Tra un "benaltrismo", un "nonbastismo", un "passindietrismo", e tanti altri "...ismi" non si riesce ad andare avanti. Quando la sinistra farà davvero la sinistra ?

Pubblicato il da Antonio Fadda

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Ma si vogliono decidere questi, a decidere, oppure si dovrà continuerà ancora per molto con questo balletto di slogan e frasi inutili ed inconcludenti che fanno solo del male alla Nazione ? Quanto dovranno aspettare ancora gli italiani per poter sentire qualcosa “di sinistra” da parte di questo PD bersaniano, appiattito sul niente, incapace di formulare una proposta che vada veramente in direzione di una reale tutela, rilancio e difesa  del Popolo ? Che importa poi se la proposta, l’ idea di sviluppo e di rilancio, coincide con le posizioni della destra berlusconiana ? Con questo atteggiamento viene privata l’ Italia di una componente politica e culturale, quella di sinistra, che tanto ha dato alla Nazione e tanto può ancora dare, se vengono individuati i nuovi uomini della transazione, per consentire una pace sociale, che invece oggi viene alimentata al solo scopo elettorale, ed uno sviluppo condiviso che possa riportare l’ Italia agli antichi fasti.  Scrive bene Paola Setti de Il Giornale quando afferma che… “ Una volta era il «benaltrismo»: lo sport politico nazionale per cui quando l’avversario individuava una soluzione a un problema, gli si poteva sempre rinfacciare che facesse il piacere, il problema è ben altro. Oggi il gioco si è evoluto in un più spregiudicato «nonbastismo». Non basta. Non basta mai. Il governo vara la manovra economica ma la scagliona su tre anni fissando il pareggio di bilancio al 2014? Non basta, il 2014 è tardi, bisogna accelerare, op-op. Poi il governo annuncia un’agenda anticrisi con le parti sociali? Eh no, non basta, che delusione. Infine il governo, complice un caos finanziario internazionale inedito, decide di anticipare il suddetto pareggio di bilancio? Macché, non basta ancora.
Leggere il Corsera degli ultimi tre giorni per credere. Mercoledì 3 agosto, la giornata è cruciale perché il premier andrà a riferire in Parlamento. L’editoriale lo scrive il direttore Ferruccio de Bortoli. Titolo: «Primo: domare subito l’incendio». Consigli: «La misura più urgente è l’anticipo del pareggio di bilancio», poi bisogna «privatizzare e liberalizzare con decisione», e adottare «misure eccezionali anche se ciò dovesse comportare sacrifici per imprese e famiglie». Il giorno dopo, il commento al discorso del premier, che in Aula rassicura il Paese e chiede collaborazione a opposizione e parti sociali, lo firma Sergio Rizzo quello dei libri sulla Casta. Si intitola «Le attese deluse», ti pareva. Perché? Perché serve «un gesto immediato. Non domani: adesso». Passano due giorni di fuoco: venti di tempesta spazzano le Borse mondiali, persino la Bce dopo 18 mesi di sbadigli annuncia l’acquisto di bond e invita l’Italia ad anticipare il benedettissimo pareggio di bilancio, il governo annuncia che, e sia, la manovra verrà anticipata, e l’editoriale di ieri cos’è? È Sergio Romano che avverte: «Bene ma non basta». Per dire, già che c’erano, i politici, potevano «decurtare sensibilmente i propri benefici».
Ma di meglio ha fatto la politica. E dire che non era impossibile dare un segnale di apertura, magari accogliendo, così en passant, l’appello di Napolitano all’unità nazionale. Prendete Italo Bocchino, non certo un berlusconiano. Giovedì sera chiedeva a Berlusconi «un passo indietro per farne fare uno avanti all’Italia». La sera dopo dava atto al premier di aver dato un «segnale di discontinuità».
