Risolvere la crisi del comparto Zootecnico-Caseario: Molto Complicato e Faticoso.
Intervento di Mario D.
Individuare le adeguate soluzioni per la risoluzione della crisi e il rilancio del comparto zootecnico-latiero-caseario è, a mio parere, un impresa complicata e faticosa, per non dire impossibile…. Coloro che sono chiamati a farlo, ovvero forze politiche, industriali del latte, associazioni di categoria e gli allevatori stessi, sono, purtroppo, i diretti responsabili di questa situazione, giunta ormai al collasso.
Come si può pensare che chi per anni è stato incapace di programmare, di ampliare il paniere dell’offerta dei prodotti, di allargare l’orizzonte della commercializzazione con la ricerca di nuovi sbocchi di mercato, di attrezzarsi e adeguarsi al mercato globale, sia oggi capace di trovare risposte e soluzioni????
Se analizziamo l’attività politica della Regione, salta fuori che a parte tante promesse, di concreto si è solamente riusciti a soddisfare l’esigenza delle aziende agricole solo per quanto riguarda i rimborsi legati alle emergenze (danni da Incendi e calamità naturali), per mezzo degli aiuti di Stato deminimis. Non si è ancora vista da parte della Regione e ho la sensazione che difficilmente la si vedrà, una solida attività di programmazione volta a generare politiche strategiche che siano orientate non solo a soddisfare l’attuale situazione di emergenza ma a gettare le basi per il futuro, sempre più condizionato dagli effetti della globalizzazione.
Il mercato globale evidenzia l’interposizione tra produttori e consumatori di manifatture “esterne”a loro volta conseguenza di filiere alimentari sempre più complesse che ormai coinvolgono molte specifiche attività imprenditoriali nel seguente ordine di livello:
- Preparazione (o produzione);
- Conservazione;
- Trasformazione;
- Commercializzazione;
- Distribuzione dei prodotti.
È pur vero che il valore aggiunto, conseguito da queste filiere sommato a quello dei prodotti agricoli primari offre una importante percentuale del reddito locale, regionale e nazionale, ma tenendo conto che l'industria agroalimentare è libera di approvvigionarsi di materie prime sul mercato globale (…vedi Pecorino Rumeno e simili) in quanto più conveniente rispetto alle corrispondenti produzioni agricole nazionali si generano degli scompensi di ordine commerciale, dubbi e confusione sulla qualità e sicurezza degli alimenti che non sempre viene chiaramente indicata al consumatore sulle etichette, per non parlare della famigerata tracciabilità riferita alla provenienza dei prodotti primari e della trasparenza di filiera.
Se consideriamo che la domanda alimentare è destinata ad aumentare, non solo per effetto della crescita demografica mondiale e per l'incremento dei redditi nelle economie emergenti, ma anche per i cambiamenti della cultura alimentare orientata alla ricerca della qualità. Chi ci governa e amministra ai vari livelli dovrà necessariamente intervenire in un modo determinato e concreto tenendo conto di tali fenomeni dovuti ai tempi. Occorrerà innanzitutto dotarsi di una strategia programmatica che assicuri un approvvigionamento alimentare stabile, tracciabile e qualitativamente affidabile. A livello locale è opportuno mantenere una sorta di indipendenza strategica di approvvigionamento in tutti i nostri principali settori e filiere di produzione e commercializzazione. In questo senso, basterebbe fare un giro tra li scafali dei discount delle principali catene di grande distribuzione per rendersi conto che siamo letteralmente invasi da prodotti di varia e indefinita provenienza. I prodotti agricoli, fino a prova del contrario, restano la base dell'alimentazione umana, quindi una seria ed efficace politica di salvaguardia della tipicità, di controllo della qualità e della sicurezza alimentare è e diventerà sempre più strategica ed è a sua volta, necessario che venga praticata con maggiore forza e vigore.
Una politica programmatica, che a tutt’oggi manca, che premi la qualità, la tipicità ed orienti le risorse verso la loro valorizzazione, condotta con efficienza sia dalla Regione che dal Governo, sarebbe un buon punto di partenza per il rilancio dell’agroalimentare. Sarebbe inoltre da stimolo per le amministrazioni Comunali di quei Comuni come Ittiri, la cui economia ruota attorno al settore agricolo e zootecnico, per la formulazione di programmi e la messa in atto di politiche volte al rilancio del settore. Consentirebbe, innanzitutto di tagliare i “rami secchi” delle filiere produttive, di selezionare il prodotto di base in termini di qualità, di trattarlo e trasformarlo con processi controllati e certificati ed infine di stimolo per la commercializzazione la distribuzione e il consumo al posto dei cosiddetti prodotti di concorrenza. Per poter attuare questo tipo di politica è obbligatorio dare sostegno, orientando gli aiuti Comunitari, Nazionali e Regionali a favore di tutti i protagonisti della filiera, ovvero ai produttori che selezionano e assicurano la qualità del prodotto di base, ai trasformatori che certificano i processi di trasformazione e garantiscono la qualità, la tracciabilità del prodotto di base e la tipicità del prodotto finale ed infine ai distributori che si impegnano a commercializzare tali prodotti tipici provvisti di marchi di qualità, al posto di quelli concorrenziali e anonimi.