Il Silenzio dei Colpevoli. Questa la soluzione di Andrea Prato.

Pubblicato il da Antonio Fadda

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1. Nessuno è innocente

Signora Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, Onorevoli Consiglieri, Assessori,

la crisi della nostra pastorizia è troppo grave e troppo complessa perché ognuno di noi possa sentirsi innocente. Il mio personale rammarico è quello di non essere riuscito a comunicare adeguatamente quanto fosse grave questa crisi che ha ripercussioni non solo sul comparto agricolo ma sulla società e sulla coscienza di ogni sardo.
Ultimamente, un silenzio assordante aveva ricoperto la politica italiana, come una cappa opprimente che attenua le grida di dolore degli allevatori sardi che rappresentano la spina dorsale della nostra economia agricola. Eppure solo un anno fa raccontai con i miei consueti toni, crudi, impietosi ma, aime' istituzionali, quanto fosse importante affrontare la crisi della pastorizia ovina, che definii allora "un morto che cammina grazie ai contributi comunitari". La Giunta Cappellacci, per questo, previde nella manovra finanziaria 2009,  2,5 milioni di euro all'anno per 4 anni, per acquistare Pecorino Romano con il duplice obiettivo di rieducare i palati dei sardi e svuotare i magazzini delle cooperative in crisi. Ma in quella circostanza commisi un primo errore, di sopravalutazione, perché non riuscii a convincere pienamente né questo Consiglio né soprattutto il mondo agricolo dell’importanza del provvedimento, tanto che fu definito intempestivo e parzialmente bocciato nell'indifferenza generale. Solo i giornali ne diedero notizia come mia sconfitta personale, come un avvertimento a un tecnico che non doveva fare troppo il politico.
Ancora peggio andò negli stessi giorni a Roma, in Commissione politiche agricole, quando si compì il "ratto" dell'articolo 68 del regolamento 73/2009 ai danni dell'ovi-caprino. In quella nefasta circostanza vennero difesi solamente gli interessi delle multinazionali del tabacco, delle macellazioni e quelli degli ingrassatori di vitelli francesi. Sì, proprio francesi. E anch'io in quel momento sarei voluto essere un transalpino, perché il nostro Paese ha ormai smarrito il senso delle proporzioni: difende con lo stesso ardore tutte le cause ma promuove solo quelle dei soliti furbi, in un momento in cui sostenere la pastorizia dovrebbe venire prima dell'ennesima ondata di stabilizzazioni o di interventi per favorire il perpetuarsi del consenso fine a se stesso. Sarei voluto essere francese anche perché questa nazione ha stanziato soldi veri per l'ovi-caprino, ben 130 milioni mentre l'Italia ne voleva destinare solo 5. Anche in quel caso con il Presidente Cappellacci facemmo un appello a tutti coloro che potevano incidere, per agire subito ed evitare quella vergogna. Purtroppo però in quel momento in Italia la pecora non andava ancora di moda e si girarono quasi tutti dall'altra parte. Risultato, ci vennero assegnati solo 10 dei 30 milioni annui richiesti. Allora un "vecchio saggio" che oggi siede in questi banchi mi disse: "fatti fare una manifestazione contro" ma io non lo ascoltai e commisi il secondo errore, questa volta di sottovalutazione.
Ma se la politica italiana è cosi debole e impotente tanto da aver bisogno di essere incalzata dai forconi, dalle manifestazioni che esasperano gli animi per decidere quali cause difendere e quali no, allora ben vengano le agitazioni di piazza. Soprattutto se queste possono risvegliare le menti e far capire che non si può arrivare al punto di dire che non ci sono più risorse per l'agricoltura se queste sono state spese, poco prima, in regionalizzazioni, crescita della burocrazia o altre voci che non incidono sui settori produttivi e non risolvono i problemi sociali e occupazionali della nostra terra sciagurata.
Dobbiamo tuttavia essere ragionevolmente ottimisti perché credo davvero che siamo ancora in tempo per salvare la nostra pastorizia. Usando una metafora calcistica, siamo pero' nei minuti di recupero e questa è davvero l'ultima occasione per segnare il gol decisivo per i nostri pastori. Grazie alle manifestazioni di piazza, in questa legislatura, mai prima d'ora a livello nazionale tutti quelli che ieri avevano dimenticato la parola pecora, oggi hanno sposato la nostra causa. Ecco perché possiamo e dobbiamo farcela, a costo di guidare noi stessi la vertenza con lo Stato e l'Unione Europea.
Tuttavia, non va dimenticato che i momenti bui della pastorizia in Sardegna sono periodici e i problemi, mai risolti, si spostano e si aggravano nel tempo: altre volte e nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito a diverse crisi, e puntualmente arrivavano documenti, convegni, task force, vertici dove si analizzava la situazione e si offrivano le soluzioni che avrebbero dovuto risollevare le sorti del comparto. Sempre tutto uguale, cambiava solo l’anno che magari veniva cancellato sui documenti con un po’ di scolorina. E dopo un po’ di clamore sui giornali, si erogavano contributi che più di piovere, diluviavano, il mercato americano si riprendeva e tutto tornava come prima, nel silenzio assordante dei colpevoli. Nulla dunque è cambiato. Siamo nel 2010 e come la prima crisi del pecorino (che risale addirittura al 1904!) siamo ancora all’anno zero. E la responsabilità, lo voglio ripetere ancora una volta e a scanso di equivoci, è di tutti: politici, industriali, cooperative e seppur in misura minore anche dei pastori che, intossicati da contributi, hanno spesso smarrito la propria identità per quattro lire più promesse che date.

