Le olimpiadi della politica n° 4 - Franco Piretta la testimonianza di franco Piretta : chi è Giovanni Colli, segretario nazionale PSd'Az.

Pubblicato il da Totoi Fadda

LE OLIMPIADI DELLA POLITICA

(o delle elezioni)

di Franco Piretta

(n. 4)

 

 


giovanni colli
Oggi, per chiudere la carrellata dei protagonisti della mia storiella, parlerò del nostro Segretario Nazionale Giovanni Colli.
Ho già detto che la sua elezione è arrivata in modo imprevisto nel Congresso di Ala Birdi, ma questo non deve sminuire la scelta fatta.
Dopo la mediazione che ha fatto ritirare la candidatura di Maninchedda, siamo andati ad Arborea senza una idea precisa su chi avrebbe ricoperto gli incarichi istituzionali del Partito. Vi era una forte opzione della federazione di Cagliari per la carica di Segretario visto che Nuoro aveva già espresso l'Assessore regionale e Sassari aveva con Giacomo il Presidente del gruppo consiliare. Purtroppo, come conseguenza dello scontro in atto, da Cagliari arrivarono una serie di veti incrociati, le carte furono rimescolate e, dopo una lunga trattativa, Giacomo dovette accettare la riconferma alla carica di Presidente e come Segretario ci si orientò su Giovanni. Molto influirono il modo con il quale aveva fino ad allora gestito la Segreteria della federazione di Nuoro, sempre molto "effervescente", e le buone doti di mediazione che aveva dimostrato.
Sorvolo sui motivi della sua rielezione, di cui ho già detto essere in relazione al solo criterio della continuità.
Giovanni è un buon Segretario, con requisiti che sembrano banali ma non non sempre scontati. Intanto è specchiatamente onesto, con l'ossessione della legalità e del rispetto delle regole. Vive della sua professione di avvocato penalista e non cerca e non trae alcun vantaggio dalla sua posizione politica (vale anche per le persone a lui vicine). È profondamente sardista e convintamente indipendentista. Cerca continuamente il dialogo con gli altri movimenti identitari e partecipa a qualsiasi incontro, inclusi quelli palesemente inutili. Ha capito l'importanza dei rapporti internazionali del Partito e cura anche personalmente la collaborazione con i partiti dell'ALE.
Dentro il Partito fa un po' fatica. Certamente non esprime al meglio le sue potenzialità. Questo non deriva dalle sue capacità peculiari ma piuttosto da due problemi esterni, purtroppo irrisolvibili.
Il primo è una questione fisica. Giovanni vive e lavora a Nuoro. Per quanto tolga tempo ai suoi interessi e alla sua famiglia, non può seguire assiduamente la politica nazionale che si svolge a Cagliari e principalmente in Consiglio Regionale. Questo ha aumentato notevolmente il peso politico del nostro gruppo consiliare, che in questa legislatura è andato ben oltre la normale autonomia riservata ai gruppi in tutte le assemblee.
Il secondo problema si chiama Giacomo Sanna. Il carisma che si è guadagnato dentro e fuori il Partito in questi anni sarebbe un ingombro per tutti e non credo abbia un collegamento con la carica di Presidente. Leader si nasce o si diventa, ma in tutti e due i casi, una volta riconosciuti tali, è difficile regredire. Riguarda tutti i partiti e finirà solo con l'esaurirsi di questo ciclo storico. Spero che Giacomo sia l'ultimo leader del PSd'Az e che in futuro vi sia una gestione più collegiale, piu rappresentativa della realtà sociale e che non metta in capo ad un'unica persona le responsabilità positive e negative della gestione politica del Partito.
A questo si deve aggiungere che nel nostro Partito lo Statuto assegna i poteri esecutivi e di indirizzo al Consiglio Nazionale che, per la verità, in questo momento, li esercita poco e niente. In ordine alla linea politica, il Segretario subordina il suo operato alle delibere consiliari, che a loro volta si devono attenere al mandato Congressuale.
Questo lo preciso perché in questi giorni ho letto un post, ricco di commenti negativi, che recitava più o meno: "Giovanni, non ti vergogni di mendicare un incontro con i partiti del centro-sinistra?". Mi sarebbe passato inosservato, come molti dei messaggi di insulto che ricevo privatamente, se non fosse che a postarlo è stato Juanne Ruggieri che fino a poco tempo era vice segretario nazionale del PSd'Az nominato proprio da Giovanni Colli. Non cambia la stima che nutrivo nei suoi confronti perché non conosco precisamente i motivi che lo hanno allontanato dal Partito, ma sò con certezza che conosce perfettamente sia Giovanni che lo Statuto. Sono sicuro che sà altrettanto bene cosa ha deliberato il C.N. nell'ultima riunione e che Giovanni esegue le direttive ricevute a prescindere dai suoi personali sentimenti. L'unico dovere è quello di tutelare la dignità del Partito.

