La risoluzione Prato: via lui via tutti i problemi ?

Pubblicato il da Antonio Fadda

Regione  

Ara  

Sacrificale.

prato 1

 

C'è chi gli porta una bara funeraria in assessorato; chi lo attacca e lo critica perchè ha una pettinatura originale; chi lo invidia perchè è “er bell'omo agricolo”; chi lo osteggia aspramente, assestando colpi a tradimento a destra e a manca, ed anche in modo ormai aperto, sia in giunta sia in consiglio regionale, per motivi che ancora sfuggono al popolo (ma che cercheremo di capire ed individuare e che sveleremo); e c'è chi lo vorrebbe fuori dalla stanza del potere, per sedervisi comodamente e vendere e raccontare balle, quelle stesse balle che pare vogliano sentire alcuni particolarissimi e ben definiti dimostranti. Infine c'è un aspetto più oscuro (ancora per poco si spera) che coinvolge qualche Industrialotto Sardo-Continentale-Paisà-Est-Europa che vorrebbe punirlo per non avergli consentito, in modo ufficiale, una maggiore speculazione e quindi maggiori profitti. Sempre la solita solfa, sempre il solito modo di intendere la “cosa pubblica” (cioè cosa nostra), sempre la solita politica dell' inculata doppia carpiata con la scusa di fare gli “Interessi Generali dell' Isola tutta, dei suoi produttori e dei suoi poveri abitanti sempre di più maltrattati”!.

Insomma io vedo di fronte a me degli uomini che della tecnica del “pacco, paccotto, contropacco e contropaccotto” di memoria De Curtis, ne hanno fatto il loro credo, il vangelo politico-amministrativo, il loro orizzonte politico–carrieristico perchè, tanto, altro non sanno fare. Non si spiegherebbero in altro modo le posizioni dure assunte su alcuni argomenti, a discapito del buon gusto e della educazione politica, che anziché aiutare chi ha bisogno, ne determina invece un progressivo allontanamento dalla soluzione o, quantomeno, da un suo alleggerimento economico.

Per carità, Andrea Prato è criticabilissimo, ma la critica deve essere innanzitutto costruttiva e deve contenere una proposta alternativa e migliorativa senza intaccare minimamente il peso economico e senza gravare sulla comunità regionale oggi rappresentata da questa Giunta. Niente di tutto questo si vede e si legge. Ecco quindi che assistiamo giorno per giorno (mancano solo- per darci un tono nazional italiota- le fatidiche dieci domande repubblichine da sbattere continuamente in prima pagina nei giornali “amici” e democraticamente liberi di spruzzare cacca di vacca su chi gli capita a tiro) alla demolizione di un' idea di governo che è certamente e concretamente alternativa alla solita fuffa politica basata sull' assistenzialismo gratuito.

Un assistenzialismo al quale nel corso degli anni, dal 1948 in poi ci hanno male abituato; un assistenzialismo che è stato fine solo a se stesso (e ai partiti che raccoglievano i voti...); che non ha individuato né, sino all' era Prato, incanalava l' azione verso una prospettiva concreta di crescita. Ecco, l' Assessore Prato ha interrotto questo perverso meccanismo e questo modo di intendere il governare l' Agricoltura ed ha introdotto nella sua strategia di lavoro l' individuazione di un obiettivo finale ben definito e che fosse, per la prima volta, a favore e nell' interesse di quella speciale categoria di Lavoratori della Terra che sono i nostri Pastori.

Che sono, non scordiamocelo mai, i veri custodi di quella cultura millenaria che è la Pastorizia e l' Agricoltura e che significa anche – anticipando il progetto Pastomed - tutela del paesaggio e delle colture tradizionali. La gestione Prato, che oggi si vuole “sacrificare”, ha consentito alla Sardegna di rendere visibile un' idea di governo in agricoltura che è attuale e nel contempo lungimirante e che potrebbe dare, con il concorso di tutti, una svolta al comparto ovi-caprino nostrano.

Molti di noi, parlo dei cittadini Sardi, non si sono resi conto che ormai a causa della politica sino ad ieri applicata in agricoltura (ante-Prato quindi), che prevedeva il “buonismo economico, l' aiutino alla categoria, la cassa integrazione in agricoltura”, è stata un fallimento totale che ha determinato con gli anni l' attuale critica, anzi criticissima, situazione. Insomma per dirla con i sassaresi: “sono finiti li bombò”! Non ci sono più soldi, non si possono più garantire le assistenze “ad-pecoram”, non si possono più regalare soldi agli industrialotti della carne (sulla pelle e sui sacrifici dei nostri allevatori), non ci sono più risorse come una volta. E' tempo di diversificare, di adeguarsi allo stato attuale delle cose. Ecco perchè l' idea politico-amministrativa e di rilancio del comparto di Andrea Prato è più che mai attuale. Ma a qualcuno non stà bene.

Perchè ?

