Toiedda Meloni: la Pasionaria di Ittiri Cannedu

Pubblicato il da Antonio Fadda

Toiedda Melone la Pasionaria ittirese

Toiedda Melone la Pasionaria ittirese

Presentazione:

 

Prima che la figura e le azioni in campo politico , sindacale e sociale di Toiedda Meloni cadano nel "dimenticatoio", credo sia doveroso da parte mia  renderle omaggio, ricordandola con affetto e  commozione, pubblicando l' ultima intervista che mi concesse nella quale parlava, a tutto campo, dell' esperienza riguardante l' occupazione delle terre della Nurra. Un articolo che puntualmente, ma guarda un pò  ! per la cattiveria, inspiegabile, di alcuni personaggi di quella particolare giunta di sinistra che allora governava Ittiri, non venne mai pubblicato, fatto questo che turbò profondamente Toiedda. Ma che comunque non la spiazzò più di tanto  ben conoscendo i personaggi. Anzi, assorbito il colpo ( uno dei tantissimi ricevuti nella sua lunga esistenza e militanza nel PCI) mi fece fare delle stampe che lei poi, a sue spese, fotocopiò in un migliaio di pagine che distribuì casa per casa in tutta la cittadina.

Credo di fare buona cosa nel portare alla conoscenza di tutti questo pezzettino di storia locale datata anni '50.

Buona lettura.

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"Vorrei dire...."

di Toiedda Meloni

 

Quando venne a casa Antonio Fadda, dell’ Associazione Culturale Abbadorzu, per intervistarmi sulla "Rivoluzione di Corea", mi informò che l' idea era nata all' Assessore Giommaria Moro il quale avrebbe fatto pubblicare la stessa sul giornalino edito dal Comune, oppure sul libretto, che in quel particolare momento era già in fase di studio e allestimento, in occasione dell' inizio del terzo millennio. Il libretto, stando a quanto si poteva capire, avrebbe esaminato, dandogli la giusta collocazione storica nel contesto sociale e politico del momento, i fatti più importanti accaduti nel novecento ad Ittiri ed avrebbe tracciato una sorta di radiografia dei personaggi che sono stati, e alcuni ancora lo sono, oggetto di studio e di ricerca. L' azione politico - sindacale dei lavoratori della terra della nostra cittadina, che risale comunque al periodo feudale, in occasione dell' occupazione della Nurra, ben si inquadrava nella linea editoriale intrapresa che consentiva a tutti i nostri concittadini, soprattutto quelli più giovani, di scoprire il vero carattere del popolo d' Ittiri e dei lavoratori che, nonostante immani sacrifici, chiedevano un fondamentale e sacrosanto diritto: quello al lavoro ed alla salvaguardia della dignità, non solo economica, della propria famiglia. Ed anche per l' affermazione di questo principio che fu utile la nostra azione. Purtroppo l' intervista non fu mai pubblicata e la storia, anche con dei passaggi critici, sull' occupazione delle terre nella Nurra non fu fatta conoscere alla popolazione ed alle nuove generazioni che, perchè nò, avrebbero potuto trarne non solo conoscenza ma anche esperienza. Non sto qui a muovere accuse contro alcuno per la mancata pubblicazione. Mi consola il fatto che la popolazione di Ittiri ha ampiamente capito i motivi dello spazio negato. Inoltre è per me motivo di orgoglio affidare alle cure ed alla attività di ricerca intrapresa da Antonio Fadda, le cui intenzioni sono quelle di ricostruire la storia del PCI di Ittiri attraverso la raccontazione della mia vita politica e di puro e leale attivismo in occasione dell' occupazione delle terre della Nurra.

