Prendas : un mercatone tipo porta portese oppure la valorizzazione della storia, della cultura, della tradizione, delle produzioni e della economia ? Oppure il solito parassitismo politico ?
a cura di
Anfrocho Pharanagulis Grogji
La “vetrina” del mega negozio, ribattezzato prontamente “Porta Portese d’ Ittiri” parafrasando il mercatone immenso di “Porta Portese” a Roma, denominato “Prendas” da qualche mente eccelsa legato al soviet amministrativo, ha messo in evidenza due o tre cosette che forse è bene analizzare. Non vi è da parte di chi scrive l’ intenzione di seguire un “filone” di ragionamento che porta inevitabilmente alla facile critica o stroncatura, ma invece vi è l’ intenzione di mettere in chiaro, in particolare inoculare nella mente di chi organizza “Porta Ittirese”, che l’ anello al naso ancora gli ittiresi che ragionano non se lo sono messo, nonostante i vari tentativi, e non hanno intenzione di bucarsi le narici per il prossimo e roseo futuro.
Vorremmo mettere naso e sottolineare con forza per dimostrare ancora una volta se mai ce ne fosse bisogno, che coloro che producono le specialità di questa bellissima cittadina, le “preziosità” tanto decantate da certuni scrocconi che gongolavano tra uno stand e l’ altro illuminati di semplicissima e scadente luce riflessa, tribolano tutto l’ anno spaccandosi la schiena, le braccia e le mani, usurando automezzi e sacrificando il più delle volte la famiglia e che pagano caro il loro sacrificio che si traduce, il più delle volte, in tasse varie quali Accise pro domo loro, IMU e quanto altro loro venga imposto.
I nostri artigiani i piccoli imprenditori, i giovani agricoltori coraggiosi, gli artisti (pochi per la verità) della pittura e della scultura, i maestri artigiani delle storiche ed ancora vive professioni ittiresi hanno dato anche quest’ anno il meglio di loro stessi e dei loro prodotti e creazioni. Hanno dimostrato che nonostante il bruttissimo periodo nero in cui oggi siamo costretti a vivere, e che ancora per molto tempo si attarderà nelle nostre società produttive, è possibile promuovere le ricchezze naturali che la nostra terra consente di estrarre dal suo ventre fertile e generoso.
Hanno dimostrato che vale davvero la pena di investire e di credere nel loro lavoro, nelle loro variegate e genuine produzioni che pongono la città di Ittiri in un livello di tutto rispetto nell’ ambito delle promozioni dei prodotti e dello sviluppo locale. Del resto, come tutti noi sappiamo, Ittiri era ed è una città che fonda tutta la sua economia sulla Pastorizia e sulla Agricoltura. Due mondi apparentemente diversi che invece si intersecano e, a volte, si fondono in un’ unico settore che fornisce una vastissima gamma di prodotti di eccellenza.
Attorno a queste due principali “industrie” naturali ruotano, assumendo una importanza di primo piano così come la storia passata e recente ci insegna, un’ altra colonna portante della economia locale che è l’ Artigianato in senso lato. Una sorta di “Casta”, inteso nel senso buono e più che positivo del termine, che ha contribuito e non poco a far conoscere nell’ intera penisola e all’ estero la maestria, l’ intelligenza, l’ invettiva, la fantasia, l’ originalità, l’ estro artistico e culturale del bello, espresso in tutte le sue variegate forme, da parte dei nostri Falegnami, Muratori, Scalpellini, Frailatzos, Piccapedreris, Ricamadoras, Sarti e Sartine del Costume ittirese, Calzolai e Raminajos (attività ormai persasi causa la evoluzione modernista di quell’ ausilio di lavoro, proprio del mondo agro-pastorale, che aveva continuamente necessità di manutenzione).
A queste arti e professioni possiamo aggiungerne delle altre che spaziano dalla ricca bigiotteria, di fattura manuale, legata principalmente alla cultura dell’ abbellimento del costume d’ Ittiri; alla tecnica della lavorazione del pane “all’antica” : su ColaGola, su Pane e Coccu, su Pane Triguindia; alla vecchia e antica Osteria tutta ittirese messa in funzione da “quelli di via roma bassa” che ha riscosso molto interesse e afflusso per gli assaggi e le degustazioni.
E allora ?
Dove stà l’ inghippo ? Se tutto va bene perchè si vuole, a tutti i costi, muovere rimprovero e rimbrotto ? Solo per muovere aria ?
Quale è la critica severa che deve essere mossa a chi ha la responsabilità della organizzazione di questo mega negozio che in apertura abbiamo definito la “Porta Portese d’ Ittiri” ?
Semplice. Non è stato rafforzato appieno, dandogli preminenza e quella giusta importanza e rilevanza, soprattutto nei percorsi di immersione storica, questi sì confusi e disordinati affidati ad un opuscoletto incomprensibile, e privi, i percorsi, di una guida narrante in carne ed ossa, il concetto dei binomi e degli abbinamenti necessari per una buona promozione che potevano essere, a giudizio di chi scrive, così tradotti :
Cultura&Preziosità;
Storia&Professioni;
Arte&Manualità.
Tanti altri abbinamenti è possibile fare collegandoli alle specificità della lavorazione, del raccolto, della semina, della preparazione del terreno, della trasformazione e della conservazione.

Naturalmente non è tutto negativo il giudizio. Ottima idea l’ apertura della vecchia falegnameria di Antonio Giuseppe Canu e della esposizione dei suoi attrezzi da lavoro. Mancava la “Ciceronata” che avrebbe dovuto spiegare chi fosse l’ artigiano, quali i suoi lavori più importanti, quali gli aneddoti che lo legavano, e lo legano tuttora nel ricordo di tanti di noi, indissolubilmente a quel luogo. Insomma un po’ di storia mista alla alta professionalità, alla inventiva ed alla fantasia.
In conclusione, raccogliendo l’ invito di un assessore comunale che in tono di aperta sfida ci invitava ironicamente a “controllare” bene l’ evolversi dell’ attività di questo enorme negozio all’ aperto (mai l' avesse fatto !), si deve fare ancora di più. Si può fare ancora di più !
Crediamo sia possibile qualificare ancora di più questo timido tentativo di promozione del prodotto locale. Si può ottenere un prodotto migliore attraverso una seria e studiata pianificazione dei percorsi, collegata ad una rivisitazione globale dei programmi e, in particolare, la riscrittura totale delle regole che moderano, filtrano e normano l’ accettazione alla fase espositiva lasciando fuori dalla porta i cosiddetti “intrusi”, negozianti veri e propri, che nulla hanno a che fare con le nostre produzioni locali e con lo sviluppo delle nostre specialità.
Forse è tempo che si decida di dare vita al “Consorzio Prendas di Ittiri” affidandolo non ai politici di turno ma ai veri protagonisti della nostra seppur traballante economia locale che sono proprio loro : gli agricoltori, pastori, artigiani, artisti, studiosi, cultori della cucina autoctona, ricercatori storici, studiosi delle arti e dei costumi, studiosi e amanti dell’ ittiresità più genuina e produttiva che ha fatto grande, per un periodo storico che nessuno di noi può dimenticare, tutta la provincia di Sassari.
Tutto questo può scacciare quel parassitismo politico che già da alcuni anni ha preso piede e messo radici nei punti strategici utili alla nostra città ma che, anziché lavorare per l’ evoluzione e la prosperità, ne soffocano ogni aspirazione sul nascere imponendo una tabella di marcia ed una visione d’ insieme che, anziché proiettare in avanti la comunità, la fa camminare all’ indietro.