La città d' Ittilermo : il Popolo, la Politica, il Partito dell' Onorata Famigghia
A cura di
Grosso Spera Sperandis
(esperto in Famigghie Ittilermitane)
Anche da noi, a Ittiliermo, in questo sperduto paesone di provincia ancora a cavallo tra l’ essere città e quartiere periferico della grande metropoli a due passi dal parco delle rimembranze, è giunto al suo termine il ciclo ed il ruolo storico-sociale dei partiti politici.
Ed è del tutto inutile che Peppinuzzo e Giammària insistano nel richiamare all’ Etica, all’ onestà intellettuale, alla coerenza politica e alla tanto attesa riqualificazione e rafforzamento dell’ azione amministrativa, il Raìs trinaricciuto.
Non c’è trippa per gatti ! Nisba, da quell’ orecchio non ci si sente.
Chi ha stravinto alla lotteria elettorale passa direttamente all’ incasso incurante degli accordi e delle parole d’ onore date.
Ma la storia della Ittiliermo politica è ricca di episodi similari. Con il tentato “omicidio politico”, prontamente e intelligentemente sventato per tempo, perpetrato ai danni di Gianni Sens e, prima ancora, ai danni del vero padre ideologico e legittimo dell’ ex Piccì Giuommaria Derr, si è chiusa purtroppo un’ Epoca. Un’ Era politica che aveva visto la città – paese d’ Ittiliermo protagonista, attraverso l’ azione dei suoi uomini migliori, non solo in sede locale ma anche nelle dorate sale della Provincia in quelle altrettanto preziose assemblee Regionali e nei più importanti ministeri a Roma.
Con l’ abdicazione in favore “dell’ onorata famigghia” gestita con piglio padronale; con la stesura di una fittissima e controllatissima rete di contatti e amicizie di peso accomunate da credenze religiose ma anche pagane; dal servigio di piccoli favori, lo spicciolame, ma anche grandi; con delle buone “entrature” in quasi tutto quel variegato mondo dell’ associazionismo; con l’ innesto mirato, quasi da infiltrazione, di propri fedelissimi in quella parte di associazionismo d’ èlite che dovrebbe raggruppare la cosiddetta “crème de caviar” d’ Ittiliermo ( e dalla quale ci si aspetta, con lo stesso impegno e dedizione che pongono per fare del bene alla collettività territoriale, delle indicazioni su nomi “spendibili” quando sarà il momento); con una perfetta organizzazione della “macchina da guerra” che controlla ogni singolo voto, ogni singola famiglia ittilermitana, si è determinata la rovinosa caduta della Politica.
Di quella politica tradizionale, fatta di continui e costruttivi confronti, dibattiti, assemblee popolari, attivi di sezione, riunioni di quartiere e riunioni sindacali. Ecco questa rovinosa caduta appare, agli occhi dei più acuti osservatori, come quella perfetta fusione tra la ormai palese incapacità di amministrare questo paesone e la continua ed ormai indisponente difesa delle rendite di posizione da parte di quella “onorata famigghia” di cui si accennava prima.
Oramai il Partito-Chiesa, che comunque in tempi diversi abbiamo sempre avversato per il suo innaturale ed antipatico ruolo egemonico, non esiste più. E’ venuta giù tutta l’ impalcatura sotterrando tutto e tutti. Sotto le sue macerie però ha lasciato vivere i ratti peggiori. Certe pantegane che non vi dico. Enormi sorci affamati e assetati di qualsiasi cosa che abbia il sapore del Potere. Il sapore dolce del comando assoluto.
Non voglio richiamare, dandogli un sapore di legalità, le mariuolate passate. Ma in tempi andati, ve li ricordate ?, e sin dalle loro origini i partiti si spartivano la torta pubblica e praticavano anche il malaffare, non scopriamo niente di nuovo, ma le finalità nella maggior parte dei casi erano diverse. La somma delle finalità ideologiche ed affaristiche dava un risultato che era indirizzato sempre a favore della collettività, mai (o poco) personali o di casta. Questo malaffare aveva il compito di “includere”, cercava la complicità degli elettori e produceva, con il clientelismo di massa ed i favori, una rete, anch’ essa fittissima, di benefici a pioggia. Nonostante questo, e qualche, malaffare il quartierone di Ittiliermo se la passava abbastanza bene. I partiti di quel periodo storico, prima dell’ affermazione della “Famigghia” avevano inventato due ben distinti modi per comunicare con il popolo, con la gente : da una parte attraverso il legame della convinzione ideologica grazie al Credo e alla comunanza nella fedeltà al Partito-Chiesa su un progetto politico pienamente condiviso. Dall’ altra attraverso il vecchio e semplice tornaconto personale !
Oggi invece la “famigghia” con queste sue strane alchimie politiche, legami trasversali ed innaturali alleanze, ha interrotto questo duplice atteggiamento (ideologico e affaristico) riservando questi benefici alla sola “casta” dell’ “onorata società” meglio conosciuta come la ”Banda di Shangai”.
E allora ? Embè ? Cosa voglio dire ?
Beh, è semplice. Si deve reiniziare tutto da capo. E’ quasi d’ obbligo risalire all’ origine. E’ un dovere riunire tutte quelle piccole minoranze ittilermitane nell’ interesse generale del nostro quartierone. E’ urgente sin da ora avviare una cernita, una conta e dare corso alla graduale ma costante selezione delle energie lucide, vive, brillanti e ricche di ingegno ed idee nuove per dare vita ad una sorta di “casta capovolta” rispetto a quella afferente alla “onorata famigghia” che ha ormai steso, sin da troppo tempo, i suoi terribili tentacoli su tutti i settori vitali che controllano la maggioranza dell’ elettorato. E’ giunto il tempo di creare una fittissima rete generazionale attraverso laboratori naturali di formazione e di confronto, quali sono i maggiori network della rete, ed il vecchio e caro ritrovo serale : il bar, il circolo, il barbiere, l’ ambulatorio del medico di famiglia. Parlare e indicare, proporre e chiedere. Isolare la cosiddetta “onorata famigghia” per ridurne lo strapotere e la strarroganza.
Per salvare il salvabile di Ittilermo.