Ittiri, l' Alivesi, gli ittiresi e gli Amministratori. Cosa si vuol fare ?

Confederazione Sindacale Sarda
SEGRETERIA GENERALE
Via Roma, 72 – 09123 Cagliari
Tel. 070.650379 – Fax 070.2337182
www.confederazionesindacalesarda.it
css.sindacatosardo@tiscali.it

SINDACADU DE SA NATZIONE SARDA - SINDACATO DELLA NAZIONE SARDA



SPETT.LE REDAZIONE

COMUNICATO STAMPA 

 


LA CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA SOSTIENE LA VERTENZA A DIFESA
DELL’OSPEDALE “ALIVESI “ DI ITTIRI COME DIRITTO ALLA SALUTE DEI SARDI
IN TUTTI I TERRITORI DELLA SARDEGNA DOVE VIVONO E LAVORANO
E’ormai da quasi un mese che l’Ospedale “Alivesi" di Ittiri è presidiato da un folto gruppo di
aderenti a Sardigna Natzione, tra cui alcuni dirigenti sindacali della Confederazione Sindacale
Sarda-CSS che, rivendicando il diritto alla salute dei sardi nei territori dove abitano e lavorano, si
battono perché l’ospedale di Ittiri resti aperto e funzionante.
La Confederazione Sindacale Sarda è fortemente impegnata su questo versante della sanità né nega
la necessità che proprio in questo importante comparto vi siano molti elementi da riportare a
razionalità e semplificazione per un contenimento delle spese e degli sprechi che ancora in larga
parte sussistono. Ma non è certo con i tagli indiscriminati degli ospedali minori in tutti i territori
della Sardegna che si mantiene fermo l’obiettivo di un servizio sanitario efficiente ed efficace che
abbia al centro dell’azione il malato come persona e la coesione della comunità di riferimento.
E’ proprio questo il motivo per cui abbiamo scelto di sostenere la Vertenza a difesa dell’ospedale
Alivesi" di Ittiri, individuando in questo ospedale tutte quelle caratteristiche positive che ci
convincono che privare il territorio di questa presenza sia un vero e proprio furto -danno nei
confronti dei cittadini di Ittiri e di tutti coloro che fanno riferimento ai servizi sanitari che esso
espleta nel territorio.
Per questo condividiamo la Lettera Aperta che il Presidio Permanente ha indirizzato in data odierna
al Dr.Marcello Giannico, Direttore Generale dell’ASL N°1 di Sassari da cui dipende l’ospedale di
Ittiri. Attendiamo la risposta alle undici domande che nella loro stringente precisione non lasciano
spazi a divagazioni e generalismi. Oggi in Sardegna, davanti alla drammatica situazione individuale
e di intere comunità, indebolite dalla povertà crescente e dalla mancanza di lavoro, le malattie sono
in aumento e assumono diversificazioni ed forme molto più complesse per cui l’ospedale nel
territorio diventa un punto di riferimento insostituibile ed elemento sicuro di coesione per le
comunità di riferimento.
Siamo certi che l’Assessore Regionale alla Sanità on. Simona De Francisci, che ha manifestato
interesse e sensibilità al problema unitamente alla Commissione Sanità del Consiglio Regionale,
aiuterà il Direttore Generale della ASL N°1 a trovare i mezzi e il necessario coraggio per la
soluzione positiva della Vertenza con ampia soddisfazione della popolazione di Ittiri e dei
sostenitori di questa bella ed importante battaglia di civiltà.
Cagliari,08/02/2012 Il Segretario Generale della CSS
Dr Giacomo Meloni
Confederazione Sindacale Sarda
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La Lungodegenza, che cosa è ?