2. I numeri del disastro

Ma veniamo ai numeri di quest'ultimo disastro, che meglio di tante parole, riescono a far comprendere la gravità della crisi. Questa e', infatti, più pesante  perché, a differenza di quelle precedenti oggi non abbiamo le restituzioni all'export, i consumi in America sono bassi, il dollaro lo e' ancora di più, l'Unione Europea e' più rigida nei confronti degli aiuti di stato, la pastorizia dei nostri paesi concorrenti e' più sostenuta della nostra, le industrie sarde di trasformazione sono deboli perché indebitate ed infine, non ultima, la nostra regione assesta il bilancio al ribasso forse per la prima volta, a dimostrazione che il nostro mondo sta cambiando e in peggio. In questa lunga crisi congiunturale le difficoltà del comparto ovino sardo sono il riflesso di una più generalizzata crisi dell'agricoltura europea, che negli ultimi decenni non ha saputo rinnovarsi, non ha garantito un ricambio generazionale adeguato. Da noi si è fossilizzata sulla monocoltura del Pecorino Romano, non ha creato le condizioni per l’integrazione del reddito aziendale, ha visto l’aggregazione della produzione e dell’offerta quasi come una sciagura, non ha sviluppato uffici commerciali in grado di trovare e stimolare nuovi mercati e nuovi prodotti, non ha creato le infrastrutture per incentivare il pagamento del latte a qualità.
Ma non è solo un fatto economico: la crisi del settore ovino, parliamo del 45% della PLV dell’agricoltura sarda, colpisce il cuore del sistema agricolo ma assieme la nostra cultura millenaria. Mette a rischio la stessa identità della Sardegna, cancella quel ruolo fondamentale che riveste il pastore: salvaguardare l’ambiente e il paesaggio, altre risorse irrinunciabili per la sopravvivenza della Sardegna. La crisi è ormai diventata un problema di coesione della nostra società e se partissimo da zero sarebbe facile conferire ai pastori l'incarico di presidiare il territorio e, per questo, riconoscergli un compenso adeguato ma da troppo tempo la Sardegna ha scelto irreversibilmente di attribuire a caro prezzo questa funzione a dipendenti pubblici e i soldi per la multifunzionalità ambientale non ci sono più.
Tornando ai numeri, oggi il latte viene pagato massimo 0,65 €/litro, una cifra inchiodata ai primi anni novanta, quando pero' le restituzioni all'export valevano 4000 lire, il romano ne costava 6000 e il formaggio si vendeva sottocosto. Oggi, i costi aziendali sono raddoppiati rispetto a dieci anni fa ma senza i contributi all'export non siamo più competitivi e se i 65 centesimi sono una miseria, come dovremmo definire il prezzo del latte se si profilasse lo scenario, di un ulteriore ribasso? Con i magazzini dei caseifici stracolmi di 274 mila quintali di Romano, con eccedenze di prodotto per 60 mila quintali, le industrie senza soldi e con la possibilità di ritrovarci con 40-60 milioni di litri di latte ovino senza padrone, il rischio e' reale.  Basta affacciarsi oltre le coste sarde e osservare cosa sta accadendo in Sicilia dove il prezzo è precipitato a 34 centesimi!


