"Piazzatola" ! Altro che Preziosità locali. Una sottospecie di mercatino della domenica dove domanda e offerta si reincontrano. Che figure di me....!

Pubblicato il da Ittiri Notte

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Credo sia un dovere civico e civile da parte nostra, onde evitare di essere presi per il naso, nella nostra qualità di improvvisati blogger, o se volete cronisti che intendono raccontare la realtà, quello di analizzare quanto accade intorno a noi. Una analisi equidistante che ha il solo ed unico scopo quello di smascherare le cazzate che vorrebbero essere fatte passare per Grandi Eventi che la storia futura ricorderà imperitura ! Siamo anche convinti che il presidente dell’ Associazione “Prendas de Ittiri”, Gavino Pinna, unitamente a tutti i membri, legittimamente espressi da tutti i produttori della nostra città in rappresentanza di tutte le categorie produttive, abbia valutato e ponderato bene tutte le decisioni assunte affinchè lo slogan che apre e caratterizza la manifestazione, sia adeguatamente rispettato. Lo slogan recita, per chi se lo fosse dimenticato, in questo modo :“Vetrina di promozione dell’ agroalimentare e dell’ artigianato”. Molti, i più critici, la considerano una semplicissima “vetrina” di un mega negozio popolare e di quartiere, ribattezzata prontamente “Prendas Piazzatola”. Ribadiamo, come da sempre abbiamo fatto, che coloro che producono le nostre specialità e particolarità, le cosiddette “preziosità”, le “Perle” tanto decantate da certuni e ben noti scrocconi (che ogni anno gongolano tra uno stand e l’altro che fanno finta di dispensare consigli e benemerenze), tribolano tutto l’ anno spaccandosi la schiena, le braccia e le mani, usurando automezzi e sacrificando il più delle volte la famiglia pagando caro il loro sacrificio che si traduce, il più delle volte, in tasse varie, non escluse quelle locali che contribuiscono a volte ad esaurire le capacità di resistenza della persona e ne smorzano il morale. I nostri artigiani, quelli veri intendo, quelli che hanno a che fare giornalmente con la creatività e la esaltazione del “prodotto locale” per immetterlo e farlo apprezzare in un mercato sempre più povero economicamente e costantemente invaso da “contaminazioni” foranee; i nostri piccoli ma coraggiosi imprenditori, i giovani agricoltori, gli artisti (pochi per la verità e questo è un male al quale bisogna porvi subito rimedio…) sia della pittura che della scultura; i maestri artigiani delle storiche ed ancora vive professioni ittiresi hanno scritto, sin da tempi immemorabili, la storia imprenditoriale di questa nostra cittadina contribuendo, in modo tangibile, alla propagazione e promozione della valenza, della qualità del prodotto finito e dell’alto livello di professionalità posseduto. L' analisi approfondita dell' elenco degli espositori “tradisce” alcune presenze che sono totalmente estranee alla cultura ed alle produzioni della nostra piccola ma attiva comunità. Così come ci si accorge, ad occhio nudo, che il numero dei partecipanti di anno in anno diminuisce vistosamente e, ma guarda un po', ad “uscire” da questa “Piazzatola” siano proprio quei piccoli produttori che riescono a sfornare, proprio perché di dimensioni micro, i migliori prodotti locali. Le “Prendas” appunto. Si notano poi dei cultori e produttori di preziosità - vere chicche di sapori e di alto gusto – che sono però privi di terreni di coltura. La domanda sorge spontanea: come faranno a produrre questo ottimo prodotto agroalimentare senza aver zappato mai una brulla zolla di terra ? Altri ancora spacciano per “Prendas de Ittiri” i propri prodotti esposti nei box di vendita che sono piantati, coltivati, curati e raccolti in zone lontanissime da Ittiri. Si possono definire “Preziosità di Ittiri”?

