Caro Prof. Evaristo Zuccotti Vismara.....
Ittiri, 23 agosto.
Sarà stato forse il troppo caldo; qualche “strisciata” male assortita o amalgamata con merda di cavallo; un rigurgito tardivo di autorevolezza non riconosciuta, fatto stà che mi sono ritrovato il commento che vedete qui a fianco al centro pagina, a firma di tal Prof. Evaristo Zuccotti Vismara, (sarà quello dei salami?) pubblicato nell’ area dei commenti di un altro articolo di diverso tenore. Potevo anche io firmare questa risposta con vari nomi, che sò : Prof. Dott. Nobile Artensio Gianduiotti de la Sega, ma su esplicita richiesta del Prof. Vismara apporrò alla fine di questa risposta la mia vera firma. Il contenuto della lettera, inatteso ed imprevisto perché polemiche aperte non c’è ne erano, è interessante e al contempo curioso. Tanto per restare in esercizio ho risposto, forse troppo velocemente e di impeto, “a sa prima”, cosa che sicuramente scatenerà i soliti killeracci, i “bravi” nella loro occupazione preferita: spalare merda e buttarla oltre il ventilatore. Buona lettura.
Egr. Prof. Evaristo Zuccotti Vismara,
non la chiamo con il suo vero nome perché mi piace che sia Lei stesso, superando questa sua momentanea indisponibilità, a rivelarne la vera identità. Lo farà , se vuole, a tempo e a luogo. La ringrazio davvero, mi creda, per questa sua lettera, così eloquentemente illuminante. Mi ha commosso, ho ancora le lacrime agli occhi che, scivolando e arrancando inutilmente sulle vistose borse aggrappate prudentemente al mio nasone per non cascare a terra, vanno ad infrangersi prima sui baffi e poi sul pizzetto bianco che adorna il mio brutto ed antipatico faccione.
La ringrazio ancora, Prof. Vismara Zuccotti Evaristo, per questa sua attenzione ed interesse, interessato, al mio blog che ho partorito, dopo un sofferto travaglio dovuto ad una infezione, comunemente definita “ad excludendum” e che ha una data di nascita.
Una brutta ed antipatica infezione che mi ha causato una fastidiosissima ed odiosa orticaria che tarda a sanare e che ogni tanto riaffiora. Lei, che è un illustre Prof. capirà certamente, se la memoria non La inganna, quello che Le vado argomentando. Come la vita puntualmente ci insegna, ad ogni azione dura e critica c’è, a monte, una altrettanto violenta azione, questa sì aberrante, che ne ha scatenato la reazione. Quindi quando mi si dice quali siano i “motivi che la spingono ad assumere il suo aberrante (!?) e ingiustificato modo di fare” non posso che rispondere nel modo più semplice di questo mondo e cioè “chi la fa, l’ aspetti”.
Vede anche io ho rispetto per le sue opinioni, sia ideali che ne hanno forgiato la sua tempra e buona coscienza e stima di se; sia anche sulla forte critica e sul come viene gestito e scritto questo blog, e la ringrazio per tutti i consigli ed ammonimenti che mi dispensa. Questo è un blog che, come giustamente Lei ha detto amministro e scrivo, gestisco e oriento, modifico e aggiorno a piacimento. In piena e completa autonomia. Questa decisione, esimio Prof Vismara, è maturata dal fatto che non sapendo, ma comunque intuendo, quale tipo di materiale umano avessi di fronte, non volevo e non voglio neanche oggi, coinvolgere altre persone da quella immancabile, attesa, vergognosa, aberrante, signorile e puntuale “repressione democratica”, che Lei ha ben esplicitato nel suo escursus critico.
La funzione dei blog, non solamente il mio, credo sia importante, aldilà della sua veste grafica che è solo apparenza e visibilità. Quello che è importante sono gli argomenti trattati sui quali, chi ne ha avuto interesse ha potuto liberamente esprimere (corredandolo a volte con offese personali, su questo ha ragione) la propria posizione ed il proprio punto di vista. Mi domando che cosa ci sia di male, di malefico e di aberrante dare vita ad uno spazio libero, certamente fortemente critico, schierato contro il “Potere Locale” per cercare di sollevare problematiche ed argomenti vari visti da una diversa angolazione. Su questo blog si è discusso di tutto e su questo tutto chi Le scrive ha sempre espresso il proprio punto di vista. Con la propria firma o con degli alias di comodo – facilmente riconducibili all’ estensore - utili solo ai fini di una migliore veicolazione e di impatto comunicativo che tantissime soddisfazioni, in termini statistici, mi ha dato.
Chi altri poteva fare una cosa del genere se non uno come me che crede nella pluralità di idee e di posizioni ? Perché questa mia voglia di provocare continuamente discussioni, confronti accesi, accurati controlli sul come viene gestita la Cosa Pubblica, viene osteggiata così duramente ? Non dobbiamo infastidire più di tanto i Soloni locali ? Crea tanto fastidio che si sollevi una voce diversa, che sostenga altri argomenti e punti di vista in tema di politica, cultura, economia, aspetto sociale e altro ? Non ne abbiamo il diritto ? Dove potremmo esternare il nostro dissenso ? Al bar ?