3. Il ruolo e il progetto della Regione: una possibile via d’uscita

Fin dal suo primo giorno di insediamento, la Giunta ha lavorato per costruire un progetto in grado di frenare la crisi e contemporaneamente programmare il futuro del comparto ovino in Sardegna. Coerentemente con la linea e il metodo di governo di questo esecutivo, il piano è stato portato avanti confrontandosi costantemente con tutti gli attori della filiera: associazioni di categoria, industrialii, cooperative, Consorzi di tutela, banche, Sfirs. Ogni giorno veniva aggiunto un tassello finché non si è arrivati a un progetto condiviso di cui più volte si è parlato e letto sui giornali: la “stanza di compensazione”.
Un meccanismo in grado di pianificare la produzione annua; gestire le eccedenze della produzione di latte ovino; lavorare insieme ai centri di ricerca per promuovere la diversificazione dei prodotti e la commercializzazione delle produzioni su nuovi mercati. L’organismo terzo non è stato scelto a caso: esiste già (non si creano dunque nuovi soggetti e non si sprecano altri soldi pubblici per nuove fabbriche), le sue strutture sono di proprietà regionale, avrà uno statuto tutto nuovo per i nuovi compiti che dovrà portare avanti sotto la regìa della Regione e sara' rinnovato nelle cariche dirigenziali. Sarà, infine, un organismo fortemente rappresentativo di tutte le componenti della filiera, pastori compresi.
La strategia della Regione si basa dunque non solo su interventi di sostegno (anche attraverso politiche di promozione del prodotto e di educazione alimentare nelle mense scolastiche e ospedaliere), ma anche su azioni strutturali per razionalizzare la domanda e l’offerta e studiare prodotti alternativi al Romano.
Più volte la Giunta è stata criticata perché questo progetto sarebbe carente sul fronte dell’aggregazione dell’offerta e trascurerebbe il ruolo della cooperazione. È però una critica infondata perché crediamo fortemente nell’aggregazione, nel fare sistema, e il progetto della stanza di compensazione nasce per favorire l’unione tra le organizzazioni di produttori esistenti che oggi rappresentano forse l’anello più debole della filiera perché si agisce in ordine sparso. Proprio la stanza di compensazione dovrà divenire una grande AOP, un’associazione delle organizzazioni dei produttori con compiti ben specifici. Soprattutto, un nuovo ruolo e una nuova forza commerciale: sarà creata una rete di venditori che, con le loro valigie piene di pecorino, gireranno l’Italia e il mondo con l’obiettivo di vendere pecorino Romano e i nuovi formaggi ovini che saranno creati per diversificare la produzione e rompere finalmente una dannosa monocoltura. 
Questo progetto era ancora fermo fino a pochi mesi fa, perché le componenti del tavolo tendevano ad alzare ognuna l’asticella verso l’alto: la cooperazione perché non voleva perdere l'autonomia di ogni singola unita' produttiva, gli industriali perché spesso aggiustano i bilanci acquistando il formaggio sottocosto dalle cooperative e i pastori che vedono benissimo il diluvio di contributi per loro ma mai interventi per la trasformazione, seppur cooperativa e quindi di loro proprietà. Ma dopo un anno estenuante di trattative il progetto e' stato condiviso dalle associazioni di categoria nel luglio scorso, e alla fine di agosto, ha incassato il via libera all’unanimità da parte del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, (composto in pratica dalla totalità dei trasformatori privati e non) oggi il piano è pronto a partire e sono già disponibili le risorse finanziarie.
 

