Rassegna Stampa su Marrazzo

Pubblicato il da Altri Giornali

La guerra di Piero (Marrazzo)

Di Luca Telese

( estratto dal Il Fatto Quotidiano)

 

 

24 ottobre 2009

Siccome non abbiamo appartenenze di partito, ma siamo fatti anche noi di carne e sangue, in redazione ne abbiamo discusso a lungo, fin da quando è scoppiato il caso. Piero Marrazzo era indubitabilmente vittima di un ricatto, ma doveva dimettersi o no? Alcuni di noi (tra cui chi scrive) erano più draconiani: sì, lo deve fare subito. Altri lo erano di meno, soprattutto perché molto preoccupati (giustamente) di una politica combattuta a colpi di dossier, dalla possibilità di scalzare leader eletti a colpi di video e di veleni. Ma ieri (quando dal cilindro degli azzeccagarbugli è saltata fuori la soluzione delle dimissioni che non dimettono, o meglio dell'”autospensione” che serve unicamente a congelare una giunta) i dirigenti del Pd sono riusciti a metterci tutti d'accordo. Una “manfrina”, la definisce Marco Travaglio nel suo editoriale. Come dagli torto? O uno si dimette e se ne va davvero (se ha il fegato per farlo), oppure non si dimette (se ha il fegato per farlo).
La scusa con cui si supera questo banale sillogismo, quella che così la giunta può rimanere in vita, non mi convince: se non altro perché la legge parla chiaro. Al contrario di quanto accade per le elezioni politiche, nelle regioni il presidente viene eletto direttamente. Se cade, tutta la giunta se ne deve andare a casa. Quanti cittadini del Lazio sanno chi diavolo sia Esterino Montino? (Si accettano scommesse). Quanto a Marrazzo, Antonio Padellaro lo aveva scritto in modo molto chiaro nel suo editoriale di ieri: “Resta sacrosanta la tutela della vita privata di un uomo e dei suoi cari. Non però la protezione di un uomo e di una candidatura”. Malgrado tutto quello che è accaduto c'è poco da aggiungere a queste parole, perfettamente misurate.
Ma, ovviamente, il caso Marrazzo ci ha posto altri dubbi che ci piacerebbe girare a voi per sapere cosa ne pensate. Il primo: cosa c'è dietro la solitudine di questi leader, che sembrano trovare gratificazione solo in una vita parallela e in una dimensione sessuale diversa da quella che manifestano in pubblico (a tratti disperata)? In una intervista che pubblichiamo domani Rosy Bindi ci dice che esiste una questione morale anche nel Pd, e che il tempo del maggioritario e degli incarichi monocratici ha sradicato i leader dalla realtà in cui vivevano. Aggiuinge la Bindi che i paracadutati finiscono nel tritacarne della politica e troppo spesso crollano sotto il peso di una professione totalizzante. Che non ci si può improvvisare. E' sicuramente vero.
Seconda domanda, sempre su Marrazzo e sulla sua battaglia disperata: era proprio necessario perdere una intera giornata a ripetere che era tutta una bufala, dopo che si era già ammesso tutto davanti al magistrato? Dire che il filmino non esisteva dopo aver spiegato il perché e il per come? Inventarsi che gli assegni non erano firmati da lui, dopo aver ammesso di averli pagati agli inquirenti? Stupisce la vista corta di molti politici che (anche a sinistra) preferiscono vivere alla giornata, tenersi sempre e comunque imbullonati fino all'ultimo minuto utile (non ci siamo scordati il mitico Villari). Questo sforzo non impedisce che i destini si compiano, ovviamente. Ma mettono in difficoltà gli elettori che hanno creduto in loro e nel partito che li ha candidati. Quando i riflettori sull'inchiesta si saranno spenti sarà il caso di ripartire da queste, e dalle altre domande per una riflessione più seria senza cui non c'è via di uscita dalla crisi della politica.