 

Con la delibera n. 91 del 2 febbraio 2012 il Direttore Generale della ASL n. 1 di Sassari ha controfirmato le proposte del Direttore Sanitario dell’ ASL sassarese che ha provveduto a  riorganizzare l’ attività di degenza delle Unità Operative dei presidi di Ittiri e di Thiesi. La riorganizzazione consiste nella trasformazione delle due Divisioni di Medicina Generale con 20 posti letto in Unità Operative di Lungodegenza Post Acuzie dotandole di n. 18 posti letto. Tutto questo, si legge nel documento : “riservandosi successivamente  in occasione della riorganizzazione della Rete Ospedaliera Aziendale la ripartizione del totale posti letto per post acuzie rispettando i parametri dello 0,5 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e 0,2 posti letto per mille abitanti per lungo degenza post acuzie.” Si aggiunge inoltre un altro punto importante che dice : “ di collegare dal punto di vista funzionale e organizzativo le due Unità Operative succitate con l’ Unità Operativa Complessa di Lungo Degenza Post Acuzie del Presidio Ospedaliero di Sassari.”

Si parla tanto nella citata delibera di lungodegenza e di Post Acuzie. Ma che cosa è ? Che significato hanno nella pratica sanitaria ? E' qualcosa di buono oppure è la solita fregatura nascosta tra le pieghe dei termini e delle parole non comprensibili alla maggioranza dei cittadini-utenti ? Per favorire la chierezza vi proponiamo queste riflessioni-studio pubblicata in APPUNTI sulle politiche sociali n. 6/2005 a cura del Dr. Enrico Brizioli, Direttore generale Gruppo S.Stefano.

"Il settore della post-acuzie, per quanto poco definito e dai confini incerti, ha registrato in questi anni una progressiva crescita in termini di posti letto attivi e di risorse impegnate. Appare quindi necessario giungere a definire regole e comportamenti coerenti per definirne una nomenclatura di sistema, obiettivi condivisi, criteri di verifica della qualità dell’assistenza, programmazione finalizzata delle risorse. La prima domanda che viene da porsi è: ma cosa si intende per post acuzie? Cosa possiamo aspettarci, quindi, da una attività sanitaria che non viene definita con un nome proprio, ma come “post” qualcosa. Appare realistico che ne derivino interpretazioni soggettive, protocolli poco codificati, confusione nei ruoli professionali, incongruenze nelle regole amministrative. In realtà il termine di post-acuzie (che peraltro ha un impiego di ambito internazionale) definisce con relativa chiarezza quel complesso di cure che vengono erogate una volta superata la fase di “acuzie” della malattia e che sono necessariamente caratterizzate da precisi denominatori in ordine alla successione temporale ed agli obiettivi da perseguire. Per quanto concerne gli aspetti temporali si tratta di cure che si inseriscono in un preciso momento della storia di malattia, successiva alla fase acuta (o di “criticità”) e precedente la fase stabilizzata (o di “cronicità”). Ha quindi un tempo di inizio, una precisa successione temporale nella storia di malattia, una durata non indefinita. Per quanto concerne gli obiettivi si tratta di cure che sono finalizzate ad accompagnare la stabilizzazione della malattia, verso i due possibili esiti di “guarigione” o di “cronicità”. In ragione delle caratteristiche della patologia di base e delle specifico sviluppo delle cure gli obiettivi sono riferibili alle grandi categorie della Medicina Post Acuzie (comunemente Lungodegenza) ed al Recupero e Rieducazione Funzionale (Comunemente Riabilitazione). La post acuzie, secondo la terminologia e la normativa corrente, è quindi quel complesso di cure che si declinano nei modelli della Lungodegenza e Riabilitazione, modelli cui gli standard programmatori assegnano uno specifica dotazione di posti letto (uno per mille abitanti). Del resto lo sviluppo della rete della post-acuzie è immediata e fatale conseguenza della trasformazione della rete ospedaliera indotta dalla introduzione del sistema a DRG, assumendo un ruolo chiave nello sviluppo dei percorsi assistenziali. Fin qui apparirebbe tutto abbastanza chiaro, se non fosse che i termini di Lungodegenza e Riabilitazione contengono forti ambivalenze e che nella pratica il confine tra queste attività e le prestazioni residenziali, destinate alla cronicità, viene costantemente disconosciuto dalla pratica operativa, quanto non programmatoria, dei diversi servizi sanitari regionali.

