Vinyls : la lotta per il futuro. Cronistoria per non dimenticare.

Pubblicato il da Antonio Fadda

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Giugno 2008: Ineos annuncia di voler mettere in liquidazione la sua società italiana: Ineos Vinyls Italia (IVI) perché ENI non ha mai voluto cedere la sua parte per permettergli di chiudere il ciclo del cloro ed essere indipendente per questa produzione. Il governo non è mai riuscito a dargli le autorizzazioni per fare ulteriori investimenti. Viceversa i tedeschi tali autorizzazioni le hanno date in tre mesi. 170 milioni di euro investiti in Germania.

9 luglio 2008: il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) convoca un tavolo di confronto con i Ministri Sacconi e Brunetta, le istituzioni locali, aziende e sindacati. Eni è convocata in qualità di principale fornitore di materie prime, utilities e servizi a IVI, per le quali vanta nei confronti di IVI crediti per decine di milioni di euro.

24 luglio 2008: Ineos Vinyls Italia (IVI) comunica di aver ricevuto manifestazioni di interesse per l’acquisto di suoi asset da parte di alcuni soggetti industriali italiani.

10 ottobre 2008: viene diffusa la notizia di un’intesa firmata tra Ineos ed il gruppo SAFI.
Emergono difficoltà di IVI a pagare ad Eni le forniture di materie prime e servizi. Eni continua a fornire prodotti e servizi senza essere pagata.

4 novembre 2008: IVI annuncia la firma di un protocollo di intesa con il gruppo SAFI e informa Eni che i rappresentanti della SAFI sono autorizzati a negoziare per suo conto i piani di rientro del credito di Eni.

16 dicembre 2008: Eni e SAFI siglano una lettera di intenti sul piano di rientro del debito di 80 milioni di euro. SAFI si impegna a pagare ad Eni 30 milioni entro il 31 marzo 2009.

31 dicembre 2008: Nel momento della firma del contratto preliminare con Ineos, SAFI riscontra difficoltà in merito all’acquisizione degli asset, rilevando un contenzioso fiscale di IVI di cui non era a conoscenza. Di conseguenza il MiSE e SAFI propongono ad eni di rimodulare il piano di rientro. Eni si dichiara disponibile.

17 marzo 2009: In un incontro presso il MiSE Eni accetta di rivedere ancora il piano di rientro per favorire una positiva conclusione dell’operazione. SAFI si impegna a pagare la prima tranche del debito a Eni (10 milioni entro il 30 aprile).

31 marzo 2009: SAFI acquista le azioni di IVI, ora Vinyls Italia, assumendone il controllo.
Dopo meno di un mese dall’acquisizione, SAFI dichiara di essere costretto a portare i libri in tribunale.
Questo avviene perché ENI aumenta il prezzo del dicloroetano da 70 euro a ben 270 euro la tonnellata. Questo solo in Italia, visto che in India lo cedeva a 170 euro la tonnellata.
Nel mese di giugno, il Tribunale di Venezia ammette Vinyls Italia all’Amministrazione straordinaria con la nomina di tre commissari.

12 novembre 2009: Eni e i commissari di Vinyls si accordano presso il Ministero dello Sviluppo economico per la ripresa delle forniture delle materie prime per gli impianti Vinyls il 15 dicembre. Le forniture, che Eni si era impegnata a consegnare a condizioni favorevoli, non vengono mai richieste.
Perché ENI per la fornitura chiedeva una garanzia di 20 Mln di euro che nessuna banca ha mai voluto concedere, facendo finta di non sapere che se un’azienda non produce, non può pagare alcun debito!!!

