dalla sezione logico-linguistica che da quella numerico-concettuale. Quest’ultima implica lo svolgere da parte del paziente sia tutte le operazioni di base dell’aritmetica , ma anche, quando il tipo di paziente sotto cura si presta, considerazioni matematiche più avanzate ed originali.

Possiamo anche dire che, così agendo, viene a realizzarsi quella base neurologica iniziale del connubio imprescindibile, tipicamente umana, del saper fare come manifestazione del saper essere, quindi anche del saper pensare10.

Quanto anzidetto, e’ sommariamente ciò che in questa sede e’ utile conoscere per quanto riguarda, specialmente, l’aspetto psico-motorio della Psiconeuranalisi. Mentre, d’altra parte, ora e’ giunto il momento di approfondire l’altro aspetto posto in auge sempre da questa nuova disciplina, cioè il pensiero logico-astratto.

Perché logico?

Perché logico significa di senso compiutoà senso compiuto vuol dire autorevolezza semanticaàautorevolezza semantica significa persuasione realistica ad essere altro. Ossia, detto in altre parole, di fronte alla peculiare conoscenza logica della Psiconeuroanalisi, l’individuo ravvisa in sé, alquanto meravigliato, lo scarto tra il suo modo di pensare/agire nella Realtà e quello espresso magistralmente in seduta dal medico. Il paziente, così, nel far sua una nuova e sempre più profonda conoscenza della Realtà stessa, si troverà progressivamente giustapposto ad una neo-condizione cognitiva più avanzata sotto ogni profilo, non solo medico-terapeutico. Questo vero potere di metamorfosi detenuto dalla speciale conoscenza logica della Psiconeuroanalisi e dovuto, in primis, alla possibilità di fare vivere all’ego del paziente, non solo gli inconvenienti di immagine che a suo discapito collezionerebbe con un agire meno consapevole, ma soprattutto dalla dilatazione concettuale senziente pro-evolutiva, quindi mentalizzante della Psicofisica. Infatti, questo nuovo modello di Realtà, alquanto decentrante per l’io, infonde alla Coscienza e quindi alla corteccia cerebrale del paziente una ulteriore vis evolutiva. Quindi, in questa logos-terapia il paziente arriva a scorgere irrimediabilmente le insufficienze del proprio esame di Realtà, con un pensiero che non sa, sorprendentemente, giustificare razionalmente in misura pari al pensiero enunciato da un suo simile, anche se medico, con il quale sta intrattenendosi in serrata dialettica11. Da tutto ciò ne deriva inevitabilmente, che un vero e sano modo di essere e’ sicuramente quello logico e che il suo opposto sa solamente di “alienazione”. Così, a causa di questo scarto ego-mondo, vengono attivate tutte le capacità cognitive del paziente in vista di un nuovo stato mentale alquanto più corrispondente ad un sano realismo cosciente.

Così la logica, proprio perché sa raggirare bene le trappole dell’egopatia, e’ il salubre modo di pensare che ci induce sempre a seguire il miglior ragionamento della Realtà perché, come scientificamente noto, la Realtà così e’ fatta, cioè di logica, e nessun ente può esulare alle sue leggi, tanto meno chi entro di essa ne rappresenta la parte più evoluta12.

Si ricorda che con una logos-terapia basata sulla logica, e quindi sulla semantica di Realtà, stiamo utilizzando le parti più raffinate, quindi ultime date dall’evoluzione, tonificando funzionalmente, nel contempo, tutto il quadro precedente che ci ha anticipati come specie homo sapiens sapiens;

 

Quando si realizza l’ azione curativa sinora menzionata?

Come già detto, nel momento in cui il medico propone al paziente la propria consapevolezza logica che deve essere in gradiente superiore a quella del paziente stesso.

Quello che si viene a ricevere e’ un vero quadro di conoscenza razionale metaparadosso, che permette di affrontare, e quindi di trovare, nuovi argomenti “indiscutibili”, dei quali si può solamente prenderne atto e “portarseli dentro” per poterli adoperare in altri ambiti ed occasioni come una sorta di speciali sentieri di consapevolezza, mirabilmente utili sia al modo di pensare che di agire.