 

Toiedda Meloni

Introduzione

La spassionata ed a volte disinteressata ricerca e ricostruzione storica; il tentativo di rimettere al posto giusto tutti i tasselli di esperienze e di vita personali, documentazione permettendo; il raccontare, attraverso la viva voce dei diretti protagonisti, tutti i fatti e gli avvenimenti più importanti riguardanti non solo la maturazione sociale, politica, civile ma soprattutto quella produttiva della nostra cittadina; la incessante, instancabile attività di proselitismo politico e sindacale concretizzato, di vera e reale rappresentanza, ricca di lucida elaborazione per le varie forme di lotta espresse dai partiti; il fattivo contributo culturale, di credo e di appartenenza che innescava vivaci dibattiti ideologici; il sacrificio personale, fornito dai militanti più sensibili ed impegnati, anche se alcune volte espressa in forma critica, è stata ed è attualmente oggetto di appassionati ed approfonditi studi e ricerche. La ricostruzione storico - biografica, passatemi il termine roboante, che andiamo a presentare, non solo della vita politica e sociale del Novecento ad Ittiri, è percorsa per noi dalla storia personale di una Donna, che è stata ed è tuttora, una delle protagoniste più attive nella lotta non solo per la sopravvivenza ma anche e soprattutto per la affermazione degli universali diritti della classe lavoratrice e delle loro famiglie per conquistarsi una vita certo modesta ma comunque dignitosa. Accompagnati dunque dai suoi ricordi, saldamente annidati in una memoria storica densa di fatti, avvenimenti, ed accadimenti importanti, visiteremo la nostra cittadina, la sua evoluzione in tutti i suoi aspetti nel corso degli anni, e lo ambiente in cui si muovevano i protagonisti. Uno degli elementi caratterizzanti di questa donna non è solo la sua passione innata per la partecipazione attiva alla vita sociale e politica, con lo scopo di contribuire a favorirne una progressiva maturazione e presa di coscienza; ma è soprattutto la determinazione nella affermazione del valore della donazione di sé stessa e della propria esperienza, sia culturale che di vita, a favore degli ultimi, dei più deboli, dei più indifesi.

L' intenzione di questa sorta di biografia su un personaggio ittirese dalle qualità umane politiche e sociali, come vedremo di alto livello, non è solo di carattere puramente "celebrativo" ma vuole avere la pretesa, nel raccontare l' esperienza della protagonista, di ricostruire fedelmente, intrecciando con la sua vita individuale, una parte importante della storia politica della nostra cittadina.

Dal "movimento rivoluzionario" dei contadini, nel contesto della lotta per la conquista delle terre incolte, alla immane lotta al fascismo sino alla organizzazione dei partiti dal dopoguerra ai giorni nostri. La raccontazione della vita di Toiedda Meloni, classe 1925, che ha vissuto in pieno gli anni di fuoco di cui andremo a parlare, ci aiuta a scoprire l' ambiente sociale e culturale di Ittiri, gli orientamenti politici delle masse contadine ( il Socialismo Agrario) con le conseguenti manifestazioni sociali e l' attività costante delle organizzazioni popolari nelle sue varie forme organizzative ( le leghe, le camere del lavoro ) strutturate come organi di autogoverno locale che hanno dato lustro alla nostra cittadina, non solo nell' intera Regione Sarda ma anche nella intera Nazione. La figura di Toiedda Meloni, figlia di un attivissimo militante socialista già consigliere comunale nella giunta di Angelo Dore, dalle felici ed originali intuizioni politiche e spunti interpretativi di singolare acutezza ed intelligenza, assume una notevole importanza nella ricostruzione delle vicende politiche e sociali che hanno interessato la cittadina di Ittiri. Le lotte dei nostri contadini per raggiungere migliori condizioni di vita e per una equa trasformazione dei rapporti economici e sociali nelle campagne furono aspre e determinate. A partire dai moti antifeudali, sul finire del 1700, guidati da Don Giommaria Angioy, che dava voce alle masse rurali che volevano modificare i rapporti sociali e l' assetto produttivo, si ripresentano negli anni 1944 - 1945. Sino alla metà degli anni cinquanta le stesse problematiche, che consentono ai contadini ed alle organizzazioni di massa di dare vita ad Ittiri, così come in tutta la Sardegna, ad un immane movimento a sostegno della riforma agraria, si ripresentano in tutta la loro drammaticità. La mobilitazione popolare per la terra fu di grande ampiezza e con un carattere unitario delle masse che chiedevano una migliore organizzazione e distribuzione fondiaria. Vi è una sorta di intreccio costante tra la vita personale e privata della Meloni e gli accadimenti politici e sociali di Ittiri e non solo. Cercheremo di ripercorrerli tutti, mano nella mano, per prendere coscienza ed apprendimento e per capire davvero chi siamo, o meglio, chi… eravamo.