17 marzo 2010: i commissari ricevono l’autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico per la pubblicazione del bando di vendita degli impianti di Porto Torres, Marghera e Ravenna.
Ramco, società del Qatar, mostra l’intenzione di acquisire gli asset Vinyls. Inoltre, dichiara di voler contestualmente acquisire da Eni alcuni asset necessari all’integrazione del ciclo del cloro. Eni si rende disponibile ad avviare una trattativa con Ramco sia per le forniture, sia per il trasferimento di asset e conferma fin da subito la disponibilità a trasferire a Ramco le condizioni favorevoli per le forniture accordate ai Commissari.
Gli asset che servivano a RAMCO erano tutti quelli in possesso di ENI e non alcuni. Da non dimenticare che ENI non aveva nessuna intenzione di cederli!

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10 febbraio 2010: Ramco ed Eni firmano un confidentiality agreement preliminare al prosieguo delle trattative. Nelle settimane successive hanno luogo diversi incontri e scambi di documenti tra le parti.

25 febbraio 2010:Nasce la protesta L’isola dei cassintegrati con l’occupazione dell’Asinara e del ex-carcere di massima sicurezza presente sull’isola.

31 marzo 2010: viene pubblicato il bando per presentare manifestazione di interesse per acquisizione o affitto degli impianti Vinyls, secondo la procedura di amministrazione straordinaria.

24 aprile 2010: Ramco presenta la manifestazione di interesse per l’acquisto/affitto degli impianti chimici di Vinyls.

5 maggio 2010: dopo un incontro al MiSE, Eni e Ramco si dichiarano vicine ad un’intesa, come da verbale dell’incontro e nota diffusa dal Ministero. Il risultato di quest’incontro risulta questo: RAMCO dichiara:”Noi compriamo Vinyls, se ENI ci da il sale e il cloro”, ENI risponde:”Altolà! Non facciamo i furbi! Noi cediamo il sale e il cloro se RAMCO compra Vinyls!”, e per questa pagliacciata si prendono 15 giorni di tempo per decidere. Col Ministero che stava li a sentire questa ignobile farsa.

12 maggio 2010: Ramco comunica l’intenzione di recedere sia dalla procedura per la rilevazione di Vinyls, sia dalle trattative con Eni per l’acquisizione degli impianti necessari all’integrazione del ciclo del cloro. Il Ministero “ritenendo che la comunicazione della Ramco sia in contrasto con le incoraggianti conclusioni dell’incontro del 5 maggio scorso, (…) ha invitato i vertici della Ramco a chiarire la loro posizione in un incontro che verrà fissato per l’inizio della prossima settimana”. la leggenda narra (chissà se poi è leggenda…mah…), che una persona presente alle trattative abbia detto riferito agli arabi: ”Ma cosa cazzo vogliono questi coglioni? Tutto gratis?” forse ignorando che RAMCO si era portata dietro gli interpreti e quindi di fronte ad un atteggiamento così ostile e cafonesco, abbiano deciso di andare ad investire in paesi dove l’educazione la fa da padrona.

Cinque mesi dopo l’inizio della protesta: Siamo ancora qui, ma siamo anche a Roma, a Porto Cervo, sui giornali, sulle radio e in tv. La protesta dell’isola dei cassintegrati dopo essersi trasformata in un fenomeno mediatico, per essere stata la prima protesta operaia raccontata attraverso un Blog, continua la sua battaglia dall’isola, dalla Torre Aragonese, dai giornali e dalle piazze, grazie all’appoggio dei sostenitori.

Quanto scritto sopra, conferma che ENI, commissari e il Ministero dello Sviluppo Economico hanno condotto le trattative con l’intento di affossarle, proponendo prezzi esorbitanti. Il racconto di ENI non dice come mai non abbiano iniziato le procedure di riavviamento degli impianti, nonostante i commissari siano in possesso di una garanzia fornita dalla Commissione Europea (di 31.000.000 euro). Il riavviamento è una cosa molto importante ora che verrà emesso un nuovo bando di acquisto internazionale, perchè attirerebbe l’attenzione e l’interesse all’acquisto di più soggetti, i quali potrebbero “toccare con mano” la produzione del migliore PVC del mondo.

 

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