La Lungodegenza


Il termine stesso di lungodegenza è contraddittorio ed equivoco. Lascia intuire una degenza a tempo indeterminato, mentre in realtà vuol solo intendere una degenza “lunga” rispetto alla degenza “breve” caratteristica dei reparti per acuti (ormai intorno ai 6 giorni di media). Nella pratica ci aspettiamo che questa funzione, codificata nei flussi ministeriali con il codice di attività n. 60, individui una attività erogata in reparti ospedalieri a medio-bassa intensità assistenziale e rivolta a pazienti che, superata la fase acuta, necessitino di un ulteriore periodo di degenza per completare il ciclo di cure in un ambiente protetto. Il complesso di cure erogate ha prevalente carattere internistico, seppure accompagnato da programmi di riattivazione motoria. Il termine di “Medicina Post-Acuzie”, da più parti proposto per una più puntuale denominazione del servizio, individua in modo abbastanza coerente la specificità delle prestazioni da erogare in questo regime assistenziale. Il concetto di “completamento del percorso terapeutico” è coerente con la durata limitata della degenza, che il D.M. 14.7.1997 (così come tutti i successivi atti regionali) fissa in 60 giorni, dopo i quali il rimborso giornaliero viene pesantemente abbattuto (- 40%).
I posti letto cod. 60 esistenti in Italia sono oggi circa 8.600 ed erogano attività per un totale di 2.840.000 giornate di degenza, con una degenza media di 32 giorni (Rapporto Annuale sull’Attività di Ricovero Ospedaliero Ministero della Salute, anno 2002). Si tratta di 0,14 p.l. per mille abitanti: un dato ben lontano dal parametro programmatorio di 0,5 p.l. per mille abitanti, secondo cui i posti letto dovrebbero essere oltre 29.000, con una potenzialità produttiva di quasi 10 milioni di giornate di degenza. Bisogna rilevare che rispetto al 1997, quando ancora molte Case di Cura e strutture psichiatriche godevano della vecchia remunerazione a giornata di degenza, il dato formale dei posti letto di Lungodegenza risulta addirittura diminuito (- 12%), anche se negli ultimi anni, ove i dati sono più omogenei e veritieri, si registra una discreta crescita tendenziale (+ 10% sul 2001, quando si era già registrata una crescita del 6% sul 2000). In ogni caso il dato appare assolutamente sottodimensionato. Questa differenza tra standard programmatori ed effettivo sviluppo dell’offerta è dovuta in parte ad un ritardo di evoluzione del concetto di continuità e
specializzazione di cure in alcuni sistemi sanitari regionali, dall’altro al fatto che in molte Regioni la funzione di “post-acuzie” viene di fatto vicariata da posti letto di tipo residenziale. Abbiamo infatti rilevato che nelle singole Regioni i servizi di Lundogenza o funzioni ad essi assimilabili vengono attivati:
a) in ambiente ospedaliero (aree di degenza low care di complessi ospedalieri multispecialistici),
b) in ospedali in riconversione (“ospedali di comunità” o modelli simili), ove coesistono servizi diagnostici e poliambulatori specialistici
c) in strutture extraospedaliere con standard di accreditamento di carattere residenziale
In particolare in numerose Regioni italiane l’attività di degenza post-acuta, successiva al ricovero
ospedaliero in reparti per acuti, finalizzato alla stabilizzazione clinica ed al completamento del percorso terapeutico, con durata di degenza limitata a 60 o 90 giorni, viene effettuata in strutture ufficialmente denominate come RSA. Questo utilizzo improprio della RSA è foriero di una serie di ulteriori problemi in ordine alla corretta classificazione delle strutture e dei percorsi di cura, problemi che ritroveremo in larga parte quando parleremo di Riabilitazione. La RSA, per definizione, è una “struttura residenziale per soggetti non autosufficienti stabilizzati non assistibili a domicilio”, si tratta quindi di una struttura che eroga essenzialmente “assistenza” e nella quale il soggetto ha diritto ad essere assistito per tutto il periodo in cui permangono le condizioni combinate di non autosufficienza e di impossibilità di assistenza a domicilio. E’ evidente come la combinazione di queste due condizioni possa verificarsi in particolare in periodi di postacuzie
e di lento recupero, ma anche in tali casi la RSA deve rappresentare una scelta di “stabilizzazione” da ricercarsi quando la tipologia di cure da prestare sarebbero altrimenti “erogabili a domicilio” e solo per particolari condizioni di non autosufficienza e di incapacità di assistenza informale da parte della famiglia appare necessaria una soluzione residenziale. In altre parole è nostro parere che se deve esistere la “Lungodegenza” (intesa come reparto ospedaliero codice 60 di “Medicina Post-acuzie”) è necessario che il suo ruolo sia chiaro e non soggetto all’arbitraria alternativa di un’utilizzo delle RSA in chiave di terapia postacuzie. Questo non significa che le centinaia di RSA improntate a questo modello debbano chiudere, ma devono essere correttamente classificate, dotate di adeguati standard di personale ed attrezzature, rientrare nei flussi informativi ospedalieri con il codice 60 etc. Quando parliamo di RSA, dobbiamo in realtà riferirci a “moduli omogenei”. Il Modulo è quella unità organizzativa ove vengono erogate prestazioni assistenziali coerenti e standardizzabili a pazienti con bisogni assistenziali di complessità ed impegno che si collocano
all’interno di un certo range (che può essere assunto più o meno ampio a seconda del grado di
specializzazione che si intende perseguire). La organizzazione in Moduli di una RSA consente quindi, o meglio favorisce, la coesistenza di diverse tipologie di pazienti che possono ricevere specifica assistenza. Una RSA potrà quindi avere un modulo Alzheimer ma anche un modulo di Lungodegenza Post-acuzie. L’importante è che la funzione sia correttamente definita e il livello assistenziale adeguatamente espresso. Ciò che non appare più accettabile è che pazienti di varia gravità, in fase di post-acuzie con forte necessità di tutela sanitaria e candidati a programmi terapeutico-assistenziali di relativa complessità, vengano “scaricati” in indistinti contenitori residenziali.