 

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il rompipalle 10/31/2009 05:57


X Leonardo
COndivido tutto, hai pienamante ragione


Leonardo 10/30/2009 16:45


Beh, gli uomini di destra, si sa, sono dei trombaroli, e non fanno distinzione tra donne e trans.
Ma tutto questo non giustifica Marrazzo. E' successo, pazienza. Si è dimesso e ha fatto bene. Ma la coca, la marea di soldi che circolano, di appalti, di cortesie, di tante altre cose successe
chissà da quanto tempo non è forse materia di indagine da parte della magistratura ?
Noi, i piccoli e creduloni militanti di base di ambedue le parti in campo, mentre ci scanniamo diamo loro tutto il tempo di spassarsela alle nostra spalle. Cosa glienefrega se uno non riesce a
tirare sino alla fine del mese, se ha perso il lavoro, se non ha nulla da mettere sotto i denti ?
Non gli interessa nulla, proprio nulla !


ilrompiballe 10/30/2009 13:22


AJO.... chi è senza peccato scagli la prima pietra.


Politici e trans, la versione di Gasparri

Da giorni il suo nome era in cima a ogni pettegolezzo ed è un quotidiano notoriamente vicino al centrodestra come il Giornale, oggi, a rompere il clima di attesa e lanciare il suo nome nella
mischia con un titolo di prima pagina: «Politici e trans, Gasparri spiega».

Attorno a Maurizio Gasparri, presidente del gruppo del Pdl al Senato, si è scatenata una ridda di voci e retroscena: lo stesso quotidiano diretto da Vittorio Feltri parla di una voce che girava
insistentemente riguardo «un suo presunto coinvolgimento in una retata antitrans a Roma», pur precisando che tali pettegolezzi «girano sul suo conto anche un po' per colpa sua, visto che proprio
l'ex esponente di An da anni e in più occasioni ha scherzato su un banale episodio che di striscio riguardò i trans».

Di cosa si tratta? Dagospia aveva pubblicato qualche giorno fa una lettera anonima che recitava testualmente: «Prima una data: 29 aprile 1996. È in quel giorno (anzi, quella sera) che un notissimo
esponente di quel partito finì in una retata di clienti di travestiti a Roma e riuscì a salvarsi grazie al “lei non sa chi sono io” e all’indulgenza di troppi giornalisti della capitale che da
allora sanno tutto ma sono rimasti muti». Quella che segue, invece, è la versione dell'ex esponente di An, fornita dal Giornale. I fatti risalgono effettivamente al 1996 e raccontano di un Gasparri
invitato a cena «dal prestigioso circolo del Polo, ai piedi dei Parioli, nella zona sportiva dell'Acqua Acetosa che a quei tempi la sera pullulava di donne e/o uomini in vendita con perizoma e
calze a rete». Una cena alla quale Gasparri arriverà con molto ritardo. «Una pattuglia dei carabinieri s'era incuriosita dall'indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto tra i viali dell'Acqua
Acetosa. Lampeggiante, paletta. Gasparri - prosegue il racconto del Giornale - mette la freccia e accosta diligentemente al marciapiede. Spiega che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di
circoli sportivi perché non conosceva l'esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l'entrata».

Arrivato a destinazione, Gasparri avrebbe «sbandierato ai quattro venti l'episodio, forse anche per giustificarsi dell'inqualificabile ritardo». Questa la versione del Giornale, alla quale
l'esponente del Pdl «non ha voluto aggiungere una parola di più».
30 ottobre 2009


Sophia 10/29/2009 11:42


Eppure Marrazzo è un bell'uomo, intelligente, che ha una moglie altrettanto bella, pulita, solare. Ma cosa lo ha spinto a tradirla con uno,una ?
Che cosa succede agli uomini di oggi, perchè sono così in crisi. Perchè preferiscono un trans alle donne, alle mogli ! Quando rientrano a casa abbracceranno e baceranno i loro cari ? Ma non pensano
ai rischi che fanno correre ai loro familiari ?
Che vergogna.


Leonardo 10/29/2009 11:34


Almeno il nostro tromba le donne !
Ecco perchè vogliono fare le leggi che riguarda le coppie gay e omosex, sono di casa loro !
Forza Silvio Braghetta, tromba giuannamaria !