Solo per occuparne la poltrona ?

Solo per “riequilibrare”, numericamente, la giunta a favore del proprio partito ?

E la gente, il popolo sovrano, quello che si esprime per essere governato da una coalizione e da un programma, che fine fanno ? Hanno voce in capitolo ? Contano ancora qualcosa ?

Dunque l' idea di scaricare Andrea Prato dal suo ambitissimo ponte di comando frulla in testa, già da un bel pò, a tanta gente. Ed in questa ultima mini-crisi, mini-rimpasto o che dir si voglia Cappellacci-bis se ne è avuto sentore ed era ormai palese che il mal di pancia di cui alcuni soffrivano si chiamava Prato. Alcuni volevano fare alla giunta-bis una iniezione di novità e di freschezza; altri volevano disarcionare alcuni colleghi per occuparne prontamente il posto; altri ancora non si sentono ben rappresentati (artizzianamente finulliani) e a breve voleranno parole grosse ed i toni saranno davvero alti, il chè aggiungerà altra tensione ai già difficili rapporti con gli alleati storici (alcuni esponenti barbaricini, non miracolati da quest' ultimo rimpasto, stanno già scalciando forte).

Non solo, nel PDL c'è subbuglio, come non accadeva da tanto tempo. Complice o causa principale di questo “subbuglio politico” non sono tanto l' ombra del voto anticipato (sbeffeggiando il nazionale) ma l' ingrandirsi di una insofferenza, radicata negli anni, verso alcuni metodi utilizzati per la composizione della squadra di governo regionale; per la fuoriuscita dei finiani, che sono “fuori” per contestare e che vorrebbero stare “dentro” per accaparrarsi un' ambita fetta di potere.

A tutto questo si aggiunge la presenza, ritenuta ingombrante e presenzialista, del tecnico Andrea Prato che da una parte ha fatto alzare l' asticella della visibilità e del gradimento a carattere Nazionale ed Europeo delle problematiche legate al suo assessorato; dall' altra ha fatto, involontariamente, alzare le tensioni interne, accompagnate e condizionate da influenze esterne e che riguardano interessi particolari legati al mancato soggiacere alle voglie ed ai voleri dei “signori della carne”.

L' epilogo sarà il licenziamento in tronco di Andrea Prato, con la eventuale conseguente apertura di una crisi regionale che determinerà ancora gravi sacrifici per tutti noi ?

Ai Sardi, agli allevatori, ai tanti cittadini che si attendono delle politiche di rilancio, chi ci pensa?

I finiani ?

Lo scontento senza destriero, alla ricerca di una comoda poltrona dove assiederarsi, della città di Nuoro ?

I sostenitori della “bara politica” le cui rimostranze, caratterizzate da questi atti poco educati e signorili, che a nulla portano ?

La sinistra Lainiana, anti-Soriana, alla continua ricerca della “chiusura dei conti politici” per farla pagare a qualcuno ?

Tutti quelli che vorrebbero continuare ad avere l' ormai famosa “pensione pecoraria” attingendo a piene mani dalle risorse, poche per la verità, della Sardegna ?

Staremo a vedere come andrà a finire e come ne uscirà la Sardegna da questa situazione di grave crisi, non solo economica, ma di vuoto di idee.