 


Cronache da Cagliari

 

Tutto inizia alle ore 15.30 a Cagliari, proprio sotto la sede del Consiglio Regionale in via Roma dove risiede anche l’ Assessorato alla Sanità della De Francisci. Bustianu Cumpostu, Zampa Marras, Andria Simula il coordinatore del movimento di  Ittiri, accompagnati da una cinquantina di militanti di Sardigna Natzione , iniziano il sit-in “…di presenza attiva a sostegno degli ospedali dei piccoli centri e per il diritto alla sanità”. Così è scritto nel documento dal titolo emblematico :” Solidarietà di SNI ai cittadini di Ittiri e di Thiesi che lottano per il diritto alla sanità delle loro comunità e per i paesi del circondario”. E mentre i militanti  ed  i dirigenti nazionali di Sardigna Natzione, con grande spirito di sacrificio, manifestano il loro disappunto per la situazione gravissima che si è venuta a creare ad Ittiri e Thiesi, qualcuno, il solito e ben conosciuto trinaricciuto, attaccato come sempre all’ auricolare gracchiante, se la passeggia, a distanza di sicurezza perché non si sa mai che questi di Sardigna abbiano la peste sardonica che ti si attacca e non ti lascia mai ! Sono in molti i cagliaritani che chiedono del perché questo sit-in e del come mai la più alta carica della città di Ittiri non sia vicino a chi protesta in difesa delle strutture sanitarie a rischio di declassamento quali quella di Ittiri e di Thiesi. L’ imbarazzo dell’ auricolare è visibile, meno quello di chi  lo indossa che continua la sua passeggiata solitaria, in circolo, isolato da tutti, solo soletto. Strano, si domandano le greffe di Santavendrace e del Sant’ Elia che passano lì per caso,  che non sia venuto con la sua compagnia abituale! Ma si sa, è tempo di crisi, bisogna risparmiare ! Passeggia per circa mezz’ ora, al freddo pungente del primo pomeriggio. Alla scadenza della mezz’ ora arriva il sindaco di Thiesi con tutti i suoi piccoli sindaci del territorio che chiedono più attenzione per i loro concittadini ai quali si vuole privare il diritto alla salute ma anche, così come recita il documento di Cumpostu  e sostenitori :