Bonazzi e Lillo 10/27/2009 11:34


Marrazzo, video con trans “Coca per inscenare l’estorsione

24 ottobre 2009
tratto da Il Fatto Quotidiano

Arrestati 4 carabinieri, hanno contattato il fotografo del caso-Sircana per vendere il filmato
di Francesco Bonazzi e Marco Lillo
da Il Fatto Quotidiano n°28 del 24 ottobre 2009

Era da quattro anni che Piero Marrazzo rischiava di finire nel mirino di ricatti e spionaggi politici. La colpa è di relazioni sessuali che avrebbero potuto renderlo facilmente ricattabile e
gettare la sua carica pubblica nel tritacarne dei dossier, delle intercettazioni e dei video. Sì, anche dei video, perchè nonostante ieri il presidente del Lazio ne avesse ancora smentito
l’esistenza, dal decreto che ha disposto la perquisizione del 21 ottobre, firmato dalla Procura di Roma, emerge chiaramente che è stato lo stesso Marrazzo a parlarne con gli ufficiali del Ros dei
carabinieri che indagavano sui colleghi. I quattro carabinieri arrestati, Luciano Simeone (30 anni), Carlo Tagliente (29), Antonio Tamburrino (28) e Nicola Testini (37) avrebbero girato un video
durante l’irruzione nella casa del transessuale e, secondo l’ipotesi degli investigatori, avrebbero addirittura peggiorato la già pessima scena di Marrazzo in mutande spargendo un po’ di cocaina
qua e là. Poi, per rendere il tutto più credibile, avrebbero messo anche il tesserino del presidente vicino alla droga. Come nei peggiori film.
L’identità del transessuale è ancora tenuta coperta, ma se il suo nome d’arte fosse Veronica, allora si aprirebbero scenari davvero inquietanti. Perché la vicenda di oggi sarebbe un seguito di
quanto già emerso nel 2005 dagli atti dell’inchiesta Laziogate. Tra gli obiettivi dello spionaggio politico degli investigatori Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo c’era anche Piero Marrazzo.
Il Fatto Quotidiano ieri ha intervistato l’uomo che si occupò della pratica Marrazzo: Pierpaolo Pasqua, preoccupatissimo di chiarire che “io non c’entro nulla con la storia di oggi, e mi dispiace
per Marrazzo anche se probabilmente ne trarrò beneficio dal punto di vista processuale. Perché, se quello che leggo sui giornali è vero, si dimostra che non eravamo stati noi a volere mettere nel
letto del presidente della regione il viados”. Ma come andò allora? “Una nostra fonte che ritenevamo molto credibile ci disse che Marrazzo aveva una relazione abbastanza frequente con un
transessuale, che aveva come nome d’arte Veronica. La fonte ci diede anche il suo telefono che però”, ricorda ancora Pasqua, “risultava intestato a una persona molto più anziana (M.P., ndr)”.
Incaricai il mio collega Garbelli di chiamarla e lui la contattò fissando un appuntamento spacciandosi per un cliente qualsiasi”. Secondo quello che risulta al Fatto, l’appuntamento fu dato in una
palazzina di Roma, al quartiere Trionfale. A questo punto, siamo sempre nel 2005, succede che il gioco evidentemente si fa troppo sporco, o pericoloso, perfino per questo pugno di arditi fan di
Storace. “Effettuare un controllo della palazzina era troppo costoso. Abbiamo deciso di lasciar perdere anche erché si trattava di un’operazione che entrava troppo nella privacy di Marrazzo. Così,
io in quella palazzina non ci sono andato e neppure abbiamo fatto appostamenti per vedere se e quanto ci andava Marrazzo”, giura oggi Pasqua.
E se qui si fermano i ricordi dei protagonisti del LazioGate, non si fermano però le coincidenze. Pasqua non lo dice e anzi lo nega, ma c’è un filo rosso che potrebbe legare la storia di ieri e
quella di oggi. “Certamente sono stato indagato a lungo dai Carabinieri”, spiega Pasqua, “e io abito in una zona di competenza della Compagnia Trionfale, la stessa alla quale appartengono i
carabinieri che sono stati arrestati ieri. Mi è venuta in mente questa coincidenza quando ho letto i giornali”. Insomma Pasqua lascia intendere che proprio qualche carabiniere della compagnia
Trionfale, seguendolo, abbia pescato il jolly dell’appartamento di Veronica. E che magari abbia pensato di poterne fare una gallina dalle uova d’oro. Oggi questa è una pura supposizione non ancora
suffragata da elementi concreti, ma gli interrogatori previsti per oggi potrebbero far chiarezza su come i quattro carabinieri siano incappati in quella che pensavano potesse diventare la loro
fortuna. La disinvolta frequentazione di transessuali, se fosse provata, sarebbe certamente un atto imprudente per un politico e ancora di più se reiterato dopo le precedenti esperienze, proprio
sotto campagna elettorale, come quattro anni fa. L’altra coincidenza davvero impressionante è che il “Quartetto del video” abbia provato a rivendere il materiale ricattatorio allo stesso fotografo
dell’agenzia di Corona, che aveva pescato il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, in una piccola tournè notturna lungo i marciapiedi della Salaria.


