Mensa Scolastica: prodotto sardo ? Booh!

Pubblicato il da Antonio Fadda

Andrea-Prato.jpg

Questa mattina alla apertura della nostra sede ho trovato, infilato quasi a forza sotto il nostro portoncino, un foglio a quadretti grandi, tipo i quadernoni dove i bambini scarabbocchiano in piena libertà e fantasia, scritto con caratteri altrettanto grandi (evidentemente il nostro scrivano sa che ci vedo ben poco…), forse alla ricerca della chiarezza e dell’ enfasi da dare a queste sue riflessioni, che chiedeva se fosse possibile pubblicare nel nostro Blog questa sua missiva a proposito del contenuto del Capitolato d’ appalto per il servizio di Mensa Scolastica anno scolastico 2010/2011.

Raccogliamo l’ invito e la richiesta. Pubblicchiamo la lettera così come ci è stata recapitata, compresi gli errori che danno il senso del suo disappunto, e “giriamo” i suoi dubbi  a chi ha la responsabilità del Governo Locale sul tema delle derrate alimentari e della loro qualità e provenienza.  Naturalmente nel solo ed esclusivo interesse della popolazione minorile che dovrà a giorni rifrequentare le scuole di ogni ordine e grado.  Confidiamo nella sensibilità dei Consiglieri Comunali di opposizione ed in quella di alcuni Assessori e Consiglieri della maggioranza che governa Ittiri affinchè possano assumere delle precise determinazioni e decisioni in senso opposto a quanto deliberato.

“Caro sig. totoi, ti scrivo queste poche righe, avendo la presunzione che tu le metti su questo tuo flog. Scussami eh ! ma poco so parlare in prubbrico mì ! ma una cosa la devo dire, la devvo ! e te la mando.  Ma a lo sai che quando inizieranno le scuole materne i miei due figlioletti, piccoli mì che sembrano due agnellini  meddighes, mangeranno carne baratta che magari arriva dal continente ! Eppoi i formaggi. E su questo vorrei che tu scrivessi qualche cosa. Leggo che (dal cappittolato d’ appalto mì, micca me lo sono inventato io !) i formaggi devono essere di pasta molle tipo “Dolce di Macomer” oppure “Dolce Sardo” ! Ma io a che cosa lo verso il latte in cacciara ? Non lo sanno che anche ad Ittiri c’è il formaggio molle, bello, buono, ittirese, dolce ? E che ne ditte del formaggio di condimento ? Il cappittolatto chiede formaggio vaccino stagionato prodotto da aziende regionali.  Ma a lo sa il sindaccu che di formaggio stagionato, “minimo un anno”, c’è solo il Grana Padano ? Ma cosa ci stà a fare l’ Assessore all’ Agricoltura Dedola se non gli spiega che di formaggio ad Ittiri ce né tantissimo, così anche di uova, di carne, di burro, di panna, dei prodotti    dell’ agricoltura ? Caro totoi queste cose dille, scrivile, visto che la Nuova è cieca e sorda, così che gli ittiresi sappiano cosa hanno votato. Che se ne rendano conto una volte per tutte ! E voglio vedere mì se lo prubbricchi !”

(firma illeggibile)   

Che cosa ne penserebbe l’ attrice Caterina Murino ( embè che c’ entra?) che ha ricevuto, nei mesi scorsi, dalle vive mani dell’ ò bello guaglione Tonayn Orayn (americanizziamoci !)  il premio Zènias con la motivazione: «Perché riesce, attraverso il suo orgoglio di provenienza, a manifestare in tutti i contesti la sua sardità e, al contempo, offrire al mondo l'immagine di una Sardegna viva e contemporanea ma fortemente legata alle sue tradizioni».

felice floris

 E che cosa ne penserebbe Felice Floris, il portabandiera dell’ MPS e di tutti i Pastori Sardi, se viene a sapere che nelle scuole d’ infanzia di Ittiri, ed io ho l’ impressione in tantissimi asili e scuole materne della Sardegna intera, vengono somministrati i prodotti continentali ? Ve lo ricordate il nostro Sindaco alla testa dei nostri Pastori che in piena assemblea sposava, forse credendoci per davvero, le loro tesi e le richieste giudicando severamente , e a tratti duramente, come partito-madre  insegna, quel bell’ uomo di Andrea Prato che darebbe punti all’ ultimo protagonista di 007 – no, non fiutosecurity-  che ha lavorato con la Murino ?