” …ben fanno le  popolazioni dei centri di Ittiri eThiesi a difendere i loro ospedali, per loro e per i cittadini del circondario, che non sono solo servizi ma elementi fondanti che insieme alle poste, alla banca, alla farmacia, alla scuola strutturano e rendono vive e vivibili le loro comunità”!
Arriva anche il Dr. Giannico.  Sono tutti al completo e possono entrare. Li riceve l’ Assessore De Francisci che rassicura tutti ed assume impegni di modestissima entità che costringono il sindaco di Thiesi Soletta a ridimensionare le sue pretese iniziali. La frase di rito è la solita :

” …le ipotesi estreme paventate dai più sulla chiusura totale è priva di ogni fondamento….il presidio sanitario di Thiesi è una risorsa per tutto il territorio e la giunta regionale ha iniziato a discutere quale ruolo dovrà assumere  nell’ ambito dell’ organizzazione della rete ospedaliera. Verranno studiate apposite soluzioni all’ interno di questo strumento di programmazione sanitaria…” La formula incoraggiante non è da meno per quanto riguarda l’ ospedale Alivesi di Ittiri per il quale si è detto a chiare lettere e senza alcun tentennamento  che “…. le ipotesi estreme paventate dai più sulla chiusura totale dell’ Ospedale Alivesi di Ittiri è priva di ogni fondamento….il presidio sanitario ittirese è una risorsa per tutto il territorio e la giunta regionale ha iniziato a discutere quale ruolo dovrà assumere  nell’ ambito dell’ organizzazione della rete ospedaliera. Verranno studiate apposite soluzioni all’ interno di questo strumento di programmazione sanitaria… “Grandissima soddisfazione del trinaricciuto. Mentre giù, nella strada, quelli della “Peste Sardonica” continuano a manifestare.
Ma non è finita, a riunione con i sindaci ancora in corso, seduto nel suo grande ufficio, ricco di quadri di valore e di sontuosi divani, un pensiero fisso assilla la mente, disturbandone il sonno e la tranquillità familiare, del presidente Ugo Cappellacci  il quale riflette con responsabilità e alto senso civico su una affermazione importante e vincolante per la sanità nel territorio della provincia di Sassari, rilasciata a piè sospinto dall’ assessora,  e che è riassumibile in : “….le ipotesi estreme paventate dai più sulla chiusura totale degli Ospedali di Ittiri e di Thiesi, è priva di ogni fondamento….il presidio sanitario di Thiesi è una importante risorsa per tutto il territorio così come anche quella storica dell’ ospedale di Ittiri tantè che la giunta regionale ha iniziato a discutere quale ruolo dovrà assumere  nell’ ambito dell’ organizzazione della rete ospedaliera. Verranno studiate apposite soluzioni all’ interno di questo strumento di programmazione sanitaria…” E’ su questa formula, su questa somma di vocali e consonanti ben punteggiati, che adesso si concentreranno tutti gli sforzi della giunta regionale, degli esperti in materia di sanità chiamati ai capezzali dei nostri ospedali, dei sindaci dei territori interessati a questa malasanità acquisita, dei movimenti,  dei comitati e  dei cittadini tra i quali, ancora in numero esiguo, c’è qualcuno che ha già detto : ”….le ipotesi estreme paventate dai più sulla chiusura totale è priva di ogni fondamento….bla, bla, bla, bla.”
Quando è che si discuterà seriamente di sanità nei nostri territori con proposte concrete ?