4. Lo Stato e l’Unione Europea: serve una svolta rapida

La Regione, dunque, vuole essere il principale attuatore del rilancio della pastorizia, non è però l’unico giocatore di questa difficilissima partita. Finalmente anche lo Stato e l’Unione europea, che forse fino a poche settimane fa non avevano compreso la gravità di questa crisi, oggi sono coinvolti nel processo di salvaguardia del futuro del comparto che sta portando avanti la Sardegna, assieme anche a quelle altre regioni dove il settore ovino è trainante nelle rispettive economie agricole.
È però un processo irto di ostacoli e lungo. Forse troppo, perché tempo non ce n’è davvero più. La burocrazia normativa rischia di far arrivare la medicina quando il malato è ormai irrecuperabile. Anche giovedì scorso a Roma, nel corso del tavolo istituito dal ministero delle Politiche agricole, si è proceduto troppo lentamente, con risposte interlocutorie alle numerose richieste arrivate dalla Sardegna e dalle altre Regioni.  Nei prossimi giorni ci riuniremo nuovamente e voglio cogliere questa occasione per lanciare un nuovo appello agli organismi ministeriali affinché capiscano la gravità del momento e si acceleri il processo per mettere in atto tutte quelle azioni in grado di salvare il settore, in Sardegna come nel resto d’Italia.
Ma un ruolo ancora più decisivo potrà averlo l’Unione europea. A dire il vero, una speranza di interessamento  alle sorti del comparto ovino era stata suscitata già nel 2008.
Con la Risoluzione del Parlamento europeo del 19 giugno di due anni fa, dal titolo “Il Futuro del settore ovi-caprino in Europa”, l’assemblea di Strasburgo aveva, per la prima volta, considerato il comparto una risorsa da difendere, tutelare e soprattutto sostenere attraverso diversi strumenti finanziari urgenti e con precise linee guida programmatiche.
È stato però un fuoco di paglia. Nonostante le indicazioni fornite dal Parlamento, la Commissione Europea ha completamente abbandonato il comparto e non ha portato avanti le misure di sostegno individuate. Anche nell’attuale fase di discussione della nuova PAC (Politica agricola comune), le esigenze e le problematiche connesse al comparto non sembrano essere al centro dei temi in discussione.
Proprio in questi mesi si discuterà sul futuro dell'agricoltura in Europa e, sulle basi attuali, non ci sentiamo sufficientemente tutelati tanto da credere che dovremmo trascorrere molto tempo a Bruxelles per convincere Dacian Ciolos e Paolo De Castro a rivedere la posizione della Sardegna sull'uscita dall'obiettivo uno, riconoscere più risorse e dignità alla pastorizia e, più in generale alle aree rurali più svantaggiate dell'unione.


5. Il ruolo delle associazioni di categoria: un appello a stare uniti

Signora Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Giunta, Onorevoli Consiglieri, Assessori,

al termine di questa mia disamina, e nella solennità di questa assemblea, mi sia consentito di rivolgere un appello, l’ennesimo, all’unità del mondo agricolo e soprattutto delle associazioni di categoria che lo rappresentano.
In queste ultime settimane i toni si sono esasperati, gli animi, stressati da una crisi senza precedenti, hanno ceduto a polemiche su primogeniture che in questa fase così drammatica davvero non portano a nulla. Le organizzazioni agricole riconoscano ufficialmente al Movimento Pastori Sardi il merito di aver fatto tornare di moda le parole "pastore e pecora" e quest'ultimo condivida con esse il contenuto delle proposte che non devono creare false illusioni ad un popolo, quello dei pastori, che soffre e che ha bisogno di credere in qualcuno che li aiuti a risorgere per salvare la pastorizia, salvare la nostra storia, salvare la Sardegna tutta.

Grazie.

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Baingio 09/21/2010 13:32


Ringrazio anche io Antonio e Prato. Però volevo capire cosa intende l' allevatore ittirese quando dice che abbiamo delle possibilità ed opportunità che non riusciamo a vedere !
A che cosa si può riferire. Non stiamo forse facendo le cose giuste con le nostre associazioni di categoria ?
Non abbiamo forse conoscienza delle leggi sul nostro settore ?
Grazie della risposta.


