Risolvere la crisi del comparto Zootecnico-Caseario: Molto Complicato e Faticoso.

Pubblicato il da Mario D.

costume di ittiri bn

 

Intervento di Mario D.

 

Individuare le adeguate soluzioni per la risoluzione della crisi e il rilancio del comparto zootecnico-latiero-caseario è, a mio parere, un impresa complicata e faticosa, per non dire impossibile…. Coloro che sono chiamati a farlo, ovvero forze politiche, industriali del latte, associazioni di categoria e gli allevatori stessi, sono, purtroppo, i diretti responsabili di questa situazione, giunta ormai al collasso.
Come si può pensare che chi per anni è stato incapace di programmare, di ampliare il paniere dell’offerta dei prodotti, di allargare l’orizzonte della commercializzazione con la ricerca di nuovi sbocchi di mercato, di attrezzarsi e adeguarsi al mercato globale, sia oggi capace di trovare risposte e soluzioni????
Se analizziamo l’attività politica della Regione, salta fuori che a parte tante promesse, di concreto si è solamente riusciti a soddisfare l’esigenza delle aziende agricole solo per quanto riguarda i rimborsi legati alle emergenze (danni da Incendi e calamità naturali), per mezzo degli aiuti di Stato deminimis. Non si è ancora vista da parte della Regione e ho la sensazione che difficilmente la si vedrà, una solida attività di programmazione volta a generare politiche strategiche che siano orientate non solo a soddisfare l’attuale situazione di emergenza ma a gettare le basi per il futuro, sempre più condizionato dagli effetti della globalizzazione.


Andrea-Prato.jpg Il mercato globale evidenzia l’interposizione tra produttori e consumatori di manifatture “esterne”a loro volta conseguenza di filiere alimentari sempre più complesse che ormai coinvolgono molte specifiche attività imprenditoriali nel seguente ordine di livello:

- Preparazione (o produzione);

- Conservazione;

- Trasformazione;

- Commercializzazione;

- Distribuzione dei prodotti.

È pur vero che il valore aggiunto, conseguito da queste filiere sommato a quello dei prodotti agricoli primari offre una importante percentuale del reddito locale, regionale e nazionale, ma tenendo conto che l'industria agroalimentare è libera di approvvigionarsi di materie prime sul mercato globale (…vedi Pecorino Rumeno e simili) in quanto più conveniente rispetto alle corrispondenti produzioni agricole nazionali si generano degli scompensi di ordine commerciale, dubbi e confusione sulla qualità e sicurezza degli alimenti che non sempre viene chiaramente indicata al consumatore sulle etichette, per non parlare della famigerata tracciabilità riferita alla provenienza dei prodotti primari e della trasparenza di filiera.
Se consideriamo che la domanda alimentare è destinata ad aumentare, non solo per effetto della crescita demografica mondiale e per l'incremento dei redditi nelle economie emergenti, ma anche per i cambiamenti della cultura alimentare orientata alla ricerca della qualità. Chi ci governa e amministra ai vari livelli dovrà necessariamente intervenire in un modo determinato e concreto tenendo conto di tali fenomeni dovuti ai tempi. Occorrerà innanzitutto dotarsi di una strategia programmatica che assicuri un approvvigionamento alimentare stabile, tracciabile e qualitativamente affidabile. A livello locale è opportuno mantenere una sorta di indipendenza strategica di approvvigionamento in tutti i nostri principali settori e filiere di produzione e commercializzazione. In questo senso, basterebbe fare un giro tra li scafali dei discount delle principali catene di grande distribuzione per rendersi conto che siamo letteralmente invasi da prodotti di varia e indefinita provenienza. I prodotti agricoli, fino a prova del contrario, restano la base dell'alimentazione umana, quindi una seria ed efficace politica di salvaguardia della tipicità, di controllo della qualità e della sicurezza alimentare è e diventerà sempre più strategica ed è a sua volta, necessario che venga praticata con maggiore forza e vigore.