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edi 10/15/2010 16:03


Qualche sera fa mi trovavo a Ittiri, ed ho assistito personalmente a un faccia a faccia tra l’Ass. Prato e le mogli dei pastori, che da quanto ho potuto capire fanno parte del MPS.
Ho sinceramente apprezzato la grande disponibilità al dialogo, in prima persona, dell’Assessore e come ha saputo affrontare con fermezza e convinzione d’idee gli argomenti del suo assessorato che
coinvolgevano emotivamente e personalmente signore presenti e le loro famiglie che d’imprenditoria agricola vivono.
Dopo aver personalmente testimoniato l’evento, ho capito e condiviso la scelta del Presidente Cappellacci di riconfermare l’Ass. Prato alla guida dell’assessorato all’agricoltura.
Tra le tante domande che le signore presenti hanno posto, e cui ha sempre ribattuto l’assessore, una mi ha particolarmente colpito, forse perché era uno dei pochi argomenti su cui mi ero informata
non essendo esperta del settore. La signora stava accusando l’assessore di voler svendere il latte con la camera di compensazione.
Al momento il mio primo pensiero fu, per quel che ne avevo capito, o io o questa signora qualcuno ha capito fischi per fiaschi perché per me da esterna, è esattamente l’opposto, ho trattenuto il
fiato e contato fino a dieci, dopo tutto non sono del settore, ma prima che potessi esplodere l’assessore in tono rincuorante ha confermato che era vero esattamente l’opposto di quello che lei
stava dicendo.
Tutto ciò mi ha fatto ancor meglio capire il significato del termine populismo e quanto sia pericoloso la pratica di questo fenomeno.
L’Italia sta attraversando un periodo storico di grande depressione, è rimasta coinvolta in una crisi a dir poco drammatica che ha sconvolto l’economia, non solo quella italiana ma quella mondiale,
e le ripercussioni le rivivremo anche negli anni futuri per quanto vorremo metterci tutto il buon ottimismo e l’entusiasmo che possediamo.
Come accadde già alla fine degli anni venti in America, questa crisi economica ha effetti devastanti sia nei paesi industrializzati, sia in quelli esportatori di materie prime, ha bloccato il
commercio internazionale diminuendo considerevolmente il reddito delle persone fisiche; il gettito fiscale ha alzato i prezzi e calato i profitti.
Le maggiori città di tutto il mondo sono state colpite in maniera considerevole, lo vediamo nelle cassintegrazioni industriali, nel settore edilizio che ha subito un brusco arresto e nelle stesse
aree agricole e rurali che soffrono considerevolmente, noi lo vediamo in conseguenza del un crollo dei prezzi del latte e dei formaggi ecc.
Cosa crea debolezza nell’economia, i fattori si possono individuare in:
- Una cattiva distribuzione del reddito. Il reddito è una variabile di flusso, legata ad un preciso orizzonte temporale e senza tale orizzonte non avrebbe senso. Per intenderci al reddito viene
contrapposto il concetto di patrimonio che esprime in termini monetari la ricchezza in un dato istante: si usa dire pertanto che il reddito è flusso, mentre il patrimonio è stock. Una delle
principali funzioni del reddito è quella di costituire la base imponibile per le principali imposte di ogni ordinamento fiscale. Misurare l'arricchimento di un dato soggetto rappresenta senza
dubbio il parametro più equo per commisurare il prelievo fiscale. Il reddito deve poter essere individuato in un intervallo di tempo, presuppone la presenza di un capitale ed è il risultato della
gestione non del solo processo di produzione, ma anche di un insieme di operazioni di gestione esterna.
- Una cattiva gestione delle aziende industriali e finanziarie.
- Una non equa struttura del sistema bancario.
- Troppi prestiti concessi a carattere speculativo.
- E soprattutto quest’ossessione, per restare all’interno della comunità europea, di perseguimento del pareggio di bilancio per cui lo Stato non interviene o se lo fa lo fa solo con tagli e questo
fattore penalizza l’economia.
Con tutto quello che sta accadendo in Sardegna, come in Italia e nel resto del mondo, fomentare le folle composte in parte da famiglie disperate messe in ginocchio ed in parte da flemmatici che non
hanno voglia di ripiegare le maniche potrebbe creare un’ulteriore falla nel sistema economico che non consentirà neanche più di correre ai ripari. È per questo che ritengo importate, prima di
ripetere slogan per sentito dire, ragionare sul peso e sul significato delle parole.
Personalmente ho una visione consorziale del sistema imprenditoriale pastorizio, e sono convita che fino a quando i pastori continueranno ad andare a contrattare individualmente il costo della
materia prima con l’imprenditore il risultato non cambierà, avrà soldi in cassa nell’immediato, ma si accontenterà di un uovo oggi, solo per non perdere il tempo di covarlo, mentre l’industriale
che raccoglie le uova del territorio a suo piacimento se le coverà e si troverà a mangiare tante galline domani, alla faccia dei pastori. L’intervento dell’assessorato all’agricoltura, nella
costituzione della camera di compensazione, avrà proprio lo scopo di consentire a tutti, pastori ed industriali, di poter gustare ottimi polli ridistribuiti in parti uguali, intervenendo nella fase
di formazione della domanda e dell’offerta. Questo si può ottenere facendo si che tutti gli imprenditori della pastorizia vengano rappresentati da una unica figura che andrà a trattare con
l’industriale sul prezzo della materia prima, ed in questa fase non sarà più l’industriale che determinerà il prezzo della materia prima ma bensì il rappresentante degli imprenditori della
pastorizia, e siccome questo passaggio determina un ritardo nell’entrata di cassa, l’intervento della regione andrà ad indennizzare con il fondo previsto di 2,5 milioni di euro quell’arco temporale
che determina l’attesa per la schiusa delle uova e la crescita del pulcino.


Bernardo 10/14/2010 15:54


Io credo che dietro tutto questo can can ci sia qualcosa di molto importante e grave. Credo che Prato abbia calpestato qualche callo importante, che abbia detto troppi no alle persone che contano
in questa nostra povera sardegna. Ecco perchè viene contestato quasi ogni giorno e la "stampa Amica" di questi poteri ormai non troppo occulti presta il fianco e pubblica tutte le notizie che vanno
in quell' unica direzione.
Credo che se i sardi capiscono, specialmente i pastori, lo dovrebbero difendere da questi insani attacchi.
Tanto come sempre dietro ci sono "solo" problemi di soldi, di potere e politici.
Forza Prato, non arrenderti !