Parliamo per un attimo della eventualità di un ipotetico conflitto di interessi nella carta stampata. Se parliamo a Suocera, Nuora intenderà ?

Pubblicato il da Antonietta Floriani Floris

A cura di

Antonietta Floriani Floris

censura.jpg

Per puro caso, visto ? quando si dice “toh ! Ma guarda un po' cosa vien fuori!”, ho digitato sul motore di ricerca Google la seguente formula :” conflitto di interessi nella carta stampata”. Mi sono apparse paginate di articoli, notizie, esempi. Ne ho preso una a caso, molto completa ed esaustiva, che spiega del conflitto di interessi di tre giornali, anzi Giornaloni, in mano a gruppi di potere economici che, in alcuni frangenti importanti della vita e della storia della nostra Repubblica, hanno condizionato, e non poco, l' attività politica, sociale ed economica del nostro Paese. Si è anche assistito alla completa distruzione della onorabilità, mettendo in discussione l' onestà personale e professionale, di tantissimi “uomini potenti” caduti nella polvere e poi, tardivamente, riconosciuti completamente innocenti. Troppo tardi. Alcuni si sono suicidati, altri si sono malamente ammalati, altri ancora, ma sono pochini, hanno risalito la china. Ma perchè vi presento questo articolo ? Quale è in fin dei conti il mio obiettivo ? Che cosa voglio dire con questo ? Semplice. Credo che la lettura di questo particolare articolo, anche se tratta un tema politico, possa far riflettere chi ci legge sulla opportunità di guardare con una visione critica, gli articoli che ci vengono presentati in edicola e che commentano, riportando fatti ed accadimenti di una certa importanza, incanalando i nostri giudizi verso una certa direzione piuttosto che in un' altra. Questo metodo viene applicato, non solo a carattere nazionale – sulla politica alta ed impegnata o nel mondo professionale – ma anche a livello locale dove alcuni servizi giornalistici, di una certa importanza e rilevanza sociale e politica, invadono le nostre case e nel contempo stravolgono la vita di tantissimi cittadini che, sino alla prova definitiva data dai tre gradi di giudizio sono sempre da considerare innocenti. Non mi riferisco a particolari fatti. Mi basta far capire che a volte i direttori, i giornalisti ambiziosi e d' assalto alla Santoro e Floris e gli editori, nascondono nelle pieghe di certe cronache e nel modo di esporre i fatti accaduti o nell' insistere verso una certa direzione, dei conflitti di interessi che inficiano ed inquinano il libero giudizio del lettore. Nel vastissimo mondo della rete internet, all' interno delle discussioni sui socialnetwork più seguiti al mondo molti si pongono domande imbarazzanti che qualsiasi direttore di giornale, se in buona fede, dovrebbe risolvere, di netto.

==============================================================================================

Il mondo dell'informazione sotto indagine

Il vero conflitto d'interessi in Italia va cercato nei giornali

anno 2011

 

“ Pochi storici e politologi si sono resi conto che dalla metà degli anni ’70 la vita politica italiana non è stata diretta dai partiti e da leader, ma da tre giornali amici: il Corriere, la Repubblica e la Stampa. Tre giornali legati insieme da un enorme conflitto di interesse che nessuno dei più battaglieri giornalisti ha mai rivelato. La famiglia Agnelli, proprietaria della Stampa, a metà anni ’70 divenne anche azionista di maggioranza di Rcs, e Antonio Caracciolo, azionista di maggioranza del gruppo Espresso da cui nacque nel 1976 Repubblica, diretta da Scalfari, era il fratello maggiore di Marella Caracciolo, la moglie di Gianni Agnelli. Tutto in famiglia, anche se all’insegna della condanna del familismo amorale italiano, dell’etica e della modernità. Sulla lobby responsabile di questo gigantesco conflitto, che con un solo articolo faceva dimettere un governo durante la prima repubblica (Craxi resistette e fu subito disegnato come Mussolini da Forattini) e ha decapitato la prima repubblica, nessuno dei più inflessibili giornalisti del Corriere ha mai scritto una parola. Questo conflitto rappresenta una potente Lobby economica-finanziaria e politico-culturale, i cui interessi hanno poco a che fare col bene del “Paese” come il Corriere, la Stampa e Repubblica chiamano l’Italia. E’ una Lobby senza preferenze politiche e ideologiche: usa indifferentemente come camerieri e maggiordomi partiti e politici diversi per i propri interessi. Agnelli ha avuto un ottimo rapporto col Pci, perché era nell’interesse della Fiat ottenere finanziamenti pubblici dallo Stato italiano e quindi qualsiasi attacco del Pci ai vari governi democristiani e di centrosinistra era benvenuto per le casse della Ditta. Il Pci non si è neppure accorto di essere stato espropriato dell’egemonia culturale da Repubblica, un vero e proprio partito, che ha sostituito l’Unità tra i militanti della sinistra come l’Espresso ha sostituto Rinascita. Dopo il ’92-93 la linea all’ex Pci la dettano Repubblica e il Corriere. Nessun partito socialista europeo è stato condizionato come la sinistra italiana da una lobby estranea al partito e i più forti paesi europei hanno democrazie solide, dove i governi durano cinque anni e dove a nessun giornale verrebbe in mente di far dimettere un premier o un cancelliere con una campagna giornalistica: non sarebbe possibile. Qui sta l’anomalia italiana. Davvero ci vorrebbe un Principe, come chiedeva Machiavelli: ci vorrebbe la politica, tutta, di destra e di sinistra, che alzasse la testa e decidesse di riscrivere il patto per l’Italia. Chissà se la politica italiana riuscirà mai ad alzare la testa e a prendere in mano il destino del paese. Se non lo farà sarà decapitata tutta, perché la Lobby è uno stato nello Stato, un governo ombra con i suoi ministeri e ministri, i suoi ambasciatori, le sue spie, e ha il suo esercito di magistrati che quando vuole e come vuole scaglia contro la destra e la sinistra. Ci sono momenti in cui nella vita di uno Stato la classe politica deve decidere se farsi annientare o alzare la testa e decidere se è capace di esistere. È il caso di dirlo: se non ora, quando?”

Con tag Prima Pagina

Commenta il post