Il circolo virtuoso che si viene a creare, indotto dalla Coscienza logica così intesa, nel tempo obbliga gli emisferi ad utilizzare sempre più le funzioni cognitive associative (con giustapposta prevalenza dinamica emisferica sinistra) obbligando le parti evolutivamente pregresse ad essere sotto controllo di mentalizzazione senziente.

In altri termini si palesa una sorta il ri-lancio evolutivo tout court. Si sottolinea ancora, come detto sopra, che la Psiconeuroanalisi attinge la propria forza evolutiva dalla logica semantica sussunta in un nuovo ed elaborato modello di Realtà, definito Psicofisica13: quest’ultima e’ un nuovo paradigma interpretativo che parte da una rivisitazione della fisica e della matematica della Realtà, per arrivare alla mente ed in particolare alla Coscienza.

Inoltre, questo originale modello interpretativo, partendo da una riconsiderazione nuova delle leggi di natura, implica nel proprio corpus teorico anche la grande legge degli opposti.

Stante ciò, appannaggio della terapia e’ altresì quello di conseguire speciali disposizioni di coscienza astratta; infatti e’ risaputo che la funzione dell’astrazione logica e’ quella di portare tutto il molteplice fenomenico a pochi principi, perciò se essa e’ nutrita da un gradiente concettuale di Realtà molto elevato, come la Psicofisica, si può giungere mirabilmente anche ad un unico principio. Tutto ciò per trovare nel mondo un’unica entità del che olisticamente assomma e correlaà la tautologia del mondo vivente.

 



DOMANDE E CONSIDERAZIONI

 

COME PUO’ UN PAZIENTE CON DEFICIT COGNITIVO MULTIDOMINIO ESSERE COINVOLTO IN QUESTA VASTA LOGICA SEMANTICA DI REALTA’?

 

Esistono, come noto, pazienti con vario grado di depotenziamento cognitivo.

Quindi parliamo, per il momento, di un soggetto idoneo a fare il percorso terapeutico.

Il paziente in esame possiede ancora dei rudimenti di linguaggio perciò nella sua mente sono ancora presenti – seppur in quantità e qualità ridotte - vari concetti basilari.

Alcune parole ad elevato contenuto emotivo-sociale , di senso concreto e ad elevata frequenza d’uso restano presenti a lungo: sono nomi comuni e propri di familiari, di alimenti, di oggetti, il proprio nome e cognome, la strada che percorre etc.

Quindi, la prima volta che somministriamo questa conoscenza le parole che si utilizzano sono ancora quelle a cui lui/lei ancora da’ un senso, seppur in misura minore. E’ su queste parole che si permarrà per tutto il tempo richiesto onde accedere finalmente ai veri contenuti della Psicofisica.

Si inizia, ad esempio, con sedia, scarpa, moglie/marito, famiglia ma dopo aver ricordato il significato primario e più concreto su questi vocaboli si intesse un ragionamento nuovo.

Facciamo ora un esempio: cognome.

La ricerca sul vocabolario ci porta dapprima alla definizione classica”trattasi di un nome aggiuntivo identificatorio per quanto riguarda gli ascendenti di una linea familiare”- quindi stiamo parlando di famiglia, di genealogia.

Il paziente si ferma a descrivere questo significato, seppur con molta difficoltà perché il vocabolario con la sua precisione semantica spiazza un soggetto-neurologico “poco preciso”.

Si ricorda che la precisione e’ un dono corticale specialmente frontale, ed essendo il paziente un soggetto con demenza, la precisione da tempo non e’ più il suo punto di forza, perché l’attività delle aree frontali e’ sempre tra le prime ad essere depotenziata da questa patologia.

Il paziente avrà ovviamente i concetti più “soffusi” che altamente analitici e dunque per lui già il semplice incontro con quanto legge e ascolta14lo obbliga ad una prestazione più intensa affaticante ma già corroborante, nonostante in questa fase stiamo utilizzando ancora parole semplici e di base.

Il medico dice:”lei ha notato che abbiamo visto la parola cognome, ed il dizionario le ha dato un concetto che le permette di capire che chi ha un cognome automaticamente e’ figlio di qualcuno?”

Il paziente può assentire o solo stare ad ascoltare.

Medico: “quindi forse lei non lo ha notato ma deve a qualcuno la sua esistenza..”