Una base di partenza c’è già : la piattaforma di difesa, rilancio e riqualificazione dell’ Alivesi proposta da Sardigna Natzione Indipendentzia e sino ad ora ignorata. Basterebbe analizzarla, allontanando i sospetti e le invidie politiche, e possibilmente arricchirla per garantire alla nostra città ed alla assistenza sanitaria che nella struttura viene resa, una posizione di primo piano. Cosa alla quale il Sindaco non crede. E' felicissimo già così, con quel poco di inculata sanitaria che hanno incamerato.

E su quella base di partenza data proprio da Sardigna Natzione, e che è pressochè ignorata da tutti, stampa compresa che invece dovrebbe darne ampia diffusione per informarne i cittadini delle due comunità, molto probabilmente  si accenderanno discussioni di un certo spessore. Abbiamo infatti motivo di credere che in Consiglio Regionale, nei giorni a venire, verrà sollevato il problema di Ittiri e di Thiesi e si discuterà del contenuto di quella piattaforma di rilancio, da tutti ripetiamo ignorata. E saranno proprio quei politici e movimenti che non sono mai venuti a raccontare balle alle nostre comunità e che non hanno alcun interesse di bottega da difendere.  Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. ======================================================================================================

IL SINDACO SOLETTA, ATTIVO E DETERMINATO COME NON MAI, COSA ASPETTA  A  DARE SENSO ALLE PAROLE ? PERCHE' NON CONVOCA  LE  ORGANIZZAZIONI ED I MOVIMENTI  IMPEGNATI NELLA LOTTA DEI DUE NOSOCOMI DI ITTIRI E DI THIESI, COINVOLGENDO LA  CONSULTA DEI MOVIMENTI CON LA QUALE CONDIVIDERE IL SENSO DELLA LOTTA, CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA  NELLA  DIFESA, RILANCIO E VALORIZZAZIONE DELL' OSPEDALE DI THIESI E QUELLO DI ITTIRI ?


Da Thiesi

 