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L' Incontro

 

A distanza di circa trent' anni ho avuto la possibilità, in occasione di una intervista commissionatami per la fine del millennio dall' Assessore Giommaria Moro, mai pubblicata, di intrattenere rapporti personali con questa Donna dalla forte personalità il cui mito è ancora vivo ed il suo impegno sociale è altrettanto nitido e, come sempre, contrapposto al potere di certi oscuri individui, che dalle alte cariche rivestite nelle istituzioni pubbliche, generano ingiustizie ai danni delle comunità. L' intervista doveva raccontare ed illustrare una porzione importante del novecento ittirese, che volgeva ormai alla fine, e che riguardava la ricostruzione della enorme mobilitazione di massa dei nostri contadini in occasione della occupazione delle terre incolte della Nurra. Ed è proprio durante questi assidui incontri, interessanti sotto il profilo storico, politico e sociale, che nasce l' idea di scrivere questa sorta di " Biografia ".

Espongo la mia idea a Toiedda che, entusiasta, mi autorizza a raccogliere tutto il materiale di cui ho necessità. Noto con piacere che la sua mente è lucida ( ha "appena" 75 anni ); i ricordi sono chiari, netti, cronologicamente in ordine; non dimentica nulla, ed anche i minimi particolari per lei sono importanti, ( come era vestito il tale, in che modo era bardato quel cavallo di tizio, di quale carico fosse pieno quel particolare " carrittone" ecc. ) perché aiutano a capire meglio le situazioni, lo spirito che aleggiava quel giorno, l' ambiente e la condizione sociale e il grado di benessere. Il nostro "studio" improvvisato è un elegante soggiorno - salotto, appena sulla destra dell' ingresso, in vimini, zeppo di quadri che rappresentano le campagne di Ittiri in fiore e di cui conosce tutti i nomi ed i siti, con al centro un tavolino immerso di articoli di giornali, tesi di laurea che parlano di lei, libri storici che la citano, audiocassette che raccontano la sua esperienza e che contengono le sue interviste. Altre volte mi fa traslocare nelle accoglienti cantine con la stufa a " sansa ", ben ammobiliata e, quando ricorda particolari interessanti che non vuole che mi sfuggano, mi insegue nella sede della nostra associazione culturale o l' ufficio dove lavoro o a casa.

Ha fretta, vuole vedere il lavoro finito, pretende continuamente di leggere le pagine che di volta in volta scrivo, le commenta criticamente e a ragion veduta, le corregge e le integra a modo suo, mi rimprovera garbatamente alcune volte sulla mia impostazione ( un po’ troppo destroide, accusa).

Eh si, ha fretta.

Ma è comprensibile, ha il fondato timore ( la parola paura non esiste nel suo vocabolario ) che la sua malattia possa subire una accelerazione e non gli consenta di vedere già stampato e nelle librerie questo modesto lavoro.

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I "Moti di Corea"

Quell’ 11 marzo del 1950 non sarà certamente dimenticato tanto facilmente. Non solo dai diretti protagonisti, che pagarono pesanti costi personali, ma dalla intera comunità contadina Sarda e dell’ intero Mezzogiorno d’ Italia, che finalmente decretò la fine della propria subalternità sociale ed economica, trovando voce ed amplificazione nella lotta per le terre all ‘insegna del motto: la terra a chi la lavora !.

