Sos Fuscones Sardos non s' arrendene. Felice Floris a cabu de su Movimentu.

Pubblicato il da Totoi Fadda

       
di: Matteo Mascia (Rinascita)

27 gennaio 2012

Si attenuano le dimostrazioni del Movimento dei Forconi e dei militanti delle associazioni “AntiEquitalia”.
In Sardegna sono stati interrotti i presidi all’ingresso dei porti di Cagliari ed Olbia e le navi merci hanno potuto riprendere le operazioni di carico e scarico dopo diversi giorni di difficoltà.
Non a caso, in diverse zone del nord dell’Isola, iniziano a scarseggiare alcuni generi alimentari. Un particolare che ha allarmato le sale operative delle Prefetture. Per il momento, rimangono i blocchi stradali lungo la SS 131 “Carlo Felice” e la SS 130 “Sulcitana”.
Lungo la strada che collega il capoluogo a Carbonia ed Iglesias si sono registrati momenti di forte tensione durante la mattinata di ieri. I manifestanti hanno infatti tentato di fermare delle autocisterne che intendevano rifornire le pompe di benzina di alcune località del Sulcis.
Dopo qualche minuto di mediazione con la scorta della Polizia è stato possibile far proseguire il viaggio dei carburanti. Dal canto suo, la Consulta dei movimenti animata dal Movimento pastori sardi di Felice Floris ha fatto sapere che la protesta andrà avanti sino a quando non verranno date risposte concrete da parte della politica regionale e nazionale. Proprio ieri, una delegazione di pescatori è stata ricevuta dal Comando militare per la Sardegna. Le aziende delle marinerie dislocate intorno ai poligoni militari non hanno ancora ricevuto gli indennizzi relativi al 2010. Un ritardo inaccettabile che sta mettendo in serie difficoltà un settore vitale per tutta l’economia sarda.
I Generali hanno garantito che le somme saranno liquidate entro il mese di febbraio. Il ritardo sarebbe dovuto ad una difficoltà di natura tecnica e non ad un problema di bilancio. I soldi sarebbero quindi nella disponibilità del Dicastero e mancherebbero gli ultimi dettagli per andare avanti nel procedimento. I Sindaci dei piccoli comuni hanno confermato il proprio appoggio alla protesta dei territorio.
Un atteggiamento contrario a quello tenuto dagli omologhi dei capoluoghi, che non hanno nemmeno diffuso un comunicato stampa sulla difficile crisi che attanaglia l’economia sarda. Una scelta probabilmente imposta da una timidezza figlia del disimpegno dei grandi partiti nazionali, sigle colpevolmente rimaste in silenzio. Il Consiglio regionale si sta invece occupando della difficile vertenza Alcoa. I tavoli convocati presso il Ministero per lo Sviluppo economico non hanno infatti dato nessun tipo di risultato.
Così come avevamo giustamente previsto la settimana scorsa. La massima assemblea sarda ha approvato un ordine del giorno presentato dalla minoranza di centrosinistra. Il documento impegna il presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, e l’esecutivo su otto punti: ottenere dal Governo la conferma della valenza strategica dell’alluminio e, conseguentemente, dell’impianto sulcitano e richiedere all’Alcoa l’immediata sospensione delle procedure di mobilità e il mantenimento in attività degli impianti almeno per tutto il 2012 per dare il tempo di trovare soluzioni alternative.
Nell’ordine del giorno unitario la Giunta viene anche impegnata a richiedere ad Alcoa, in ogni caso, l’osservazione scrupolosa delle prescrizioni previste per il totale e integrale ripristino dello stato dei terreni, dei sottosuoli e delle falde, a promuovere il potenziamento dell’area industriale, in particolare il porto e la viabilità, per assicurare competitività internazionale e a studiare soluzioni che consentano alle imprese energivore di ottenere condizioni più competitive di acquisto dell’energia elettrica. Procedure precedentemente finite nel mirino della Commissione europea perché ritenute lesive della concorrenza e del libero mercato.
La Giunta regionale ha confermato di essere parte attiva nella ricerca di un acquirente in grado di subentrare con adeguate garanzie alla multinazionale statunitense. La svizzera Glencore ha confermato il proprio interessamento. Occorre però rivedere le tariffe energetiche. I livelli attuali rischiano di rappresentare un handicap troppo gravoso per il polo industriale di Portovesme.


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