In questo dialogo si sta impostando una prima esile rete di legami semantici/fonologici/fonetici che rimandano precise connotazioni; il paziente inizia a sentire che esiste un legame che andando indietro nel tempo lo rimanda, attraverso la propria genealogia, di figlio in padre, fino al primo che ha dato il cognome alla famiglia. Il nome dato ad una famiglia e’ solitamente di fantasia e dunque alla fine del discorso il paziente scopre che il proprio cognome dal quale ha avuta origine la linearità familiare nel tempo, inizialmente probabilmente era solo una burla o una presa in giro di qualcuno oppure una identificazione di caratteri fisici, di attitudini morali o caratteriali che diventava nel tempo, mediante l’uso, un elemento linguistico identificatorio stabile.

Così scopriamo che il fantasticare della gente, o l’osservare e dedurre, crea una famiglia.

Medico:” questo accade per l’essere umano. Lei sa che se andiamo più in alto il cognome non sussiste?..”

Paziente:” come più in alto? In che senso andiamo più in alto?”

Medico: “beh, lei sa che l’uomo sulla terra da solo non ci si e’ messo, perciò vi e’ arrivato per opera di un qualcuno o un qualcosa. Lei lo chiami come vuole: natura, caso, Filippo….. come vuole.

Qualcosa di altro da noi, ci ha condotti in questo mondo e ciascuno e’ fatto secondo le leggi di questo mondo e in noi lavorano le identiche forze che governano l’universo.

Paziente:” si credo di si, e il cognome cosa c’entra?”

Medico: “ il cognome infatti non c’entra, in quanto chi ha dato l’avvio a tutto il mondo creato non ha alcuna necessità di averlo; la chiesa lo chiama Dio , l’onnipotente, il creatore, l’essere infinito etc. mentre la scienza in vari altri modi. Lei ha il cognome perché discende fisicamente da qualcuno, mentre quest’entità superiore non discende da nessun’altra. Dunque avere il cognome definisce noi come esseri limitati e quando manca e’ indice di un essere illimitato”

Questo rappresenta un esempio utile a spiegare come si può andare da un nome/concetto concreto ancora presente nella mente del paziente ad altri nomi/concetti a differente grado di concretezza/astrazione.

Noi siamo creature e come tali abbiamo dei limiti: il cognome rappresenta uno di questi; l’origine del tutto non essendo affatto creatura creata ma all’opposto Creatore, non ha limiti nemmeno di nome e cognome.

E’ molto interessante questo continuo passaggio che porta il paziente a scoprire che qualcuno, egli stesso, deve ad altri un cognome e che sempre lui medesimo non ha fatto il mondo in cui vive. Inoltre, tutto questo lo renderà inevitabilmente attento e rispettoso verso il suddetto dato di realtà.

Tutto ciò che si e’ appena descritto riferisce già così di una potenza inerente alla Realtà che continuamente agisce dentro e fuori a ciascun individuo; perciò stiamo naturalmente e terapeuticamente allargando le possibilità di dare un senso ampio alle cose, anche del quotidiano personale.

Il paziente da allora in poi vedrà la propria moglie e i suoi figli e parenti ecc., e dentro di sé riflettendo dirà “guarda, in fondo siamo tutti uguali, noi tutti siamo limitati mentre quello che ci circonda e’ davvero illimitato”; la persona realizza mentalmente e fa proprio il concetto che un qualche cosa ha fatto questo e quello e tutto ciò che lo circonda, e se anche non si vede direttamente, esiste in ogni ente di natura.

Quindi il paziente e’ stato obbligato a mentalizzare l’invisibile. Tutto questo e’ lavoro squisitamente corticale e segnatamente frontale.

Passiamo da una percezione di tipo fonologico-pratica (cognomeàfamiglia) ad una concezione astratta-invisibile( RealtààCreatore) e questo per la mente rappresenta un incessante motore e lavoro di ricerca psichica.

Quanto anzidetto e’ riferibile, ad esempio, a forme mild e/o lievi di demenza.

Nel caso di forme più avanzate di demenza si parte da concetti ancora più concreti: es. Il cibo.

Si potrà dire es.: “latte, pane”..; cosa e’ il latte?”