Qui si parla di circa trentasettemilacinquecento pasti all’ anno,  per una spesa presunta di Euro centotrentaduemilatrecentosettantacinque oltre all’ IVA nella misura di legge.

Così si legge nel capitolato.

orani-e-murino-copia-1.jpg

Ha detto la Murino (torraaa!):  «Sono onorata  di ricevere questo riconoscimento. Non ho fatto abbastanza per meritarlo, se non rivendicare sempre la mia sardità». Ecco quel premio, che io prendo ad esempio (potrei citarne altri) per far capire a fondo quale sia la filosofia di gestione che ispira i nostri amministratori e per sottolineare come le loro azioni concrete entrino in pieno contrasto con le parole dette e con le determinazioni di giunta, quel premio dicevo è certamente meritato. Perché alle parole, Caterina Murino, a saputo dare un adeguato e lineare seguito confortato dai fatti. Che cosa viene fuori da tutto questo ragionamento e dalla protesta del nostro cittadino ?

Semplice. Mentre da una parte si mostra la faccia del disappunto, di quello che si offende perché questo cattivone di Prato affama i Pastori Sardi e che non dà la possibilità di valorizzare i prodotti prelibati dei nostri animali, delle nostre campagne, della nostra amata terra; dall’ altra si lavora, forse per risparmiare o chissà per quale altra ragione,  per “spacciare” nelle nostre scuole materne prodotti alimentari provenienti, probabilmente,  dal continente alla faccia dei pastori Sardi e Ittiresi !

Ha dunque perfettamente ragione il nostro lettore che ha sollevato il problema ed al quale è necessario dare risposte. Anche in sardo-ittirese.

