Reazione n° 1: Alessandro Gervasi risponde a Franco Piretta. Il confronto si anima ed appassiona i tantissimi sardisti e lettori

Pubblicato il da Totoi Fadda

Le Olimpiadi di Franco (Piretta) e il C.I.O.
(Comitato Olimpico Internazionale)
Fonte: Facebook
di Alessandro Gervasi

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Premetto in apertura che non sono candidato né interessato alla presidenza del C.I.O. ! Proprio per tale motivo ho sempre partecipato, attivamente, a tutte le contestazioni che le associazioni e la società civile hanno organizzato contro l’attività di quest’organismo. Anche perché, come tutti sanno, al suo interno fanno bella mostra di sé molti elementi legati a pratiche autoritarie e a leaderaggi monolitici. Nel criticare il C.I.O. metto in discussione, quindi, non solo la discutibile qualità dei partecipanti e il metodo con il quale sono scelti, ma anche l’opinabile meccanismo di elezione del Presidente basato su un intollerabile sistema di cooptazione. Sorvolo per questioni di buon gusto sul resto dell’Organizzazione.
Altra cosa sarebbe stata se ci fosse ancora in attività il signor De Coubertin che, sono sicuro, avrebbe da dire qualcosa di significativo.
Ma torniamo a noi, e alle cose che l’amico Franco ci ha voluto esporre . Indubbiamente gli va riconosciuta una grande sincerità, e pure una memoria certosina, ma soprattutto l’onestà intellettuale di dire ciò che pensa veramente. Io che sono costretto ad apprendere le notizie del Partito dal passa parola di qualche amico o dalle veline di agenzia dei quotidiani, prendo dunque atto di queste informazioni preziose e mi permetto, sommessamente, di rimanere senza parole. Soprattutto perché mai avrei immaginato una situazione così apocalittica e controversa. Così come mai avrei potuto pensare che al militante medio del nostro Partito, fosse imposta una così (in)oculata amministrazione delle sue possibilità emotive e di riflessione. Perché se è vero ciò che lascia intendere Franco, gli iscritti e buona parte dei dirigenti, non partecipano attivamente alla costruzione di un progetto con capacità razionale e costruttiva. Bensì sposano, acriticamente, un qualcosa che altri hanno già progettato e pianificato. Per così dire un vero e proprio “aiutino”, un suggerimento che sembrerebbe non lasciare, comunque , alternativa alcuna.
Si potrebbe a questo punto essere, bonariamente, maliziosi e sostenere che la serie di eventi esposta nel post del nostro amico di Sassari si ripete, ormai da diversi decenni, seguendo uno schema iterativo fisso e consolidato: Il Partito minacciato, l’aiuto di politici esterni “amici” ( di chi ? ) che abbracciano la causa, la congiura e il tradimento, la scoperta del delitto e dell’ingannatore, l’intervento disinteressato (ahinoi) dell’archetipo sardista e, infine, il trionfo del giustiziere - e dei suoi seguaci - contro chi mina l’esistenza del Partito. Ma soprattutto la sopravvivenza del proprio scranno !
Il panorama che intravedo appare quindi drammatico, ma soprattutto ambiguo. Perché da un lato traspare una continua imposizione di indiscutibili modelli di comportamento politico, e dall’altra il fatto che gli iscritti e i militanti non trovano, all’interno della nostra organizzazione, altra fonte alternativa . Insomma, sembrerebbe che su tutto domina, incontrastata, un’unica regia che ripromuove continuamente le esclusive esigenze personali, variandole a seconda dei casi e delle proprie necessità.
Dico la verità, questa situazione descritta non mi scandalizza più di tanto - avendo fatto parte negli anni passati dei massimi organi dirigenti ne ho visto di tutti i colori - però pensavo che il dibattito interno, anche se scarsamente vivace e con dinamiche tutte personali, volasse più alto. Capisco pure che quando il potere decisionale – lo dico in senso buono – si circoscrive all’azione di una striminzita arciconfraternita - e dei suoi seguaci - può succedere anche questo. Così come può accadere che, isolato organizzativamente lo zoccolo duro dei Sardisti, gli ultimissimi “arruolati” o meglio i nuovi militanti non siano all’altezza della situazione per carenze intellettuali proprie. Oppure perché, negli ultimi anni, gli abbracci ideologici non sono stati completamente convinti e, forse, hanno risposto a interessi certamente meno ideali. In questo senso diventa abbastanza facile evidenziare tanti discutibili comportamenti. Come quello di chi non riuscendo a imporre il proprio pensiero preferisce abbandonare, e crearsi magari qualche altro partito. E parlo di persone che ,negli anni ormai trascorsi, hanno preceduto la scelta indiscutibile dell’On. Maninchedda ! Parlo di Martelli, Serrenti, Muledda e & .
