Saviano contro il suo editore. Militanza politica ?
Appello Di Roberto Saviano
”SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è¨ mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosè anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.”
Queto è il testo dell' appello di Saviano pubblicato sulla prima pagina di Repubblica e rivolto al premier Berlusconi.
Le reazioni da destra non si sono fatte attendere e per bocca di Francesco Pasquali, coordinatore nazionale della Giovane Italia, il movimento giovanile del PDL, ha replicato che:" l' articolo di Roberto Saviano è un affresco di ipocrisia. Sono diverse le occasioni in cui Saviano ha dato prova di militanza politica. Pochi giorni fa, addirittura, sollecitava uno scatto di coscienza dagli elettori di centro."
Altra reazione si è registrata, con una analisi puntigliosa e accurata, sul quotidiano Libero, diretto da Belpietro, da parte di Ottavio Cappellani il quale, definendo Saviano un Intellettuale militante, lo accusa di utilizzare l' appello a Silvio Berlusconi non per cambiare la legge ma semplicemente per vendere più libri visto che il suo ultimo lavoro va male.
Cappellani lo "pizzica" sulla "questione di diritto" sollevata dallo scrittore e si domanda se questo abbia mai sfogliato un testo di diritto e gli domanda se sappia cosa sia "il diritto già scritto" (ius conditum) ed il "diritto da scrivere" ( ius condendum) e gli domanda anche se sa che "le leggi e le costituzioni, sono concetti in movimento, altrimenti sì che il diritto si snaturerebbe."
Cappellani si domanda anche come sia possibile che uno scrittore come Saviano sia potuto cadere in una ingenuità come quella. Ed aggiunge:"Roberto saviano ripete spesso di credere nel "potere che ha la parola di cambiare il mondo" in nome della verità. Mentre la verità è che gli scrittori scrivono, e che il mondo lo cambiano, almeno ci provano, le forze di polizia e gli eserciti, le cui azioni non sono ispirate dalle parole degli scrittori (meno male) ma dalle indagini e dalle azioni di governo (questo governo)....."
Ci pare di capire dunque, da quest' altro fronte di pensiero, che quello che dice Saviano siano un cumulo di sciocchezze che hanno un unico scopo, quello di vendere bene il suo prodotto letterario ( non a caso era reduce da una ospitata "provvidenziale" da Fabio Fazio).
La minaccia di morte ricevuta dai casalesi è certamente da condannare e siamo solidali con Saviano, così come siamo solidali con tutti gli altri liberi cittadini che ricevono minaccie di qualsiasi tipo e spessore.
Ma la camorra si combatte sul campo, come fanno le forze dell' ordine impegnate giornalmente, non credo attraverso le opere degli scrittori nè tantomeno attraverso appelli che hanno il sapore amaro della militanza attiva.
Forse Saviano ignora che una proposta di legge del PD a firma di Anna Finocchiaro, Massimo brutti, Guido Calvi, Felice casson e carlo Pegorer, durante l' ultimo governo Prodi chiedeva la "abrogazione della legge 5 dicembre 2005, n. 251, e disposizioni in materia di prescrizione del reato"
Lo afferma Franco Bechis che aggiunge:" Se questa proposta fosse stata in vigore durante questi anni, sarebbero saltati quasi tutti i grandi processi per mafia e camorra, oltre che i processi sui furbetti del quartierino, quelli di Cirio e Parmalat, quello sul rogo della Thyssen, quello per il rapimento di Abu Omar, quelli per l' omicidio di Cogne, per l'omicidio fortugno e perfino alcuni di quelli più clamorosi per violenza sessuale,pedofilia e sfruttamentodell' immigrazione clandestina".