franco piretta

In questo Giovanni è unico. Ne ho la prova e la voglio raccontare.
Eravamo a ridosso delle ultime elezioni politiche, prima della formazione delle coalizioni che si sono poi contrapposte. Il Consiglio aveva dato a me e a Giovanni il compito di esplorare se vi fosse una possibilità di ottenere una tribuna parlamentare per il Partito. Il mandato era ampio per cui abbiamo incontrato tante persone dei diversi schieramenti. Io stesso ho riferito in C.N. di aver provato talvolta vergogna e persino schifo a dialogare con personaggi con i quali, nella quotidianità non avrei condiviso un caffè. Questo era il mandato e nessuno mi ha obbligato ad accettarlo. Molti, anche dalla Sardegna, si muovevano con i canali più disparati e ci procuravano incontri ai quali non potevamo sottrarci secondo le nostre personali convinzioni.
Verso la fine del nostro girovagare ottenemmo un incontro con Denis Verdini, vero numero due del PDL, incaricato da Berlusconi di formare la coalizione e le liste del centro-destra. All'ora dell'appuntamento ci avviammo verso Via Dell'umiltà cercando di mettere in piedi una qualche strategia. Quando arrivammo alla piazzetta antistante l'ingresso del PDL, Giovanni ebbe una esitazione e mi disse: "Franco, io non vengo", "Come" -risposi- "Ma sei scemo?", e lui "Ho riflettuto durante la strada, io non posso incontrare Verdini", "Perché?", e lui ancora "Io sono il Segretario Nazionale del PSd,Az. Di accordi elettorali col PDL posso parlare solo con Angelino Alfano".
In quel momento mi prese il panico. Se avessi avuto le forze lo avrei strangolato. Feci una decina di telefonato a comuni amici perché lo dissuadessero. Non ci fù niente da fare. Salii all'ufficio di Verdini incazzato come una iena, consapevole della responsabilità in cui mi aveva lasciato.
Solo più avanti, a vicenda conclusa, ho ripensato a quell'episodio. E l'ho rivalutato.
Per chiudere, segnalerò altri due piccoli problemi che sono invece facilmente risolvibili.
Il primo riguarda il look. Veramente inguardabile. Nessuno scommetterebbe un centesimo sulla sua età (43anni da compiere ad ottobre). Propongo di mandarlo ad "Extreme Makeover" oppure a "Ma come ti vesti?". Anche a spese del Partito.
Il secondo riguarda l'oratoria. Rende solo quando è incazzato o in forte tensione. Per il resto sembra quello che è: un avvocato che cerca di convincere l'improbabile giuria del Consiglio Nazionale. A tratti noioso, non si addice ad un Segretario Nazionale. Può migliorare oppure deve vivere sempre incazzato.
Con questo ho concluso il mio racconto di alcuni tratti di questi tre amici. Vedrete che torneranno utili. Da domani parlerò di politica. Prometto che farò post più brevi e che entrò la prossima settimana avrò finito di esporre il mio pensiero.

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