Finalmente i contadini, e tutto il mondo agricolo, riscattavano la loro dignità umana. La guerra partigiana, la caduta del fascismo e la ripresa della vita democratica aveva modificato il rapporto di forza tra l’ antica proprietà terriera ed il bracciantato agricolo che contribuì ad inculcare la presa di coscienza del problema del Mezzogiorno da parte dei Governanti sul tema scottante del rilancio dell’ agricoltura, della economia ad essa legata e della riforma agro-pastorale nel suo complesso, rendendo improrogabili le soluzioni legislative a favore dei problemi della campagna. La lotta divampò, come un immane ed inarrestabile incendio, nel Sassarese, nel Campidano, nel Sulcis, nel Gerrei, nel basso Oristanese, nel Sarrabus e la Trexenta. Un ruolo di primo piano, in questa grande lotta di libertà e di democrazia, va ascritto alla cittadina di Ittiri che, attraverso i suoi protagonisti più attivi alla guida delle masse contadine, ha determinato nel territorio Sassarese, lo sviluppo di una sensibilità politica e sindacale di non poco conto. Sensibilità dovuta a quell’ elemento fondamentale e caratteristico, di ordine culturale e politico, legato alla nostra grande tradizione socialista, che veniva a concretizzarsi nello sperimentato e vincente coinvolgimento delle masse nella gestione del territorio. Dunque l’ appello ed il programma di lotta proposto dai sindacati di categoria venne accolto con pieno consenso ed adesione. Un aspetto importante e non trascurabile di quelle vicende è il ruolo fondamentale svolto dalle nostre donne. Di queste una in particolare, che ha determinato con la propria capacità organizzativa e la determinazione nell’ affermazione del principio di libertà ed autonomia delle classi contadine, spicca fra tutti i protagonisti.

Questa coraggiosa donna è TOIEDDA MELONI classe 1925, all’ epoca appena venticinquenne. Ma chi è questa donna, che tutti conoscono e citano, sia nelle aule Magne di Università in occasione di celebrazioni ufficiali legate alla riforma agropastorale; in svariate tesi di laurea che analizzano le lotte contadine nel secondo dopoguerra, sia in preziosi e ricchi articoli di giornale quando si parla della lotta per la terra! E’ una sorta di Pasionaria Sarda. Anzi tutta ittirese. Sono andato a trovarla per farmi raccontare un pezzo importante di questo secolo che si è appena spento.

E’ una donna gentilissima, disponibile e aperta al dialogo, cortese affabile e vispa nonostante vari malanni, e determinata, molto determinata. Occhi minuti lucidi e mobilissimi che ti scrutano, quasi a volerti radiografare per capirne le intenzioni. Occhi dai quali traspare intelligenza e coscienza di sè; occhi che hanno visto e vissuto innumerevoli ingiustizie e miserie; occhi che sanno che cos’è la vita ed il sacrificio; occhi che hanno visto le fredde sbarre di una umida cella di prigionia; occhi che sono incastonati su un viso certo non più giovane, con delle rughe messe lì a bella posta e che mal nascondono una caratteristica bellezza che fu. Non è una nostalgica ne malinconica, è cosciente del tempo che passa e delle mode che cambiano, soprattutto quelle politiche che, sostiene, hanno messo in secondo piano le problematiche dei lavoratori e degli oppressi.

E’ tuttora in prima linea, come sempre del resto, avendo ideato e concretizzato il Comitato di lotta ad oltranza per la difesa dell’ Ospedale Alivesi.

-” Per non privare Ittiri di questo patrimonio sanitario che tanto può dare alla nostra gente.”- dice. Mi accoglie all’ ingresso, sorridente, con la sua ordinata e linda vestaglia celeste.

-” Ti aspettavo” - mi dice indicandomi la poltrona in vimini del salotto adornato di quadri che rappresentano le campagne in fiore di Ittiri.

-” Zia Toiedda...” - mi interrompe subito, bruscamente ma garbatamente.

-” Dammi del tu per piacere, anche se non ho più diciotto anni, a dispetto di tanti, sono sempre una compagna...”

-” Allora, la lotta per l’ occupazione delle terre nella Nurra...”

- “ No, aspetta, chiamiamola “Corea”.