<< THIESI. Sono ormai trascorse già due settimane dall’ ultimo consiglio comunale tenutosi a  Thiesi ed altrettante settimane da quel consiglio comunale, poco partecipato causa mala informazione, tenutosi nel piazzale dell’ ospedale Alivesi a Ittiri. Nella giornata di ieri, i primi cittadini del Meilogu e del Coros, si sono di nuovo riuniti per esaminare la situazione dei presidi ospedalieri interessati dalla clava, se non inesorabile forbice regionale, che si sta abbattendo sugli ospedali di Thiesi e Ittiri.
Gianfranco Soletta, attivissimo e sensibilissimo Sindaco di Thiesi, che ha illustrato la situazione di stallo durante l'assemblea pubblica di domenica scorsa a Thiesi, ha coinvolto i primi cittadini del
Meilogu e del Coros, per chiedere con forza che l'assessore e gli altri politici presenti a quella manifestazione, mantengano le promesse assunte e si impegnino a fondo per far sì che da subito riapra il reparto dell'ospedale di Thiesi, ancora chiuso, e riprenda la normale attività nei due presidi. «Ulteriori indugi - si legge nelle conclusioni del comunicato - oltre a peggiorare ancor di più la situazione, non sarebbero capiti dalle popolazioni». I comitati popolari si stanno infatti organizzando e si dichiarano pronti a manifestazioni di protesta. «Il tavolo tecnico – sostiene il comunicato dei sindaci -, convocato su indicazione dell'assessore regionale De Francisci, aveva prodotto una soluzione che prevedeva la riapertura a breve termine dell'ospedale di Thiesi, e il ripristino della piena operatività delle due strutture attraverso l'assunzione del personale medico necessario. L'intesa prevedeva nel medio periodo, la riconversione degli attuali reparti di medicina in reparti di lungodegenza e l'attivazione in entrambi i presidi del punto di primo intervento». La bozza di riconversione prodotta dal tavolo tecnico del 10 gennaio scorso «è quindi stata inviata dalla Asl all'assessore affinché fosse sottoposta all'attenzione della giunta regionale. A distanza di oltre 15 giorni i sindaci lamentano che nessuna notizia sul destino della proposta di riconversione, che porta in sè anche la riapertura immediata dell'ospedale di Thiesi, è ancora pervenuta». A causa dell'indisponibilità dell'assessore è saltata persino l'audizione del direttore generale della Asl presso la commissione regionale Sanità. Crescono quindi le lamentele delle fasce tricolori.>>
 Era di questo tono, più o meno, l’ articolo pubblicato sulla nuova del 28 gennaio 2012. Non si comprende bene ancora cosa aspettano i movimenti di protesta nati a difesa dei due nosocomi ad indire una riunione congiunta, coinvolgendo associazioni ed anche la neonata Consulta dei Movimenti, per accomunarsi in un’ unica battaglia complessiva sia a difesa del territorio sia delle categorie produttive oggi supertartassate ed esposte pericolosamente al rischio chiusura. Un po’ come per i nostri due ospedali. Ci vorrebbe un po’ più di determinazione e non aspettare che qualcun’ altro decida per noi, come è accaduto troppo spesso in questi ultimi decenni, e del destino delle nostre uniche risorse economiche quali gli ospedali (vere e proprie aziende di medie dimensioni) e tutte le attività produttive che fanno dei nostri centri il vanto del territorio per la loro qualità ed intensità di produzione. Coraggio dunque si dia fiato alle trombe !

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L' iniziativa Comico Demenziale

 

Nella giornata di ieri si è appalesato miracolosamente nelle luminosissime vie ittiresi, martoriate e continuamente violentate da energumeni vestiti di arancione, un volantino che invita la cittadinanaza tutta alla partecipazione ed al sostegno delle categorie "economiche e sociali" che sono riunite in "assemblea Permanente" nella augusta e nobile aula del Comune.

Questo pezzo di carta bianco, dove non è citata alcuna ragione sociale, è priva di data ed assente del tutto un seppur minimo accenno, riferimento chiaro su chi sia l'autore. A titolo di cronaca ve lo proponiamo, in attesa che venga fatta la dovuta chiarezza. Al momento è considerato da tutti un volantino anonimo.Questo il testo:

"Nell' aula consiliare del Comune di Ittiri diverse categorie economiche e sociali sono riunite in ASSEMBLEA PERMANENTE. Pastori, agricoltori, artigiani impiantisti ed edili, lavoratori del San Giovanni Battista, pensionati, disoccupati e autotrasportatori, rivendicano MIGLIORI CONDIZIONI IN CUI OPERARE E MAGGIORE ATTENZIONE DEI POLITICI NEI LORO CONFRONTI.

Ogni sera alle 21 all' interno dell' assemblea verranno discussi i problemi generali del mondo produttivo locale e delle varie categorie e si cercherà di mettere a punto proposte di soluzione ai vari problemi.

TI CHIEDIAMO DI PARTECIPARE PER DARE PIU' FORZA ALLA PROTESTA. "

Ecco, questo fogliettino aleggia nella nostra cittadina. Alcune cose scritte, a quanto ci consta, non corrispondono alla realtà. Il testo è stato preventivamente concordato con  le organizzazioni titolari della protesta ? Perchè manca una intestazione ben riconoscibile e riconducibile sul serio alla Consulta dei Movimenti ?

Da una prima lettura traspare tutta l' ignoranza dell' estensore sulle tematiche oggetto della protesta. Un ignorante sul tipo "bucci grossu" !