Commenta il post

edi 09/08/2010 22:46


Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole.
Non trovo definizione migliore in questo momento per descrivere il comportamento del dr. Orani e di tutti quei sindaci, per lo più di sinistra, che hanno appoggiato le richieste demagogiche del
rinascente movimento dei pastori sardi (già perché il buon Floris una decina di anni orsono era riuscito a farsi eleggere in regione con queste sue idee ma all’epoca non fece nulla per i pastori
sardi, oggi si ripresenta come uno di loro che può risolvere i problemi irrisolti da più di vent’anni a questa parte, probabilmente come allora ripresentandosi agli elettori alla prima occasione,
per rientrare in letargo una volta raggiunto il suo obiettivo) questi Sindaci hanno fatto le ombre amiche seguendo il movimento davanti alle telecamere scendendo con loro in piazza mostrandosi
quali supporti morali per la loro battaglia e poi a riflettori spenti hanno preso mano alla loro attività di primo cittadino pubblicando bandi di mensa apparentemente a sostegno delle risorse
agroalimentari sarde ma in definitiva a totale o quasi discapito.
In questo agosto, fortunatamente non rovente, ho avuto modo di parlare con alcuni pastori e/o loro famigliari ed ho fatto un sondaggio abbastanza interessante (sondaggio che sotto vari aspetti non
intendo terminare in questa chiacchierata e da cui sono emersi fattori molto importanti che mi hanno chiarito in parte questa crisi del pecorino romano). Ad un pastore ho chiesto come mai non
avesse aderito alla manifestazione assieme ai suoi colleghi, la sua risposta (molto interessante tutto sommato) è stata: “primo faccio parte di una cooperativa e non mi faccio fregare dagli
industriali, secondo lavoro tutto l’anno mi spacco al schiena in campagna e per questo trascuro la mia famiglia, quando arriva agosto che c’è un momento di pace in cui me la posso godere preferisco
stare con loro tanto non ti credere chi va la di quello che dice Floris non gli importa nulla ci vanno solo perché dopo la manifestazione si trovano tutti assieme fanno un’arrostita e bevono,
piuttosto che perdere tempo così preferisco riposarmi e godermi la famiglia e quando ho recuperato le forze torno al lavoro le pecore mangiano tutto l’anno e vanno accudite e poi inizia la
vendemmia.
Trovandomi al mare, mentre leggevo un articolo di giornale sulla manifestazione svoltasi a Porto Rotondo, ho avuto modo di parlare con la moglie di un altro pastore che invece ha aderito a tutte le
manifestazioni, e ne sembrava entusiasta, le ho chiesto se non le sembravano assurde le richieste avanzate dal MPS capovolgendo il significato della stanza di compensazione mi ha risposto che già
prendendo 60 centesimi al litro (tanto per intenderci il marito fa parte di una cooperativa e il latte lo ha versato a 76 centesimi questo per dimostrare che effettivamente qualcuno non sa perché
va a manifestare) non coprivano le spese per mantenere le pecore figuriamoci la regione che voleva offrire 4 centesimi li avrebbe ridotti alla fame. Ora premesso che questa persona che conosco
molto bene odia il formaggio di pecora e mangia solo formaggio grana di produzione emiliana sembra che se per fare il pecorino si usasse solo il latte sardo la produzione basterebbe solo per
coprire il fabbisogno di uno spicchio a persona residente in Sardegna, a parte questo sentirla parlare era quasi convincente se non che quando le ho riportato le motivazioni per le quali non aveva
aderito il pastore con cui avevo parlato vale a dire che si trovavano solo per fare le arrostite dopo, guardano il figlio che si trovava di fronte ha sorriso ed ingenuamente ha confermato che dopo
ogni manifestazione si svolgeva l’arrostita e che l’ultima volta, da quanta carne avevano cotto, ne aveva riportato a casa due vassoi. In un certo senso ho trovato anche risposta alla presenza di
alcune autorità, se non ricordo male anche nella precedente legislatura il sindaco Orani non perdeva occasione per fare banchetti frizzi e merletti quindi quale occasione migliore per andare a
mangiare a sbaffo senza dover gravare sul bilancio del Comune di Ittiri.
Questa legislazione propone la stanza di compensazione come strumento per consentire il raggruppamento dei produttori di latte in questo modo l’offerta sarebbe unica e gli industriali non
potrebbero condurre la mano invisibile del mercato. Fino ad oggi il prezzo veniva stabilito dagli industriali che acquistando dai singoli allevatori stabilivano in base all’andamento del mercato
quanto acquistarne e a che prezzo. La proposta della regione Sardegna per uscire dalla crisi ovicaprino era quella di aderire ad un contratto di produzione di latte ad alta qualità (ridurre quindi
la produzione facendo si che la parte prodotta fosse più povera di carica batterica e più ricca di grasso e proteine) in questo modo veniva offerto agli aderenti un premio di 4 centesimi per un
massimo di 1500 euro ad azienda (si parla di premio e non di reddito quindi un surplus) in cambio devono fornire delega alle associazioni di categoria (una sorta di mandato di rappresentanza
sindacale) le quali si impegnano a contrattare all’interno della stanza di compensazione il prezzo del latte con gli industriali. In questo modo gli industriali non possono più mettere il cappio al
collo degli allevatori e sottrarre il latte al prezzo che vogliono.
Credo che chiunque possa proporre qualcosa di meglio e soprattutto realizzabile, non una forma utopistica di affermazione populista ma un vero progetto, potrebbe tranquillamente portarlo
all’analisi del governo e sono certa che l’Ass. Prato non è una persona che teme il confronto. Se sottolineo la realizzabilità del progetto è perché fra le varie e demagogiche richieste del Floris
c’è una richiesta di 15000 euro ad azienda che se lo moltiplichiamo per il numero delle aziende sarde la richiesta totale ammonta a 300 milioni di euro in misura de minimis. Peccato, però, che la
Sardegna ha un tetto de minimis di 16,8 milioni di euro ovvero 283,2 milioni di euro in meno va da se che la richiesta ha solo uno scopo propagandistico a cui possono abboccare solo i sognatori e
chi vuole realizzare facile e subito perché con 15000 euro all’anno una azienda in crisi potrebbe forse comprare un fuoristrada di sottomarca non accessoriata e poi l’anno successivo si troverebbe
di nuovo a combattere con il prezzo del latte.
Anche l’ex ministro delle politiche agricole che ora presiede la commissione europea delle politiche agricole, l’on. Paolo De Castro, a Rimini ha dichiarato che la regione Sardegna ha tracciato
l’unica strada percorribile invitando tutti ad accantonare inutili strumentalizzazioni e richieste elitarie.
Tra queste richieste demagogiche mi torna in mente quella fatta, in presenza e con l’appoggio dei sindaci, in cui si chiede allo stato di acquistare le eccedenze e di usarle per gli indigenti e per
le case di cura, e dopo aver lasciato il banchetto dell’arrostita sono tornati presso le loro sedi ed hanno bandito per le mense scolastiche che per il condimento dei pasti deve essere utilizzato
formaggio vaccino stagionato minimo un anno prodotto da aziende sarde.
Se consideriamo che l’allevamento delle vacche è praticamente inesistente in Sardegna, che l’unico formaggio di latte vaccino prodotto sono le perette che possono essere stagionate per un anno e
grattugiate ma che sono talmente poche non sfamerebbero il fabbisogno richiesto, ed inoltre la maggior parte del latte utilizzato per la produzione arriva dal continente, prendendo alla lettera la
richiesta tra le righe si potrebbe leggere condite la pasta solo con l’olio locale.
Infine, concedetemi una provocazione ma perché l’olio per condire deve essere prioritariamente di produzione locale, in alternativa di produzione regionale e lo stesso non dicasi dei formaggi dato
che ad Ittiri ha sede un caseificio locale? Per essere un sindaco che ha marciato affianco ai pastori ha veramente dimostrato di essere come l'ombra che segue finché dura il sole, e adesso che
siamo a settembre è per caso tramontato il sole sul Movimento dei Pastori Sardi?