Si cerca nel vocabolario insieme al caregiver e si legge << prodotto di secrezione delle mammelle degli animali>>

Medico: “perché e’ importante il latte?”

Paziente: “perché io lo bevo tutte le mattine”

Medico: “ perché invece ogni mattina non si beve un bel bicchiere, ad esempio, di birra al posto del latte?”

Paziente: “ ma di certo c’e’ qualcuno che lo fa!”15

MEDICO: “secondo lei questo nel tempo, farà bene alla salute?”

Paziente: “forse no.”

MEDICO: “ il latte sicuramente e’ riconosciuto come benefico per la salute. La birra invece non gode degli stessi privilegi. Però, vediamo ancora. Il latte come risaputo lo beviamo da piccoli… ci sara’ un significato?”

E così si entra nell’infanzia!

Paziente: “quindi il latte e’ un alimento vitale?”

MEDICO. “esatto”

Quindi si accede ora in una seconda dimensione: si affronta il concetto di umano mediante il riferimento alla madre che allatta il neonato.

Il paziente ora può dire: “ma il latte lo hanno le femmine di tanti animali!”

MEDICO: “e’ vero, questo dimostra che noi umani siamo derivati dagli animali e se abbiamo ancora bisogno di latte e’ perché siamo loro discendenti evolutivi.”

Paziente: “quindi anche se noi siamo bipedi dipendiamo ancora da tutto cio’ che altri animali fanno?”

A questo punto sussiste il passaggio inverso al precedente: stiamo uscendo dall’umano e ci vediamo imparentati con gli animali.

Oltre a sottolineare quanto appena menzionato, la domanda sarà ancora: es.:“ ma secondo lei come mai il latte è l’alimento principale di un bambino che non ha ancora i denti? Come fa il latte a “sapere” cioè ad anticipare un bambino che non avra’ denti per un certo periodo?”

Cioè, il quesito che poniamo sottende da sé un’informazione da sottolineare, ossia che l’uomo viene al mondo insieme ad un alimento giustapposto che gli somiglia per correlazione esistenziale. Quindi la natura non e’ un insieme di elementi casuali ma un vasto ambito di conoscenza pre-umana.

Lo stesso possiamo notare, ad esempio, che alla nascita di un maschietto possiamo facilmente inferire l’anatomia intima della femminuccia e viceversa. E tanto “sanno” i due sessi l’uno dell’altro che un giorno, da adulti, da loro potrà nascere anche un bambino.

Perché la forma anatomica di una/o implica quella dell’altro/a?.

MEDICO: “Ecco la stessa cosa dei sessi e’ vera anche per il latte. Dal momento che viene prodotto da una forma anatomica specifica a tutti nota, è implicita l’assunzione che la propria presenza in un epoca di sviluppo umano specifica, sia evolutivamente correlata a chi ne dovrà usufruire per necessità, cioè il bambino. Anche qui vediamo un’altra evidente dimostrazione che tutta la natura si palesa come un progetto intelligente nonché giustapposto.

Dunque, se il progetto della natura tutta si dimostra intelligente, questo implica che, per converso, non e’ caotico!”

Il paziente percepisce /sente tutto questo discorso a partire dalla semplice parola latte e così inizia a vedere il mondo non più come una cosa che misteriosamente accade, ma perché esiste dietro ad ogni cosa un anticipo di senso razionale, come dire, una legge che necessariamente riferisce di una conoscenza della Realtà.

La legge e’ frutto di una conoscenza, c’e’ dunque, come già detto, una conoscenza pre-umana nel mondo.

 

Domanda: la Psiconeuroanalisi mette ordine e senso nel pensiero laddove prima vi erano nessi logici sconnessi e pensiero poco coeso con il reale?

 

Risposta: esatto. La Realtà quando e’ portata ad un solo punto interpretativo permette di arrivare a tutti gli altri. E’ rinvenibile una sorta di ridondanza, ovvero tautotologia semantica a più livelli. Tutto ciò che la natura rappresenta e’ intimamente collegato e’ giustapposto. E poiché il pensiero di questo tipo di pazienti si avvantaggia di questo lavoro di collegamento ed unificazione e’ ovvio che prima ne mancava sia in senso quali- che quantitativo.