Un Allevatore ittirese 09/21/2010 12:32


Anche se non condivido tutte le cose che scrive Antonio (specialmente quando attacca frontalmente, facendo poi involontariamente il suo gioco, il Sindaco che fa spallucce) sulle questioni sollevate
attorno al problema dei pastori ha consentito a chi seguiva le vicende sul suo blog e su facebook, dove provocatoriamente "constringeva" gli interlocutori a reagire, di saperne qualcosain più e di
capire anche le ragioni dell' Assessore al quale, lecchinamente e socialisticamente, ha dato ampissimo spazio ( senz' altro imbeccato da Manuela accomunati come sono dalla stessa passata militanza
politica). Scrivo questo perchè credo sia giusto dare i meriti a chi effettivamente li ha, aldilà delle diverse opinioni politiche o credo di appartenenza.
E fa piacere leggere che anche Andrea Prato, nonostante la sua apparente irraggiungibilità, dall' alto scranno della Regione Sarda, dimostrando modestia e sincera riconoscenza, ringrazia Antonio
per questo suo modo di gestire l' informazione su questo tema che riguarda tutti noi allevatori di Ittiri.
Credo che tutti noi che siamo nel settore agro-pastorale abbiamo delle grandi possibilità e opportunità che ancora non riusciamo a vedere ed a cogliere in pieno.
Grazie a tutti.


Andrea Prato 09/20/2010 18:48


un caro saluto a te Antonio, che amministri ottimamente questo spazio, e a tutti i naviganti che sono ovviamente interessati ai problemi che sta vivendo il nostro vitale comparto. Ho seguito con
piacere molte delle vostre discussioni, soprattutto quelle che riguardano il mio Assessorato, e mi rendo disponibile a fornire le risposte ai quesiti e dubbi che vorrete pormi sugli argomenti di
nostra competenza. A presto
Andrea Prato


Cenzino 09/17/2010 10:01


Ottimo discorso quello di Prato. Si è rimesso in sella, ed alla grande, all' assessorato ed ha anche incassato il sostegno di Floris che gli riconosce competenza e determinazione. Cose
condivisibili. Infatti senza la determinata testardaggine di Prato che ha sempre voluto un ampio tavolo di discussione e senza la sua continua comunicazione sul network di facebook, dal quale ha
avuto la possibilità di attingere idee e di capire gli umori degli allevatori non schierati, la soluzione dei punti richiesti dall' MPS sarebbe ancora lontana e gli animi sarebbero ancora
esagitati. Sulla polemica che lo ha visto contrapposto ad alcuni sindaci, tra i quali anche il nostro, ha avuto un esito anch' esso positivo visto che sia quello di Ittiri sia altri hanno cambiato
i capitolati d' appalto inserendo i nostri prodotti locali consentendo così, anche se in minima parte, allo svuotamento dei magazzini stracolmi di prodotto.
Grazie Andrea Prato e, per quel che riguarda Ittiri, grazie Manuela Soro sempre attenta ai problemi degli allevatori di Ittiri e punto di riferimento utile per tutta la cittadinanza.


Bastiano da Nuoro 09/15/2010 09:01


Sono un pastore-agricoltore, come tutti quelli che lavorano in campagna credo, e l' intervento di Prato credo debba essere considerato un buon discorso a nostro favore. Io da sempre sono iscritto
alla coldiretti, mi sono sempre trovato bene, le pratiche mi vengono portate avanti con responsabilità e competenza. Come posso ora cambiare movimento ? Che cosa può offrire di diverso Felice
Floris, anzi cosa può dare di più rispetto al sindacato di categoria ? Ecco perchè non esco dalla coldiretti. Però sono vicino e partecipo alle manifestazioni a favore della nostra categoria che,
come ha detto Prato, ha dei numeri da disastro davvero. Il latte viene pagato a 65 centesimi al litro ed è così dagli anni novanta. Ed i costi per mantenere in piedi l' azienda oggi sono difficili
da sostenere. La proposta o l' idea di Prato di responsabilizzarci nel presidiare il territorio di nostra competenza, alleviando il peso nei corpi appositamente costituiti e che costano, può
portare ad un riconoscimento di una provvidenza economica che ci aiuterebbe davvero. Dunque sono, e lo siamo in tantissimi qui nella provincia di Nuoro, per sostenere le proposte dell' assessore e
raccolgo l'invito ad essere tutti uniti: i pastori della coldiretti e delle altre associazioni di categoria con il movimento di Felice Floris. Tutti uniti per risolvere lo stesso problema. Forza
paris !