Perchè anche questo è importante sotto il profilo storico, non è solo un semplice simbolo o denominazione buttata li per caso, allora per noi era qualcosa che assumeva un valore di unione, un sentimento più profondo che ci accomunava a quel popolo martoriato dell’ estremo Oriente, coinvolto anch’ esso, come noi, nella lotta contadina per l’ occupazione e la valorizzazione delle terre incolte. Io purtroppo non ho frequentato molte scuole, non ne ho avuto la possibilità, ero una semplice contadina e, come tutte le donne di Ittiri, ho dedicato tutta la mia giovinezza al lavoro sui campi, negli uliveti e nelle vigne, in base alla stagione, per portare un tozzo di pane alla nostra povera casa. Il lavoro nelle campagne allora era molto duro, lo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri e l’ arroganza con la quale pretendevano ulteriori sacrifici, ci esasperavano sempre di più ma, nel contempo, ci davano la forza necessaria per uscire da quella condizione disumana.”-

Vi è da dire infatti che la razza padrona di quel periodo, o i loro figli, passavano a raccolto finito per ritirare i “ frutti del latifondo” per poi tornare, chi in città chi sul continente, a coltivare i loro eterni ozi. Insomma questi godevano gli agi di una esistenza borghese con i proventi derivanti dal sudore e dalla miseria della “gleba” ittirese.

Ma chi erano questi ?

Erano dei poveracci, degli ignoranti che si portavano dietro i vizi di una dominazione parassitaria, quella spagnola. I cosiddetti moderni “ segnores ” ed altrettanto improvvisati e maldestri emuli dei “ compradores “. Gente arretrata, senza un minimo di capacità imprenditoriale, completamente disinteressati allo sviluppo della economia locale che basava le sue principali fondamenta proprio nella produzione agricola e nella pastorizia.

-” Non ci parve vero, quando facevamo le riunioni di “Caseggiato”. Eh sì, potevano solo riunirci di nascosto nelle varie case private ed in tutta segretezza per paura della repressione dura di cui eravamo vittime. Quando le organizzazioni sindacali di categoria ed i partiti della sinistra ci prospettarono una speranza ed una grande opportunità di lavoro. Il problema investiva tutto il tessuto sociale di Ittiri, il bisogno del singolo contadino erano i bisogni di tutti. Insieme, solo tutti insieme potevamo avere la forza per far valere le nostre sacrosante ragioni.

E ad Ittiri c’era la volontà e la coscienza politica per fare qualcosa. E poi c’era la fame. Una grande fame ! ”-

La situazione economica di Ittiri, analizzata e documentata dallo studio condotto dalla Dr.ssa Martina Stangoni, ed in particolar modo quella sociale era profondamente critica. Tale condizione, dovuta ai lunghi anni di permanenza dei nostri uomini più giovani in guerra, aveva fortemente indebolito la produzione dei prodotti agricoli tradizionali e quel poco che si produceva non riusciva ad assicurare le necessità alimentari del paese. A questo si aggiungeva anche l’ impossibilità da parte dello Ente Comunale di incamerare gli introiti fiscali dovuti dalla cittadinanza a causa dell’ enorme difficoltà economica che attraversava.

-” Ma erano questi gli elementi scatenanti della nostra azione.

Non avevamo dimenticato l’ orrore del fascismo, delle sue arroganze, angherie e torture, ed avevamo ancora vivo il ricordo della guerra che tanto male ha fatto alla nostra nazione. Noi donne, di fronte a questo immane disastro economico e sociale, non potevamo restare immobili e passive; dovevamo invece dare incoraggiamento ai nostri uomini e sostenerli in tutte le loro iniziative, non ultima quello della lotta per la terra, che serviva non solo per ripagarci delle troppe ingiustizie subite ma anche per riprenderci la nostra dignità che ci era stata tolta con la forza. Del resto eravamo forti e coscienti che il movimento contadino ittirese aveva salde tradizioni di lotta, a partire dai moti antifeudali della fine del XVIII secolo. E la prima avvisaglia, con un impatto psicologico positivo, venne data il 2 ottobre 1949 quando 27 contadini occuparono i terreni in località “Cherina ‘e Corte” ( sulle sponde del Rio Minore verso Usini ) e vennero arrestati.