Raimondo 09/08/2010 10:59


Ero all' assemblea dei pastori di ittiri e mi è piaciuto molto il ragionamento che ha fatto l' assessore Antonio Sau, un giovane che non è del settore, ma che ha capito quale sia il nostro
problema. Ora tutte le azioni che vengono assunte dagli amministratori sia di ittiri che di cagliari vanno bene, l' importante è che siano prese nell' interesse della categoria che è davvero
maltrattata. Questo fatto della mensa mi suona davvero male visto che da noi abbiamo tutti i prodotti necessari per garantire una buona e sana alimentazione ai nostri figli, anche a scuola. Del
resto a casa nostra il cibo è quello che produciamo noi: La verdura del nostro orto, le uova, la carne, il pane, i formaggi da tavola e quelli da condimento. Sono tutti prodotti reperibilissimi ad
ittiri. Al caseificio, dai pastori, dagli agricoltori. Insomma che bisogno c'è di dare ai nostri figli dei prodotti del continente ?
Anche queste decisioni a livello locale possono aiutare la nostra categoria ad affrontare meglio il futuro incerto.
Su questo il sindaco che dice ?


Antonio Fadda 09/08/2010 16:42




“FORMAGGIO NON SARDO NELLE MENSE DI OROTELLI: UNA BATTAGLIA PERSA PER IL NOSTRO PECORINO”




pubblicata da Andrea Prato il giorno mercoledì 8 settembre 2010 alle ore 12.48



Cagliari, 7 settembre 2010 - “È inutile aprire un confronto con il ministro, far diventare la crisi della nostra pastorizia un problema nazionale se poi nei bandi per le mense
pubbliche dei nostri piccoli Comuni si continuano a preferire formaggi non sardi anziché il nostro pecorino. L’ultimo esempio: le tabelle merceologiche stilate dal Comune di Orotelli dove, alla
voce formaggi, si specifica a scanso di equivoci che quello da condimento deve essere “parmigiano reggiano”. E tra i formaggi da taglio, si citano anche gruviera e fontina, come se i prodotti dei
nostri caseifici non avessero le stesse qualità nutrizionali. Se non cambiamo fin dai più piccoli provvedimenti, rieducando il palato dei nostri cittadini, tutte le nostre battaglie saranno
vane”. Lo rivela l’assessore regionale dell’Agricoltura Andrea Prato commentando il bando per l’appalto del servizio di mensa scolastica e domiciliare per gli anziani, pubblicato
dall’amministrazione del piccolo centro del Nuorese lo scorso 23 agosto (gara ancora in corso) e visibile anche sul sito internet del Comune.


