Si inasprisce la protesta e la rivendicazione degli Artigiani e Commercianti di Ittiri sostenuti dai giovani del Comitato per la Zona Franca ittirese.
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Evidentemente le “indicazioni di intenti” non sono state poste neanche all' ordine del giorno in nessun consesso pubblico. Ecco perchè nella giornata di oggi è scattata la protesta dura e decisa degli Artigiani e Commercianti sostenuti dal Comitato di Ittiri per la Zona Franca. Vi raccontiamo i fatti attraverso le testimonianze dei diretti interessati o di chi ha potuto vedere e seguire gli accadimenti.
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Oggi abbiamo avuto la conferma che quello che sospettavamo da tempo è realtà: in questa città nonc’è UNA SOLA istituzione politicache si preoccupi di affrontare in maniera seria il problema dell’occupazione. Decine di posti di lavoro persi o a rischio nel disinteresse generale di coloro che dovrebbero invece tenere legate le persone a questa cittadina per fare in modo che nonsi spopoli. Anche un bambino capisce che una città può ripartire solo dal lavoro. I nostri amministratori NO!
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Questa cruda analisi è stata scritta, su quel network complesso ma accessibilissimo che è facebook. Accessibile e leggibile rispetto a qualche pagina di giornale che tende a nascondere le notizie ed i fatti. Questa analisi è una dichiarazione e nel contempo un grido forte di dolore e delusione lanciato da un Artigiano ittirese. Da una piccola partita IVA, così come ce ne sono tante ad Ittiri le quali, tutti i giorni, cercano di fare il proprio lavoro, di svolgere quel minimo di fatturato che gli consente il mercato – ormai gravemente malato se non addirittura in piena agonia - per poter raccogliere quotidianamente quella risorsa economica necessaria per affrontare e soddisfare con onore i tanti balzelli a cui deve far fronte una piccola azienda e a sostenere la propria famiglia.
E’ una quotidiana e perenne tortura che le nostre aziende locali cercano di allontanare dall’ imminente e sempre presente pericolo del fallimento, della chiusura totale delle loro attività e la definitiva perdita di quella insostituibile ricchezza, traducibile in professionalità e alta prestazione artigiana.
Aziende medie e piccole che nel corso degli anni sono costate sacrifici, investimenti di capitali e conseguenti patimenti alle diverse generazioni che magari si sono avvicendate alla loro guida e gestione in questi ultimi 50 anni.
Uno sfogo, quello di Piero Tavera, che condividiamo e con noi tantissimi Artigiani e Commercianti ittiresi, e che crediamo faccia piena chiarezza sulla pochezza e sulla inconcludenza, dovuta ad incapacità gestionale della cosa pubblica e della difesa sociale della cittadina, di chi oggi amministra questa nostra ex produttiva e ricca Comunità Locale.
Precedentemente era stato pubblicato, sulla bacheca di “Notizie Ittiri Cannedu”, il seguente commento ironico-satirico che poneva sotto la lente di ingrandimento il menefreghismo di chi doveva invece attivarsi, già da alcuni mesi, per ricercare delle soluzioni condivise. Un colpevole silenzio da parte di chi doveva invece alzare la voce nei luoghi deputati ad intervenire per aiutare a salvare l' economia ittirese e la maestria dei nostri artigiani che hanno sempre contribuito a far grande e orgogliosa la Provincia di Sassari.
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SU BAULE IN COMUNE. E' MORTA STECCHITA LA SIGNORA RISPOSTA.
Dopo tantissime attese, fibrillazioni atriali dovute a quelle leggere ma micidiali incazzature con una pressione arteriosa, già fuori norma, sempre in agguato per lanciare, ora in sù ora in giù i valori pressotici; dopo una estenuante e defaticante attesa di quelle dovute risposte istituzionali, di riscontri, di proposte, di attenzione, di sensibilità civica ed educazione morale e civile; dopo una lunghissima e sofferta attesa di proposte per dare vita ad azioni concrete, di difesa, anche solo con una parvenza di adesione e di solidarietà finta e appena accennata, a favore della categoria degli Artigiani e Commercianti, è
D E C E D U T A,
confortata dai suoi increduli e mai appagati sostenitori ed aderenti alla lotta per il rilancio dell' economia ittirese, la
SIGNORA RISPOSTA,
vedova del compianto
Commendator SERIETA'.
I suoi scontenti e delusi figlioli hanno serenamente appoggiato sul portone di ingresso del “Palazzo di Vetro Comunale”
SU BAULE
con le sue ultime spoglie.
Il Popolo, la Gente, gli Elettori, i Passanti semplici, i Curiosi, gli Automobilisti Forestieri di passaggio, i Bambini e le Mamme, i Ragazzi e le Ragazze, gli Avventori dei bar, insomma tutta la cittadinanza ha visto SU BAULE ed ognuno ha fatto, toccandosi e scongiurando malaugurati e malauguranti accadimenti nefasti, un commento severo su quelle mancate RISPOSTEda parte della istituzione pubblica che dovrebbe, almeno sulla carta, difendere i propri figli in grave difficoltà.
Non è accaduto nulla.
Chi doveva dare le RISPOSTE, chi doveva attivarsi per AIUTARE i nostri Artigiani e Commercianti ad uscire da questa grave crisi ha preferito, con arroganza e tracotanza, fare finta di nulla girando la faccia dall' altra parte.
Eppure bastava mettersi a capo di questo movimento spontaneo, abbracciandone le motivazioni e la giusta causa, e rappresentarne in tutte le sedi le richieste ed il grido di dolore lanciato.”
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Cosa ancora dovrà accadere in questa nostra distrattissima città per far sì che i suoi abitanti si rendano conto in quale drastica a tragica situazione ci troviamo ?
Perchè ci deve sempre essere qualcuno che rema contro ogni volta si affacciano nuovi movimentismi, diverse opinioni e modi di concepire il futuro della nostra comunità ?
Perchè sono totalmente scomparsi i segretari politici dei più grossi e rappresentativi partiti ittiresi che possono, di comune accordo, creare un vasto movimento di opinione e di protesta a sostegno di una “Vertenza Ittiri?”.
Perchè i cittadini che hanno le sensibilità giuste, oppure “il grosso” degli artigiani e commercianti, oppure ancora tutte le organizzazioni associative che hanno a che fare con il tessuto sociale più debole ed esposto alle intemperie di questa grave crisi non vengono allo scoperto per dare il proprio contributo per favorire la crescita economica e ripensare ad una diversa e più incisiva solidarietà che sia di ampio e largo respiro ?
Perchè in piazza vediamo sempre le stesse persone, che sono lontane da organizzazioni politiche quindi non condizionabili, a rappresentare gli interessi di tutti ?
Di chi e di che cosa si ha paura ?
Ha ragione Piero Tavera quando sostiene che un tempo esisteva un' altra sinistra. Quella che stava totalmente dalla parte dei più bisognosi e deboli. Dalla parte di quegli strati sociali che necessitavano di maggiori tutele.
Mah ! A' dà passà la nuttata.
Con una bella festa, specialità della casa, dovrebbero riuscire a far sbollire gli animi e a riappacificare i rapporti con la cosiddetta “società civile” .