Aggressione al Presidente Berlusconi

DA La Repubblica
EDITORIALE di EZIO MAURO
Contro la violenza per la libertà
Hanno colpito Berlusconi. L'immagine del volto del Premier trasformato in una maschera di sangue raggiunge tutti noi con la sua carica di violenza. Con la follia che trasforma un uomo in simbolo da abbattere ad ogni costo e con ogni mezzo, e la persona che diventa un bersaglio fisico. Il film drammatico di piazza Duomo farà il giro del mondo, testimoniando il degrado dello scontro politico in Italia. Ma per una volta, non è questo che conta. Conta l'effetto su ognuno di noi, sul Paese, sul sistema politico. Amici e avversari, sostenitori e oppositori oggi devono essere solidali con il premier - come siamo noi - e senza alcun distinguo, nel momento in cui è un uomo colpito dalla violenza. E devono fare muro contro l'insania di questo gesto, prima di tutto perché è gravissimo in sé e poi perché può incubare una stagione tragica che abbiamo già sperimentato, negli anni peggiori della nostra vita. Solo così la politica (che la violenza vuole ammutolire) può salvarsi, ritrovando il suo spazio e la sua autonomia, nella quale è compreso il confronto durissimo tra maggioranza e opposizione e anche lo scontro di opinioni, programmi e strategie. Ma distinguendo, sempre, tra le critiche e l'odio, tra il contrasto d'idee e la violenza, tra le funzioni e le persone. Anche se il gesto di piazza Duomo è fortunatamente isolato e frutto di follia, in gioco c'è niente meno che la libertà. La libertà di Berlusconi di dispiegare le sue politiche e le sue idee coincide con la nostra stessa libertà di criticarlo. Questo spazio di libertà si chiama democrazia: difendiamola. ===================================================================================
Da Il Fatto Quotidiano.
Deve essere chiaro che chi ha colpito questa sera al volto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non è uno stupido, ma un delinquente. Il nostro pensiero sul Cavaliere è noto: crediamo che sia il peggior premier della storia repubblicana. Riteniamo che sia il perfetto campione di una classe dirigente nel suo complesso mediocre che non rappresenta il Paese e che il Paese non merita. Caste di questo tipo non si abbattono però con la violenza, ma con la forza dei fatti e delle idee. L'Italia ha bisogno di verità, di giustizia, di legalità, non di pugni in faccia o di insulti. Per questo è nato il nostro giornale, per questo è nato questo blog. Quindi ci auguriamo che il solitario protagonista dell'aggressione a Berlusconi venga punito con assoluta severità. Da parte nostra, invece, assicuriamo che andremo avanti come sempre: analizzando le cose, ragionando e (quando è il caso) protestando. Post scriptum Mentre scriviamo, giunge notizia che l'aggressore sarebbe in cura da 10 anni per malattie mentali al Policlinico di Milano. Fermo restando quello che abbiamo detto fin qui chi già cercava improbabili mandanti morali o si preparava a lanciare l'allarme terrorismo farebbe bene a darsi una calmata anche lui.
Peter Gomez e Marco Travaglio
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Da Il Giornale
Milano - Aggressione al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine del suo intervento alla festa del tesseramento del Pdl in piazza Duomo a Milano. Il premier è stato colpito al volto da un uomo che gli ha scagliato contro con violenza una statuetta del Duomo di Milano. Berlusconi, con il volto sanguinante, ha avuto la forza di alzarsi verso la folla che lo circondava per rassicurare tutti, poi è stato caricato in auto e trasportato all'ospedale San Raffaele. Il responsabile del gesto è stato fermato e portato in questura e, dopo l'interrogatorio, è stato arrestato.
L'aggressore si chiama Massimo Tartaglia ed ha 42 anni. Come precedenti risulta alla polizia solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Dopo il fatto è stato portato via dalla polizia, che lo ha sottratto alla rabbia della gente, senza proferire parola. Tartaglia è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano. Lo si apprende da fonti investigative. E' stata convocata nella Questura di Milano la psicologa che l'ha in cura da diversi anni. Secondo quanto risulta in Questura, Massimo Tartaglia non sarebbe legato a nessuna organizzazione antagonista conosciuta. La dinamica dei fatti, peraltro, agli investigatori appare al momento più vicina ad un gesto isolato che ad un tentativo di aggressione organizzato. La Digos ha perquisito la sua abitazione a Cesano Boscone (Milano).
Lavora come grafico Tartaglia lavora come grafico nella ditta del padre e, secondo quanto si è appreso, conduce una vita sociale normale. E' stato lui stesso a dire agli investigatori, che lo sentivano in questura, di essere in cura al Policlinico.
L'arresto Massimo Tartaglia, è stato formalmente arrestato l'interrogatorio tenuto dal procuratore aggiunto Armando Spataro. Le accuse sono di lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. Tartaglia, infatti, aveva in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, ma soprattutto una bomboletta di spray urticante al peperoncino.
Il padre di Tartaglia "Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato Pd, ma nessuno di noi ha mai avuto odio per Berlusconi". Così ha detto Alessandro Tartaglia, il padre di Massimo, ai cronisti che gli hanno rivolto alcune domande attraverso il citofono. Massimo vive infatti ancora con i genitori in una elegante palazzina nel centro di Cesano Boscone. Il padre ha accettato di parlare brevemente, dopo che carabinieri e digos hanno terminato la perquisizione in casa. "Massimo è una psicolabile, ma non ha mai fatto del male a nessuno - ha mormorato il padre sconvolto - Anzi lui non ha mai fatto neppure politica attiva, è un volontario del Wwf". Alessandro Tartaglia ha raccontato che il figlio è uscito da casa stamattina verso le 11. "Ciao a tutti - ha salutato i genitori - vado a trovare un amica non so quando torno". In casa nessuno ha sospettato nulla. "Se avessi saputo cosa sarebbe accaduto avrei provato a farlo desistere - ha detto il padre - Penso che questo episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in Italia". "In casa nostra abbiamo sempre commentato quello che succede in politica - ha detto ancora Alessandro Tartaglia - ma nessuno, e tanto meno mio figlio, ha mai mostrato un'esasperazione particolare"