 

Di questi ne ricordo alcuni : Dore Pietro, Dettori Luigi, Porcu Lorenzo, Desole Pietro, un certo Pischedda ( trasferitosi poi ad Alghero ), Tavera Giommaria. E mentre loro erano in carcere sono stati tanti gli scontri con la forza pubblica. In quell’ occasione Ginetto Sotgiu, funzionario delle Federconsorzi addetto alla sede di Ittiri, fu da noi travestito con indumenti da pastore, e sfuggì all’ arresto insieme a tanti nostri attivi quadri politici.”-

-” Come erano composti i gruppi di lotta ?”

- “ Non c’erano distinzioni tra ceti sociali, categorie o appartenenze politiche. Eravamo tutti uniti ma alcuni gruppi familiari e singoli cittadini si sono distinti più di altri per impegno, costanza ed abnegazione. Le famiglie Sias-Dore, Deriu-Ruiu, Scanu-Orani, Marmillata-Cannoni, Tilocca -Porcu, Meloni-Idda, Salaris-Dore, Dettori Antonia, Lorenzo Porcu, Giovanni Silai, Biddau Salvatore, la famiglia Tala-Marras, Pinna Giovanni e le combattive Fiori Giuseppa , Maria Teresa Spanu e Giovannina Soro. Eravamo tutti uniti da un’ unico scopo: recuperare la terra per poterla lavorare!”.

-” Raccontami la vigilia dell’ occupazione..”

-” Dopo vari incontri sia di Caseggiato che di Casolare, definiti gli aspetti organizzativi e di responsabilità, andammo in giro la notte per fare la questua a favore dei contadini che andavano alla Nurra. Ci davano di tutto, soldi, indumenti, generi alimentari, medicinali e attrezzi da lavoro. Solo due furono le famiglie che negarono il loro contributo. Tutti gli altri, tutto il paese, sostenne con forza ed incoraggiamento la nostra azione!”-

-” E’ in quell’ occasione che ti arrestarono ?”

-” Sì fui arrestata con Pina Brizzi, dirigente provinciale delle donne del PCI. Ci interrogarono ed io dissi ( non potendo ammettere il mio ruolo organizzativo ) che ero nella Nurra per poter accudire i molti bambini presenti che avevano urgente bisogno di sostentamento. Ci tradussero a San Sebastiano dove fummo accolte da tutti i detenuti con attestati di stima ed ammirazione. Fortunatamente sia il Medico del carcere, ittirese, nipote di Donna Antonina Garau ed il prete, con il quale avevo delle amiche sassaresi in comune, alleviarono la mia sofferenza. Non mi arresi comunque tanto facilmente alla disperazione, anzi! Cantavo sempre delle canzoni e questo mi attirò subito le simpatie dei carcerati, con i quali intrattenevo una fitta corrispondenza.

Ogni giorno ricevevo posta ed a tutti rispondevo. Quando fui rilasciata, dopo tre mesi e ventidue giorni di carcere, mi venne recapitata una cartolina a firma di tutti i detenuti che diceva : Carissima Toiedda Meloni siamo contenti che sei fuori dal carcere. Con la tua uscita le mura di San Sebastiano si sono spente. Continua con le lotte, noi ti saremo vicini. Ciao! I Carcerati di San Sebastiano.”

Una lacrima le solca il viso.