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Ora, diciamoci la verità, è comprensibilissimo, ne siamo perfettamente coscienti, che per organizzare una manifestazione di questa importanza, strombazzata su tutto il territorio regionale come un unicum delle “cose di casa”, è davvero difficoltoso e richiede grandi capacità logistiche e nel medesimo tempo dedicare delle ore preziose per la sua elaborazione e, in particolar modo, per convincere gli espositori ad essere presenti con i loro prodotti e la loro “bottega”. Ma se il risultato è quello che ci si presenta davanti agli occhi, non ce ne voglia il Presidente pro-tempore dell' Associazione Gavino Pinna, allora vuol dire che siamo davvero arrivati a toccare il fondo in materia di Grandi Eventi. Bastava dirlo, l' avrebbero organizzata altri. Con regole e criteri diversi, certamente più selettivi ma che avrebbero rappresentato per davvero le “Preziosità” della nostra ricca e produttiva comunità. Come potranno dimostrare i nostri artigiani e produttori che è ancora possibile promuovere le ricchezze naturali che la nostra terra consente di estrarre dal suo ventre fertile e generoso, se non si da ampio spazio e libertà di azione e fantasia nell' ambito delle specialità ittiresi ? I nostri piccoli produttori dell' agroalimentare unitamente alle grosse aziende familiari, hanno dimostrato che vale davvero la pena di investire e di credere nel loro lavoro, nelle loro variegate e genuine produzioni che pongono la città di Ittiri in un livello di tutto rispetto nell’ ambito delle promozioni dei prodotti che dovrebbero essere il fiore all' occhiello dello sviluppo locale.

Nel duemiladodici, in occasione di Prendas scrivevamo : << del resto, come tutti noi sappiamo, Ittiri era ed è una città che fonda tutta la sua economia sulla Pastorizia e sulla Agricoltura. Due mondi apparentemente diversi che invece si intersecano e, a volte, si fondono in un’ unico settore che fornisce una vastissima gamma di prodotti di eccellenza. Attorno a queste due principali “industrie” naturali ruotano, assumendo una importanza di primo piano così come la storia passata e recente ci insegna, un’ altra colonna portante della economia locale che è l’ Artigianato in senso lato. Una sorta di “Casta”, inteso nel senso buono e più che positivo del termine, che ha contribuito e non poco a far conoscere nell’ intera penisola e all’ estero la maestria, l’ intelligenza, l’ invettiva, la fantasia, l’ originalità, l’ estro artistico e culturale del bello, espresso in tutte le sue variegate forme, da parte dei nostri Falegnami, Muratori, Scalpellini, Frailatzos, Piccapedreris, Ricamadoras, Sarti e Sartine del Costume ittirese, Calzolai e Raminajos (attività ormai persasi causa la evoluzione modernista di quell’ ausilio di lavoro, proprio del mondo agro-pastorale, che aveva continuamente necessità di manutenzione). A queste arti e professioni possiamo aggiungerne delle altre che spaziano dalla ricca bigiotteria, di fattura manuale, legata principalmente alla cultura dell’ abbellimento del costume d’ Ittiri; alla tecnica della lavorazione del pane “all’antica”: su ColaGola, su Pane e Coccu, su Pane Triguindia.>>.

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A proposito di pane è totalmente assente dall' elenco degli espositori qualcuno che potesse rappresentare, così come è stata rappresentata sino a qualche annetto fa, la Panificazione ittirese. Cosa è accaduto ? Si è applicata, mutuandola chissà da dove, quella tecnica antica che corrisponde all' Escludendum ? Cioè rimuovere un problema privandolo di rappresentatività e peso nell' ambito delle importanti decisioni collegiali e non assegnandoli un costosissimo stand ? Infine come mai è stato sostituito all' ultimo minuto l' esperto Enogastronomo che tanto ha lavorato per dare un senso culturale alla manifestazione nel corso degli ultimi otto anni ? Ci domandiamo se sia davvero legale – moralmente e politicamente si intende – definire questa “Piazzatola di Prendas” una “ Vetrina di promozione dell’ agroalimentare e dell’ artigianato”. Ribadiamo ancora una volta che “ non è stato rafforzato appieno, dandogli preminenza e quella giusta importanza e rilevanza, soprattutto nei percorsi di immersione storica, questi sì confusi e disordinati affidati ad un opuscoletto incomprensibile, e privi, i percorsi, di una guida narrante in carne ed ossa, il concetto dei binomi e degli abbinamenti necessari per una buona promozione che potevano essere, a giudizio di chi scrive, così tradotti : Cultura&Preziosità; Storia&Professioni; Arte&Manualità. Tanti altri abbinamenti è possibile fare collegandoli alle specificità della lavorazione, del raccolto, della semina, della preparazione del terreno, della trasformazione e della conservazione. Tutto questo può scacciare quel parassitismo politico che già da alcuni anni ha preso piede e messo radici nei punti strategici utili alla nostra città ma che, anziché lavorare per l’ evoluzione e la prosperità, ne soffocano ogni aspirazione sul nascere imponendo una tabella di marcia ed una visione d’ insieme che, anziché proiettare in avanti la comunità, la fa camminare all’ indietro.”

Questo scrivevamo alcuni anni fa. E lo riconfermiamo parola per parola.



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