Il pecorino dei Rumenothiesini

Pubblicato il da Antonio Fadda

 

MENTRE PROTESTANO PASTORI E ALLEVATORI
Il pecorino sardo si fa concorrenza da solo
Dietro i romeni due imprenditori isolani
I fratelli Pinna, primi produttori caseari della Sardegna,
controllano il 70,5% di Lactitalia. Il resto è della Simest

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Le proteste dei pastori sardi a Roma (foro Epa) Capitale, azionisti, mission: dalla Camera di commercio di Bucarest affiorano tutti gli ingredienti di un business fratricida. Se non nei fermenti lattici (romeni) almeno negli investimenti, il pecorino dell’Est concorrente del Dop è rigorosamente italiano. Mentre pastori e allevatori, schiacciati dalla crisi dei vari comparti, manifestano con sit in e proteste locali (dalla Sardegna alla Sicilia) dai registri di Bucarest, spunta l’identikit della concorrenza. Lactitalia, società «cu raspundere limitata», specializzata in allevamento di bovini da latte, ovini, caprini, prodotti caseari e alimentari vari (ma anche investimenti e amministrazione d’immobili) che esporta latticini romeni con nome cinematografico - «La Dolce Vita» - è un mix inatteso di capitale privato e pubblico. La prima sorpresa la riservano gli investitori privati,ossia la Roinvest srl.
Se il nome è oscuro, la proprietà è illustre: l’impresa, con sede a Sassari, appartiene infatti ai primi produttori caseari della Sardegna: Andrea e Pierluigi Pinna. Nomi prestigiosi con un ruolo strategico proprio nella difesa del made in Italy. Il primo, Andrea, è vice presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino sardo. Suo fratello, Pierluigi è consigliere dell’organismo che certifica il controllo di qualità dello stesso formaggio nostrano. L’uno e l’altro dovrebbero difendere il prodotto dai falsi, come si legge sul sito: «Il consorzio svolge sia nel territorio di produzione che in quello di commercializzazione, funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e salvaguardia degli interessi relativi alla denominazione, contro ogni e qualsiasi abuso, atto di concorrenza sleale e contraffazione». Con una quota azionaria pari al 70,5% i Pinna sono i principali azionisti di Lactitalia. Quanto all’altra fetta di azionariato, il 29,5% del capitale residuo, appartiene alla pubblica Simest, controllata dal ministero dello Sviluppo economico. Sul «pecorino di stato» tuona Coldiretti: «Ci auguriamo che il ministero ritiri la quota di partecipazione a un’impresa che imita il made in Italy e fa concorrenza sleale ai nostri imprenditori» dice Sergio Marini, presidente di Coldiretti. Insomma qui non è più la lotta al Chianti californiano, al pesto della Pennsylvania o al pomodoro cinese: il piccolo faro occupazionale rappresentato dallo stabilimento Lactitalia di Recas a 20 chilometri da Timisoara, rappresenta un affronto per pastori, e allevatori che producono a costi sempre più elevati e con margini sempre più incerti.
A parte la bile per i soci dei consorzi nello scoprire che i propri rappresentanti nominati per tutelarli investono nell’impresa concorrente (beneficiando di sovvenzioni pubbliche, di solito regionali), c’è quell’investimento pubblico in Lactitalia che, secondo i calcoli di Coldiretti, è pari a «862mila euro». Mica poco. Intanto fratelli Pinna, interpellati in proposito, non rispondono. Vuoi per gli impegni aziendali, vuoi per altri locali: «Mi spiace ma non sono in sede, partecipano alla festa patronale della Madonna di Seuni» spiegano con gentilezza dalla direzione. Irritazione per la vicenda Lactitalia filtra anche dal ministero dell’Agricoltura: «Abbiamo istituito un gruppo di lavoro che si occupa di contraffazioni dei prodotti agricoli italiani in genere. Quanto a Lactitalia, la responsabilità non è nostra ma di chi ha gestito e gestisce il ministero dello Sviluppo. Si conferma comunque che abbiamo ragione promuovere la battaglia sull’etichettatura e insistere con l’Europa affinchè vigili sui prodotti di origine controllata e sanzioni in caso di contraffazioni».

Ilaria Sacchettoni
12 settembre 2010
(corriere della sera)

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D
<br /> Da questi industriali di Thiesi non potevamo che aspettarci questo tipo di "modo di fare" che è il solito ed al quale, sin da piccoli, sono stati abituati a praticare: speculando e intrallazzando<br /> e, naturalmente, sfruttando i lavoratori, gli Stati ed aggirando le leggi, nella "normalità". Bisogna riconoscere che sono stati abili, intelligenti, intraprendenti e, bontà loro, in linea con l'<br /> educazione industriale ricevuta evidentemente. Allora, da una parte strozzano i Pastori Sardi che vi conferiscono il latte ( e che sono da anni e anni fedeli ai fratelli Pinna nonostante le<br /> inc...), dall' altra usano i lavoratori rumeni in loco per trasformarlo e spacciarlo per pecorino romano, subito ribattezzato sarcasticamente e con il sorriso sardonico: "Pecorino Rumeno". Ma si<br /> sa, i Sardi sono persone pazienti. Sino a quando non si impuntano e puntigliosamente rivendicano il maltolto.<br /> <br /> <br />
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M
<br /> ...ovviamente il Ministro dello sviluppo economico Scajola, che NON SAPEVA CHE GLI STAVANO PAGANDO LA CASA, non sapeva nemmeno della partecipazione pubblica a Lactitalia!!<br /> <br /> <br />
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