Non ci sono più i partiti di una volta, se li ricorda ?, all’ interno dei quali poter sciorinare il proprio modo di intendere la gestione della Cosa Pubblica con lo scopo di garantire la sicura crescita della propria comunità; non ci sono più i movimenti incazzosi, questi si duri e puri, utili a tenersi sempre all’erta e pronti a dare risposte esaurienti o mobilitare il popolo per delle giuste e sacrosante cause; mancano del tutto le organizzazioni giovanili, libere, “non filo governative locali” che possano reclamare spazi, luoghi per la creazione e la visibilità sociale e culturale, nell’ interesse delle nuove generazioni degli ittiresi; manca del tutto quel particolare ed originale personale in grado di far movimentare le opinioni in modo critico-costruttivo; non c’è più la Chiesa di una volta, se la ricorda la Chiesa di una volta ?, io vedo ancora il mio parroco preferito, manesco a fin di bene, che stimolava la nostra intelligenza, le nostre pulsazioni, la fantasia, la critica, le provocazioni positive affinchè potessimo dare, un domani, il meglio di noi stessi. Insomma oggi si è sviluppata una strana mentalità, favorita da una certa politica disgregante, orientata verso la frammentazione tendente ad isolare ed escludere i potenziali critici; ha preso consistenza una mentalità in base alla quale tutti cercano di inquinare il proprio rapporto con l' oggetto delle mie intemerate noiose ed aberranti (sua definizione che analizzerò in un secondo momento) per ridurle ad ossequiosi salamelecchi finalizzati, questi sì, a propri interessi personali trascurando, è sotto gli occhi di tutti, l' interesse generale.
Questo, caro Prof. Evaristo, per me, non è Ittiri. E’ “ittiraina”. Che non vuole offendere, come Lei, da consumata faina quale è vuol far intendere, la mia città. Anzi è tutto il contrario di offesa ! Vuole essere da stimolo, da provocazione a fare di meglio, di più e bene. Perché gli ittiresi, seppur con le normali limitazioni che ognuno di noi possiede, hanno delle grandi capacità. Bisogna però estrapolarle con forza. Tutto questo, che è quello che vedo ed illustro io, magari sbagliando nei toni e nelle enfasi, ma che è condiviso da un nutrito numero di cittadini, che Lei caro Prof. si ostina a non vedere, rappresenta, per come la vedo io, la cruda e nuda verità. Io cerco di intercettarne gli umori e di rappresentarne le istanze dandogli voce. Se permette, non vedo perché non debba dirlo apertamente, senza paure o timori reverenziali verso alcuno. Se c’è un errore, uno solo, nelle mie analisi devono, dovete, dovranno controbatterle con argomentazioni. Non indirizzate a me, beninteso, ma alla nostra intera comunità, o ad una porzione seppur minoritaria, che il più delle volte, per timore e paura, non proferisce parola. La mia idea non è orientata verso la costruzione di un’ orda di consensi per disarcionare qualcuno. No, la mia idea è quella di contribuire a far “svegliare il sonno” ad alcuni buzzurri che ancora credono in cose fuori dal mondo ed in persone che puntualmente ne tradiscono la fedeltà e buona fede. Nel domandarmi se, chiedendomi perdono, ci guadagno qualcosa ad ergermi a “portabandiera della critica e della contrapposizione per tutto ciò di positivo o negativo che accade nella sua città” Le rispondo domandandole se tutto questo è severamente proibito dalla legge. Un amministratore onesto, giusto, equilibrato, che intende davvero fare gli interessi del cittadino, apprezzerebbe ed incoraggerebbe atteggiamenti quali il mio che intendono stimolare, anche con quell’ ironia stucchevole e malandrina, la voglia di fare sempre di più a favore della propria comunità. Non si comprende perché qui da noi è invece assolutamente proibito. Chi è che stabilisce il comportamento dei cittadini, e quando e quanto devono aprire bocca o camminare, orinare, parlare, quelli che vincono delle semplici elezioni comunali ? Non credo proprio. Gentilissimo Prof. Vismara Lei è persona intelligentissima, perché continua furbescamente a dire che martello chi non rispetta le mie idee (quali idee può contenere la contestazione, ad esempio, sullo sfascio e distruzione storico – culturale perpretato in questi ultimi mesi ai danni del basolato nelle vie del centro storico di Ittiri ?) ed i miei interessi personali (Lei sa benissimo che le mie numerose aziende industriali (sic!) sono floride senza aiuti di nessun genere) ? Di quale rispetto parla ? Da parte di chi ?
In conclusione il riferimento alla organizzazione di volontariato è una sua personale caduta di stile, Lei sbaglia indirizzo, dovrebbe parlarne con il responsabile. Io mi limito, come tantissimi altri volontari ittiresi, animati da vero altruismo e privo di interessi personali e particolari, ad espletare il compito che mi è stato assegnato, che è modesto e marginale e che è orientato a garantire un minimo di benessere a favore di persone in grave disagio momentaneo.
La esorto, gentilissimo Prof. Evaristo Zuccotti Vismara, convinto come sono della sua disponibilità, allontanando da Lei i salami che immancabilmente le si attorciglieranno addosso, a continuare a scrivere pregandoLa, se può, di affrontare un tema per volta perché, da buon asinello ittirese (ittirainu anche io) ho difficoltà a mettere in fila un pensiero dietro l’ altro e poi esternarlo in ordine di apparizione.
Certo della Sua gentilezza e cortesia La saluto, con pernacchia defilippesca al seguito, con deferenza.
Suo totoi fadda