Franco Bechis 10/27/2009 11:31


Vizi privati e guai pubblici di Marrazzo
Pagava i trans ma non le tasse
27/10/2009
Da Libero
di franco bechis -

È stato più facile a Natalie o a Brenda, i due transessuali frequentati dal presidente della Regione Lazio fare aprire a Piero Marrazzo il suo portafoglio che non a Giulio Tremonti. Lì dentro
c’erano 5 mila euro ai primi di luglio quando  Marrazzo fu scoperto da due carabinieri ladri e ricattatori in casa di un trans. Ma da quel portafoglio non usciva nemmeno un centesimo di fronte
alle cartelle esattoriali inviate fin dal 1997 da Equitalia-Gerit per imposte e multe non pagate. Così alla società di riscossione del ministero dell’Economia il 16 febbraio scorso non è restata
altra scelta che iscrivere ipoteca legale per 60.780,94 euro sulla villa di Riano di proprietà di Marrazzo e della sua attuale consorte Roberta Serdoz. L’ipoteca è stata registrata  il 9 marzo
2009 e fino ad oggi non è stata cancellata. Ma secondo fonti ufficiose consultate da Libero alla fine dell’estate dopo 12 anni quel pagamento dovrebbe essere avvenuto e la villa di Riano liberata
da ogni gravame. Sarebbe stato un peccato non averne la piena disponibilità dopo avere fatto tanto- Piero e Roberta- per non avere sulla propria abitazione casa nemmeno l’ipoteca di legge dovuta al
mutuo. Villa Marrazzo infatti fu acquistata dai coniugi il 29 ottobre 2003.
A vendere il precedente proprietario: Mariella Cacciarru. Non è una casetta: ha 19 vani, una corte e 16 porzioncine di terreno per un totale di 63 are. Non si sa quanto fosse stata pagata, ma
qualcosa si può intuire dal mutuo ipotecario concesso quello stesso giorno dell’acquisto ai coniugi Marrazzo da Unipol Banca: capitale per 450 mila euro, durata ventennale e tasso di interesse
annuo del 3,25%. Con il mutuo villa Marrazzo è stata ipotecata dalla banca. Per poco. Perché il 18 gennaio 2008 Piero e Roberta   hanno saldato il dovuto e chiuso il mutuo. Via ogni
ipoteca dal 29 febbraio 2008, giusto un anno prima che arrivasse la mazzata da Equitalia per le imposte e multe del 1997.
Certo da Governatore del Lazio le cose si sono fatte più delicate, ma alle gimkane fra mutui, ipoteche, tribunali e creditori Marrazzo c’era abituato da una vita. Sempre assistito dalle due
principali “banche rosse”, Unipol banca e Monte dei Paschi di Siena (Mps) che in un caso ha perfino generosamente perdonato il suo cliente non proprio esemplare nella puntualità delle rate. Se il
rapporto con Unipol si è chiuso nel 2008, quello con Mps è vivo più che mai. Vale 1,3 milioni di euro il mutuo acceso insieme alla moglie Roberta il 12 luglio 2006 per l’acquisto a Vigna Clara, in
via del Podismo, di un appartamento di 8,5 vani e box auto. Lo hanno venduto Ubaldo Sebastiani e Daniela Panzieri. E Mps ha fatto il resto: mutuo da 1,3 milioni di capitale, durata 25 anni e un
tasso interesse annuo del 4,2%. L’anno dopo sempre il Monte dei Paschi ha concesso un altro mutuo a Marrazzo per una casa in via dei Giuochi Istmici, a Vigna Clara. Era il 23 novembre 2007.
Finanziamento in capitale di 570 mila euro, tasso di interesse annuo del 5,49%, e maxi-durata: 30 anni. In questo caso la moglie Roberta è stata iscritta, come “debitore non datore di ipoteca”.
Quella casa di via dei Giuochi Istmici sembra però un romanzo, una storia italiana che è il cuore della storia stessa di Marrazzo. Basti dire che fra contese, tribunali e colpi di scena quello del