Certo, pensare che il XXI° Congresso del Partito abbia avuto come “leitmotiv” del dibattito politico l’individuazione del metodo migliore, e più efficace, per eleggere Segretario del Partito l’On. Maninchedda, lascia di stucco. E ancora di più, il fatto che per raggiungere questa strategia si sia provveduto a modificare, artificiosamente, lo Statuto.
Così come si rimane senza parole, se si pensa che il Segretario Nazionale sarebbe stato eletto, capziosamente, con un incarico “pro tempore”. In attesa che si verificassero le condizioni opportune per una sua drastica sostituzione.
Non voglio proseguire oltre! Perché uno può essere Sardista quanto si vuole; può sacrificare tutto in nome della bandiera e degli ideali, ma se quanto rappresentato fosse vero dovremmo prendere atto dell’esistenza di una vera e propria mostruosità strategica. Ancora di più, se si prende a riferimento l’assegnazione degli incarichi sia in Consiglio Nazionale che in Segreteria, sia in Direzione Nazionale che negli Organismi territoriali. Altro che “ territorialità”! Tutto quanto è stato programmato, pianificato, strutturato, al fine di incoronare Segretario Nazionale del P.S.d’Az. , e al più presto possibile, l’On. Maninchedda. Quindi deduco che, anche, lo spostamento a destra delle nostre alleanze rispondesse a questi nobili ragionamenti !
Come poi le cose siano andate, è sotto gli occhi di tutti ! Anche se a onor del vero il meccanismo, o il patto scellerato, si è dissolto prima della conclusione dell’ultimo Congresso Nazionale . In maniera, esclusivamente, privata ! E non per il malpancismo degli iscritti. Tanto è vero che tutte le operazioni di voto, per l’elezione dei Delegati, sembrerebbero improntate a mantenere salde le vecchie alleanze, e a confermare in ogni modo quei tesserati che in Congresso avrebbero dovuto suggellare la vecchia strategia.
Altrettanto vale per i fatti inenarrabili e foschi accaduti nella Federazione di Cagliari, che la dicono lunga su quello che sarebbe dovuto succedere poi in Congresso.
E’ per questo motivo, che i ricorsi e le testimonianze delle “complicazioni” elettorali di Cagliari sono diventati carta straccia !
Comunque, a parte quest’ulteriore sottolineatura, rimane il fatto che l’On. Maninchedda non si sia presentato al Congresso! Che i suoi epigoni hanno perso la bussola ! Che chi aveva pensato di presentarsi come maggioranza alternativa alla “gestione” passata, non ha avuto il coraggio, e le palle, per farlo!
E quindi, Giacomo si è fatto eleggere, nuovamente, Presidente del Partito. Così come , secondo copione, è accaduto per l’elezione del Segretario Nazionale. Senza nessun se e , soprattutto, senza alcun ma!
Ora, seguendo il vecchio procedimento iterativo sopra descritto - accompagnato da un’agghiacciante strategia politica del desiderio contrabbandata per necessità di sopravvivenza – qualcuno decide, ancora una volta, anticipatamente quali debbano essere i futuri percorsi del P.S.d’Az. , cui fa seguito, come previsto, la richiesta di interlocuzione “non petita” del Segretario al Centrosinistra.
In tutto questo “ambaradan”, non va però trascurata l’onda anomala della Festa organizzata a Sassari - così sostiene Franco - in onore dell’On. Barracciu . Una scelta certamente già consumata! A testimonianza che, nel nostro medioevo quotidiano, vale ancora il metodo della “transizione permanente”, o meglio del “riadattamento” continuo ! Perversamente alimentato di utopia .
Saludi a tottus !
Alessandro Gervasi

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