Queste sono le medesime condizioni psichiche della prima infanzia dove e’ rinvenibile un pensiero ancora immaturo.16Uno degli assiomi espresso dalla

che va sotto la definizione neurologica-Psicofisica di desincronizzazione biemisferica critica. In conclusione, quindi, il marcatore precoce, indicativo di probabile tendenza ad ammalarsi sarà dato, secondo la Psiconeuroanalisi, dallo scarto tra la mente del paziente e la Realtà definita dal teorema del mondo denominato, come più volte ripetutto, Psicofisica.

1 UN FRAMMENTO COMUNQUE AMPIO TRATTANDOSI DI UNA APPLICAZIONE SULL’UOMO

2 I PRIMATI SUPERIORI

3 IL GESTO RAPPRESENTA IL MASSIMO GRADO EVOLUTIVO NELLO SPETTRO DEI MOVIMENTI ED E’ RESO POSSIBILE DALL’ORGANIZZAZIONE ULTIMA DEL S.N.C.

4 DI TIPO PREVALENTEMENTE PRENSILE: APERTURA/CHIUSURA.

5 VEDREMO POI IN CHE COSA SI DIFFERENZIA DA QUESTI.

6 DAL LATINO “AD-DUCO”= PORTARE PROSSIMO

7 LA STESSA LEGGE DELLA BIOLOGIA LA RITROVIAMO NELLA STORIA DEI POPOLI, IN ETOLOGIA, ETC

8 COME NEGLI STADI SEVERI DELLE PATOLOGIE NEOCORTICALI CHE RICHIEDONO UNA PRE-TERAPIA.

9 AI PAZIENTI VENGONO COMUNQUE SEMPRE SPIEGATI NEL COME E PERCHE’ SI FANNO QUESTI ESERCIZI E PERCHE’ IN QUESTI TEMPI E MODALITA’.

10 IL RAZIONALE RIABILITATIVO CHE SOSTIENE QUESTO ESERCIZIO DERIVA DAGLI STUDI CLASSICI DI NEUROANATOMIA E NEUROFISIOLOGIA DEL MOVIMENTO.

11 OVVIAMENTE DIALETTICA ASIMMETRICA DATO CHE DEI DUE SOGGETTI UNO E’ IN SALUTE COGNITIVA MENTRE L’ALTRO MENO.

12 Il rispetto delle grandi leggi di natura è alla base della Evoluzione, ed Evoluzione significa dominio sugli istinti, controllo sulle emozioni, capacita’ logiche astrattive, collaborazione, comprensione dell’altro, giustizia, perdono.

 

13 DA QUI LA VISIONE ORIGINALE CHE HA PORTATO ALLA INDIVIDUAZIONE DI UNA NUOVA DISCIPLINA CHIAMATA PSICO-FISICA. LA PNA RAPPRESENTA IN AMBITO MEDICO UN FRAMMENTO DI UNA CONOSCENZA VASTA AFFERENTE A SVARIATE DISCIPLINE SCIENTIFICHE TRA CUI LA MATEMATICA, FISICA QUANTISTICA. ECC.

14 LETTO CON L’ESAMINATORE/CAREGIVER

15 Il contesto colloquiale, a tratti serio a tratti scherzoso etc. deve ricostruire il contesto ecologico di un dialogo tra due persone onde catturare al massimo l’attenzione e la partecipazione emotiva delle parti, come avviene naturalmente quando si trattano argomenti di nostro vivo interesse.

L’asimmetria che emerge è implicita nella direzione delle informazioni date.

Ciò e’ fondamentale per realizzare una relazione empatica in cui l’ego si sente preso e persuaso da una logica che non vuole altro che il raggiungimento nel mentale di un nuovo stile cognitivo di ordine superiore e più funzionale.

16 CAPACE UNICAMENTE DI OPERAZIONI MENTALI DI TIPO CONCRETO E LOCATO (VEDI PIAGET)

Psiconeuroanalisi e’ quello che tanto più i soggetti si dimostrano ipomentalizzanti e disarticolati nella loro concezione Cosciente della Realtà, tanto maggiore sarà la loro probabilità di ammalarsi di istero-demenza e quindi di franca demenza. Cioè, in altri termini, di quella patologia vasta e proteiforme

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