Luca Telese, con l' inviata Maria Grazia Gerina, seppur con tutti i sacrosanti dubbi, avvia una seria indagine giornalistica sul "Caso Giuseppe Dore". Sarà smascherata la faziosità preconcetta ?

Pubblicato il da Totoi Fadda

 

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Era ora.

Finalmente un giornale nazionale che si occupa, senza posizioni preconcette, del "Caso Dore" che ha coinvolto, in una continua e frenetica "caccia al Mago con gli stivali", una intera comunità stravolgendone la sua tranquillità e allontanando, chissà se scientemente o accidentalmente, l' interesse dei lettori dalla ricostruzione delle due verità oggi in campo. Una verità, l' unica possibile, che naturalmente deve essere ancora portata alla luce e, su questo, le indagini della magistratura potranno essere di grandissimo aiuto .

Purtroppo sino ad oggi da parte di alcuni organi di stampa e blog portatori di interessi di aree politiche ben definite, di "onorevoli" di una certa parte politica, professoroni ai vari livelli male "imbeccati", è stata innescata una vera e propria "mattanza" della tecnica antica della ricerca della verità. E' stato negato e violato quello che dovrebbe essere lo spirito e la regola di servizio, proprio di ogni giornalista serio, nonchè il "credo" deontologico, fondamentale ed  inalienabile, che dovrebbe mettere al primo posto la divulgazione di notizie frutto di indagini serie e non invece di semplice, o semplicistico, "velinismo" o di "copia-incolla" da altri atti. 

Le domande, i quesiti, i dubbi che assillano Luca Telese, direttore responsabile del "Pubblico Giornale" il nuovo quotidiano che è "dalla parte degli ultimi e dei primi",  sono nella testa di tutti quelli che seguono questa triste ed ingarbugliata tragedia.

Dalla sua parte ha però, come racconta lui stesso, la curiosità.

Si, la "curiosità".

Qualcuno ha scritto che << Si è curiosi nella misura in cui si è istruiti» (J.J. Rousseau) e io aggiungo intelligenti, ma si è anche istruiti (intelligenti) nella misura in cui si è curiosi. Può sembrare un gioco di parole, però, se ci ragioniamo bene, le due affermazioni non formano un circolo vizioso senza via d’uscita, piuttosto direi che si completano a vicenda. Ma cosa c’entrano l’intelligenza o l’istruzione con la curiosità, direte voi.

È vero: nel significato normalmente a loro attribuito, non c’entrano nulla, però, in questo caso mi riferisco non tanto alla capacità degli individui di risolvere complessi problemi matematici o di sviluppare teorie scientifiche o filosofiche, bensì le vedo come quelle caratteristiche che ci permettono di essere obiettivi, di utilizzare le nostre conoscenze per aiutare noi stessi a vivere sempre migliorandoci e per aiutare altri in difficoltà. È quindi necessario, per fare tutto ciò, avere voglia di scoprire, avere il coraggio di interrogarsi, essere, senza vergogna, curiosi.>>

La curiosità. Quella particolare dote di cui sono provvisti coloro che intendono capirci di più nelle cose. Quel dono naturale che, nonostante le circostanze ed i fatti e le testimonianze ed i servizi giornalisti d' accompagno danno per certo la colpevolezza di qualcuno, ti fa mettere in dubbio questa certezza e questa frettolosa intenzione di liquidare il fatto come "ordinaria attività truffaldina". 

Luca Telese capita ad Ittiri e fa domande per lenire la sua curiosità.

"Incontro per caso la sua professoressa del liceo - scrive nel suo fondo - che mi dice: «Era un ragazzo generoso e idealista». Un’altra signora, al suo fianco, mi racconta la storia della foto, ma in un altro modo: per prenderlo in giro un paziente aveva fotoshoppato il suo volto con il corpo di Gesù. Lui è stato al gioco e se l’è attaccata in camera. Contestualizzare in un modo o nell’altro voleva dire cambiare totalmente il racconto, e il suo senso. Così leggevo tutto. E più leggevo, meno capivo. E meno capivo, più mi accorgevo che il caso della cura “miracolosa” per l’Alzheimer incrocia alcune delle grandi domande che ci angosciano nel tempo dei miracolismi sanitari e della disperazione terapeutica. Il primo è il confine della libertà di cura. Si può picchiare un malato? Certo che no. Si può violentarlo? Ma cosa significa violentarlo? Costringerlo a fare ciò che non vuole? E i farmaci, sono anche loro, una forma di violenza? "

Ecco, la "curiosità" e la sete di sapere. L' innato spirito critico  che dà spazio, per fortuna, ai dubbi ed alle "false certezze" spacciate per buone. Da questo nasce l' inchiesta del "Pubblico Giornale" diretto da Telese che ha affidato alla giornalista Maria Grazia Gerina il difficile compito di rimettere in sesto i tasselli mancanti e di riannodare fili di questa intricata quanto "demenziale" vicenda per raggiungere quella che tutti si aspettano : un resoconto veritiero sul come si sono svolti davvero i fatti. Dare voce alle testimonianze di chi ha vissuto in prima persona il dramma della malattia e che purtroppo sono state dimenticate. Alcuni sono addirittura ricaduti e regrediti a quello stato iniziale di demenza dal quale Giuseppe Dore era riuscito, con la forza delle parole, a farli riaffiorare donando loro un ancora fine vita   

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