2007 era il terzo mutuo ipotecario concesso da Mps a Marrazzo per lo stesso immobile . Fu assegnata il 15 aprile 1986 a Marrazzo dalla cooperativa edilizia di cui era socio e che l’avrebbe
costruita. La coop si chiamava “La Fortuna mi ha sorriso” un  nome che sembra una beffa. Il suo valore fu stabilito inizialmente in lire 7 milioni e 360 mila. Una volta costruita Marrazzo
bussò per la prima volta alla porta del Monte dei Paschi. Gli fu aperta e il 23 ottobre 1993 sottoscrisse un mutuo fondiario con iscrizione di ipoteca convenzionale : valore 170 milioni, durata 15
anni e interessi del 13,20% annui. Fra capitale, spese ed accessori la somma complessiva fu di 510 milioni di lire. Ma la fortuna non sorrideva affatto. Il 22 novembre 1994 con decreto ingiuntivo
della pretura circondariale di Salerno venne iscritta ipoteca giudiziale su casa Marrazzo per un debito non onorato da parte con l’ingegnere Giuseppe Gabola di Torino. Il debito era di 9.716.000
lire più interessi per un totale di 15 milioni. Ci vorranno sette anni per ricomporre la vicenda: il 16 novembre 2001 alla conservatoria di Roma venne annotata la cancellazione totale dell’ipoteca
per intervenuto accordo fra le parti. Guai finiti? Tutt’altro. Il 22 aprile 1995 Mps che solo due anni prima aveva concesso il mutuo iscrisse nuova ipoteca giudiziale su casa Marrazzo grazie al
decreto ingiuntivo ottenuto dal presidente del Tribunale di Roma il 12 aprile. A Marrazzo si contestava il mancato pagamento di 230 milioni di lire: 125,9 milioni per “sorte ingiunta”, 52,1 milioni
per un triennio di interessi al tasso convenzionale del 13,75% annuo, 50 milioni per spese di registrazione, notifiche, tassa ipotecaria non rimborsata, spese in evento di lite e varie più altri
1,8 milioni liquidati per decreto dal tribunale di Roma. La contesa si chiuderà anche qui  il 16 novembre 2001. Ma nel frattempo la casa venne sottratta a Piero per tutt’altre vicende. Il 6
marzo 1998 per ordinanza presidenziale emessa dal presidente del Tribunale civile di Roma casa Marrazzo fu assegnata con verbale di separazione consensuale alla moglie e madre delle sue prime due
figlie, Isolina Fiorucci. Per errore quel giorno verrà trasferita la proprietà a Isolina, con atto poi corretto il 26 aprile 2004 specificando che ad essere trasferita a Isolina non era la
proprietà, ma solo il diritto di abitazione.
C’è una sola casa che risulta ancora appartenere a Marrazzo libera da mutui e da storie intricate. E’ la villetta acquistata per 23 milioni a San Felice Circeo nel lontano 1976 da papà Giuseppe
(celebre giornalista Rai) e mamma Luigia e divisa in parti uguali fra i coniugi, il figlio Piero e il figlio di primo letto della mamma: Eugene Richard Spina (nato a New York il 10 gennaio 1947).
Nove anni dopo, nel triste 1985, Piero perderà nel giro di pochi mesi prima il padre e poi la madre. E quella villetta sulla strada Terracina-San Felice Circeo, con 4 camere, accessori e giardino,
entrerà nell’asse ereditario. Il padre la divise fra Piero e Giampiero Marrazzo, che l’atto testamentario inquadrò come “figlio naturale riconosciuto”, nato a Roma il 7 dicembre 1979. Mamma lasciò
la sua parte divisa equamente fra Piero ed Eugene. Alla fine il presidente autosospesosi dalla giunta regionale del Lazio ne ha il 50% e ne è l’erede principale.