Una politica programmatica, che a tutt’oggi manca, che premi la qualità, la tipicità ed orienti le risorse verso la loro valorizzazione, condotta con efficienza sia dalla Regione che dal Governo, sarebbe un buon punto di partenza per il rilancio dell’agroalimentare. Sarebbe inoltre da stimolo per le amministrazioni Comunali di quei Comuni come Ittiri, la cui economia ruota attorno al settore agricolo e zootecnico, per la formulazione di programmi e la messa in atto di politiche volte al rilancio del settore. Consentirebbe, innanzitutto di tagliare i “rami secchi” delle filiere produttive, di selezionare il prodotto di base in termini di qualità, di trattarlo e trasformarlo con processi controllati e certificati ed infine di stimolo per la commercializzazione la distribuzione e il consumo al posto dei cosiddetti prodotti di concorrenza. Per poter attuare questo tipo di politica è obbligatorio dare sostegno, orientando gli aiuti Comunitari, Nazionali e Regionali a favore di tutti i protagonisti della filiera, ovvero ai produttori che selezionano e assicurano la qualità del prodotto di base, ai trasformatori che certificano i processi di trasformazione e garantiscono la qualità, la tracciabilità del prodotto di base e la tipicità del prodotto finale ed infine ai distributori che si impegnano a commercializzare tali prodotti tipici provvisti di marchi di qualità, al posto di quelli concorrenziali e anonimi.

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Mario D. 11/20/2010 22:39


...è una questione di cambiamento di mentalità, non solo della classe politica, ma a tutti i livelli, ad iniziare dagli allevatori!!! La prolungata mancanza di programmazione ha portato l'intero
settore agricolo, non solo quello zootecnico-caseario, a trovarsi impreparato di fronte all'attuale stato di crisi economica internazionale. I nostri "bravi" governanti locali, dal canto loro, si
sono fatti trovare impreparati per l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo Uno. Trovare il rimedio all'attuale situazione, come ho già detto, è pressoché impossibile, tuttavia la nuova Riforma della
Politica Agricola Comunitaria per il periodo 2013/2020 offre alcuni indirizzi e opportunità per il rilancio del settore primario. Purtroppo stiamo facendo di tutto per trovarci impreparati ad
affrontare anche la nuova PAC. Senza adeguata programmazione ci ritroveremo, i prossimi anni, a sprecare risorse e a non essere competitivi!!! Il mio timore è che la nostra classe politica
continuerà a fare quello che attualmente fa. Tanto per fare un banalissimo esempio, ma che rende molto chiara l'idea dello spreco di risorse pubbliche, cito i finanziamenti agli allevatori per il
biologico!! ...il latte biologico viene o no conferito negli stessi stabilimenti di trasformazione dove si conferisce latte non biologico???? ...e per fare cosa???? ...un prodotto standardizzato
che naturalmente non può essere denominato BIOLOGICO!!!!! ...allora mi chiedo e vi chiedo: CHE SENSO HA DARE FINANZIAMENTI AI PASTORI PER IL BIOLOGICO????
Avrebbe avuto un senso se avessero conferito il latte biologico in uno stabilimento che tratta esclusivamente latte biologico adotta procedure di produzione e conservazione naturali, seguendo dei
precisi standard di produzione ed elevati protocolli di sicurezza (ad esempio HACCP) oppure certificando gli stessi processi di produzione e conservazione (es. ISO 9000). Avrebbe avuto un senso se
avessero commercializzato dei prodotti con un alto livello di qualità e tipicità, che potesse fregiarsi anche della denominazione BIO oltre che del marchi DOP, al posto di formaggi che a vederli,
rivestiti di cere e paraffine, sembrano di plastica e si ha la pretesa che siano anche competitivi e apprezzati sul mercato!!!!
...e di chi è la responsabilità? ...dei politici, degli allevatori o degli industriali?!?!?!?!


Gesuino 11/19/2010 13:09


Perchè demandare tutto ai vari strati di responsabilità (regione-provincia-comune) ed escludere sempre il titolare dell' azienda agricola di qualsiasi settore esso sia ?
Mi spiego. Si parla tanto di diversificazione, di riorganizzazione del comparto, di rilancio, di nuova filiera, di produzioni di qualità, di sbocchi occupazionali...insomma si discetta su tutto
quello che dovrebbe essere oggi l' agricoltura e la pastorizia ma non si dice mai , evitando accuratamente qualche riferimento, che se la situazione è arrivata a questo punto la colpa maggiore non
è del governo nazionale, di quello regionale e di quello locale (di qualsiasi partito esso sia)ma solo ed esclusivamente dello stesso pastore e agricoltore. Perche dico questo, perchè sono stati
abituati dai tanti politici disonesti e fannulloni a regalare le cose a seguito di qualche protesta di piazza dove piangono miseria. Ed il politico, per levarsi il problema ha sempre elargito. Ed
ha ragione da vendere Mario D.che è necessario sostenere quei produttori che garantiscono la qualità, la tracciabilità e la genuinità del prodotto. Ma a questo comportamento darà il suo giusto ed
interessato apporto il pastore ?
Nutro i miei serissimi dubbi.