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Nel 1946 prende la tessera del PCI diventandone, nel 1947, la responsabile femminile della sezione di Ittiri, viene chiamata a far parte del Comitato Federale del PCI di Sassari e della Segreteria Provinciale della CGIL, settore agricolo. Incontra, in quel periodo storico, i maggiori esponenti politici e del mondo della cultura isolana: Velio Spano ( alias Paolo Tedeschi responsabile del PCI per la Sardegna), Luigi Polano, Giommaria Cherchi, l’ avvocato Marras, Il prof. Orrù, Alberto Mario Saba. Intrattiene rapporti con Nilde Jotti, Rita Montagnani ( Moglie di Palmiro Togliatti ), Pieraccini, Giuseppe Di Vittorio, Emilio Lussu e la moglie Joice, Enrico Berlinguer, Romagnoli, Longo ed instaura un rapporto di sincera amicizia con la segretaria nazionale delle donne del Partito Comunista Francese e tanti altri ancora. Conserva gelosamente varie cartoline di saluti e di solidarietà per il suo arresto da Palmiro Togliatti, Laconi, Pirastru e da tanti altri intelletuali di sinistra e alti dirigenti politici del PCI, del PSI e del Movimento Sindacale Regionale e Nazionale. Nel 1951, un anno dopo l’ occupazione delle terre della Nurra, è a Roma membro dell’ UDI ( Unione Donne Italiane ) e fa parte della scuola quadri del PCI nazionale. In quell’ occasione tiene un discorso che, per otto giorni, affronta ed analizza il tema del lavoro nelle campagne, sugli aspetti economici derivanti dal rilancio della agricoltura e dall’ applicazione del Decreto Gullo - Segni, sulle funzioni degli Uffici di Collocamento e dei suoi funzionari. Una donna, Toiedda Meloni, che ha contribuito in modo determinante, con la sua quotidiana opera di sensibilizzazione e di militanza attiva in seno alle strutture politiche e sindacali, al raggiungimento di quelle conquiste sindacali che, ancora oggi, i lavoratori delle terre ne tengono vivo il ricordo.

-” E’ stata una esperienza, non solo politica ma di vita, che rifarei. Lottare contro le ingiustizie, le arroganze, le ambizioni carrieristiche e le angherie di ogni genere è un nostro sacrosanto dovere. Auspico, alle soglie del terzo millennio, che i politici che ci amministrano ai vari livelli, decidano una volta per tutte di fare davvero gli interessi della povera gente, degli oppressi, degli emarginati e di tutti quei cittadini che ancora soffrono a causa della prevaricazione di quei pochi che intendono utilizzare le masse per i loro interessi personali ! C’è una nuova “ Corea” da espugnare: la vita sociale, politica, culturale e produttiva di Ittiri che ha necessità di un vero rilancio.”

Ed è con questo auspicio che lasciamo la casa di Toiedda Meloni che ci guarda, mentre ci allontaniamo, con quegli occhi pieni di vita dai quali spunta, la intravediamo appena, una lacrima di commozione.

 

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Giuseppe 12/12/2009 18:08


Siamo sotto le feste,devo partire, buon Natale a tutti. Ci leggeremo a Gennaio 2010.
Buon anno a tutti voi che restate ad Ittiri !
ciao.


Bastianino 12/03/2009 18:41


Vorrei fare una proposta al responsabile di questo blog. E' possibile costituire, se i familiari vi autorizzano, una Associazione di volontariato o una Fondazione o un Centro Studi titolandolo
:
Associazione di Volontariato "Toiedda Meloni";
Fondazione "Toiedda Meloni";
Centro Studi "Toiedda Meloni" ?
Credo si possa almeno iniziare da queste cose per tenere vivo il ricordo della nostra pasionaria.
Grazie


Antonio Fadda 12/03/2009 18:47


La tua è una proposta sensata e fattibile da subito credo.
Passo comunque la tua domanda-richiesta alla figlia Gianna per verificarne la fattibilità e se è disponibile a concedere l' uso del nome.
Mi domandavo però di cosa dovrà occuparsi questa associazione / fondazione / centro studi ?
Di Ricerca Storica e/o di Revisione Storica sulla nascita del PCI ad Ittiri e dei suoi personaggi più famosi ed influenti ?
La Fondazione avrà il compito di inventare, finanziandolo, un appuntamento importante annuale con finalità solidaristiche ?
Il Centro Studi cosa dovrà ricercare e studiare e divulgare ?
Parliamone e proponete.


ittiresu.doc 12/02/2009 23:08


Tia Toiedda ci ha donato una grande eredità morale che non dobbiamo disperdere. Anche se è poca cosa mi piace l'idea di dedicarLe la sezione del PD (dirigenti a voi il compito) meglio sarebbe una
piazza... Grande donna!!!