Eppure. Maestro di capriole è stato Pier Luigi Bersani. Quando il governo annunciò una manovra da 47 miliardi con pareggio di bilancio nel 2014, il segretario del Pd parlò di «farsa drammatica» ricordando che «l’impegno con l’Ue per il pareggio di bilancio l’hanno preso loro e ora buttano l’amaro calice su un miracoloso 2014». Seguito da un Antonio Di Pietro ancora più esplicito: «L’ipocrisia di rinviare gli impegni a dopo le prossime elezioni è una inaccettabile furbata vetero-democristiana da prima Repubblica». E adesso che la manovra se la cucca tutta questo governo? Non basta, (e se basta non vale). Di Pietro parla di «pagliacciata». Franceschini e Veltroni insistono: governo tecnico subito. A Enrico Letta scappa l’applauso: «Berlusconi non poteva parlare così mercoledì?». Ma poi si riprende: «Governo di larghe intese». Bersani si avvita: «Bisogna capire cosa significa pareggio di bilancio, ci sono sei sette modi di intenderlo». Poi digrigna: «E comunque chi paga?». Infine scivola: «E poi perché c’hanno bisogno della Costituzione?». In realtà a chiedere l’inserimento del pareggio nella Carta erano stati i sindacati, e infatti i leader di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno salutato con favore le misure del governo. Però, anche lì: Angeletti ha detto che l’anticipo al 2013 «me lo sarei evitato», vacci a capire. Per Bonanni va tutto bene, ma il taglio ai costi della politica? “ Ecco, come siamo messi in quest’ italietta fatta di si, anzi no, forse, boh ! Ognuno ci mette del suo, l’ importante è non fare nulla e non far fare null’ altro, a chi potrebbe cambiare lo stato delle cose, tutto a discapito del Popolo, di quel Popolo che credono di rappresentare. Scrive ancora la Setti:
“Regina di acrobazia Susanna Camusso. La leader Cgil il 4 agosto bocciava il confronto col governo: «Non ha colto l’urgenza della situazione e si è limitato a fare un’agenda su quella proposta da noi». Ieri non potendo criticare nel merito s’è rifugiata in un: «Il governo fa male al Paese», punto e basta. Tentata spallata a parte, viene il sospetto che la corsa al «nonbastismo» sia propedeutica a quella ben più infida all’«io l’avevo detto». Purché, pur di dirlo, la corsa del passo avanti per ottenerne uno indietro non finisca nel burrone...”. Ma dove stà la volontà di difendere la nostra economia, i salari, i posti di lavoro. Come si potrà mai pretendere un rilancio della Nazione quando a determinarne e volerne il declino  viene proprio da quella parte politica storicamente dalla parte dei poveri, dei derelitti, dei bisognosi, di quel popolo che si aspetta, ormai da troppo tempo, una soluzione definitiva per riscattarsi e affrancarsi da questa situazione di gravissima e pericolossima crisi mondiale ? Davvero si crede che sia Bersani, accompagnato dai soliti  Franceschini e varie altre cornacchie inconcludenti, l’ Uomo Nuovo che in un prossimo futuro possa rappresentare al meglio la Nazione italiana ? Forse è meglio che vada a lisciare il pelo a Penati in quel di Stalingrado d’ Italia.

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Laura 08/09/2011 07:55


I repubblicani polemizzano con Obama in tutti i modi. Lo mettono in difficoltò, lo mettono in minoranza, lo condizionano. Ma non chiedono mai le sue dimissioni, perchè non avrebbe senso dal momento
che egli è stato eletto ed è sottinteso che sarà presidente per tutto il tempo del mandato.Eventuali dimissioni infatti sarebbero comunque un vulnus nella regolare vita democratica. In Italia
invece la litania quotidiana sulle dimissioni di Berlusconi rivela ancora una volta scarsa dimistichezza, scaresa sintonia con lo spirito democratico. Tutto questo malpensare e malagire da vita a
tutti gli "ismi" del mondo che portano sempre ad una ed unica proposta : dimissioni ! E' così che il PD vuole risolvere i suoi problemacci ?