“Più volte – ricorda l’assessore Prato - ho detto che per salvare il comparto ovino della Sardegna occorre una rivoluzione culturale, cambiare abitudini alimentari, far capire agli stessi sardi
che mangiare i prodotti della nostra terra è meglio perché più buoni e più sani. Recentemente abbiamo siglato un protocollo con l’Anci proprio per agevolare questo percorso, prevedendo nei bandi
per la ristorazione pubblica premialità per i prodotti di stagione e freschi dunque sardi. Resto dunque allibito quando leggo nell’allegato del bando del Comune di Orotelli che l’unico formaggio
da condimento contemplato è il Parmigiano reggiano mentre tra quelli da taglio si comprendono anche la gruviera (sarà quella vera o si intende erroneamente quella con i buchi che gruviera non è)
e la fontina (sarà quella vera valdostana o quel parallelepipedo con buccia rossa che arriva dalla Germania?)”.


Per l’assessore la spallata definitiva al Pecorino Romano rischia quindi di arrivare proprio dalla Sardegna. “Facciamo tanto per risolvere la crisi della pastorizia e qui i consumi vanno a picco,
complice anche una gestione beffa, in cui la mano sinistra non sa cosa fa quella destra”.


Una tendenza quella dell’omologazione dei pasti  a scapito delle mille tradizioni locali dimostrata anche dal recente sondaggio realizzato nell’Isola da Renato Mannheimer. “Secondo l’Ispo –
ha proseguito Andrea Prato - si è ormai persa l’abitudine tutta sarda di condire la pasta con il pecorino: oggi infatti lo utilizza il 38%, contro il 56% che sceglie Grana o Parmigiano. Tutto ciò
può sembrare una banalità ma invece è molto indicativo sui consumi quotidiani ed è una delle ragioni della crisi della pastorizia, se è vero, come ha rimarcato ieri Coldiretti, che in Italia
basterebbe consumare mezzo chilo di pecorino in più pro-capite all’anno per risolvere la crisi. E l’educazione tra i giovani alla tradizione alimentare è un fattore determinante per orientare la
futura domanda”. Da qui il nuovo appello dell’assessore: “I nostri formaggi ovini non hanno nulla da invidiare ad altri prodotti e in un momento come questo credo sia doveroso che tutti facciano
uno sforzo perché si consumi più pecorino: a partire dai cittadini e passando per i Comuni. Questi ultimi fanno bene a manifestare con i pastori contro la crisi del comparto, ma anche loro
facciano la loro parte dimostrando altrettanta sensibilità quando si scrivono i bandi o nell’assegnare gli appalti per la pulizia delle strade rurali ad aziende agricole sarde, come ho più volte
chiesto finora senza risposta (a parte qualche eccezione)”. (DC/lp)



mariella fadda 09/08/2010 00:13


ma pensate che i pastori sono cosi' ignoranti,da non saper neanche scrivere,o spiegare concetti semplici come questo???!!!dato che e' il nostro settore!!trovo (a parte il contenuto,giusto per
carita')questa ''lettera''offensiva per la mia categoria!!sembra scritta da un uomo delle caverneee!!!si eviti per favore di ridicolizzare,quello che purtroppo per noi e' un problema serio!!noi
stiamo lottando,abbiamo bisogno di solidarieta',non di teatriniiii!grazie.............


Antonio Fadda 09/08/2010 08:04



Come sempre, ma eri sin da piccola così confusionaria, guardi il dito e non invece la direzione che esso indica. Ma certo che i Pastori non si pronunciano in quel modo ! Certissimo che la maggior
parte di loro sono laureati e diplomati ed hanno una cultura superiore alla media! Non è questa la discussione però.


Quel teatrino è la cosidetta "licenza poetica" di chi scrive per rappresentare una situazione gravissima e per fare in modo che qualche ignorantone si tolga la benda dagli occhi e veda quello che
veramente accade nel mondo reale. Vogliamo scommettere che in tutte le scuole della Sardegna ove vi sia una mensa i prodotti somministrati agli scolari sono in buona parte di provenienza
continentale ? Ecco, è questo, il vero problema da analizzare. Felice Floris ne sa qualche cosa ? Sarà possibile saperlo ? Cosa si intende fare ? Protestare sì, siamo concordi, ma è mai possibile
che alcuni amministratori debbano sempre schiavazzare con il sederone degli altri ?


Il dramma dei pastori è vicino alla sua conclusione. Per quanto ne so io sarà una soluzione abbastanza positiva perchè verranno accolte quasi tutte le proposte dell' MPS, ad esclusione di tre non
accoglibili dalla comunità economica europea.


Per intanto Mariè, rimetti la birra in frigo !