Salvatore 11/30/2009 18:02


Credo che se il PD di Ittiri e quello provinciale vogliono possono benissimo chiedere alla attuale giunta, prima che scada la legislatura, non solo di intestare la sezione ma anche la piazza
principale del paese.
Se lo vogliono.


Francesco 11/30/2009 10:22


Si, intestare a Toiedda Meloni la sede del PD va anche bene. Mi pare poco però. Non credete che meriti qualcosina in più ?
Del resto era quella che animava la società politica di Ittiri e non solo, quella che dava impulso a FARE le cose, non solamente a DIRLE.
Mi auguro che chi è rimasto a dover portare a termine l' operato iniziato da Toiedda si ricordi che DEVE portarlo a termine, altrimenti può benissimo lasciare ad altri questa incombenza.


MaDes 11/29/2009 17:25


...mah ...piazze, vie, busti, trachiti, fosse per me, intitolerei la sede del PD a zia Toiedda, anche se merita tutto il resto. Mi fà, piacere lanciare tale proposta in questa sede, spero che
qualcuno la raccolga e la porti avanti. A presto.


Francesco 11/29/2009 12:44


Se la memoria non mi inganna è stata proprio Toiedda Meloni a dare l' impulso per la costituzione dell' associazione locale donatori di organi. Ed è stata sempre Lei che con la sua iniziativa
organizzò il Primo Carnevale Ittirese, ricordate ?
E' stata la prima donna, coadiuvata da altre due donne coraggiose la Spanu e la Soro, a dare vita anche ad Ittiri all' Unione Donne Italiane ed a frequentare la scuola quadri del PCI alle
Capannelle. Già ma quì l' ex partito Comunista, oggi PD, anzichè ricordare gioca a nascondino...e a dire male.


Baingio 11/29/2009 12:20


Dovrebbero dedicare una piazza ed una scultura a Toiedda Meloni, altro che riempirsene la bocca.
Un appello ai prossimi amministratori: in occasione della manifestazione sulla trachite di Ittiri fate fare agli scultori dei busti raffiguranti la nostra Pasionaria e dislochiamola in tutti i
punti più importanti di Ittiri. Abbattiamo prima quell' obrobrio di piazza San Francesco e lì, proprio lì, mettiamoci il busto di Toiedda Meloni.


Sonia 11/28/2009 17:51


Mi sono venute le lacrime nel leggere questo racconto-verità. E' un periodo storico di Ittiri di cui non avevo conoscenza. E' molto bello complimenti. La figura di Toiedda Meloni, che ho conosciuto
in occasione dell' ultima occupazione della ASL di Sassari per difendere l' ospedale di Ittiri, è ben rappresentata. Era davvero così.
Non la dimenticheremo mai.


MaDes 11/27/2009 17:52


...sembrano così lontani quei tempi, ma zia Toiedda ci racconta solo la storia dela generazione che ci ha preceduto, i nostri padri. Il mio era uno di quelli che quel giorno sfuggi
rocambolescamente all'arresto (a differenza di mio zio), ma non riuscì ad evitare il sequestro del suo preziosissimo cavallo.
...che dire, forse è vero che il progresso e il benessere sociale hanno determinato il cambiamento delle prospettive e delle logiche della politica, nonché il collasso dei valori umani e degli
ideali. Forse dovremmo rivivere le stesse esperienze e gli stessi disagi che ha vissuto quella generazione per conoscere il vero significato dell'attività politica, dei valori e degli ideali.
Un'immensa e preziosa eredità politica che Zia Toiedda e i nostri genitori hanno costruito e ci hanno donato e che la generazione successiva ha completamente dilapidato e disperso. Tornare indietro
per andare avanti....